Catherine Smits, Je ne veux pas (Fr – Ita – Eng)

Je ne veux pas que les choses soient claires
Ni qu’éclate au grand jour
Mon intime genèse

Je palpe l’incertain
Et si parfois je passe
une invisible bague
aux êtres qui font jaillir
la mer de mes entrailles
ce n’est que pour sculpter
ce corps de gloire
naissant dans un regard
dans une étreinte
quand l’amour met ses mains
dans me gants de pénombre
Catherine Smits, recueil particulier, 2018

Non voglio

Non voglio che le cose siano chiare
Né ch’esploda nel giorno luminoso
La mia intima genesi.

Io vado palpando l’incerto
E se talvolta cedo
un invisibile anello
agli esseri che fanno zampillare
il mare mio interiore
è solo per scolpire
questo corpo di gloria
che nasce da uno sguardo
da un abbraccio
quando l’amore mette le sue mani
nei miei guanti di penombra

I don’t want

I don’t want things to be clear
Nor that it breaks out in broad daylight
My intimate genesis

I feel the uncertain
And if sometimes I pass
an invisible ring
to the beings who make gush
the sea of my womb
it is only to sculpt
this body of glory
born in a glance
in an embrace
when love puts its hands
in my dark gloves

-traduzioni di Marcello Comitini

Louse Glück – Giardino d’estate (23)

Foto di Berty Hardy

1.

Diverse settimane fa ho scoperto una fotografia di mia madre
seduta al sole, la sua faccia arrossata come per un successo o un trionfo.
Il sole splendeva. I cani
dormivano ai suoi piedi dove dormiva anche il tempo,
calmo e immobile come in ogni fotografia.

Ho spazzato via la polvere dal viso di mia madre.
La polvere, in effetti, copriva tutto; mi sembrava la foschia
persistente di nostalgia che protegge tutte le reliquie dell’infanzia.
Sullo sfondo, un assortimento di mobili da giardino, alberi e arbusti.

Il sole si spostava più in basso nel cielo, le ombre si allungavano e si oscuravano.
Più polvere ho rimosso, più queste ombre crescevano.
L’estate è arrivata. I bambini
si sporgevano oltre la siepe di rose, le loro ombre
si fondevano con le ombre delle rose.

Una parola mi è venuta in mente, riguardo
a questi spostamenti e cambiamenti, a queste cancellazioni
che adesso erano evidenti –

apparve e altrettanto rapidamente svanì.
Era cecità o oscurità, pericolo, confusione?

Arrivò l’estate, quindi l’autunno. Le foglie mutano
i bambini dei punti luminosi in una miscela di bronzo e terra di siena.

2.

Quando mi fui un po’ ripresa da questi eventi,
ho rimesso la fotografia come l’avevo trovata
tra le pagine di un antico libro rilegato,
molti suoi brani erano stati
annotati a margine, a volte con frasi ma più spesso
con vivaci domande ed esclamazioni
dal significato di “sono d’accordo” o “non sono sicuro, perplesso” —
L’inchiostro era sbiadito. In alcuni punti non capivo
quali pensieri fossero venuti in mente al lettore
ma attraverso le macchie potevo percepire
un senso di gravità, come se fossero cadute lacrime.
Ho tenuto il libro per un po’.
Era Morte a Venezia (in traduzione);
Avevo segnato la pagina nell’ipotesi in cui, come credeva Freud,
nulla accadesse per caso.
Così la piccola fotografia
è stata nuovamente sepolta, come il passato è sepolto nel futuro.
A margine c’erano due parole,
collegate da una freccia: “sterilità” e, in fondo alla pagina, “oblio” —
“E gli sembrava che il pallido e adorabile
Evocatore là fuori gli avesse sorriso e fatto cenno … “

3.

Com’è tranquillo il giardino;
nessuna brezza scuote la ciliegia del Corniolo.
L’estate è arrivata.
Com’è tranquillo
ora che la vita ha trionfato. I rozzi
pilastri dei sicomori
sostengono le mensole
immobili del fogliame,
il prato sottostante
lussureggiante, iridescente —
E in mezzo al cielo
il dio immodesto.
Le cose stanno, dice. Sono, non cambiano;
la risposta non cambia.
Com’è silenzioso il palcoscenico
come anche il pubblico; sembra
che respirare sia un’intrusione.
Deve essere molto vicino,
l’erba è senza ombre.
Com’è tranquillo, com’è silenzioso,
come un pomeriggio a Pompei.

4.

Madre morta la scorsa notte,
Madre che non muore mai.

L’inverno era nell’aria,
a molti mesi di distanza
ma comunque nell’aria.

Era il dieci di maggio.
Fiori di melo e giacinto
sbocciati nel giardino sul retro.

Potremmo sentire
Maria che canta canzoni dalla Cecoslovacchia —

Quanto sono sola –
canzoni di questo tipo.

Quanto sono sola
né madre, né padre –
il mio cervello sembra così vuoto senza di loro.

Gli aromi uscivano dalla terra;
i piatti erano nel lavandino,
risciacquati ma non in ordine.

Sotto la luna piena
Maria stava piegando la biancheria;
le lenzuola rigide erano diventate
rettangoli di luce lunare asciutti e bianchi.

Quanto sono sola, ma nella musica
la mia desolazione è la mia gioia.

Era il decimo giorno di maggio
come era stato il nono, l’ottavo.

La madre dormiva nel suo letto,
le braccia tese, la testa
in equilibrio tra di esse.

5.

Beatrice ha portato i bambini al parco di Cedarhurst.
Il sole splendeva. Aeroplani
passavano avanti e indietro, pacifici perché la guerra era finita.

Era il mondo della sua immaginazione:
vero e falso non aveva importanza.

Appena lucidato e scintillante —
quello era il mondo. La polvere
non era ancora precipitata sulla superficie delle cose.

Gli aerei passavano avanti e indietro, diretti
a Roma e Parigi — non potevi arrivarci
a meno che non sorvolassi il parco. Tutto
deve passare, niente può fermarsi —

I bambini si tenevano per mano, chinandosi
ad annusare le rose.
Erano cinque e sette.

Infinito, infinito: quella
era la sua percezione del tempo.

Si sedette su una panchina, un po’ nascosta dalle querce.
Lontano, la paura si avvicinò e se ne andò;
dalla stazione dei treni ne giungeva il suono.
Il cielo era rosa e arancione, più vecchio perché la giornata era finita.

Non c’era vento. Il giorno d’estate
proietta ombre a forma di quercia sull’erba verde.

Louise Glück, Faithful and Virtuous Night, Farrar, Straus and Giroux. 2014
traduzione di Marcello Comitini

Barbara Auzou – Lettera per te (Fr – Ita – Eng – Esp)

dal blog di Barbara Auzou

Lettre pour toi

je t’écris comme tout ce qui coule de source se jette dans la mer
et dans le désordre d’un monde étrange et marchandé
je t’écris des choses rondes percées de traits solaires
la poésie est une parole d’échappée au plus près de soi
elle a cessé de faire semblant et elle s’expose nue au tremblant de ce qui est
elle est la fleur absente de tout ravin
la fleur démente de tout bouquet
l’iris turbulent d’un ciel qui marche sur la terre
l’enfant guérie d’un cœur têtu sur un chemin qui demeure invaincu
et moi je t’aime comme une invitation musicale vous prend la main
pour vous envelopper l’âme d’un paysage orange
parce que s’élève au-dessus des fontaines ton rire d’eau sauvage
que dans la surenchère de clarté que suscitent tes yeux se pressent
les dernières forêts ourlées de chaleur animale
et tout ce qu’il reste d’utopie tendre à caresser
je l’inventerai pour toi

Barbara Auzou
https://lireditelle.wordpress.com/2021/06/25/lettre-pour-toi/

Lettera per te

Ti scrivo come tutto ciò che scorre naturalmente finisce in mare
e nel disordine di un mondo strano e prezzolato
ti scrivo di sfere trafitte da tratti solari
la poesia è parola sfuggita il più possibile da se stessa
ha smesso di fingere e si espone nuda al tremore di quel che è
lei è il fiore assente da ogni baratro
il fiore folle di ogni bouquet
l’iride irrequieta di un cielo che cammina sulla terra
il bambino guarito da un cuore ostinato su un sentiero che rimane imbattuto
e io ti amo come un invito musicale ti prende per mano
per avvolgere la tua anima in un paesaggio arancione
perché s’innalza al di sopra delle fontane la tua risata d’acqua selvaggia
che nella sovrabbondanza di chiarezza che i tuoi occhi suscitano si affrettano
le ultime foreste circondate dal calore animale
e tutto quel che resta di tenera utopia da accarezzare
lo inventerò per te

Barbara Auzou
traduzione di Marcello Comitini

Letter for you

I write to you like everything that flows naturally flows into the sea
and in the disorder of a strange and haggled world
I write you round things pierced with solar lines
poetry is a word that escapes as close as possible to oneself
she has stopped pretending and is exposing herself naked to the trembling of what is
she is the flower absent from any ravine
the crazy flower of any bouquet
the turbulent iris of a sky that walks on the earth
the child healed from a stubborn heart on a path that remains undefeated
and I love you like a musical invitation takes your hand
to envelop your soul in an orange landscape
because your wild water laughter rises above the fountains
that in the overbidding of clarity that your eyes arouse, hurry
the last forests surrounded by animal heat
and all that remains of tender utopia to stroke
I will invent it for you

Barbara Auzou
translation of Marcello Comitini

Carta para ti

Te escribo como si todo lo que fluye naturalmente fluye hacia el mar
y en el desorden de un mundo extraño y regateado
Te escribo cosas redondas perforadas con líneas solares
la poesía es una palabra que se escapa lo más cerca posible de uno mismo
ha dejado de fingir y se expone desnuda al temblor de lo que es
ella es la flor ausente de cualquier barranco
la flor loca de cualquier ramo
el iris turbulento de un cielo que camina sobre la tierra
el niño sanado de un corazón obstinado en un camino que permanece invicto
y te amo como una invitación musical toma tu mano
para envolver tu alma en un paisaje anaranjado
porque tu risa de agua salvaje se eleva sobre las fuentes
que en la sobreoferta de claridad que despiertan tus ojos despertian prisa
los últimos bosques rodeados de calor animal
y todo lo que queda de tierna utopía para acariciar
te lo inventaré

Barbara Auzou
traducción de Marcello Comitini

Danila Boggiano, “Carlo, il cane di Emily” (Ita – Fr – Eng – Esp)

Federico Zandomeneghi, L’amico fedele, 1874 circa

Danila Boggiano, laureata in Filosofia, vive a Sestri Levante. Ha pubblicato Piccole foglie sparse (1997), La pazienza del tempo (1999), La tessitrice di vento (2004), Amorosi sentieri (2008), Inconsapevole musa (2010).

Dalla prefazione di Massimo Bacigalupo al libro da cui è tratta questa poesia:
Le Sibille parlano sommesse ma decise. Vengono da una lunga esperienza di storie, parole e vita. Come la loro autrice. Quasi tutte si rivolgono a un interlocutore maschio con un pizzico di risentimento, ma cercando di chiarire qualche termine in situazioni in cui tutto è incerto, colto da barbagli. Poesie brevi che presumono familiarità coi racconti da cui nascono: Marcel Proust, Emily Dickinson, Virginia Woolf.

Per lei mi ero fatto albero
e avevo messo radici
in quel punto della casa
dove lei sostava
illuminata da un pensiero,
la sera
e avevo innalzato rami
lunghi implacabili al cielo,
preghiere di una notte d’inverno
che non c’era sollievo al suo gelo,
così tutto lo conobbi
l’alambicco della sua mente
e perché con lei
passai a guado il dolore,
raccolsi l’oro del tempo.
Quando lasciò la stanza d’angolo,
la cuffia, il geranio, la menta
e più forte tremò la sua lampada,
tornai dalla mia ora di piombo
e con lei, era maggio,
volai tra le colline e il tramonto
oltre l’ultima sorpresa dell’erba.


Danila Boggiano, Sibille, Oltre Edizioni, 2020

Le traduzioni che seguono sono di Marcello Comitini. L’autrice della poesia non ha alcuna responsabilità per eventuali errori o imprecisioni.

Carlo, le chien d’Emily

Pour elle je m’étais fait arbre
et j’avais pris racine
à cet endroit de la maison
où elle s’est arrêtée
éclairée par une pensée,
le soir
et j’avais soulevé les branches
longues implacables vers le ciel,
prières d’une nuit d’hiver
qu’elle n’y avait aucun soulagement à son gel,
aussi je savais tout
de l’alambic de son âme
et pourquoi avec elle
J’ai passé à gué la douleur,
J’ai ramassé l’or du temps.
Quand elle a quitté la pièce du coin,
le bonnet, le géranium, la menthe
et sa lampe a tremblé plus fort,
Je suis revenu à mon heure de plomb
et avec elle, c’était en mai,
J’ai volé entre les collines et le coucher du soleil
au-delà de la dernière surprise de l’herbe.

Carlo, Emily’s dog

For her I had made myself a tree
and I had taken root
at that point of the house
where she stopped
illuminated by a thought,
the evening
and I had raised long
implacable branches to the sky,
prayers of a winter night
that there was no relief from her frost,
so I knew everything
the still of his mind
and why with her
I waded through the pain,
I collected the gold of the time.
When she left the corner room,
the cap, the geranium, the mint
and the harder her lamp shook,
I returned from my hour of lead
and with her, it was May,
I flew between the hills and the sunset
beyond the last surprise of the grass.

Carlo, el perro de Emily

Para ella yo me había hecho un árbol
y yo había echado raíces
en ese punto de la casa
donde ella se detenia
iluminada por un pensamiento,
la noche
y yo había levantado ramas
largas implacables al cielo,
oraciones nocturnas de invierno
que no hubo alivio de su helada,
así yo supe todo el silencio de su mente
y por que con ella
vadeé el dolor
recogí el oro del tiempo.
Cuando ela salió de la habitación de la esquina,
el gorro, el geranio, la menta
y cuanto su lámpara más agitaba ,
regresé de mi hora de plomo
y con ella, era mayo,
volaba entre los cerros y el atardecer
más allá de la última sorpresa de la hierba.

Louise Glück, Lavoro di fantasia (21)

DigitalArt di comitini marcello

Mentre giravo l’ultima pagina, dopo molte notti, un’ondata di dolore mi avvolse. Dove erano finiti tutti, persone che sembravano così reali? Per distrarmi, uscii nella notte; istintivamente, ho acceso una sigaretta. Nel buio, la sigaretta brillava, come un fuoco acceso da un sopravvissuto. Ma chi avrebbe visto questa luce, questo puntino tra le infinite stelle? Rimasi per un po’ al buio, la sigaretta che brillava e diventava sempre più piccola, a ogni boccata mi distruggeva pazientemente. Quanto era piccola, quanto breve. Breve, breve, ma dentro di me adesso, cosa che le stelle non potrebbero mai essere.

Louise Glück, Faithful and Virtuous Night, Farrar, Straus and Giroux. 2014
traduzione di Marcello Comitini

Louise Glück, Approccio all’orizzonte (18)

DigitalArt mia

Una mattina mi sono svegliata incapace di muovere il braccio destro.
Avevo sofferto periodicamente di notevoli
dolori su quel lato, il mio braccio da pittrice,
ma in questo caso non c’era dolore.
In effetti, non c’era sensibilità.

Il mio medico è arrivato entro un’ora.
Ci fu subito la richiesta di altri dottori,
vari test, procedure —
Ho mandato via il dottore
e invece ho assunto il segretario che trascrive queste note,
le cui capacità, mi è stato assicurato, sono adeguate alle mie esigenze.
Si siede accanto al letto a testa bassa,
possibilmente per evitare di essere ritratto.

Quindi iniziamo. C’è un senso
di allegria nell’aria,
come se gli uccelli cantassero.
Dalla finestra aperta arrivano ventate di aria dolce e profumata.

Il mio compleanno (ricordo) si sta avvicinando velocemente.
Forse i due grandi momenti collideranno
e vedrò me stessa incontrarsi, andare e venire –
Naturalmente, gran parte del mio io originale
è già morto, quindi un fantasma sarebbe costretto
ad abbracciare una mutilazione.

Il cielo, ahimè, è ancora lontano,
non proprio visibile dal letto.
Esiste ora come ipotesi remota,
un luogo di libertà del tutto svincolato dalla realtà.
Mi ritrovo a immaginare i trionfi della vecchiaia,
immacolati, visionari disegni
fatti con la mia mano sinistra –
“Sinistra”, anche, come “residuo”.

La finestra è chiusa. Di nuovo silenzio, moltiplicato.
E nel mio braccio destro, ogni sensibilità scomparsa.
Come quando la hostess annuncia la conclusione
attraverso l’audio del servizio di bordo.

La sensibilità è scomparsa – mi viene in mente
che sarebbe una bella lapide.

Ma ho sbagliato a suggerire
che questo sia già accaduto.
In effetti, sono stata perseguitata dalla sensibilità;
è il dono dell’espressione
che così spesso mi ha delusa.
Mi ha delusa, mi ha tormentata, praticamente per tutta la vita.

Il segretario alza la testa,
pieno di astratta deferenza
ispirata dall’approccio della morte.
Non può aiutare, realmente, ma essere emozionante,
questo emergere della forma dal caos.

Una macchina, vedo, è stata installata vicino al mio letto
per informare i miei visitatori
del mio progresso verso l’orizzonte.
Il mio stesso sguardo continua a spostarsi su di essa,
linea instabile delicatamente
ascendente, discendente,
come una voce umana in una ninna nanna.

E poi la voce si ferma.
A quel punto la mia anima si sarà fusa
con l’infinito, rappresentato
da una linea retta,
come un segno meno.

Non ho eredi
nel senso che non ho nulla di sostanziale
da lasciare.
Forse il tempo attutirà questa delusione.
Per chi mi conosce bene non sarà una novità;
Lo capisco. Quelli a cui
sono legata dall’affetto
perdoneranno, spero, le distorsioni
imposte dall’occasione.

Sarò breve. Così si conclude,
come dice la hostess,
il nostro breve volo.

E tutte le persone che non si conosceranno mai
si affollano nel corridoio e vengono tutte incanalate
nel terminale.

Louise Glück, Faithful and Virtuous Night, Farrar, Straus and Giroux. 2014
traduzione di Marcello Comitini

Louise Glück, Uno scorcio del viaggio (17)

dal Web

Ho trovato le scale un po’ più difficili di quanto mi aspettassi e così mi sono seduta, per così dire, a metà del viaggio. Poiché c’era una grande finestra di fronte alla ringhiera, ho potuto intrattenermi con i piccoli drammi e le commedie fuori in strada, anche se non passava nessuno che conoscevo, nessuno, certamente, che avrebbe potuto aiutarmi. Né le scale stesse erano frequentate, per quel che potessi vedere. Devi alzarti, ragazza mia, mi dissi. Poiché questo sembrava all’improvviso impossibile, ho fatto la cosa migliore: mi sono preparata a dormire, sulle scale in alto la testa e le braccia, sotto il mio corpo accucciato. Qualche tempo dopo, una bambina apparve in cima alle scale, tenendo la mano di una donna anziana. Nonna, gridò la ragazzina, c’è una morta sulle scale! Dobbiamo lasciarla dormire, disse la nonna. Dobbiamo camminare in silenzio. Si trova a quel punto della vita in cui né tornare all’inizio né avanzare verso la fine sembrano sopportabili; perciò ha deciso di fermarsi, qui, in mezzo, anche se questo la rende un ostacolo per gli altri, come noi. Ma non dobbiamo rinunciare alla speranza; nella mia vita, ha continuato, c’è stato un tempo simile, anche se molti anni addietro. E qui, ha lasciato che sua nipote le camminasse davanti in modo che potessero sorpassarmi senza disturbare.

Mi sarebbe piaciuto ascoltare tutta la storia, poiché al suo passaggio sembrava una donna vigorosa, pronta a godere della vita, e allo stesso tempo schietta, senza illusioni. Ma presto le loro voci svanirono in sussurri, o erano lontane. La vedremo quando torneremo, mormorò la bambina. Se ne sarà andata da tempo, disse la nonna, avrà finito di salire o scendere, a seconda dei casi. Allora le dirò addio adesso, disse la bambina. E si è inginocchiata sotto di me, cantando una preghiera che ho riconosciuto come la preghiera ebraica per i morti. Signora, sussurrò, mia nonna mi dice che non sei morta, ma ho pensato che forse questo avrebbe placato i tuoi terrori, e io non sarò qui a cantarla al momento giusto.

Quando la sentirai di nuovo, disse, forse le parole saranno meno intimidatorie, se ricordi come le avevi sentite per la prima volta, dalla voce di una bambina.

Louise Glück, Faithful and Virtuous Night, Farrar, Straus and Giroux. 2014
traduzione di Marcello Comitini

Stefanie Golisch, Quando una vecchia suora si prepara per la notte (Ita – Fr – Eng – Esp)

Quando una vecchia suora si prepara per la notte

Quando una vecchia suora si prepara per la notte,
prima si toglie le pesanti scarpe marroni, poi il velo,
chiuso dietro la nuca con una striscia di velcro. Aprendo
la lunga cerniera sulla schiena, lascia cadere la tonaca
a terra. Nella sua sottoveste ingiallita sta davanti a nessuno
specchio. Invece della propria immagine, le sorride
seducente un giovane uomo dai lunghi riccioli biondi
che dice: non aver paura, sei o non sei la mia sposa
diletta? Fiduciosa, sfila i collant color pelle, il reggiseno
color pelle e le mutande color pelle. Nella luce diffusa
di una fredda notte d’autunno, eccola, nuda davanti al
suo Signore. Tremando, indossa una camicia da notte rosa,
e si fa scivolare sotto le coperte. Persa come una goccia
di pioggia in un cielo senza nuvole, fa sparire le dita stanche
nell’antro sacro tra le gambe, dove si nasconde la vita
umida, oscura, muta


Quand une vieille religieuse se prépare pour la nuit

Quand une vieille religieuse se prépare pour la nuit,
d’abord elle enlève ses lourdes chaussures marron, puis son voile,
fermé derrière le cou par une bande velcro. En ouvant
la longue fermeture le long du dos elle laisse tomber la robe
au sol. Dans son jupon jauni, elle se tient devant aucun
miroir. Au lieu de sa propre image, il lui sourit
séduisant un jeune homme aux longues boucles blondes
qui dit: n’aies pas peur, es-tu ou n’es-tu pas mon épouse
bien-aimé? Confiante, elle enlève ses collants couleur peau, le soutien-gorge
couleur peau et les culotte couleur peau. En lumière diffuse
d’une froide nuit d’automne, la voici, nue devant
son Seigneur. Tremblante elle met une chemise de nuit rose,
et se glisse sous les couvertures. Perdue comme une goutte
de pluie dans un ciel sans nuages, fait disparaître ses doigts lasses
dans la grotte sacrée entre ses jambes, où la vie se cache
humide, sombre, silencieuse

When an old nun is getting ready for the night

When an old nun is getting ready for the night,
first she takes off her heavy brown shoes, then her veil,
closed behind the neck with a velcro strip. By opening
the long closure along the back she drops the dress
on the ground. In her yellow petticoat, she stands in front of none
mirror. Instead of his own image, he smiles at her
seducing a young man with long blond curls
who says: do not be afraid, are you or are you not my wife
beloved? Confident, she takes off her skin-colored tights, the bra
skin color and skin color panties. In diffused light
of a cold autumn night, here she is, naked in front of
his Lord. Trembling she puts on a pink nightgown,
and fits under the covers. Lost like a drop
of rain in a cloudless sky, makes weary fingers disappear
in the sacred cave between his legs, where life hides
wet, dark, silent

Cuando una vieja monja se prepara para pasar la noche

Cuando una vieja monja se prepara para la noche,
primero se quita los pesados zapatos marrones, luego el velo,
cerrado detrás del cuello con una tira de velcro. Abriendo
el cierre largo a lo largo de la espalda deja caer el vestido
en el suelo. En su enagua amarilla, ella se para frente a nadie
espejo. En lugar de su propia imagen, le sonríe.
seductor a un joven de largos rizos rubios
quien dice: no tengas miedo, ¿eres o no eres mi esposa
amada? Confiada, se quita las medias color piel, el sujetador
color de piel y bragas de color de piel. En luz difusa
de una fría noche de otoño, aquí está, desnuda frente a
su Señor. Temblanda se pone un camisón rosa
y se desliza bajo las mantas. Perdida como una gota
de lluvia en un cielo despejado, hace desaparecer los dedos cansados
en la cueva sagrada entre sus piernas, donde se esconde la vida
mojada, oscura, silenciosa

Le traduzioni in francese, inglese e spagnolo sono di marcello comitini
(l’autrice non è responsabile degli eventuali errori)

les traductions en français, anglais et espagnol sont par marcello comitini
(l’auteur n’est pas responsable d’éventuelles erreurs)

the translations into french, english and spanish are by marcello comitini
(the author is not responsible for any possible errors)

las traducciones en francés, inglés y español son de marcello comitini
(el autor no se hace responsable de posibles errores)

Louise Glück, L’assistente malinconico (16)

Vincent Van Gogh. ritratto di Patience Escalier, 1888

Avevo un assistente, ma era malinconico,
così malinconico da interferire con i suoi doveri.
Doveva aprire le mie lettere, che erano poche,
e rispondere a quelle che richiedevano risposte,
lasciando uno spazio in basso per la mia firma.
E sotto la mia firma, le sue stesse iniziali,
della quale formalità, all’inizio, era molto orgoglioso.
Quando squillava il telefono, doveva dire
che il suo datore di lavoro era attualmente occupato,
e offrirsi di trasmettere un messaggio.

Dopo diversi mesi, è venuto da me.
Maestra, ha detto (era il suo modo di chiamarmi),
ti sono diventato inutile; devi licenziarmi.
E ho visto che aveva fatto le valigie
ed era pronto ad andare, anche se era notte
e la neve stava cadendo. Mi sono sentita vicina a lui.
Bene, ho detto, se non puoi svolgere questi pochi compiti,
cosa sai fare? E ha indicato i suoi occhi,
che erano pieni di lacrime. Posso piangere, ha detto.
Allora devi piangere per me, gli ho detto,
come Cristo pianse per l’umanità.

Tuttavia era titubante.
La tua vita è invidiabile, ha detto;
a cosa devo pensare quando piango?
E gli ho detto del vuoto dei miei giorni,
e del tempo, che stava per scadere,
e dell’insensatezza della mia realizzazione,
e mentre parlavo ebbi la strana sensazione
di provare ancora qualcosa
per un altro essere umano

Rimase completamente immobile.
Avevo acceso un piccolo fuoco nel caminetto;
Ricordo di aver sentito i contenti mormorii dei ceppi morenti —

Maestra, ha detto, hai dato
un senso alla mia sofferenza.

È stato un momento strano.
L’intero dialogo sembrava essere profondamente artificioso
e profondamente vero, come se tali parole simili al vuoto e all’insignificante
avessero stimolato il ricordo di una qualche emozione
ora legata a questa occasione e persona.

Il suo viso era radioso. Le sue lacrime brillarono
rosso e oro alla luce del fuoco.
Poi se ne andò.

Fuori cadeva la neve
il paesaggio si trasformava in una serie
di piatte generalizzazioni
contrassegnate qua e là da enigmatiche
forme dove la neve si era accumulata.
La strada era bianca, i vari alberi erano bianchi —
Mutazioni della superficie, ma non è veramente
tutto quello che vediamo?

Louise Glück, Faithful and Virtuous Night, Farrar, Straus and Giroux. 2014
traduzione di Marcello Comitini

Stefanie Golisch traduce Donne sole

Immagine di ” Xenia Hausner,”Wag the dog”, 2014, scelta da Stefanie

La poetessa Stefanie Golisch, già conosciuta e pubblicata sulle pagine di questo blog con alcune delle sue poesie, mi ha onorato della traduzione di quattro poesie tratte dalla mia raccolta “Donne sole”. Le poesie sono state scelte, come afferma la poetessa nel documento che mi ha donato, “assemblando quattro poesie: le prime tre sono i pensieri delle donne, la quarta parla della donna vista da fuori.”. Le poesie non hanno titolo (tranne alcune) per far prendere coscienza alla lettrice/al lettore che ogni poesia va letta come espressione di un’unica donna in cui convergono le diverse esperienze femminili.

Non illuderti – gli ho detto –
ad attenderti ci sono solo
le mie labbra i miei seni
il mio ventre.
Il tuo sole
il tuo glorioso sole delle albe
nei nostri fini settimana
si dissolvono
in due tramonti tristi – ed io
sola e fredda
nell’attesa senza fine delle tue carezze.

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Mach dir keine Illusionen – habe ich zu ihm gesagt –
auf dich warten nur
meine Lippen und meine Brüste
mein Bauch.
Deine Sonne
deine wunderbare Sonne der Morgenröte,
die sich an unseren Wochenenden
in zwei traurigen Sonnenuntergängen
auflöst – und ich
allein und kalt
in der unendlichen Erwartung deiner Zärtlichkeiten.
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___________________________________________

Ho posato
per un attimo
la mia mano
sul tuo braccio
e mi è parso
per un attimo
anche sul tuo cuore.

Nella mia stanchezza sento
che nel tuo pensiero
sono solo un’ombra.

Nel mio cuore
tutto si è confuso
come rondine che freme
nel cavo della tua mano.

Scopro adesso il senso
di ciò che davvero sei
ombra delle ombre.

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Einen Augenblick lang
habe ich meine Hand
auf deinen Arm gelegt
und,
so kam es mir vor,
einen Augenblick lang
auch auf dein Herz.

In meiner Müdigkeit
spüre ich, dass ich in deinen Gedanken
nur ein Schatten bin.

In meinem Herzen
herrscht Verwirrung
bin eine Schwalbe, die
in deiner Hand zittert.

Jetzt erkenne ich
den Sinn dessen, der du wirklich bist,
Schatten der Schatten.
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Ho un’infanzia da piangere
carezze e mani da ricordare
una voce severa tra i dubbi del vivere.
Vuoti che mi stringono la gola
segni dell’esilio
che la mia anima paziente soffre.

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Ich habe eine Kindheit zu beweinen,
Zärtlichkeiten und Küsse zu erinnern,
eine strenge Stimme inmitten von Lebenszweifeln.
Eine Leere, die mir die Kehle zusammenschnürt
Zeichen der Verbannung,
die meine Seele geduldig erleidet.
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Lo so. L’ho vista
altre volte seduta a quel tavolo lontano
nell’ora deserta di questo bar.
Beve il suo caffè con le braccia poggiate sulla distesa
rotonda del ripianto di marmo. Il viso rivolto
alla sedia vuota dall’altra parte del tavolo.
Il cameriere dietro il bancone
lungo e dritto come una lama
si guarda le mani doloranti rose dall’acqua.
Non le parla, non la vede neppure.
Lei non attende più nessuno, lo so.
Una voce sussurra ragazza dal fondo del cuore
e in un lampo gli anni di verde e di turchese.
Chiusa nei suoi pensieri sente
le radici del suo silenzio crescere nel ricordo
di coloro che l’amavano alla follia.
Fra pochi istanti si alzerà scomparendo
oltre i vetri del bar.

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Ich weiß. Ich habe sie schon öfter
an diesem Tisch sitzen sehen,
in der einsamen Stunde dieses Cafés.
Sie trinkt ihren Kaffee und stützt dabei die Arme
auf die runde Marmorplatte des Tisches. Den Blick
auf den leeren Stuhl gegenüber gerichtet.
Der Kellner hinter der Theke,
lang und aufrecht wie eine Klinge,
betrachtet seine schmerzenden Hände, Wasserrosen.
Weder spricht er mit ihr, noch nimmt er sie überhaupt wahr.
Sie wartet auf niemanden mehr, ich weiß.
Eine Stimme flüstert aus tiefster Tiefe Mädchen,
und plötzlich blitzen Jahre aus Grün und Türkis auf.
Verschlossen in ihre Gedanken spürt sie
die Wurzeln ihrer Stille in den Erinnerungen an all
jene, die sie über die Maßen geliebt hatten.
Im nächsten Augenblick wird sie aufstehen
und hinter den Fensterscheiben des Cafés verschwinden.