Louise Glück, Approccio all’orizzonte (18)

DigitalArt mia

Una mattina mi sono svegliata incapace di muovere il braccio destro.
Avevo sofferto periodicamente di notevoli
dolori su quel lato, il mio braccio da pittrice,
ma in questo caso non c’era dolore.
In effetti, non c’era sensibilità.

Il mio medico è arrivato entro un’ora.
Ci fu subito la richiesta di altri dottori,
vari test, procedure —
Ho mandato via il dottore
e invece ho assunto il segretario che trascrive queste note,
le cui capacità, mi è stato assicurato, sono adeguate alle mie esigenze.
Si siede accanto al letto a testa bassa,
possibilmente per evitare di essere ritratto.

Quindi iniziamo. C’è un senso
di allegria nell’aria,
come se gli uccelli cantassero.
Dalla finestra aperta arrivano ventate di aria dolce e profumata.

Il mio compleanno (ricordo) si sta avvicinando velocemente.
Forse i due grandi momenti collideranno
e vedrò me stessa incontrarsi, andare e venire –
Naturalmente, gran parte del mio io originale
è già morto, quindi un fantasma sarebbe costretto
ad abbracciare una mutilazione.

Il cielo, ahimè, è ancora lontano,
non proprio visibile dal letto.
Esiste ora come ipotesi remota,
un luogo di libertà del tutto svincolato dalla realtà.
Mi ritrovo a immaginare i trionfi della vecchiaia,
immacolati, visionari disegni
fatti con la mia mano sinistra –
“Sinistra”, anche, come “residuo”.

La finestra è chiusa. Di nuovo silenzio, moltiplicato.
E nel mio braccio destro, ogni sensibilità scomparsa.
Come quando la hostess annuncia la conclusione
attraverso l’audio del servizio di bordo.

La sensibilità è scomparsa – mi viene in mente
che sarebbe una bella lapide.

Ma ho sbagliato a suggerire
che questo sia già accaduto.
In effetti, sono stata perseguitata dalla sensibilità;
è il dono dell’espressione
che così spesso mi ha delusa.
Mi ha delusa, mi ha tormentata, praticamente per tutta la vita.

Il segretario alza la testa,
pieno di astratta deferenza
ispirata dall’approccio della morte.
Non può aiutare, realmente, ma essere emozionante,
questo emergere della forma dal caos.

Una macchina, vedo, è stata installata vicino al mio letto
per informare i miei visitatori
del mio progresso verso l’orizzonte.
Il mio stesso sguardo continua a spostarsi su di essa,
linea instabile delicatamente
ascendente, discendente,
come una voce umana in una ninna nanna.

E poi la voce si ferma.
A quel punto la mia anima si sarà fusa
con l’infinito, rappresentato
da una linea retta,
come un segno meno.

Non ho eredi
nel senso che non ho nulla di sostanziale
da lasciare.
Forse il tempo attutirà questa delusione.
Per chi mi conosce bene non sarà una novità;
Lo capisco. Quelli a cui
sono legata dall’affetto
perdoneranno, spero, le distorsioni
imposte dall’occasione.

Sarò breve. Così si conclude,
come dice la hostess,
il nostro breve volo.

E tutte le persone che non si conosceranno mai
si affollano nel corridoio e vengono tutte incanalate
nel terminale.

Louise Glück, Faithful and Virtuous Night, Farrar, Straus and Giroux. 2014
traduzione di Marcello Comitini

Louise Glück, Uno scorcio del viaggio (17)

dal Web

Ho trovato le scale un po’ più difficili di quanto mi aspettassi e così mi sono seduta, per così dire, a metà del viaggio. Poiché c’era una grande finestra di fronte alla ringhiera, ho potuto intrattenermi con i piccoli drammi e le commedie fuori in strada, anche se non passava nessuno che conoscevo, nessuno, certamente, che avrebbe potuto aiutarmi. Né le scale stesse erano frequentate, per quel che potessi vedere. Devi alzarti, ragazza mia, mi dissi. Poiché questo sembrava all’improvviso impossibile, ho fatto la cosa migliore: mi sono preparata a dormire, sulle scale in alto la testa e le braccia, sotto il mio corpo accucciato. Qualche tempo dopo, una bambina apparve in cima alle scale, tenendo la mano di una donna anziana. Nonna, gridò la ragazzina, c’è una morta sulle scale! Dobbiamo lasciarla dormire, disse la nonna. Dobbiamo camminare in silenzio. Si trova a quel punto della vita in cui né tornare all’inizio né avanzare verso la fine sembrano sopportabili; perciò ha deciso di fermarsi, qui, in mezzo, anche se questo la rende un ostacolo per gli altri, come noi. Ma non dobbiamo rinunciare alla speranza; nella mia vita, ha continuato, c’è stato un tempo simile, anche se molti anni addietro. E qui, ha lasciato che sua nipote le camminasse davanti in modo che potessero sorpassarmi senza disturbare.

Mi sarebbe piaciuto ascoltare tutta la storia, poiché al suo passaggio sembrava una donna vigorosa, pronta a godere della vita, e allo stesso tempo schietta, senza illusioni. Ma presto le loro voci svanirono in sussurri, o erano lontane. La vedremo quando torneremo, mormorò la bambina. Se ne sarà andata da tempo, disse la nonna, avrà finito di salire o scendere, a seconda dei casi. Allora le dirò addio adesso, disse la bambina. E si è inginocchiata sotto di me, cantando una preghiera che ho riconosciuto come la preghiera ebraica per i morti. Signora, sussurrò, mia nonna mi dice che non sei morta, ma ho pensato che forse questo avrebbe placato i tuoi terrori, e io non sarò qui a cantarla al momento giusto.

Quando la sentirai di nuovo, disse, forse le parole saranno meno intimidatorie, se ricordi come le avevi sentite per la prima volta, dalla voce di una bambina.

Louise Glück, Faithful and Virtuous Night, Farrar, Straus and Giroux. 2014
traduzione di Marcello Comitini

Stefanie Golisch, Quando una vecchia suora si prepara per la notte (Ita – Fr – Eng – Esp)

Quando una vecchia suora si prepara per la notte

Quando una vecchia suora si prepara per la notte,
prima si toglie le pesanti scarpe marroni, poi il velo,
chiuso dietro la nuca con una striscia di velcro. Aprendo
la lunga cerniera sulla schiena, lascia cadere la tonaca
a terra. Nella sua sottoveste ingiallita sta davanti a nessuno
specchio. Invece della propria immagine, le sorride
seducente un giovane uomo dai lunghi riccioli biondi
che dice: non aver paura, sei o non sei la mia sposa
diletta? Fiduciosa, sfila i collant color pelle, il reggiseno
color pelle e le mutande color pelle. Nella luce diffusa
di una fredda notte d’autunno, eccola, nuda davanti al
suo Signore. Tremando, indossa una camicia da notte rosa,
e si fa scivolare sotto le coperte. Persa come una goccia
di pioggia in un cielo senza nuvole, fa sparire le dita stanche
nell’antro sacro tra le gambe, dove si nasconde la vita
umida, oscura, muta


Quand une vieille religieuse se prépare pour la nuit

Quand une vieille religieuse se prépare pour la nuit,
d’abord elle enlève ses lourdes chaussures marron, puis son voile,
fermé derrière le cou par une bande velcro. En ouvant
la longue fermeture le long du dos elle laisse tomber la robe
au sol. Dans son jupon jauni, elle se tient devant aucun
miroir. Au lieu de sa propre image, il lui sourit
séduisant un jeune homme aux longues boucles blondes
qui dit: n’aies pas peur, es-tu ou n’es-tu pas mon épouse
bien-aimé? Confiante, elle enlève ses collants couleur peau, le soutien-gorge
couleur peau et les culotte couleur peau. En lumière diffuse
d’une froide nuit d’automne, la voici, nue devant
son Seigneur. Tremblante elle met une chemise de nuit rose,
et se glisse sous les couvertures. Perdue comme une goutte
de pluie dans un ciel sans nuages, fait disparaître ses doigts lasses
dans la grotte sacrée entre ses jambes, où la vie se cache
humide, sombre, silencieuse

When an old nun is getting ready for the night

When an old nun is getting ready for the night,
first she takes off her heavy brown shoes, then her veil,
closed behind the neck with a velcro strip. By opening
the long closure along the back she drops the dress
on the ground. In her yellow petticoat, she stands in front of none
mirror. Instead of his own image, he smiles at her
seducing a young man with long blond curls
who says: do not be afraid, are you or are you not my wife
beloved? Confident, she takes off her skin-colored tights, the bra
skin color and skin color panties. In diffused light
of a cold autumn night, here she is, naked in front of
his Lord. Trembling she puts on a pink nightgown,
and fits under the covers. Lost like a drop
of rain in a cloudless sky, makes weary fingers disappear
in the sacred cave between his legs, where life hides
wet, dark, silent

Cuando una vieja monja se prepara para pasar la noche

Cuando una vieja monja se prepara para la noche,
primero se quita los pesados zapatos marrones, luego el velo,
cerrado detrás del cuello con una tira de velcro. Abriendo
el cierre largo a lo largo de la espalda deja caer el vestido
en el suelo. En su enagua amarilla, ella se para frente a nadie
espejo. En lugar de su propia imagen, le sonríe.
seductor a un joven de largos rizos rubios
quien dice: no tengas miedo, ¿eres o no eres mi esposa
amada? Confiada, se quita las medias color piel, el sujetador
color de piel y bragas de color de piel. En luz difusa
de una fría noche de otoño, aquí está, desnuda frente a
su Señor. Temblanda se pone un camisón rosa
y se desliza bajo las mantas. Perdida como una gota
de lluvia en un cielo despejado, hace desaparecer los dedos cansados
en la cueva sagrada entre sus piernas, donde se esconde la vida
mojada, oscura, silenciosa

Le traduzioni in francese, inglese e spagnolo sono di marcello comitini
(l’autrice non è responsabile degli eventuali errori)

les traductions en français, anglais et espagnol sont par marcello comitini
(l’auteur n’est pas responsable d’éventuelles erreurs)

the translations into french, english and spanish are by marcello comitini
(the author is not responsible for any possible errors)

las traducciones en francés, inglés y español son de marcello comitini
(el autor no se hace responsable de posibles errores)

Louise Glück, L’assistente malinconico (16)

Vincent Van Gogh. ritratto di Patience Escalier, 1888

Avevo un assistente, ma era malinconico,
così malinconico da interferire con i suoi doveri.
Doveva aprire le mie lettere, che erano poche,
e rispondere a quelle che richiedevano risposte,
lasciando uno spazio in basso per la mia firma.
E sotto la mia firma, le sue stesse iniziali,
della quale formalità, all’inizio, era molto orgoglioso.
Quando squillava il telefono, doveva dire
che il suo datore di lavoro era attualmente occupato,
e offrirsi di trasmettere un messaggio.

Dopo diversi mesi, è venuto da me.
Maestra, ha detto (era il suo modo di chiamarmi),
ti sono diventato inutile; devi licenziarmi.
E ho visto che aveva fatto le valigie
ed era pronto ad andare, anche se era notte
e la neve stava cadendo. Mi sono sentita vicina a lui.
Bene, ho detto, se non puoi svolgere questi pochi compiti,
cosa sai fare? E ha indicato i suoi occhi,
che erano pieni di lacrime. Posso piangere, ha detto.
Allora devi piangere per me, gli ho detto,
come Cristo pianse per l’umanità.

Tuttavia era titubante.
La tua vita è invidiabile, ha detto;
a cosa devo pensare quando piango?
E gli ho detto del vuoto dei miei giorni,
e del tempo, che stava per scadere,
e dell’insensatezza della mia realizzazione,
e mentre parlavo ebbi la strana sensazione
di provare ancora qualcosa
per un altro essere umano

Rimase completamente immobile.
Avevo acceso un piccolo fuoco nel caminetto;
Ricordo di aver sentito i contenti mormorii dei ceppi morenti —

Maestra, ha detto, hai dato
un senso alla mia sofferenza.

È stato un momento strano.
L’intero dialogo sembrava essere profondamente artificioso
e profondamente vero, come se tali parole simili al vuoto e all’insignificante
avessero stimolato il ricordo di una qualche emozione
ora legata a questa occasione e persona.

Il suo viso era radioso. Le sue lacrime brillarono
rosso e oro alla luce del fuoco.
Poi se ne andò.

Fuori cadeva la neve
il paesaggio si trasformava in una serie
di piatte generalizzazioni
contrassegnate qua e là da enigmatiche
forme dove la neve si era accumulata.
La strada era bianca, i vari alberi erano bianchi —
Mutazioni della superficie, ma non è veramente
tutto quello che vediamo?

Louise Glück, Faithful and Virtuous Night, Farrar, Straus and Giroux. 2014
traduzione di Marcello Comitini

Stefanie Golisch traduce Donne sole

Immagine di ” Xenia Hausner,”Wag the dog”, 2014, scelta da Stefanie

La poetessa Stefanie Golisch, già conosciuta e pubblicata sulle pagine di questo blog con alcune delle sue poesie, mi ha onorato della traduzione di quattro poesie tratte dalla mia raccolta “Donne sole”. Le poesie sono state scelte, come afferma la poetessa nel documento che mi ha donato, “assemblando quattro poesie: le prime tre sono i pensieri delle donne, la quarta parla della donna vista da fuori.”. Le poesie non hanno titolo (tranne alcune) per far prendere coscienza alla lettrice/al lettore che ogni poesia va letta come espressione di un’unica donna in cui convergono le diverse esperienze femminili.

Non illuderti – gli ho detto –
ad attenderti ci sono solo
le mie labbra i miei seni
il mio ventre.
Il tuo sole
il tuo glorioso sole delle albe
nei nostri fini settimana
si dissolvono
in due tramonti tristi – ed io
sola e fredda
nell’attesa senza fine delle tue carezze.

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Mach dir keine Illusionen – habe ich zu ihm gesagt –
auf dich warten nur
meine Lippen und meine Brüste
mein Bauch.
Deine Sonne
deine wunderbare Sonne der Morgenröte,
die sich an unseren Wochenenden
in zwei traurigen Sonnenuntergängen
auflöst – und ich
allein und kalt
in der unendlichen Erwartung deiner Zärtlichkeiten.
___________________________________________
___________________________________________

Ho posato
per un attimo
la mia mano
sul tuo braccio
e mi è parso
per un attimo
anche sul tuo cuore.

Nella mia stanchezza sento
che nel tuo pensiero
sono solo un’ombra.

Nel mio cuore
tutto si è confuso
come rondine che freme
nel cavo della tua mano.

Scopro adesso il senso
di ciò che davvero sei
ombra delle ombre.

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Einen Augenblick lang
habe ich meine Hand
auf deinen Arm gelegt
und,
so kam es mir vor,
einen Augenblick lang
auch auf dein Herz.

In meiner Müdigkeit
spüre ich, dass ich in deinen Gedanken
nur ein Schatten bin.

In meinem Herzen
herrscht Verwirrung
bin eine Schwalbe, die
in deiner Hand zittert.

Jetzt erkenne ich
den Sinn dessen, der du wirklich bist,
Schatten der Schatten.
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___________________________________________

Ho un’infanzia da piangere
carezze e mani da ricordare
una voce severa tra i dubbi del vivere.
Vuoti che mi stringono la gola
segni dell’esilio
che la mia anima paziente soffre.

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Ich habe eine Kindheit zu beweinen,
Zärtlichkeiten und Küsse zu erinnern,
eine strenge Stimme inmitten von Lebenszweifeln.
Eine Leere, die mir die Kehle zusammenschnürt
Zeichen der Verbannung,
die meine Seele geduldig erleidet.
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___________________________________________

Lo so. L’ho vista
altre volte seduta a quel tavolo lontano
nell’ora deserta di questo bar.
Beve il suo caffè con le braccia poggiate sulla distesa
rotonda del ripianto di marmo. Il viso rivolto
alla sedia vuota dall’altra parte del tavolo.
Il cameriere dietro il bancone
lungo e dritto come una lama
si guarda le mani doloranti rose dall’acqua.
Non le parla, non la vede neppure.
Lei non attende più nessuno, lo so.
Una voce sussurra ragazza dal fondo del cuore
e in un lampo gli anni di verde e di turchese.
Chiusa nei suoi pensieri sente
le radici del suo silenzio crescere nel ricordo
di coloro che l’amavano alla follia.
Fra pochi istanti si alzerà scomparendo
oltre i vetri del bar.

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Ich weiß. Ich habe sie schon öfter
an diesem Tisch sitzen sehen,
in der einsamen Stunde dieses Cafés.
Sie trinkt ihren Kaffee und stützt dabei die Arme
auf die runde Marmorplatte des Tisches. Den Blick
auf den leeren Stuhl gegenüber gerichtet.
Der Kellner hinter der Theke,
lang und aufrecht wie eine Klinge,
betrachtet seine schmerzenden Hände, Wasserrosen.
Weder spricht er mit ihr, noch nimmt er sie überhaupt wahr.
Sie wartet auf niemanden mehr, ich weiß.
Eine Stimme flüstert aus tiefster Tiefe Mädchen,
und plötzlich blitzen Jahre aus Grün und Türkis auf.
Verschlossen in ihre Gedanken spürt sie
die Wurzeln ihrer Stille in den Erinnerungen an all
jene, die sie über die Maßen geliebt hatten.
Im nächsten Augenblick wird sie aufstehen
und hinter den Fensterscheiben des Cafés verschwinden.

Barbara Auzou, La peau dure (Ita – Fr – Eng – Esp)

Foto dal blog di Barbara Auzou

ITALIANO

La fotografia della porta in legno di un casolare, è un’ottima illustrazione per entrare nei versi di Barbara. Sono versi che c’incantano con la loro musicalità e inducono il nostro animo a sentire l’atmosfera malinconica di una casa vuota (penso al poeta Guy Goffette) ma carica di ricordi e di assenze, di tenerezze passate (la douleur qui dort/ Dans son vieux bol de lait). Ma anche di felicità delle quali tuttavia possiamo solo tacere, perché la felicità è un breve attimo.
I dolci versi di Barbara hanno suscitato il mio interesse e mi hanno indotto a tradurli (in italiano, inglese e spagnolo) e a pubblicarli sul blog.
Queste traduzioni sono un omaggio che faccio molto volentieri e con tutto il cuore a Barbara e alla dolcezza dei suoi versi.

La pelle ruvida

Vengo da questa terra dalla pelle ruvida
Dove si misura l’avventura di una vita intera
In arpenti di silenzi e bouquet d’aria
E quando entriamo in casa sua
Questo è ciò a cui siamo invitati
Qui sanguinano le sue assenze
Dietro i vetri come singhiozzi
La corteccia delle porte ha il peso di interi alberi
E anche quello dei rimpianti
Qui si ha paura di disturbare il dolore che dorme
Nella sua vecchia ciotola di latte
E più ancora la felicità
Di cui non si dice nulla

Barbara Auzou, dal blog Lire Dit-Elle
traduzione di Marcello Comitini


FRANÇAIS (le poème dans sa version originale)

La photographie de la porte en bois d’un chalet est une excellente illustration qui nous permet d’entrer dans les vers de Barbara.
Ce sont des vers qui nous enchantent par leur musicalité et font ressentir à notre âme l’atmosphère mélancolique d’une maison vide (je pense au poète Guy Goffette), mais pleine de souvenirs, d’absences et de tendresses passées (la douleur qui dort / Dans son vieux bol de lait). Mais aussi de bonheurs dont, cependant, on ne peut que se taire, car le bonheur (dit Barbara, et je suis tout à fait d’accord) est un très court moment.
Les doux vers de Barbara ont suscité mon intérêt et m’ont conduit à les traduire (en italien, anglais et espagnol) et à les publier sur le blog.
Mes traductions sont un hommage que je rend très volontiers et avec tout mon cœur à Barbara et à la douceur de ces vers.

La peau dure

Je suis de cette terre à la peau rude
Où l’aventure de toute une vie se mesure
En arpents de silences et en bouquets d’air
Et quand on entre dans sa maison
C’est qu’on y est invité
Ici on saigne ses absences
Derrière des vitres comme des hoquets
L’écorce des portes a le poids des arbres entiers
Et aussi celle des regrets
Ici on craint de déranger la douleur qui dort
Dans son vieux bol de lait
Et le bonheur plus encore
Dont on ne dit rien

Barbara Auzou, dal blog Lire Dit-Elle

ENGLISH

The photograph of the wooden door of a chalet is an excellent illustration which allows us to enter into Barbara’s verses.
These are verses which enchant us with their musicality and make our soul feel the melancholy atmosphere of an empty house (I am thinking of the poet Guy Goffette), but full of memories, absences and past tenderness (the pain that sleeps / In his old bowl of milk). But also happiness which, however, one can only keep silent, because happiness (says Barbara, and I agree completely) is a very short moment.
These beautiful verses by Barbara aroused my interest and I thought of translating (in Italian, English and Spanish) and posting them on my blog.
My translations are a tribute that I pay very willingly and with all my heart to Barbara and to the sweetness of these verses

The hard skin

I’m from this rough-skinned land
Where the adventure of a lifetime is measured
In arpents of silences and bouquets of air
And when we walk into his house
This is what we are invited to
Here his absences bleed
Behind windows like hiccups
The bark of the doors has the weight of whole trees
And also that of regrets
Here we are afraid to disturb the pain that sleeps
In his old bowl of milk
And happiness more
Of which we say nothing

Barbara Auzou, taken from the blog Lire Dit-Elle
translation by Marcello Comitini

ESPAÑOL

La fotografía de la puerta de madera de un chalet es una excelente ilustración que nos permite adentrarnos en los versos de Bárbara.
Son versos que nos encantan con su musicalidad y hacen sentir en el alma la atmósfera melancólica de una casa vacía (pienso en el poeta Guy Goffette), pero repleta de recuerdos, ausencias y ternuras pasadas (el dolor que duerme / En su viejo cuenco de leche). Pero también felicidad que, sin embargo, solo podemos callar, porque la felicidad (dice Bárbara, y yo estoy completamente de acuerdo) es un momento muy corto.
Estos hermosos versos de Barbara despertaron mi interés y pensé en traducirlos (en italiano, inglés y español) y publicarlos en mi blog.
Mis traducciones son un tributo que rindo con mucho gusto y con todo mi corazón a Bárbara y a la dulzura de estos versos.

La piel dura

Soy de esta tierra de piel áspera
Donde se mide la aventura de su vida
En arpetos de silencios y ramos de aire
Y cuando entramos en su casa
Esto es a lo que estamos invitados
Aquí sangran sus ausencias
Detrás de las ventanas como hipo
La corteza de las puertas tiene el peso de árboles enteros
Y también el de los arrepentimientos
Aquí tenemos miedo de perturbar el dolor que duerme
En su viejo cuenco de leche
Y felicidad mas
Del que no decimos nada

Barbara Auzou, tomado del blog Lire Dit-Elle
traducción de Marcello Comitini

Louise Glück, Musica proibita (14)

Quadro di Antonio Possenti

Dopo che l’orchestra ebbe suonato per un po’, ed erano stati eseguiti l’andante, lo scherzo, il poco adagio*, e il primo flautista aveva poggiato la testa sul leggìo perché non sarebbe servito fino a domani, arrivò un passaggio che si chiamava musica proibita perché non poteva, precisò il compositore, essere suonato. E ancora deve esistere ed essere superato, un intervallo** a discrezione del direttore d’orchestra. Ma stasera, il direttore d’orchestra decide, bisogna suonarlo — ha fame di farsi un nome. Il flautista si sveglia di soprassalto. È successo qualcosa alle sue orecchie, qualcosa che non aveva mai provato prima. Il suo sonno è finito. Dove sono adesso, pensa. E poi l’ha ripetuto, come un vecchio disteso per terra invece che nel suo letto. Dove sono adesso?

Louise Glück, Faithful and Virtuous Night, Farrar, Straus and Giroux. 2014
traduzione di Marcello Comitini


* in italiano nel testo
** intervallo è detta la differenza di “altezza” tra due suoni

Stefanie Golisch, Belle Èpoque (Ita – Fr – Eng – Esp)

Foto dal web

Entra il nano con una capriola. La ragazza
dietro il banco porta una mela in testa. La
signora con il cagnolino non è bella e
giovane, ma pronta a tutte le eventualità.
Più tardi viene l’uomo del corvo in spalla
e subito dopo la coppia che si illumina a
vicenda. È la fiaba d’infanzia degli habitué
della Belle Èpoque, il lieto fine di storie
andate così così. Accanto alla grossa signora
guarnita di cane randagio, loro risplendono
un attimo soltanto, poi si siedono al loro
posto in questo giorno chiamato oggi

Belle Èpoque

Entre le nain avec une roulade. La fille
derrière le comptoir, porte une pomme sur sa tête. La
dame au petit chien n’est pas belle et
jeune, mais prête à toutes les éventualités.
Plus tard vient l’homme du corbeau sur son épaule
et immédiatement après le couple qui s’éclaire
l’une et l’autre. C’est le conte d’enfance des habitués
de la Belle Époque, la fin heureuse des histoires
allées comme çi comme ça. À côté de la grosse dame
garnie d’un chien errant, ils brillent
juste un instant, puis ils s’assoient à leur
place en ce jour appelé aujourd’hui

Belle Époque

Enters the dwarf with a somersault. The girl
behind the counter he carries an apple on his head. The
lady with the little dog is not beautiful and
young, but ready for all eventualities.
Later comes the crow’s man on his shoulder
and immediately after the couple that lights up
a each other. It is the childhood fairytale of habitués
of the Belle Époque, the happy ending of stories
gone so so. Next to the big lady
garnished with a stray dog, they glow
just a moment, then they sit at theirs
place on this day called today

Belle Époque

Entra el enano con un salto mortal. La chica
detrás del mostrador lleva una manzana en la cabeza. La
dama con el perro no es hermosa y
joven, pero está lista para todas las eventualidades.
Luego viene el hombre de cuervo en su hombro
e inmediatamente después de la pareja que se ilumina
unas a otras. Es el cuento de hadas de la infancia de los habitués.
de la Belle Époque, el final feliz de las historias
terminado más o menos. A lado de la grande dama
adornada con un perro callejero, brillan
solo un momento, luego se sientan en el suyo
lugar en este día llamado hoy

Stefanie Golisch, da “Vite e Destini”.
le traduzioni in francese, inglese e spagnolo sono di marcello comitini
(l’autrice non è responsabile degli eventuali errori)

les traductions en français, anglais et espagnol sont par marcello comitini
(l’auteur n’est pas responsable d’éventuelles erreurs)

the translations into french, english and spanish are by marcello comitini
(the author is not responsible for any possible errors)

las traducciones en francés, inglés y español son de marcello comitini
(el autor no se hace responsable de posibles errores)

Louise Glück, La spada nella roccia (13)

Galgano Guidotti , La spada nella roccia.

Il mio analista alzò brevemente lo sguardo.
Naturalmente non potevo vederlo
ma avevo imparato, nei nostri anni insieme,
a intuire questi movimenti. Come al solito,
si è rifiutato di ammettere
se avessi ragione o meno. La mia ingegnosità contro
la sua evasività: il nostro giochino.

In quei momenti, ho sentito l’analisi
affiorare: sembrava far emergere in me
un’astuta vivacità ero
incline a reprimerla. L’indifferenza
del mio analista per le mie esibizioni
era adesso immensamente rilassante. Un’intimità

era cresciuta tra noi
come una foresta intorno a un castello.

Le persiane erano chiuse. Vacillanti
barre di luce avanzavano sulla moquette.
Attraverso una piccola striscia sul davanzale della finestra,
ho visto il mondo esterno.

Per tutto questo tempo ho avuto la vertiginosa sensazione
di fluttuare sopra la mia vita. Quella vita
scorreva lontana. Ma stava
ancora scorrendo: questa era la domanda.

Fine estate: la luce stava svanendo.
Scintille sfuggite guizzarono sulle piante in vaso.

L’analisi era al suo settimo anno.
Avevo ricominciato a disegnare –
piccoli schizzi modesti, casuali
costruzioni in tre dimensioni
modellati su oggetti funzionali —

Eppure, l’analisi richiese
gran parte del mio tempo. A cosa
questo tempo fu sottratto: questa
era anche la domanda.

Mi sdraio, guardando la finestra,
lunghi intervalli di silenzio si alternano
a riflessioni un po’ svogliate
e domande retoriche –

Il mio analista, ho sentito, mi stava guardando.
Così una madre, nella mia immaginazione, fissa il suo bambino addormentato,
il perdono che precede la comprensione.

O, più probabilmente, così mio fratello deve avermi guardato –
forse il silenzio tra noi prefigurava
questo silenzio, in cui tutto ciò che rimaneva non detto
era in qualche modo condiviso. Sembrava un mistero.

Poi l’ora finì.

Scesi come ero salita;
il portiere aprì la porta.

Il clima mite della giornata persisteva.
Sopra i negozi erano state spiegate le tende a strisce
a proteggere la frutta.

Ristoranti, negozi, chioschi
con gli ultimi giornali e sigarette.
Gli interni diventavano più luminosi
mentre l’esterno diventava più scuro.

Forse i farmaci stavano funzionando?
Ad un tratto si sono accesi i lampioni.

Ho sentito, improvvisamente, la sensazione che telecamere iniziassero a riprendere;
ero consapevole del movimento intorno a me, i miei simili
guidati da un insensato feticcio per l’azione —

Quanto profondamente ho resistito a questo!
Mi sembrava superficiale e falso, o forse
parziale e falso —
Invece la verità … beh, la verità come la vedevo io
si esprimeva come immobilità.

Ho camminato un po’, fissando le vetrine delle gallerie …
i miei amici erano diventati famosi.

Potevo sentire il fiume in sottofondo,
da cui proveniva l’odore dell’oblio
intrecciato con le erbe aromatiche in vaso dei ristoranti—

Avevo deciso di unirmi a una vecchia conoscenza per cena.
Eccolo al nostro solito tavolo;
il vino fu versato; era impegnato con il cameriere,
discutendo dell’agnello.

Come al solito, durante la cena è nata una piccola discussione, apparentemente
riguardante l’estetica. C’era libertà di espressione.

Fuori, il ponte luccicava.
Le auto correvano avanti e indietro, il fiume
brillò dietro, imitando il ponte. Natura
che riflette l’arte: qualcosa di simile.
Il mio amico ha trovato l’immagine potente.

Era uno scrittore. I suoi numerosi romanzi, all’epoca,
sono stati molto lodati. Uno era molto simile a un altro.
Eppure il suo compiacimento mascherava la sofferenza
come forse la mia sofferenza mascherava la compiacenza.
Ci conoscevamo da molti anni.

Ancora una volta lo avevo accusato di pigrizia.
Ancora una volta, ha respinto la parola …

Sollevò il bicchiere e lo capovolse.
Questa è la tua purezza, ha detto,
questo è il tuo perfezionismo
Il bicchiere era vuoto; non ha lasciato segni sulla tovaglia.

Il vino mi era andato alla testa.
Tornai a casa lentamente, meditabonda, un po’ ubriaca.
Il vino mi era andato alla testa, o no
la notte stessa, la dolcezza di fine estate?

Sono i critici, ha detto,
i critici hanno le idee. Noi artisti
(includeva me): noi artisti
siamo solo bambini con i nostri giochi.

Louise Glück, Faithful and Virtuous Night, Farrar, Straus and Giroux. 2014
© traduzione di Marcello Comitini.

Louise Glück, Mezzanotte (12)

Alla fine la notte mi circondò;
ci galleggiavo sopra, forse dentro
o mi ha trasportava come un fiume trasporta
una barca, e allo stesso tempo
vorticava sopra di me,
costellata di stelle ma comunque oscura.

Questi erano i momenti per i quali ho vissuto.
Ero, mi sentivo, misteriosamente elevata al di sopra del mondo
e quell’azione che alla fin fine era impossibile
rendeva il pensiero non solo possibile ma illimitato.

Non aveva fine. Non ho bisogno, ho sentito,
di fare qualcosa. Qualsiasi cosa
sarebbe stata fatta per me, o fatta a me,
e se non fosse stata fatta, non era
essenziale.

Ero sul mio balcone.
Nella mano destra tenevo un bicchiere di scotch
in cui si stavano sciogliendo due cubetti di ghiaccio.

Il silenzio era entrato in me.
Era come la notte e i miei ricordi — erano come le stelle
in quanto erano fissi, sebbene ovviamente
se si fossero potuti vedere come fanno gli astronomi
si sarebbe visto che sono fuochi senza fine, come i fuochi dell’inferno.
Ho appoggiato il bicchiere sulla ringhiera di ferro.

Sotto, il fiume scintillava. Come ho detto,
tutto brillava — le stelle, le luci del ponte, gli importanti
edifici illuminati che sembravano fermarsi al fiume
per riprendere di nuovo, il lavoro dell’uomo
interrotto dalla natura. Di tanto in tanto ho visto
le imbarcazioni da diporto serali; poiché la notte era calda,
erano ancora piene.

Questa è stata la grande escursione della mia infanzia.
Il breve viaggio in treno che culmina in un tè di gala in riva al fiume,
poi quello che mia zia chiamava la nostra passeggiata,
poi la barca stessa che navigava avanti e indietro sull’acqua scura –

Le monete in mano a mia zia passarono nella mano del capitano.
Mi è stato consegnato il biglietto, ogni volta un nuovo numero.
Quindi la barca si è immessa nella corrente.

Ho tenuto la mano di mio fratello.
Abbiamo visto i monumenti che si susseguivano
sempre nello stesso ordine
e così ci siamo spostati nel futuro
dove si sperimentano ricorrenze perpetue.

La barca risalì il fiume e poi tornò indietro.
Si è spostata nel tempo e poi
attraverso un’inversione di tempo, anche se la nostra direzione
era sempre avanti, la prua continuava
a tracciare un sentiero nell’acqua.

Era come una cerimonia religiosa
in cui la congregazione stava
aspettando, vedendo,
e questo era l’intero punto, il contemplare.

La città andava alla deriva
metà a destra, metà a sinistra.
Guardate com’è bella la città,
ci diceva mia zia. Perché
era illuminata, immagino. O forse perché
qualcuno l’aveva detto nell’opuscolo stampato.

Successivamente abbiamo preso l’ultimo treno.
Spesso mi addormentavo, anche mio fratello dormiva.
Eravamo bambini di campagna, non abituati a tante emozioni.
Voi siete ragazzi esausti, disse mia zia,
come se tutta la nostra infanzia fosse a questo proposito
una qualità esaurita.
Fuori dal treno, il gufo stava chiamando.

Quanto eravamo stanchi quando siamo arrivati a casa.
Sono andata a letto con i calzini.

La notte era molto buia.
La luna è sorta.
Ho visto la mano di mia zia afferrarsi alla ringhiera.

Con grande eccitazione, applausi e ovazioni,
gli altri salirono sul ponte superiore
a guardare la terra scomparire nell’oceano –


Louise Glück, Faithful and Virtuous Night, Farrar, Straus and Giroux. 2014
© traduzione di Marcello Comitini.