Versi politici

Antonio Berni Manifestazione

Antonio Berni, Manifestazione, 1934

Parlano?
Non dicono nulla
Tacciono?
Parla l’arroganza dei loro gesti
Urlano?
Hanno il globo del mondo in mano
Amano?
Solo se stessi
Odiano?
Fingono comprensione.

 

 

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Il festeggiato

Il mio omaggio a Fernando Pessoa, alla sua poetica, al suo amore, ai suoi dubbi, ai suoi tormenti. All’uomo Pessoa, alle storie senza tempo, alle nostre storie personali che si intrecciano con quelle del Poeta e con quelle senza tempo.

A Luigi Maria Corsanico, che ha letto in esclusiva questi versi, esprimo la mia profonda gratitudine per averli resi vivi con la sua voce  – che spesso si intreccia  con quella di Pessoa. È per me un onore che colui che legge le poesie dei più grandi poeti, con un gusto dell’arte, del bello e dell’armonia (gusto davvero difficile da riscontrare in altri) abbia apprezzato questi miei versi e li abbia voluti leggere a voce alta diffondendoli a tutti coloro che amano come lui la bellezza e l’armonia.

In appendice al testo della poesia, ho ritenuto opportuno qualche annotazione a chiarimento dei rimandi contenuti nei versi.

In una bottega di libri usati, manuali per chiromanti
e vecchie carte geografiche
ho acquistato le poesie di Fernando Pessoa.
Un bel volume rilegato in rosso in un’ edizione del ‘67.
Sulla custodia di cartone robusto la foto color seppia
di Fernando in camicia candida e cravatta
con indosso un cappotto, il cappello a falde, gli occhialetti
e lo sguardo perduto alla ricerca di un senso
dentro il turbinare ancora vivo dei suoi dubbi
stupito dalle grida di rivolta della sua anima.
Non appena lo tiro fuori dalla custodia
mi scivola tra le mani
il foglietto pubblicitario che l’editore ha inserito
cinquant’anni prima.
Sul frontespizio del libro c’è annotato a matita
con la grafia lenta e chiara, che solo i morti hanno,
gli auguri della moglie /30.11
col tono amaro di una stanca constatazione
senza anno.
È il festeggiato che ha fermato sulla carta
la memoria del gesto? È rimasto sorpreso
dal regalo di Ophelia? Lei che trascorre
le sue giornate a chiacchierare con le amiche
a cercare un’amante a scavare nel tempo della sua felicità.
E la mattina del compleanno ha lasciato non vista il regalo anonimo
sulla scrivania ancora sgombra del marito
che si chiuderà nel silenzio della stanza a fingere
dolore, il dolore che davvero sente,
a leggere di un poeta che si dice guardador di greggi
come le greggi che sono nei suoi pensieri.
Poi nei suoi pensieri c’è anche Ophelia che lo ucciderà senza saperlo
donandogli la voglia di vivere, togliendogli i dubbi dell’esistenza.
Che triste storia narrano gli auguri al festeggiato.
Dopo questo regalo – ne sono certo – non ci fu più il tempo
di festeggiare altri anniversari. Adesso è qui
sotto i miei occhi sulla mia scrivania tra le mie mani
dentro il mio cuore con le sue grida amare.

 

NOTE

Il 30.11 è la data in cui morì Fernando Pessoa.

La figura della moglie del festeggiato fa eco alla figura della segretaria di Pessoa, Ophélia Queiròz, con la  quale il Poeta ebbe una relazione.

Pessoa di fronte alle insistenze della ragazza interrompe la relazione, Forse perché troppo timido o forse perché ha avuto paura di restare ingabbiato in una situazione di che non gli avrebbe consentito di vivere liberamente.
Il verso “donandogli la voglia di vivere, togliendogli i dubbi dell’esistenza” intende sottolineare proprio i timori del Poeta.

Ricordo

Rondine bn e col

Foto dal web – elaborazione grafica mia

 

Hai posato solo per un attimo
la tua mano sul mio braccio
e mi è parso per un attimo
anche sul mio cuore.
Nella tua stanchezza
e nel mio pensiero
siamo solo ombre.
Nella memoria tutto si è confuso
come rondine che freme
nel cavo della mano.
Scopriamo solo il senso
di ciò che davvero siamo
ombre delle ombre.

 

Insonnia

Ombra sotto i fanali

Mia elaborazione di foto tratta dal web

 

L’ombra cammina silenziosa avanti e indietro.
I suoi passi si attardano nella luce
di piccole lune gialle e malate
sospese a illuminare
l’asfalto della strada deserta.
In mezzo alle case c’è odore di polvere e di auto.
Nessuno la vede.
È un assassino che si guarda alle spalle
o un solitario in attesa di un corpo di donna
che lo consoli con le sue carezze.
In alto il cielo è un rettangolo nero
di tela strappata e mal rattoppata
da grumi di nuvole
e dal filo tagliente dei tetti.
Tutto è confuso tra il sonno e il sogno
tra me e quell’ombra che si guarda alle spalle.
La vedo andare su e giù sotto la luce
delle lune gialle e malate con un coltello
in una mano e nell’altra il mio cuore.

 

 

Il salto

Pablo-Picasso-Child-with-flower

Pablo Picasso, Child with flower

allo stupore dolente dei Genovesi

Eccomi ancora sui sedili posteriori dell’auto.
Nello specchietto retrovisore mi vedo lontano e piccolo.
Giocavo con la palla rossa e blu che mi ha regalato
la nonna per questo viaggio.
Mio padre diceva a mia madre di essere arrabbiato
perché aveva dimenticato di chiudere
il gas e la finestra del bagno.
Io immaginavo la nonna che entrava a casa
per chiudere il gas e la finestra mentre si guardava intorno
e sentiva la malinconia della mia assenza. Saranno contenti
– pensava – d’essere tutti in vacanza.
Non sono mai stati nel Midi della Francia in un sole più buono
e un vino più dolce di quello che fanno in Toscana.
È vero mio padre e mia madre non ci sono mai stati
ma già sanno qualcosa. Lo capisco dai loro visi sereni.
Mio padre diceva la nonna ormai è fuori di testa. Crederà
che non siamo partiti
diventerà triste e morirà di dolore. Non dovevi
dimenticare la finestra aperta e non chiudere il gas.
Mi vedo nello specchietto retrovisore
che ho messo da parte la palla e guardo mio padre.
Anche mia madre lo guarda scuotendo la testa.
Abbiamo voglia di dirgliene quattro
e poi ridere insieme di questo nostro amore che cresce.
Mio padre sorride e mi guarda
nello specchietto retrovisore. Io gli sorrido.
Nel piccolo spazio tra me e il sedile di fronte
lancio la palla che rimbalza e la prendo. Rimbalza e la prendo.
L’auto è il mio cortile il sedile è il muro di fronte
la palla è la musica del mare alla fine del viaggio.
Mia madre sorride e si volta a guardarmi.
Abbiamo tanta strada da fare
forse è meglio che dormi. Non voglio dormire.
Guardo la strada davanti a me tra i loro visi girati
voglio raccogliere sogni.
Cerco di non chiudere gli occhi, di sentire la voce
di nonna che dice ormai sei un ometto.
Poi non vedo più nulla. Tra le mie braccia la palla e la nonna
che apre e chiude la bocca in un silenzio di morte.

Frutti rossi

Pomodori Latino Barilli

Latino Barilli, La raccolta

 

All’alba salti sulla bici e pedali con forza.
Tieni saldo il manubrio a testa bassa. Le mani
ti tremano ad ogni scabrezza della strada.
Quando arrivi sul bordo dei campi
poggi un piede per terra e le vedi.
Sono fuggite lontano dalle tue labbra
le parole amore famiglia fratellanza
foreste senza fine spazi deserti.
Sono andate via anche dalla punta delle dita
affondate nella polpa rossa
e nei solchi oscuri della terra.
I tuoi compagni sono già chini
fra le numerose file di piante che si distendono
sino all’orizzonte come tutte le giornate di lavoro.
Sei fortunato – ti dicono alzando appena la testa
con i volti che grondano sudore
guardandoti dritto negli occhi –
noi viaggiamo al buio due volte al giorno
dentro un furgone cieco senza sapere
dove ci porta. I loro sguardi ti fanno star male.
Stai male per loro. Stai male per te.
Ti chini anche tu e inizi a raccogliere.
Ancora la stessa scena dinnanzi agli occhi.
Una baracca. La sofferenza senza pietà
la stanchezza e la tua voglia di fuggire.
Ma ogni giorno continui a chinarti.
Cerchi tra le foglie i suoi occhi verdi
e la dolcezza della sua risata
che ogni notte ti sveglia. La vedi nel buio.
Senti l’amore con cui ti guarda
e la sua voce che dice alzati e danza con me.
Vorresti danzare nudo con lei. Ma lei no.
Lei ti guarda con gli occhi pieni di lacrime
mentre qualcuno senza grazia ti pone
sulle spalle il peso dei frutti rossi.

L’abbraccio (L’étreinte) di Marcello Comitini

Un abbraccio per superare le difficoltà della nostra attuale società. Ce lo dice anche Gustav Klimt

Alessandria today @ Web Media Network - Pier Carlo Lava

Klimt_Fregio di beethoven_1902 rit Gustav klimt, “Fregio a Beethoven” (particolare), 1902

Tutti sappiamo che l’ anaconda è un serpente lungo e pesante che vive nelle acque immutabili e stagnanti delle paludi . Si muove ondeggiando il corpo lucido con forti e fangose spirali. Lentamente. Tranne che nel momento favorevole per afferrare una preda e soffocarla tra le sue spire.

Con buona pace degli anaconda, in loro nulla è mutato da secoli. Ma la nostra società,che gli somiglia per come l’abbiamo sempre vissuta, sta cambiando. Pronta a stritolare i deboli tra le sue spirali, mostra sempre più l’aspetto feroce del suo carattere: l’indifferenza che tutto ignora, l’ignoranza che crede a tutto e l’arroganza che si serve degli ignoranti e degli indifferenti.

Da più parti si parla di crisi. Economica, politica, sociale, etica. E già da anni. Anche noi pienamente indottrinati di crisi, diciamo e speriamo che la società prima o poi riacquisti il suo carattere…

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Un soggiorno in Svizzera, di Marcello Comitini

Alessandria today @ Web Media Network - Pier Carlo Lava

Sfondo Carver

Assenza di lirismo nelle poesie-racconto di Raymond Carver più che in quelle di Cesare Pavese?

Dei due è Pavese il primo a scrivere poesie-racconto. E quando, amaramente per noi, pone fine alla sua vita nel 1950 sembra passare il testimone a Carver che inizia a scrivere nel 1957 e termina (anche in questo caso amaramente per noi, perché morto prematuramente) nel 1988.

Non intendo fare paragoni né parallelismi, per il semplice motivo che i due non si sono mai conosciuti né fisicamente né letterariamente. Inoltre la poetica di Pavese nasce da una sofferta ricerca della felicità, dell’amore e del senso da dare alla propria vita. Là dove Carver si ritiene un uomo fortunato che, uscito miracolosamente dall’alcolismo, sa di aver vissuto due vite nell’arco di una.

Ho accennato a Pavese perché è un poeta che rifugge il lirismo, guidato com’è dalla volontà di narrare il mito che si cela nella…

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