Eclissi

Eclissi

Foto NASA

Improvvisamente perfida la notte sparge
la sua luce fredda intorno al sole e rovescia il giorno
come acqua in fondo all’oscurità di un pozzo.
Cos’è accaduto al cuore che ha perduto la sua voce?
E i tamburi scuotono nel buio lunghe aste vuote di bandiere?
Le nuvole impaurite hanno sgombrato il cielo
verso uno spazio senza limiti in un azzurro inesistente.
Perché c’è questa crudeltà di non vedere nulla
non sentire più il calore di chi ci sta accanto.
Brillano solo gli occhi e tutto ciò che vedi non è che solitudine.

Un tempo interminabile.

La notte ci ha lasciato il suo pugnale freddo dentro il cuore.

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Poesia dedicata a MaryAnn Ward di San Jose (USA)

 

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Lotto marzo

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LOTTO MARZO

Se la mia vita non vale, io non produco.. Questo lo slogan  con cui domani in Italia e nel mondo le donne sciopererano, e invitano tutti a farlo con loro. Manifesteranno nei modi più diversi, donne e uomini di 40 Paesi, dal Togo, alla Svezia, alla Turchia, all’Argentina, da dove il movimento NonUnaDiMeno è partito nell’ottobre scorso, dopo che Lucia Pèrez, 16 anni, è stata violentata, torturata e uccisa a Mar de Plata.

Dopo che in settembre le donne polacche hanno deciso di astenersi da ogni attività, per protestare contro la minaccia di abolire del tutto una libertà di abortire già molto ristretta dalla legge.

Dopo la manifestazione italiana del 26 novembre 2016, contro la violenza maschile.

Dopo la Women’s March on Washington del 21 gennaio 2017, un milione di persone in piazza in tutti gli Usa, due milioni nel mondo contro Trump, il sessimo, il maschilismo, il neocapitalismo del patriarcato che si fa forte per dominare la vita.

Scioperiamo, domani. Tutte e tutti. Dal lavoro. Da tutte le forme di lavoro.

Quando le donne si fermano, tutto ferma tutto.

Non si cura, non si riproduce. E non si produce.

Perché nessuno più delle donne può dire cosa è il lavoro oggi. Spezzato, frammentato, svalorizzato, in mille operazioni che dequalificano, immiseriscono anche il più competente dei lavori. Esattamente come quello necessario per la cura, l’accudimento dalla vita.

Nei luoghi di lavoro, nelle fabbriche, nei supermercati, negli asili, nelle case, nelle scuole, nelle cucine, nelle strade. Scioperiamo. Uniamo precarietà, sfruttamento, mostriamo che nel mondo dove il lavoro sparisce e si dovrebbe solo consumare, tutto si ferma. Se le donne non lavorano. Se nessuno lavora. Quei mille lavori disprezzati e malpagati.

Scioperiamo dai ruoli, dai generi, dalle imposizioni di una regola che distrugge la vita.

Lo sciopero è guidato dalle donne, invita tutti. Uniamoci nello sciopero globale.

Se le donne si fermano, il mondo si ferma. Nessuno produce.

Accogliamo l’invito. NonUnaDiMeno. Nessuna deve mancare, nessuna deve essere colpita da violenza. Nessuna, nessuno deve subire.

Per la giornata dell’8 marzo, NonUNaDiMeno chiede di vestirsi di nero, e di mettersi qualcosa color fucsia. Le donne. Chi vuole.

 

L’orologio

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Mentre gira (elaborazione grafica m.c.)

Oggi sono ancora purtroppo nella fase del “non ho nulla da dire”. Però posso confessare che la fine dell’inverno non mi tirerà su il morale perché per fortuna il tempo ha su di me un’influenza minima.  Se mai si potesse stabilire una percentuale per valutare il peso del tempo atmosferico sui miei stati d’animo, sarebbe del 10%. Il restante 90% è invece terreno incontrastato di quel tempo che passa scandendo i colpi sonori e cupi dei secondi, quei piccoli scatti ansiosi e astiosi che trascinano al giro le altre lancette. A volte mi vedo proprio in punta alla lancetta dei secondi, immobile come un marinaio che scruta in piedi il mare da una banchina deserta, eppure soggetto a uno straziante viaggio di trasformazione. Sempre lì, in punta a quella esile lancetta, mi distendo piatto ogni qualvolta quella più robusta dei minuti mi scavalca e chino il capo rassegnato quando vedo giungere a sovrastarmi quella opulenta e pensierosa delle ore con il suo incedere subdolo, come di colei che non passa mai e invece corre fino a esaurirsi all’improvviso quando la spinta che le dona vita viene a cessare.  È questo il sottile piacere di vivere. Le piccole aste dell’orologio iniziano a scorrere sin dal primo istante di vita, prima le piccole, poi quelle dei minuti e infine quelle delle ore per scandire attimi, minuti, ore, giorni, settimane, mesi, anni. Perciò ogni giorno mi affretto a dare carica al pendolo che all’ingresso attende chi entra in casa mia. Per dire a tutti: benvenuti, siamo qui, siamo ancora vivi.

La vita felice

Siskind,Pleasures & terrors of levitation

Aaron Siskind, Pleasures & Terrors of Levitation

L’intera vita può essere definita felice quando tutti i pezzi del corpo e della mente stanno bene? Con l’avanzare degli anni saranno necessari, sempre più frequentemente, interventi di manutenzione, via via più specializzata.

A che fine? A che giova tutto questo?

Basterebbe eliminare il dolore e si andrebbe verso la morte con la stessa serenità (sarà poi così?) degli animali.

Invidia verso gli animali o semplice paragone umiliante?

“Nati non foste a viver come bruti”. Ma di fatto come viviamo?

Mangiare bene, dormire bene, fare figli, crescere la prole, accumulare conoscenze, preparare un futuro migliore per gli altri.

È questo il non vivere da bruti?

Alla fin fine, in mezzo a tanti popoli che ancora soffrono, a tante donne calpestate, torturate e umiliate, a bambini sfruttati o usati come armi di ricatto o in spettacoli di vergognosa pietà, in mezzo a tanti poveri delle nostre città che ci guardano in vergognato silenzio, tutto si risolve in un mangiare meglio, un dormire meglio, un essere più belli e più in forma, senza tuttavia riuscire ad amare più di coloro che ci hanno preceduto, senza tuttavia riuscire a sconfiggere il dolore e la paura della morte.

È questo il “non viver come bruti”?