Gabrielle Segal – Gare des sans demeure (Ita – Fr – Eng)

DigitalArt di Marcello Comitini

Stazione dei senzatetto

lo sapevo tuttavia
le parole erano la carne
una carne più sensibile
della pelle che accarezziamo
la pelle momentanea
non è mai un peso
di fronte all’eternità di quel che scriviamo
lo sapevo davvero bene
c’era amore soltanto
nelle nostre anime ferite
tutto abbiamo tentato
per loro
abbiamo voluto credere
che le parole si facessero carne
e l’abbiamo pagato
la scrittura non è vita
potevamo noi ignorarlo
l’aria, l’acqua e la velocità
ti daranno solo
il tempo di dimenticare
che stiamo per morire
la prima della fila io
sì io sto per morire
l’hai letto certamente sulla mia pelle
non l’hai toccata
e come avresti potuto
senza che il suo sapore ti rovinasse
quella forza più potente
di quella che ti anima
avrebbe potuto salvarmi
il tuo coraggio da solo
non avrebbe potuto sostenere
una compagna di corsa
con una tale spaccatura
al posto del suo cuore
lo sapevo davvero bene
sarei dovuta rimanere
alla sorgente dell’inchiostro
dove il mio cuore si abbevera
e muore sì senza dubbio
ma molto più lentamente

Traduzione di Marcello Comitini

Gare des sans demeure

je le savais pourtant
les mots étaient la chair
une chair plus sensible
que la peau qu’on caresse
la peau momentanée
ne fait jamais le poids
face à l’éternité de ce que l’on écrit
je le savais trop bien
il n’y avait d’amour
que dans nos âmes blessées
nous avons tout tenté
pour elles
nous avons voulu croire
que les mots se font chair
et nous l’avons payé
l’écrit ne se vit pas
pouvions-nous l’ignorer
l’air l’eau et la vitesse
ne te donneront jamais
que le temps d’oublier
que nous allons mourir
première sur la ligne
moi oui je vais mourir
tu l’as lu sur ma peau
tu ne l’as pas touchée
comment tu aurais pu
sans que son goût t’abime
quelle force plus puissante
que celle qui t’anime
aurait pu me sauver
ton courage seul n’aurait pu soutenir
une compagne de course
avec une telle fracture
à l’endroit de son cœur
je le savais trop bien
j’aurais dû demeurer
à la source de l’encre
où mon cœur s’irrigue
et meurt oui sans doute
mais bien plus lentement

Gabrielle Segal – (son blog Carnet. Gabrielle Segal)

Station of the homeless

I knew it though
the words were the flesh
more sensitive flesh
than the skin we caress
momentary skin
never make the weight
facing the eternity of what we write
I knew it too well
there was no love
alone in our wounded souls
we tried everything
for them
we wanted to believe
that words become flesh
and we paid for it
writing cannot be lived
could we ignore it
air water and speed
will never give you
time to forget
that we are going to die
first in line I
yes I am going to die
you read it on my skin
you didn’t touch her
how could you
without its taste spoiling you
what more powerful force
that the one who animates you
could have saved me
your courage alone could not have sustained
a running companion
with such a fracture
at the place of his heart
I knew it too well
I should have stayed
at the source of the ink
where my heart irrigates
and dies yes no doubt
but much more slowly

translation of Marcello Comitini

Estación de los sin techo

aunque lo sabia
las palabras eran la carne
la carne mas sensible
que la piel que acariciamos
piel momentánea
nunca hagas el peso
frente a la eternidad de lo que escribimos
lo sabía demasiado bien
no habia amor
solo en nuestras almas heridas
probamos todo
para ellas
queríamos creer
que las palabras se hacen carne
y lo pagamos
la escritura no se puede vivir
podríamos ignorarlo
aire agua y velocidad
nunca te daré
hora de olvidar
que vamos a morir
primero en la fila yo
si yo voy a morir
lo lees en mi piel
no la tocaste
como pudiste
sin que su sabor te estropee
que fuerza mas poderosa
que el que te anima
podría haberme salvado
tu coraje por sí solo no podría haber sostenido
una compañera, en carrera
con tal fractura
en el lugar de su corazón
lo sabía demasiado bien
debería haberme quedado
en la fuente de la tinta
donde mi corazón irriga
y muere si sin duda
pero mucho más lento

traducción de Marcello Comitini

Sylvia Plath, I am vertical (Eng – Ita – Fr – Esp)

Sylvia Plath

A Catherine che ama questa poesia

I am vertical

But I would rather be horizontal.
I am not a tree with my root in the soil
Sucking up minerals and motherly love
So that each March I may gleam into leaf,
Nor am I the beauty of a garden bed
Attracting my share of Ahs and spectacularly painted,
Unknowing I must soon unpetal.
Compared with me, a tree is immortal
And a flower-head not tall, but more startling,
And I want the one’s longevity and the other’s daring.

Tonight, in the infinitesimal light of the stars,
The trees and flowers have been strewing their cool odors.
I walk among them, but none of them are noticing.
Sometimes I think that when I am sleeping
I must most perfectly resemble them—
Thoughts gone dim.
It is more natural to me, lying down.
Then the sky and I are in open conversation,
And I shall be useful when I lie down finally:
Then the trees may touch me for once, and the flowers have time for me.
28 March 1961

Note:
Catherine loves Sylvia Plath and counselled me to translate this poem into Italian. She already knows it in the French translation by Valérie Rouzeau.
I appreciated this poem I and I translated it from the original text into Italian and Spanish, but also into French because it seemed to me that Valérie Rouzeau’s version was a bit harsh compared to the original text.
I offer these translations to the sensitivity of readers and friends who like to visit my blog. I offer the French version in particular to Catherine as homage of my sensitivity to his.
However, I wondered if by translating I have softened the expressions used by Plath too much.
The poet wrote the verses in March 1961 after the abortion (symbolized in the poem “Parliament Hill Fields” of February 11, 1961) provoked by the violence that her husband, Teddy Hughes, inflicted on her (alleged violence – as claimed by Assia Wevill).
I am convinced that in Sylvia Plath there has always been an inner sweetness, even if it was exacerbated by the betrayals suffered by her husband (July 1962).
What symbols do we find in the lines of this poem?
Not violent men, nor animal claws (which are instead present in “Parliament Hill Fields” as in the verses “A crocodile of small girls / Knotting and stopping”), nor stones or rocks, and not even a forest in which the author lost oppressed.
We only find trees and flowers, a sense of human transience, a lack of attention to the existence of the other. It is a desolate and distressing consideration of the uselessness that the poet feels about her life.
Yet these lines are read as harsh.
This is a judgment that in my opinion mistakes the straightforwardness – characteristic of Plath’s poetics – with the harshness, and above all is based on the collection “Ariel” defined as: one of the most incandescent cries of anger and challenge in English literature, written during the “agonized and degraded” months after discovering Hughes’ infidelity.
The poem I translated is not the result of anger but of Plath’s bitter reflection on her role in her life. Those who feel this emptiness hardly feel anger. If anything, desperation that leads to suicide.


Io sono verticale

Ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con la mia radice nella terra
a succhiare minerali e amore materno
affinché ogni marzo io possa brillare di nuove foglie,
Né sono la bellezza di un’aiuola da giardino
dipinta in modo spettacolare da attirare la mia parte di Ah,
Ignorando che presto dovrò cedere i miei petali.
A mio confronto, un albero è immortale
E un capolino non alto, ma più sorprendente,
Io voglio la longevità dell’uno e l’audacia dell’altro.

Stanotte, nella luce sparuta delle stelle,
Gli alberi e i fiori hanno sparso i loro freschi odori.
Cammino in mezzo a loro, ma nessuno di loro mi nota.
Quando dormo a volte lo penso
Devo assomigliare perfettamente a loro –
Pensieri confusi.
Per me è più naturale sdraiarsi.
Allora io e il cielo saremo in aperta conversazione,
E sarò utile quando finalmente mi sdraierò:
Per una volta allora gli alberi potranno toccarmi, e i fiori avranno tempo per me.
28 marzo 1961

Nota:
Catherine ama Sylvia Plath e mi ha consigliato di tradurre in italiano questa poesia. Lei la conosce già nella traduzione in francese di Valérie Rouzeau.
Ho apprezzato questa poesia e l’ho tradotta dal testo originale in italiano e spagnolo, ma anche in francese perché mi è parso che la versione di Valérie Rouzeau fosse un po’ dura rispetto al testo originale.
Queste mie traduzioni le offro alla sensibilità dei lettori e amici che amano frequentare il mio blog. La versione francese la offro in particolare a Catherine come omaggio della mia sensibilità alla sua.
Tuttavia mi sono chiesto se traducendo ho addolcito troppo le espressioni usate dalla Plath.
La poetessa ha scritto i versi nel marzo del 1961 dopo l’aborto (simboleggiato nella poesia “Parliament Hill Fields” del 11 febbraio del 1961) provocatole dalla violenza che il marito, Teddy Hughes, le inflisse (violenza peraltro presunta – come sostenuto da Assia Wevill).
Sono convinto che in Sylvia Plath ci sia stata sempre una dolcezza interiore, anche se poi inasprita dai tradimenti subiti dal marito (luglio 1962).
Nei versi di questa poesia quali simboli troviamo?
Non uomini violenti, né artigli di animali (che sono presenti invece in “Parliament Hill Fields” come nei versi “A crocodile of small girls / Knotting and stopping”) , né pietre o rocce, e neppure una foresta in cui l’autrice si smarrisce oppressa.
Troviamo solo alberi e fiori, un senso di caducità umana, una disattenzione verso l’esistenza dell’altro. E una considerazione desolata e desolante sull’inutilità che la poetessa sente della propria vita.
Eppure questi versi vengono letti come aspri e duri.
È un giudizio questo che a mio avviso scambia la schiettezza – caratteristica della poetica della Plath – con la durezza, e soprattutto si fonda sulla raccolta” Ariel” definita come : una delle grida di rabbia e di sfida più incandescenti della letteratura inglese, scritta durante gli “agonizzati e degradati” mesi dopo aver scoperto l’infedeltà di Hughes.
La poesia che ho tradotto , non è frutto di rabbia ma di amara riflessione della Plath sul suo ruolo nella vita. Chi sente questo vuoto, difficilmente prova rabbia. Semmai disperazione che spinge al suicidio.


Je suis verticale

Mais je aimerai être horizontal.
Je ne suis pas un arbre avec ma racine dans le sol
À sucer les minéraux et l’amour maternel
Pour que chaque mois de Mars je puisse briller de nouvelles feuilles,
Ni je ne suis pas la beauté d’un lit de fleurs
Attirant ma part de Ah, spectaculairement peinte
Sans savoir que je dois bientôt détacher mes pétales.
Comparé à moi, un arbre est immortel
Et un capitule pas grand, mais plus surprenant,
Et je veux la longévité de l’un et l’audace de l’autre.

Ce soir, dans la lumière faible des étoiles,
Les arbres et les fleurs répandent leurs fraîches odeurs.
Je marche parmi eux, mais aucun d’eux ne s’en aperçoit.
Parfois je pense que quand je dors
Je dois leur ressembler parfaitement—
Pensées devenues sombres.
C’est plus naturel pour moi, m’allonger.
Alors le ciel et moi serons en conversation ouverte,
Et je serai utile quand je me coucherai enfin :
Alors pour une fois les arbres pourront me toucher, et les fleurs auront du temps pour moi.
28 mars 1961

Note :
Catherine aime Sylvia Plath et m’a conseillé de traduire ce poème en italien. Elle le connaît déjà dans la traduction française de Valérie Rouzeau.
J’ai apprécié ce poème et je l’ai traduit du texte original en italien et en espagnol, mais aussi en français car il m’a semblé que la version de Valérie Rouzeau était un peu dure par rapport au texte original.
J’offre ces traductions à la sensibilité des lecteurs et amis qui aiment visiter mon blog. La version française je l’offre notamment à Catherine comme hommage de ma sensibilité à la sienne.
Cependant, je me suis demandé si en traduisant j’avais trop adouci les expressions utilisées par Plath.
La poétesse a écrit les vers en mars 1961 après l’avortement (symbolisé dans le poème «Parliament Hill Fields» du 11 février 1961) causé par la violence que son mari, Teddy Hghes, lui a infligée (violence présumée – comme le soutien Assia Wevill).
Je suis convaincu qu’il y a toujours eu dans l’âme de Sylvia Plath une douceur intérieure, même si elle a été exacerbée par les trahisons subies par son mari (juillet 1962).
Quels symboles retrouve-t-on dans les vers de ce poème ?
Pas des hommes violents, ni des griffes d’animaux (qui sont plutôt présentes dans “Parliament Hill Fields” comme dans les couplets ” A crocodile of small girls / Knotting and stopping “), ni des pierres ou des rochers, et même pas une forêt dans laquelle l’auteur s’est perdu opprimé.
On ne trouve que des arbres et des fleurs, un sentiment d’éphémère, un manque d’attention à l’existence de l’autre. C’est une réflexion désolée et affligeante sur l’inutilité que la poétesse ressent de sa vie.
Pourtant, ce poème est lu comme dur et âpre.
Ce jugement qui, à mon avis, troque la franchise – caractéristique de la poétique de Plath – avec la dureté, et surtout il s’appuie sur le recueil “Ariel” défini comme : l’un des cris de rage et de défi les plus incandescents de la littérature anglaise, écrit durant la “agonisée et dégradée” des mois après avoir découvert l’infidélité de Hughes.
Le poème, que j’ai traduit, n’est pas le résultat d’une colère mais d’une réflexion amère de Plath sur son rôle dans la vie. Ceuxi qui ressent ce vide ressent à peine de la colère. Si quoi que ce soit, désespoir qui mène au suicide.


Soy vertical

Pero prefiero ser horizontal.
No soy un árbol con mi raíz en el suelo
Chupando minerales y amor maternal
Para que cada marzo pueda brillar en la hoja,
Ni soy la belleza de una cama de flores
Atrayendo mi parte de Ahs y pintada espectacularmente,
Sin saberlo, pronto debo Deshazte de los pétalos.
Comparado conmigo, un árbol es inmortal.
Y una cabeza de flor no alta, pero más sorprendente,
Y quiero la longevidad de uno y la osadía de otro.

Esta noche, a la luz infinitesimal de las estrellas,
Los árboles y las flores han estado esparciendo sus frescos olores.
Camino entre ellos, pero ninguno de ellos se da cuenta.
A veces pienso que cuando estoy durmiendo
Debo parecerme a ellos perfectamente—
Los pensamientos se han oscurecido.
Es más natural para mí, acostado.
Entonces el cielo y yo estamos en conversación abierta,
Y seré útil cuando me acueste finalmente:
Entonces los árboles podrán tocarme por una vez, y las flores tendrán tiempo para mí.
28 de marzo de 1961

Nota:
Catherine ama a Sylvia Plath y me aconsejó traducir este poema al italiano. Ya lo sabe en la traducción francesa de Valérie Rouzeau.
Aprecié este poema y lo traduje del texto original al italiano y al español, pero también al francés porque me pareció que la versión de Valérie Rouzeau era un poco dura en comparación con el texto original.
Ofrezco estas traducciones a la sensibilidad de los lectores y amigos que gustan visitar mi blog. Ofrezco la versión francesa en particular a Catherine como homenaje de mi sensibilidad a la suya.
Sin embargo, me pregunto si al traducir he suavizado demasiado las expresiones utilizadas por Plath.
La poetisa escribió los versos en marzo de 1961 tras el aborto (simbolizado en el poema “Parliament Hill Fields” del 11 de febrero de 1961) provocado por la violencia que su marido, Teddy Hughes, le infligió (presunta violencia – según afirma Assia Wevill ).
Estoy convencida de que en Sylvia Plath siempre ha existido una dulzura interior, aunque exacerbada por las traiciones sufridas por su marido (julio de 1962).
¿Qué símbolos encontramos en los versos de este poema?
Ni hombres violentos, ni garras de animales (que en cambio están presentes en “Parliament Hill Fields” como en los versos “Un cocodrilo de niñas pequeñas / Anudando y parando”), ni piedras o rocas, y ni siquiera un bosque en el que el autor se perdió oprimido
Sólo encontramos árboles y flores, una sensación de fugacidad humana, una falta de atención a la existencia del otro. Es una consideración desolada y angustiosa de la inutilidad que la poeta siente de su vida.
Sin embargo, estas líneas se leen como duras.
Este es un juicio que confunde la franqueza -característica de la poética de Plath- con la dureza, y sobre todo se basa en la colección “Ariel” definida como: uno de los más incandescentes gritos de ira y desafío de la literatura inglesa, escrito durante los meses “agonizantes y degradados” después de descubrir la infidelidad de Hughes.
El poema que traduje no es el resultado de la ira sino de la amarga reflexión de Plath sobre su papel en la vida. Aquellos que sienten este vacío difícilmente sienten ira. En todo caso, la desesperación que conduce al suicidio.

Catherine S. , La farfalla risponde all’elefante (Fr – Ita – Eng – Esp)

Ma muse Catherine, fascinée par le poème “L’éléphant et le papillon”, que je lui ai dédié avec tout mon amour, a voulu exprimer les sentiments que la lecture suscitait en elle et a écrit les vers de ce poème. Je lui suis infiniment reconnaissante pour ce merveilleux nouveau cadeau qu’elle m’a offert. Je suis sûr qu’il plaira également aux lecteurs qui, en d’autres occasions, ont apprécié ses vers, déjà publiés sur ce bolg, pleins d’une vraie et intime sensibilité féminine.

Le papillon réponde à l’éléphant

La poésie donne vie à toutes les images
Des yeux deviennent ” les fenêtres du visage”
Un homme perdu, un éléphant sensible
Et les bras de sa muse des ailes couleur béryl
Tout est question de regard
De perception et d’échancrures
Je ne parle pas de celle des yeux
Je dis celle des âmes,
je vénère celle des corps
Et quand un homme s’agenouille
Pareil à un éléphant de cirque
Devant les battements d’ailes lascifs
D’une femme chrysalide
Je pense à la nuptiale danse des hippocampes
Qui font l’amour leurs queues nouées ensemble
Je pense au poème de Baudelaire
Le Serpent qui danse
Et ton corps se penche et s’allonge
Comme un fin vaisseau
Qui roule bord sur bord et plonge
Ses vergues dans l’eau

Je pense que l’homme aux yeux baissés sur mes chevilles
Cet éléphant, dit-il
Est un poète qui transforme les ronces en charmilles
Son étrave sème au raphé de mes hanches
Des poudrières,
des apogées de neige blanche
Nul autre ne célèbre comme lui l’intime solstice
Nul autre ne peut goûter
l’infinie mélancolie
de la balafre de soie
Lovée au profond de mes cuisses.

La mia musa Catherine, affascinata dalla poesia “L’elefante e la farfalla”, che le ho dedicata con tutto il mio amore, ha voluto esprimere i sentimenti che la lettura ha suscitato in lei e ha scritto i versi di questa poesia. Io le sono infinitamente grato per questo suo ulteriore e meraviglioso dono. Sono certo che piacerà anche ai lettori che hanno altre volte apprezzato i suoi versi, già pubblicati sul mio blog, colmi di vera e intima sensibilità femminile.

La farfalla risponde all’elefante

La poesia dona vita a tutte le immagini
Gli occhi diventano “finestre del volto”
Un uomo perduto, un elefante sensibile
E le braccia della sua musa, ali color berillo
È una questione di sguardi
Di percezione e di cesellature
Non parlo di quelli degli occhi
dico quelli delle anime,
venero quelli dei corpi
E quando un uomo s’inginocchia
Come un elefante da circo
Davanti ai battiti lascivi delle ali
Di una donna crisalide
Penso alla danza nuziale degli ippocampi
Che fanno l’amore legando insieme le loro code
Penso alla poesia di Baudelaire
Il serpente che danza
E il tuo corpo s’inclina e si allunga
Come un elegante vascello
Che rolla sui fianchi e immerge
I pennoni nell’acqua

Penso all’uomo a occhi bassi sulle mie caviglie
Questo elefante, così lui si definisce
È un poeta che trasforma i rovi in pergolati
La sua prua semina nel rafe dei miei fianchi
Delle mie polveriere,
Dei miei apogei bianchi di neve
Nessun altro celebra come lui l’intimo solstizio
Nessun altro può assaporare
l’infinita malinconia
dello sfregio di seta
Arricciato nel profondo delle mie cosce.

My muse Catherine, fascinated by the poem “The elephant and the butterfly”, which I dedicated to her with all my love, wanted to express the feelings that reading, her aroused in her and wrote the lines of this poem. I am infinitely grateful to her for this wonderful new gift she have given. I’m sure readers will also like her who on other occasions have appreciated her verses, already published in this bolg, filled with a true and intimate feminine sensitivity.

The butterfly responds to the elephant

Poetry brings all images to life
Eyes become “the windows of the face”
A lost man, a sensitive elephant
And the arms of his muse beryl-colored wings
It’s all about the look
Of perception and indentations
I’m not talking about the eyes
I say that of souls,
I venerate that of bodies
And when a man kneels down
Like a circus elephant
In front of lascivious flapping wings
Of a chrysalis woman
I think of the nuptial dance of the seahorses
Who make love with their tails tied together
I think of Baudelaire’s poem
The Dancing Serpent
And your body bends and lays down
Like a thin vessel
Which rolls side to side and dives
Its yards in the water

I think the man with downcast eyes on my ankles
This elephant, said he
Is a poet who transforms brambles into bowers
Its bow sows the raphe of my hips
powder kegs,
peaks of white snow
No one else celebrates the intimate solstice like him
No other can enjoy
the infinite melancholy
the scarred of silk
Coiled deep in my thighs.

Mi musa Catherine, fascinada por el poema “El elefante y la mariposa”, que le dediqué con todo mi cariño, quiso expresar los sentimientos que le despertaba la lectura y escribió los versos de este poema. Estoy infinitamente agradecido a ella por este nuevo y maravilloso regalo que me has dado. Estoy segura de que también gustará a los lectores que en otras ocasiones han apreciado sus versos, ya publicados en este bolg, llenos de una verdadera e íntima sensibilidad femenina.

La mariposa responde al elefante

La poesía da vida a todas las imágenes.
Los ojos se convierten en “ventanas del rostro”
Un hombre perdido, un elefante sensible
Y los brazos de su musa, alas color berilo
es cuestion de apariencia
De percepción y cincelado
no hablo de los de los ojos
digo las de las almas,
venero a los de los cuerpos
Y cuando un hombre se arrodilla
Como un elefante de circo
Frente al batir lascivo de las alas
De una mujer crisálida
Estoy pensando en la danza nupcial de los hipocampos
Que hacen el amor atando sus colas juntas
Pienso en la poesía de Baudelaire
la serpiente danzante
Y tu cuerpo se inclina y se estira
Como un buque elegante
Que rueda en las caderas y se sumerge
Los mástiles en el agua

Pienso en el hombre con sus ojos en mis tobillos
Este elefante, así se define
Es un poeta que transforma las zarzas en pérgolas.
Su proa sembra en el rafe de mis caderas
De mis pólvorines,
De mis alturas blancas como la nieve
Nadie más celebra el solsticio íntimo como él
Nadie más puede disfrutar
la infinita melancolía
de la cicatriz de la seda
Acurrucada profundamente en mis muslos.

Tu penses que je (Fr – Ita – Eng – Esp)

Dans ma chambre, sombre comme une grotte marine, le soleil est revenu et sa mer de lumière bleue exalte les beautés du corps de Catherine qui m’étreint et me dédie ce poème.

Tu penses que je

Tu penses que je suis loin de toi
Que je t’oublie
Mais chaque matin
Quand la lumière incise l’opacité du songe turgide
Je me calcine dans la matrice du jour
Chaque matin
Sous la hampe du soleil levant
Mes cuisses d’aubes licencieuses
S’écartent
Charrient l’écume du désir
Alors j’ouvre les yeux
Aperçois l ‘anthurium sur l’appui de fenêtre
Cette fleur que l’on nomme aussi langue de feu
Et je pense à la tienne
Qui m’a appris
La parole et l’étreinte.
Catherine, 02/06/2022

Nella mia stanza, buia come una grotta marina, è tornato il sole e il suo mare di luce azzurra esalta le bellezze del corpo di Catherine che mi abbraccia e mi dedica questa poesia.

Tu pensi che io

Tu pensi che io sono lontana
Che ti dimentico
Ma ogni mattina
Quando la luce incide l’opacità del tumido sogno
Io m’infiammo nella matrice del giorno
Ogni mattina
Sotto lo stelo del sole che sorge
Le mie cosce di albe impudiche
Si spalancano
E tracimano la schiuma del desiderio
Apro gli occhi
Vedo l’anturio sul davanzale della finestra
Questo fiore chiamato anche lingua di fuoco
E penso alla tua
Che mi ha insegnato
La parola e l’abbraccio.
(La correttezza di questa traduzione e delle successive è mia responsabilità)


In my room, dark as a sea cave, the sun has returned and its sea of blue light exalts the beauty of Catherine’s body, which embraces me and dedicates this poem to me.

You think I

You think I’m far from you
That I forget you
But every morning
When the light incises the opacity of the turgid dream
I burn myself in the matrix of the day
Each morning
Under the stem of the rising sun
My thighs of licentious dawns
Spread apart,
Carry the foam of desire
So I open my eyes,
See the anthurium on the window sill
This flower which is also called tongue of fire
And I think of yours
Who taught me
The word and the embrace.


En mi habitación, oscura como una cueva marina, ha vuelto el sol y su mar de luz azul exalta la belleza del cuerpo de Catherine, que me abraza y me dedica este poema.

Crees que yo

Crees que estoy lejos de ti
Que te olvido
Pero cada mañana
Cuando la luz afecta la opacidad del sueño tumid
Me inflamé en la matriz del día
Cada mañana
Bajo el bastón del sol naciente
Mis muslos, de licenciosas auroras
Se abren
Desbordan la espuma del deseo
Abro mis ojos
Veo el anthurium en el alféizar de la ventana.
Esta flor que también se llama lengua de fuego.
Y pienso en la tuya
Que me enseñó
La palabra y el abrazo.

Gabrielle Segal: Hölderlinade (Fr – Ita – Eng – Esp)

DigitalArt di Marcello Comitini

Ma chère amie et très bonne poétesse Gabrielle Segal, connue de nous tous, m’a permis de traduire ce poème dont le contenu est actuel, non seulement pour la période que nous vivons, mais pour l’état en général qui voit la poésie reléguée à un petit coin de la vraie littérature et dans un grand espace de mauvaise littérature.


La poésie ne sert à rien
ce qui est mort est mort
ce qui est fait est fait
elle n’œuvre pas pour la mémoire
elle sait
la mémoire n’est pas un remède collectif

la poésie n’est pas une arme
au mieux elle est une truelle
une bobine de fil

elle a les yeux au bout des mains
alors elle est sans pouvoir

on dit pour s’en défaire
elle est la voix de demain
demain qui ne vient jamais
ou si furtivement
qu’on ne peut s’y installer à demeure

ou si lentement
si lentement
que ceux que l’on tue n’ont guère le temps
d’en faire sépulture

la poésie ne sert à rien

elle sait être le résultat de l’échec

mais elle s’entête
elle s’entête

inlassablement
elle remonte les corps suppliciés à la surface
elle réécrit les noms effacés des papiers administratifs
elle recoud les vêtements percés et les peaux percées
elle refleurit les allées
elle caviarde des pages entières du Récit-Officiel

elle verticalise ce que l’on a courbé
relève ceux que l’on a couchés

et depuis le début
elle n’attend que ça
mourir
*******************************************
La mia cara amica e bravissima poetessa Gabrielle Segal, conosciuta da tutti noi, mi ha concesso di tradurre questa poesia il cui contenuto è attuale, non soltanto per il periodo in cui stiamo vivendo, ma per la condizione in generale che vede la poesia relegata in un piccolo angolo della vera letteratura e in un grande spazio della pessima letteratura.


La poesia non giova a nulla
quel che è morto è morto
quel che è fatto è fatto
non si adopera per la memoria
lei sa
la memoria non è un toccasana collettivo

la poesia non è un’arma
nel migliore dei casi è una cazzuola
un rocchetto di filo

ha gli occhi sulla punta delle mani
quindi senza alcun potere

per sbarazzarsene diciamo
lei è la voce del domani
un domani che non arriva mai
o così furtivamente
che non si può eleggere a dimora

o così lentamente
così lentamente
che gli assassinati non hanno proprio il tempo
di servirsene come sepoltura

La poesia non giova a nulla

sa di essere il risultato di un fallimento

ma lei s’intestardisce
s’intestardisce

instancabilmente
porta in superficie i corpi torturati
riscrive i nomi cancellati dalle carte amministrative
cuce gli abiti trafitti e le pelli trafitte
fa rifiorire i viali
oscura intere pagine del Grandi Proclami

raddrizza ciò che è stato piegato
solleva coloro che sono stati deposti

e fin dall’inizio
non attende che questo
morire
*******************************************
My dear friend and talented poet Gabrielle Segal, known to all of us, has allowed me to translate this poem whose content is current, not only for the period in which we are living, but for the general condition that sees poetry relegated to a small corner of true literature and a large space of bad literature.


Poetry is useless
what is dead is dead
what is done is done
it does not work for the memory
she knows
memory is not a collective remedy

poetry is not a weapon
at best she is a trowel
a spool of thread

she has her eyes at the end of her hands
so she is powerless

we say to get rid of it
she is the voice of tomorrow
tomorrow that never comes
or so stealthily
that your cannot settle there permanently

or so slowly
so slowly
that those who are killed have little time
to bury himself

poetry is useless

she knows to be the result of failure

but she persists
she persists

tirelessly
she brings the tortured bodies to the surface
she rewrites the names erased from the administrative papers
she sews pierced clothes and pierced skins
she reflowers the avenues
she redacts entire pages of the Récit-Officiel

it verticalizes what has been bent
lift up those who have been laid down

and from the start
she’s just waiting for that
die
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Mi querida amiga y talentosa poeta Gabrielle Segal, conocida por todos nosotros, me ha permitido traducir este poema cuyo contenido es actual, no solo para el período en que vivimos, sino para el estado en general que ve la poesía relegada a un pequeño rincón de la verdadera literatura y un gran espacio de la mala literatura.


La poesía no sirve
lo que esta muerto esta muerto
Lo hecho, hecho está
nada se hace con la memoria
ella sabe
la memoria no es un remedio colectiva

la poesía no es un arma
a lo mejor es una paleta
un carrete de hilo

tiene los ojos en las puntas de las manos
por lo tanto sin ningún poder

para deshacerse digamos
ella es la voz del mañana
un mañana que nunca llega
o tan sigilosamente
que no puede ser elegido como residencia

o tan lentamente
tan lentamente
que los asesinados simplemente no tienen tiempo
para usarlo como entierro

La poesía no sirve

sabe que es el resultado del fracaso

pero ella se pone terca
se pone terca

incansablemente
trae los cuerpos torturados a la superficie
reescribe los nombres borrados de los documentos administrativos
cose ropa perforada y pieles perforadas
hace que los bulevares vuelvan a florecer
oscurece páginas enteras de las Grandes Proclamaciones

endereza lo que se ha doblado
levanta a los que han sido depuestos

y desde el principio
no espera esto
morir

Gabrielle Segal, Chant XVIII (Ita -Fr – Eng – Esp)

Pablo Picasso, L’amicizia, 1908

Canto XVIII

poggiare teneramente il capo contro la spalla utopica
dell’ultima amica
rendere il suo viso come i volti
che ti hanno fatto bene
le sue labbra come le labbra che ti hanno veramente baciato
che hanno lasciato passare le parole necessariamente dure
i suoi occhi come gli occhi che ti hanno veramente guardato
che non hanno avuto paura di te
che hanno osato voltarti le spalle bruscamente
o soffermarti su vite diverse dalla tua

poggiare teneramente la testa contro il petto utopico
dell’ultima amica
modellare i suoi seni con il peso delle foglie di antichi alberi bronchiali
ascoltare senza angoscia il suo respiro caduco

poggiare teneramente il capo sul cuore utopico
dell’ultima amica
ascoltarlo che batte al ritmo delle sue parole
bambina nuotavo il più lontano possibile dalla riva
e dal largo osservavo
le donne della duna invecchiare
invecchiare e diventare sabbia

(Il solo modo di superare l’eternità
per riposarsi finalmente)

traduzioni di marcello comitini dal blog di Segal Gabrielle

Chant XVIII

poser ta tête tendrement contre l’utopique épaule
de la dernière amie
fabriquer son visage comme les visages
qui t’ont fait du bien
ses lèvres comme les lèvres qui t’ont embrassée véritablement
qui ont laissé passer les mots durs nécessaires
ses yeux comme les yeux qui t’ont regardée véritablement
qui n’ont pas eu peur de toi
qui osaient se détourner brusquement
ou s’attarder sur d’autres vies que la tienne

poser ta tête tendrement contre l’utopique poitrine
de la dernière amie
modeler ses seins avec le poids des feuilles d’anciens arbres bronchiques
écouter sans angoisse sa respiration caduque

poser ta tête tendrement sur l’utopique cœur
de la dernière amie
entendre celui-là battre au rythme de ses paroles
gamine je nageais aussi loin que possible de la côte
et du large j’observais
les femmes de la dune vieillir
vieillir et devenir sable

(Il s’agit de vaincre l’éternité
pour enfin se reposer) 

Canto XVIII

to lean the head tenderly against the utopian shoulder
of the last friend
to make her face like faces
that have done you good
her lips like the lips that really kissed you
who let the necessarily hard words pass
her eyes like the eyes that really looked at you
who weren’t afraid of you
who dared to turn their backs on you abruptly
or dwell on lives other than yours

to lean the head tenderly against the utopian chest
of the last friend
to mold her breasts with the weight of the leaves of ancient bronchial trees
to listen without anguish to her fleeting breath

to lean tenderly the head on the utopian heart
of the last friend
to listen to him beating to the rhythm of his words
little girl I swam as far from the shore as possible
and I observed from the sea
the women of the dune grow old
grow old and become sand

(It’s about overcoming eternity
to finally rest)

Canto XVIII

apoyar tiernamente la cabeza contra el hombro utópico
de la última amiga
hacer su cara como caras
que te han hecho bien
sus labios como los labios que de verdad te besaron
que dejan pasar las palabras necesariamente duras
sus ojos como los ojos que de verdad te miraban
quien no te tuvo miedo
que se atrevió a darte la espalda abruptamente
o morar en vidas ajenas a la tuya

apoyar tiernamente la cabeza contra el pecho utópico
de al última amiga
modelando sus senos con el peso de las hojas de los árboles bronquiales milenarios
escuchar sin angustia su aliento fugaz

apoyar tiernamente la cabeza en el corazón utópico
del último amigo
escúchalo latiendo al ritmo de sus palabras
niña, nadé lo más lejos posible de la orilla
y observé desde el mar
las mujeres de la duna envejecer
envejecer y convertirse en arena

(Se trata de superar la eternidad
para finalmente descansar)

Barbara Auzou – Il selvaggio  l’indistinto (Ita – Fr – Eng – Esp)

DigitalArt di Marcello Comitini

.

Torno nuda
E mi distendo ancora nei miei sogni e nella loro sabbia coesa
Null’altro esiste che la paura dell’immensità e il selvaggio l’indistinto
Passato dal sangue alla poesia

Barbara Auzou

(traduzione di Marcello Comitini)

.

Le sauvage l’inarticulé

Je reviens nue
Et je m’entends désormais avec mes rêves et leur sable méthodique
Rien n’existe sinon la peur de l’immensité et le sauvage l’inarticulé
Passés du sang au poème

Barbara Auzou.

da qui

.



The wild the inarticulate

I come back naked
And now I get along with my dreams and their methodical sand
Nothing exists except the fear of immensity and the wild the inarticulate
From blood to poem

Barbara Auzou

(translation of Marcello Comitini)

.

Lo salvaje lo inarticulado

Vuelvo desnuda
Y ahora me llevo bien con mis sueños y su metódica arena
Nada existe excepto el miedo a la inmensidad y lo salvaje lo inarticulado
Pasado de sangre a poema

Barbara Auzou

(traducción de Marcello Comitini)

Catherine Smits, Je ne veux pas (Fr – Ita – Eng)

Je ne veux pas que les choses soient claires
Ni qu’éclate au grand jour
Mon intime genèse

Je palpe l’incertain
Et si parfois je passe
une invisible bague
aux êtres qui font jaillir
la mer de mes entrailles
ce n’est que pour sculpter
ce corps de gloire
naissant dans un regard
dans une étreinte
quand l’amour met ses mains
dans me gants de pénombre
Catherine Smits, recueil particulier, 2018

Non voglio

Non voglio che le cose siano chiare
Né ch’esploda nel giorno luminoso
La mia intima genesi.

Io vado palpando l’incerto
E se talvolta cedo
un invisibile anello
agli esseri che fanno zampillare
il mare mio interiore
è solo per scolpire
questo corpo di gloria
che nasce da uno sguardo
da un abbraccio
quando l’amore mette le sue mani
nei miei guanti di penombra

I don’t want

I don’t want things to be clear
Nor that it breaks out in broad daylight
My intimate genesis

I feel the uncertain
And if sometimes I pass
an invisible ring
to the beings who make gush
the sea of my womb
it is only to sculpt
this body of glory
born in a glance
in an embrace
when love puts its hands
in my dark gloves

-traduzioni di Marcello Comitini

Barbara Auzou – Lettera per te (Fr – Ita – Eng – Esp)

dal blog di Barbara Auzou

Lettre pour toi

je t’écris comme tout ce qui coule de source se jette dans la mer
et dans le désordre d’un monde étrange et marchandé
je t’écris des choses rondes percées de traits solaires
la poésie est une parole d’échappée au plus près de soi
elle a cessé de faire semblant et elle s’expose nue au tremblant de ce qui est
elle est la fleur absente de tout ravin
la fleur démente de tout bouquet
l’iris turbulent d’un ciel qui marche sur la terre
l’enfant guérie d’un cœur têtu sur un chemin qui demeure invaincu
et moi je t’aime comme une invitation musicale vous prend la main
pour vous envelopper l’âme d’un paysage orange
parce que s’élève au-dessus des fontaines ton rire d’eau sauvage
que dans la surenchère de clarté que suscitent tes yeux se pressent
les dernières forêts ourlées de chaleur animale
et tout ce qu’il reste d’utopie tendre à caresser
je l’inventerai pour toi

Barbara Auzou
https://lireditelle.wordpress.com/2021/06/25/lettre-pour-toi/

Lettera per te

Ti scrivo come tutto ciò che scorre naturalmente finisce in mare
e nel disordine di un mondo strano e prezzolato
ti scrivo di sfere trafitte da tratti solari
la poesia è parola sfuggita il più possibile da se stessa
ha smesso di fingere e si espone nuda al tremore di quel che è
lei è il fiore assente da ogni baratro
il fiore folle di ogni bouquet
l’iride irrequieta di un cielo che cammina sulla terra
il bambino guarito da un cuore ostinato su un sentiero che rimane imbattuto
e io ti amo come un invito musicale ti prende per mano
per avvolgere la tua anima in un paesaggio arancione
perché s’innalza al di sopra delle fontane la tua risata d’acqua selvaggia
che nella sovrabbondanza di chiarezza che i tuoi occhi suscitano si affrettano
le ultime foreste circondate dal calore animale
e tutto quel che resta di tenera utopia da accarezzare
lo inventerò per te

Barbara Auzou
traduzione di Marcello Comitini

Letter for you

I write to you like everything that flows naturally flows into the sea
and in the disorder of a strange and haggled world
I write you round things pierced with solar lines
poetry is a word that escapes as close as possible to oneself
she has stopped pretending and is exposing herself naked to the trembling of what is
she is the flower absent from any ravine
the crazy flower of any bouquet
the turbulent iris of a sky that walks on the earth
the child healed from a stubborn heart on a path that remains undefeated
and I love you like a musical invitation takes your hand
to envelop your soul in an orange landscape
because your wild water laughter rises above the fountains
that in the overbidding of clarity that your eyes arouse, hurry
the last forests surrounded by animal heat
and all that remains of tender utopia to stroke
I will invent it for you

Barbara Auzou
translation of Marcello Comitini

Carta para ti

Te escribo como si todo lo que fluye naturalmente fluye hacia el mar
y en el desorden de un mundo extraño y regateado
Te escribo cosas redondas perforadas con líneas solares
la poesía es una palabra que se escapa lo más cerca posible de uno mismo
ha dejado de fingir y se expone desnuda al temblor de lo que es
ella es la flor ausente de cualquier barranco
la flor loca de cualquier ramo
el iris turbulento de un cielo que camina sobre la tierra
el niño sanado de un corazón obstinado en un camino que permanece invicto
y te amo como una invitación musical toma tu mano
para envolver tu alma en un paisaje anaranjado
porque tu risa de agua salvaje se eleva sobre las fuentes
que en la sobreoferta de claridad que despiertan tus ojos despertian prisa
los últimos bosques rodeados de calor animal
y todo lo que queda de tierna utopía para acariciar
te lo inventaré

Barbara Auzou
traducción de Marcello Comitini

Danila Boggiano, Frida Kahlo (Ita – Fr – Eng – Esp)

Frida Kahlo

Lo decisi una notte
che più forte premeva il ferro
contro il mio seno
o fu una promessa strappata alla luna,
di fiori avrei coperto le mie ferite
e lasciato scorrere il sangue
sulla tela appesa
tra lo specchio e lo sguardo,
così distesa nella mia bara
mi guardavo morire
e dolce appariva il profumo dell’erba
che vedevo spuntare
ai piedi della mia croce.

– – – – Fr

Je l’ai décidé une nuit
que le fer pressait plus fort
contre ma poitrine
ou c’était une promesse arrachée à la lune,
de fleurs j’aurais couvert mes blessures
et laissé le sang couler
sur la toile suspendue
entre le miroir et le regard,
allongée comme ça dans mon cercueil
je me regardait mourir
et l’odeur de l’herbe paraissait douce
que je voyais pousser
au pied de ma croix.

– – – – Eng

I decided it one night
who pressed the iron harder
against my breast
or was it a promise snatched from the moon,
I would have covered my wounds with flowers
and let the blood flow
on the hanging canvas
between the mirror and the gaze,
so tired
lying in my coffin
I watched myself die
and the scent of the grass appeared sweet
that I saw sprouting
at the foot of my cross.

– – – – Esp

Lo decidí una noche
quien apretó el hierro más fuerte
contra mi pecho
o fue una promesa arrebatada a la luna,
Hubiera cubierto mis heridas con flores
y deja que la sangre fluya
en el lienzo colgante
entre el espejo y la mirada,
Tan cansado
acostado en mi ataúd
Me vi morir
y el olor de la hierba parecía dulce
que vi brotar
al pie de mi cruz.