Hotel (IT – FR – ENG – ESP)

DigitalArt di Marcello Comitini

Hotel

Si spande e svanisce il grido del cuculo nella notte.
I suoi singhiozzi hanno invaso le camere a ore
dell’hotel che brilla
come l’arca di Noè in fondo alla strada
e il sonno di uomini distesi
sui letti cadaveri
che credono di far girare la terra.
Fuori dalle stanze le strade invase
da onde di ombre affannate
dove si nascondono?

Se il mare si avventa sui moli,
le strade si allagano e gli uomini
fuggono lungo i corridoi dell’hotel
non cercano il futuro incerto
che li ha spinti sin qui ma il calore del letto
della lampada delle tende che accecano le finestre.
Pregano impauriti:
“Signore salvaci dalla furia di questo mare”.

Ma l’acqua torbida sale
e invade le stanze scioglie i muri
come nebbia azzurrina in un bosco invernale.
Ora vedono al di là dell’immensa vetrata
che s’innalza fra loro e la morte
la grande palude di acque ormai quiete.
I pesci ritornano ai loro nidi di alghe
si accalcano e aprono
il loro sciame di occhi.

Gli uomini dimentichi della loro preghiera
si chiudono ciascuno nella propria stanza.

Lungo i corridoi dell’hotel rotolano
i singhiozzi del cuculo
come rubini dalla bocca profonda
di una cavità marina.

Anche l’hotel è riemerso dalle viscere del mare
i letti cadaveri stesi al sole.

Hôtel

Le cri du coucou se propage et s’estompe dans la nuit.
Ses sanglots envahissaient les chambres à l’heure
de l’hôtel qui brille
comme l’arche de Noé au bout de la route
et le sommeil des hommes couchés
sur les lits cadavres
qui croient de faire tourner la terre.
En dehors des chambres les rues envahies
par des vagues d’ombres essoufflées
où se cachent-ils?

Si la mer se précipite sur les quais du port,
les rues sont inondées et les hommes
fuient dans les couloirs de l’hôtel
ils ne cherchent pas l’avenir incertain
qui les a poussés ici mais la chaleur du lit
de la lampe des rideaux qui aveuglent les fenêtres.
Ils prient dans la peur:
«Seigneur, sauve-nous de la fureur de cette mer».

Mais l’eau trouble monte
et envahit les chambres, fait fondre les murs
comme une brume bleue dans une forêt d’hiver.
Maintenant, ils voient au-delà de l’immense fenêtre
qui monte entre eux et la mort
le grand marais des eaux maintenant calme.
Les poissons retournent dans leurs nids d’algues
s’entassent et ouvrent
leur essaim d’yeux.

Les hommes oublieux de leur prière
s’enferment chacun dans sa propre chambre.

Dans les couloirs de l’hôtel
les sanglots du coucou roulent
comme des rubis de la bouche
d’une profonde cavité marine.

L’hôtel a également émergé des entrailles de la mer
les lits cadavres étendus au soleil.

Hotel

The cuckoo’s cry spreads and fades into the night.
His sobs invaded the rooms by the hour
of the hotel that shines
like Noah’s Ark at the end of the road
and the sleep of men lying down
on the beds corpses
who believe they are turning the earth.
Outside the rooms the streets invaded
by waves of breathless shadows
where are they hiding?

If the sea rushes against the docks,
the streets are flooded and the men
they flee along the corridors of the hotel
they do not seek the uncertain future
that drove them here but the warmth of the bed
of the lamp of the curtains that blind the windows.
They pray in fear:
“God save us from the fury of this sea”.

But the cloudy water rises
and invades the rooms, melts the walls
like blue mist in a winter forest.
Now they see beyond the huge window
that rises between them and death
the great swamp of waters now quiet.
The fish return to their algae nests
they crowd and open
their swarm of eyes.

Men forget their prayers
each lock themselves in their own room.

Along the corridors of the hotel they roll
the sobs of the cuckoo
like rubies from the mouth
of a deep sea cavity.

The hotel also emerged from the bowels of the sea
the corpse beds lying in the sun.

Hotel

El grito del cuco se extiende y se desvanece en la noche.
Sus sollozos invadieron las habitaciones por horas
del hotel que brilla
como el arca de Noé al final del camino
y el sueño de los hombres acostados
en las camas cadáveres
que creen que están girando la tierra.
Fuera de las habitaciones las calles invadidas
por olas de sombras sin aliento
¿dónde se esconden?

Si el mar se precipita sobre los muelles,
las calles se inundan y los hombres
huyen por los pasillos del hotel
no buscan el futuro incierto
que los trajo hasta aquí pero el calor de la cama
de la lámpara de las cortinas que ciegan las ventanas.
Rezan con miedo:
“Dios, sálvanos de la furia de este mar”.

Pero el agua turbia sube
e invade las habitaciones, derrite las paredes
como niebla azul en un bosque de invierno.
Ahora ven más allá de la ventana enorme
que se levanta entre ellos y la muerte
el gran pantano de aguas ahora en calma.
Los peces regresan a sus nidos de algas.
se amontonan y abren
su enjambre de ojos.

Los hombres olvidan su oración
cada uno cierra en su propia habitación.

Por los pasillos del hotel ruedan
los sollozos del cuco
como rubíes de boca
de una profunda cavidad marina.

El hotel también emergió de las entrañas del mar
las camas cadáveres tendidos al sol.

Louise Glück , Paesaggio natìo / 8

Stai calpestando tuo padre, disse mia madre,
e infatti mi trovavo esattamente al centro
di un letto d’erba, falciata così ordinatamente che avrebbe potuto essere
la tomba di mio padre, anche se nessuna lapide lo diceva.

Stai calpestando tuo padre, ripeté,
più forte questa volta, che cominciò a suonarmi strano,
perché pure lei era morta; anche il dottore lo aveva ammesso.

Mi sono spostata leggermente di lato, dove
mio padre finì e mia madre iniziò.

Il cimitero era silenzioso. Il vento soffiava tra gli alberi;
Potevo sentire, molto debolmente, scoppi di pianto a parecchie file di distanza,
e oltre a questo, un cane che si lamentava.

Alla fine questi suoni si attenuarono. Mi è passato per la mente
che non avevo memoria di essere stata portata qui,
a quello che ora sembrava un cimitero, anche se avrebbe potuto essere
un cimitero soltanto nella mia mente; forse era un parco, o se non un parco,
un giardino o pergola, profumata, me ne resi conto ora dal profumo di rose –
douceur de vivre che riempie l’aria, la dolcezza di vivere,
come dice il proverbio. Ad un certo punto,

mi è venuto in mente che ero sola.
Dove erano finiti gli altri
i miei cugini e mia sorella, Caitlin e Abigail?

Ormai la luce stava svanendo. Dov’era l’auto
in attesa di portarci a casa?

Allora ho iniziato a cercare qualche alternativa. ho sentito
che cresceva in me un’impazienza, vicina, direi, all’ansia.
Alla fine, in lontananza, ho scorto un trenino,
si fermò, sembrava, dietro un fogliame, il conduttore,
appoggiato allo stipite di una porta, fumando una sigaretta.

Non dimenticarmi, ho gridato, correndo adesso
su molte trame, molte madri e padri –
Non dimenticarmi, ho gridato, quando finalmente l’ho raggiunto.
Signora, disse, indicando i binari,
sicuramente si rende conto che questa è la fine, le tracce non vanno oltre.
Le sue parole erano dure, eppure i suoi occhi erano gentili;
questo mi ha incoraggiata a insistere sulle mie ragioni.
Ma tornano indietro, ho detto, e ho osservato
la loro solidità, come se avessero numerosi ritorni davanti a loro.

Sappia, ha detto, che il nostro lavoro è difficile: ci confrontiamo
con molto dolore e delusione.
Mi guardò con crescente franchezza.
Una volta ero come lei, aggiunse, innamorato della confusione.

Ora ho parlato come a un vecchio amico:
E tu, ho detto, visto che era libero di andarsene,
non hai voglia di tornare a casa,
rivedere la città?

Questa è casa mia, ha detto.
La città — la città è dove scompaio.

Grazie, di Giuliana Sanvitale

Giuliana Sanvitale, autrice della recensione al mio libro “Donne sole” pubblicata QUI, ha letto i commenti di apprezzamento che alcuni di voi le hanno rivolto e ha espresso il desiderio di ringraziarvi.

Lo faccio molto ben volentieri!

Chi volesse più informazioni su di lei e sulle sue opere (come qualcuno ha chiesto), potrà consultare il sito della Casa Editrice dove troverà tutto ciò che riguarda questa brava autrice e poetessa.

Vale davvero conoscerla!!

Ecco comunque le principali informazioni: biografia, opere pubblicate, commenti critici.

GIULIANA SANVITALE, di Giulianova, laureata in Lettere presso l’Università di Urbino con una tesi su Salvatore Di Giacomo e la poesia napoletana, sotto il rettorato del Magnifico Rettore Carlo Bo, ha insegnato per un quarantennio presso vari ordini di scuole. Si è cimentata nella stesura di recensioni, prefazioni a raccolte poetiche, relazioni, ha tenuto brevi conferenze e curato Laboratori di Poesia nelle scuole e corsi di aggiornamento sull’ Ermeneutica. Un suo adattamento dell’Epistolario di Leopardi è agli atti presso il Centro Nazionale di Studi Leopardiano di Recanati.
Ha vinto, a livello nazionale ed internazionale, 20 primi premi, sia per la poesia che per la narrativa, numerosi secondi e terzi premi, medaglie d’oro, d’argento, medaglia del Presidente della Repubblica, premi speciali della giuria, menzioni d’onore. Ha preso parte a convegni sulla Poesia (Università Montaliana) presso la Camera dei Deputati, letture pubbliche dei suoi libri ed è spesso citata e intervistata su riviste culturali ed antologie. Ricordiamo le interviste di Simone Gambacorta (premio Flaiano per la critica) su la “Città”, Di Walter De Berardinis in “Scrittori Abruzzesi”, di Adriana Paola Di Giulio per “Notizie donna”, di Carina Spurio in “Oubliette Magazine”, dei critici letterari Ferruccio Gemmellaro e Leonardo Vecchiotti su “La Copertina”, di Marirosa Barbieri in “Evento Abruzzo”. Sue opere sono inserite in numerose Antologie e Riviste letterarie fra le più prestigiose d’Italia.
Ha pubblicato le sillogi poetiche
“E le donne…” premio D’Annunzio 2002, (ristampa nel 2008); 4° premio internazionale nel 2011 a Teramo.
“Acquaria” 2° premio Poesia & Rete di Trapani, 2°premio internazionale Recchiuti di Teramo, 2006
“Frammenti e Aforismi” 1° premio “Il suono del silenzio” Como, 2004 (ristampa nel 2013)
Nel 2004 ha editato il romanzo autobiografico
“ I cibi della memoria” , finalista a Massa Carrara e a Basilea, presentato in alcune scuole. Presentato alla Rocca di Fontanellato.
Nel gennaio 2008 ha pubblicato il libro di poesie
“ Treno in corsa – Treno in sosta” per la casa editrice Andromeda, 1°premio internazionale “ G. Recchiuti” Teramo 2009, 4° premio internazionale Basilea.
Nel dicembre 2009 ha editato presso la casa editrice Ricerche & Redazioni il romanzo
“Angeli”, il cui nucleo iniziale nel 2005 aveva vinto il 3°premio internazionale di Basilea. Nel 2010 l’intero romanzo ha vinto il 1° premio internazionale di Basilea.
“Schegge di vita”, raccolta di racconti brevi presso l’editrice Duende nel maggio 2011.
“Rosa”, romanzo presso Duende ed. marzo 2012. Dopo appena 4 mesi è stata fatta una ristampa. Nel 2013 il romanzo è risultato vincitore del 2° posto al Premio internazionale di Basilea
“Oltre le nuvole”, romanzo presso Duende ed. aprile 2013, 2° premio internazionale di Lecce, 2014.
“Tesse Penelope parole”, raccolta poetica, presso Duende ed. gennaio 2014. Ristampa nel 2016. 3°posto al Premio int. Lecce.
“America e altri racconti”, raccolta di racconti presso Duende ed.gennaio 2015
“ Come naufrago” prose e poesie presso Duende ed. giugno 2016. 3° premio Parma poesia
“ Più in là l’approdo” raccolta poetica presso Duende ed. giugno 2018 1° premio int. Lecce 2019
“ Ucciderti non è crudele” dedicato al ricordo di Monia 2020
“ Diaspro e melograno” poesie ed. Duende 2020
Nel maggio 2007 ha ricevuto il
“Premio Donna città di Teramo” per la Letteratura e la Poesia ed è stata definita “una delle più interessanti espressioni della cultura contemporanea abruzzese.”
A gennaio 2008 ha vinto il primo premio nel concorso letterario ”Racconti delle donne abruzzesi” alla Regione col racconto “L’Assenza”.
E’ inserita nell’Antologia MediaLibro dell’Albo degli scrittori, fa parte dei “Poeti on line”, ha un sito Internet in Poeti e Poesia e in Literary Atlante letterario Italiano ed ha ricevuto la nomina di
“Socio Onorario dall’Associazione degli Scrittori Italiani.”
Dal 2004 al 2015 ha insegnato presso l’Università della terza età e del tempo libero di Giulianova, dove ha tenuto anche Laboratori di Poesia e Scrittura creativa.
Nel 2018 ha ricevuto un Premio speciale alla Cultura a Parma.
Nel 2019 sempre a Parma il suo libro di poesia “Come naufrago” è stato premiato al 3° posto
Nel 2011 è stata scelta da Elio Pecora per essere inserita in una Antologia fra i più prestigiosi poeti italiani. Di nuovo nel 2013 è stata inserita da Elio Pecora in un’antologia in cui le sono state riservate 7 pagine.
Ha preso parte al Festival della Letteratura di Giulianova e, dal 2013, è Presidente di giuria nel concorso poetico in memoria di Gaetano D’ Annuntiis.
È stata premiata dalle Poste italiane nel concorso “Una penna in rosa” ed è stata scelta tra le 8 donne eccellenti (L’orgoglio delle donne) della provincia di Teramo.


SINOSSI DELLE PUBBLICAZIONI E COMMENTI DELLA CRITICA

E le donne… 2001 Poesie Premio D’Annunzio, 4° premio Teramo
Raccoglie i primi tentativi poetici (dai 12 anni) fino al grido di protesta degli anni della maturità.
Acquaria 2003 Poesie 2° premio internazionale Trapano
2° premio int. Teramo
Sono poesie intimistiche che posano le basi su Acqua Aria Terra

Frammenti e Aforismi 2003 1° premio Como
I cibi della memoria 2004 romanzo storico autobiografico adottato in alcune scuole
Attorno al ricordo di alcuni cibi, una bambina ripercorre la storia personale della sua famiglia nella Storia generale degli anni della 2° guerra mondiale. il romanzo si avvale di alcune foto e di ricette della sua mamma.
Treno in corsa- Treno in sosta 2008 Poesie 1° premio int. Teramo, 4° premio int. Basilea
Metafora del Tempo che passa portandosi dietro affetti memorie dolori. A volte si ferma alle stazioni e ti permette di guardarti attorno e dentro e capire che la vita continua
Angeli 2009 romanzo storico autobiografico 1° premio int. Basilea
In un certo senso può considerarsi la seconda parte de I cibi della memoria. Questa volta la narratrice è una donna matura che impiega 10 anni per scoprire le verità ancora nascoste, ricostruire la storia di suo padre, scoprirne finalmente la tomba e dinanzi ad essa implorarne il perdono per averlo giudicato. Ế il libro più sofferto che mi ha donato di nuovo il sorriso e la pace.
Schegge di vita 2011 racconti brevi
Sono 33 racconti brevi, di poche pagine, spesso già premiati o raccolti in antologie prestigiose, che a volte vestono l’abito della fiaba, spaziano in vari campi di attualità e racchiudono con ironia o amarezza momenti di riflessioni.
Rosa romanzo 2012, ristampa dopo solo 3 mesi. 2° premio int. Basilea
Ế la storia di una donna. A una prima lettura appare unicamente una storia d’amore. In realtà è lo studio della donna centro meridionale nella società, nato più che dalla fantasia, dall’osservazione della realtà.
Oltre le nuvole 2013 romanzo
Di nuovo lo scavo interiore delle donne, il loro essere amiche e solidali anche in momenti dolorosi e difficili. Il libro vuole anche evidenziare come la cultura è sempre una carta vincente di cui servirsi per affrontare la Vita.
Tesse Penelope parole 2014 Poesie
Sono 87 poesie, molte delle quali già premiate , raccolte in volume secondo alcuni temi: l’importanza della parola, l’amore, i luoghi del cuore, i luoghi della mente, i canti per alcune città particolarmente care ecc
Potrebbe essere definita una autobiografia in versi.
America e altri racconti 2015
Raccolta di racconti già premiati in vari concorsi.
Come naufrago 2016 Poesia

Cosa dicono di lei
La sua poesia è stata definita “di grande tensione lirica… la macerazione stilistica e la lavorazione delle immagini sono tali che uscendo da una dimensione privata, si rivolgono ad un pubblico assai vasto…” ( prof. Trequattrini)
Il linguaggio è stato denominato in più occasioni ”alto e vibrante che procede in “crescendo”, senza cadere mai nel pathos”( motivazione della giuria di Campi Bisenzio)
Ancora “linguaggio elegante con un immaginario forte e ritmico che snoda il concetto della spiritualità della materia con nitida lucidità”(motivazione della giuria di Mugnano del Cardinale)
“partendo dalla quotidianità delle esperienze che la circondano, la sua voce diviene corale, abbraccia vite diverse, lontane dalla propria realtà, “valica i confini del tempo e dello spazio e si fa canto”(Antonia della Loggia)

“in Giuliana Sanvitale il dolore inteso come esperienza collettiva, il sentimento del tempo rappresentato nel bisogno della parola in forma d’immagine e la purezza raffigurante perle di natura vivente, contribuiscono infinitamente alla classificazione poetica”(A.Lera)
“i versi rivelano perfezione stilistica e sentimento descrittivo espresso in immagini che l’autrice proietta sul lettore con levità e dolcezza. Quasi un dipinto antico che ispira colori sfumati ma vivi, immensità di luci, di suoni in un “canto” che ci inonda tutti”( Prof. L.Russo – concorso Elena Sprecacenere).
“le poesie di Giuliana Sanvitale compongono un quadro eseguito di getto, un disegno di versi plastici e levigati in un “corpus” lirico perfetto, dai toni caldi e veristi, in una tensione accesa che scaglia quasi il divino dentro l’umano, quando la lucida malinconia non sortisce capitolazioni, ma continue verifiche dell’essere, dell’amare” (Antonio Lera)
“poesia solare, fatta di immagini piene e vibranti, apparentemente facile ma incondizionatamente chiara ed autentica” (Antonio Lera)
“ la poesia è riuscita ad esprimere con sapienza stilistica e senso del ritmo poetico…” (La Rinascita di Piediluco presidente A.M. Bartolucci)
“ogni verso di Giuliana Sanvitale brilla di luce propria…”
“ la poesia di Giuliana Sanvitale è doviziosa di inarcature e polimetri, una ricerca di spontaneità che la rende di valore, il corretto abito tecnicistico che l’autrice fa indossare ad una messaggistica d’immediatezza, dove le configurazioni retoriche, la storia scorrono lungo un logismo di singolarità…” (F.Gemmellaro, poeta, scrittore, critico d’arte)
“Giuliana Sanvitale, poetessa di vigoroso impegno assai nota ed apprezzata anche sul versante narrativo, nella densa raccolta Treno in corsa – Treno in sosta, non solo esplicita e riassume congruamente i tratti del suo autonomo codice espressivo (di cui sono cifra caratterizzante la sintassi dall’ampio giro, i ritmi persuasivi, il tornito fluire delle immagini e la vibrante musicalità del verso), ma….
…quindi una poesia, quella di Giuliana Sanvitale, che, nelle sue vigorose marcature emozionali, è certo evocazione, introspezione ed adesione affettiva, ma è soprattutto testimonianza di scavo e di riflessione, la non disattesa ed intima necessità di superare i rifrangimenti e le occlusioni della storia (personale o collettiva) che ratifica, direi in maniera esemplare, la coesione tra letteratura ed esistenza” (Sandro Galantini)
“…Per Giuliana Sanvitale scrivere versi significa misurare la realtà pesando la vita sul palmo della mano: e, che la carezzi o la scagli lontano con rabbia, la vita resta sempre e comunque la materia prima intorno alla quale la poetessa giuliese installa il proprio laboratorio…
…il suo non si limita ad essere un semplice insieme di versi ( sia pure strutturati e sorvegliati alla luce di una tecnica collaudata), ma riesce a farsi voce, timbro, tonalità sentimentale con cui perquisire gli snodi salienti di un’esperienza di vita messa sotto torchio e osservata con sincerità disarmata e al tempo stesso pugnace…
alla Sanvitale appartiene anche un nitore espressivo che rende la sua scrittura cristallina, una superficie lucidata dove una sensibilità prensile e porosa ….”
(SimoneGambacorta)

“…Di immediato impatto emotivo, le liriche rivelano perfezione nelle tecniche poetiche e profondi significati, attraverso lo scorrere delle immagini colorate e luminose, suggerite dalle emozioni dell’autrice”(la giuria del Premio internazionale“Recchiuti” Teramo)
“…L’incendio vitale della Parola, del suo senso delle cose della vita cresce misurato fino ad uno sguardo reale sul mondo da esso drammaticamente riscattato” (M.P.De Martino)
“… La lirica ha una tensione interna e un incedere così sottile e solenne, da rappresentare, a nostro avviso, un esempio altissimo di come la parola, se congiunta a uno sguardo che raccorda sentimenti e sobrietà, possa acquisire un pathos segreto e pervasivo che la rende capace di parlare a tutti, di trasportare, di avvolgere chi legge con la garza di un vissuto che ha sapore di universalità”.(Simone Gambacorta)
“…Della Sanvitale la critica ha lodato ”l’immaginario forte e ritmico”, “la voce corale”, “ il raccordo tra sentimento e sobrietà”, “la lucida malinconia”, “il sapore di universalità”, “la sincerità disarmata e al tempo stesso pugnace”, e molto ancora. Con la scelta e la combinazione delle parole, enjemblements, polimetri, propri di una lunga consuetudine con le tecniche poetiche, la Sanvitale rafforza sapientemente la capacità comunicativa del messaggio, gli conferisce un impatto emozionale, una polivalenza metamorfica di significati: è questo il plusvalore semantico proprio della poesia autentica.
Giuliana Sanvitale sceglie e combina le parole in modo da esaltarne l’intimo valore, sperimenta e propone, smonta e rimonta il linguaggio nei modi più vari: esprime così la sua riscoperta della realtà del mondo, della natura, della nostra stessa umanità.
Nelle sue liriche la sintesi stilistica, la pregnanza dei termini, la capacità di concentrare in poche parole l’essenza di un pensiero, il plusvalore del testo ottenuto attraverso le metafore, le ellissi, le metonimie, le analogie, le corrispondenze si animano di profonda passione umana e civile.
Con ritmi lenti o serrati, musicali o duri, la Sanvitale canta un mondo pienamente umano, nel quale non vale il successo materiale o il denaro, ma la fedeltà ai valori dello spirito: poesia sacra di un cuore che “batte al ritmo dei cuori del mondo”.
( Aida Stoppa in Giuliana Sanvitale La forza della parola )

Donne sole – recensione di Giuliana Sanvitale

Giuliana Sanvitale, autrice di romanzi e di sillogi poetiche più volte premiate, poetessa di immagini, di colori, di sentimenti, di gioia mai sconfitta, di speranze luccicanti anche in un cielo nero, forse più brillanti quando più è oscuro il cielo, ha voluto esprimere il suo pensiero sulla mia poetica dopo aver letto la mia raccolta di poesie “Donne sole”.
Qualunque mia considerazione su quanto da lei scritto, non potrebbe essere che di affettuosa gratitudine.

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È il ritratto di un universo infinito quello costruito, parola su parola, suono su suono, immagine su immagine, da Marcello Comitini, poeta catanese capace di trasformare la realtà quotidiana in sogno, l’illusione in disillusione.
Riferendomi ai suoi versi ho spesso parlato di dualismo per la concisione stilistica e la profondità semantica.
È come trovarsi dinanzi a un baratro, a un abisso che ti porta a scavare nel più profondo dell’animo e al contempo ti senti una figura aerea, eterea che ti spinge a sfiorare le nuvole e a salire su su “a riveder le stelle”.
Realtà e sogno intrecciati, plasmati da quel potente collant che è la metafora, che in Comitini raggiunge sfere altissime perché si trascina dietro secoli di storia e di cultura: fenici, greci, arabi, normanni, spagnoli amalgamati dal calore dell’Etna, dall’azzurro del mare, dal bianco delle case, dall’afrore dei fiori.
E questi elementi si fondono a formare la base su cui si eleva la sua poesia, l’humus in cui affondano le radici i suoi versi che, nella loro modernità, abbracciano la grandezza di Baudelaire, Rimbaud, Pessoa, Prévert.
Poesia universale, potremmo dire, che tuttavia si pregia della propria originalità, di un personale disincanto.
E musica e colore entrano prepotenti fra i versi, ne esaltano la liricità, ne rimarcano le origini e il dispiegarsi.
Una forte carica erotica, mai banale bensì elegante e misurata, serpeggia e sostiene a volte il costrutto.
Uso questo termine perché la poesia del Nostro non nasce “per caso”, ma si avvale di tecnica e strutture, di conoscenza approfondita dei “padri fondatori” e di un incessante “labor limae”.
Poeta di non facile lettura ho asserito altre volte, ma Poeta, nella sua grandezza e nella sua unicità, nella resa di sentimenti ed emozioni, visioni e realtà che non possono che lasciarti estasiata dinanzi alla riflessione di quanto possa essere o diventare “bella” la realtà se a presentarcela con i suoi versi è un vero Poeta.

Giuliana Sanvitale

Louise Glück , Visitatori dall’estero (7)

1.
Qualche tempo dopo che ero entrata
in quel periodo della vita quando
le persone preferiscono alludere agli altri
ma non a se stessi, nel cuore della notte
il telefono squillò. Suonò e squillò
come se il mondo avesse bisogno di me,
sebbene in realtà fosse il contrario.

Rimasi a letto, cercando di analizzare
il suono. Esso aveva
la tenacia di mia madre e di mio padre
l’imbarazzo doloroso.

Quando l’ho preso, la linea era morta.
O il telefono funzionava e il chiamante era morto?
O non era il telefono, ma forse la porta?

2.
Mia madre e mio padre stavano al freddo
sui gradini di fuori. Mia madre fissava me,
una figlia, una compagna.
Non pensi mai a noi, ha detto.

Leggiamo i tuoi libri quando raggiungono il paradiso.
Quasi non si parla più di noi, quasi non si parla di tua sorella.
E hanno indicato mia sorella morta, una completa sconosciuta,
strettamente avvolta tra braccia di mia madre.

Ma per noi, ha detto, tu non esisteresti.
E tua sorella – hai l’anima di tua sorella.
Dopo di che sono scomparsi, come missionari Mormoni.

3.
La strada era di nuovo bianca,
tutti i cespugli coperti di neve pesante
e gli alberi scintillanti, ricoperti di ghiaccio.

Giacevo al buio, aspettando che la notte finisse.
Sembrava la notte più lunga che avessi mai conosciuto,
più a lungo della notte in cui sono nata.

Scrivo di te tutto il tempo, ho detto ad alta voce.
Ogni volta che dico “io”, si riferisce a te.

4.
Fuori la strada era silenziosa.
Il ricevitore giaceva di fianco tra le lenzuola aggrovigliate;
il suo pulsare stizzoso era cessato alcune ore prima.

L’ho lasciato com’era
il suo lungo cavo scivolava sotto i mobili.

Ho visto cadere la neve
non tanto per coprire le cose
ma per farli apparire più grandi di quanto fossero.

Chi chiamerebbe nel cuore della notte?
L’infelicità chiama, la disperazione chiama.
La gioia sta dormendo come una bambina.

Un forte silenzio di Louise Glück / 6

DigitalArt di Marcello Comitini


Lascia che ti dica una cosa, disse la vecchia.
Eravamo seduti, una di fronte all’altra,
nel parco di . . . , città famosa per i suoi giocattoli in legno.

A quel tempo, ero scappata da una triste storia d’amore,
e come una sorta di penitenza o auto-punizione, lavoravo
in una fabbrica, scolpendo a mano minuscoli mani e piedi.

Il parco era la mia consolazione, soprattutto nelle ore tranquille
dopo il tramonto, spesso quando era solitario.
Ma questa sera,
quando sono entrata in quello che si chiamava il Giardino della Contessa,
ho visto che qualcuno mi aveva preceduto. Adesso che ci rifletto
sarei potuta andare oltre, ma avevo
programmato questa destinazione; tutto il giorno avevo pensato ai ciliegi
che furono piantati nella radura, il cui tempo di fioritura era quasi finito.

Ci siamo seduti in silenzio. Il crepuscolo stava calando
e con esso è arrivata una sensazione di chiuso
come nella cabina di un treno.

Quando ero giovane, ha detto,
mi piaceva camminare sul sentiero del giardino al crepuscolo
e se il sentiero era abbastanza lungo avrei visto sorgere la luna.
Questo è stato per me il grande piacere: non il sesso, non il cibo,
non il divertimento mondano.
Preferivo il sorgere della luna e a volte sentivo
nello stesso momento, le note sublimi dell’ensemble finale
delle Nozze di Figaro. Da dove viene la musica?
Non l’ho mai saputo.

Perché è questa la natura dei sentieri del giardino
d’essere circolare, ogni notte, dopo i miei vagabondaggi,
mi ritrovavo davanti alla mia porta di casa a fissarla
a malapena in grado di distinguere, nell’oscurità, la maniglia scintillante.

È stata, ha detto, una grande scoperta, anche se la mia vita reale.

Ma certe notti, ha detto, la luna era appena visibile attraverso le nuvole
e la musica non iniziava mai. Una notte di puro scoraggiamento.
E ancora la notte successiva ci riprovavo, e spesso tutto andava bene.

Non riuscivo a pensare a niente da dire. Questa storia,
così inutile mentre la scrivo,
veniva infatti interrotta a ogni fase con pause simili a trance
e intervalli prolungati, così che a questo punto la notte era iniziata.

Ah la notte capiente, la notte così desiderosa
di suscitare strane percezioni. Ho sentito
che un segreto importante
stava per essere affidato a me, come una torcia che passa
da una mano all’altra in una staffetta.

Le mie sincere scuse, ha detto.
Ti avevo scambiato per uno dei miei amici.
E indicò le statue tra le quali sedevamo,
uomini eroici, donne sante che si sacrificano
tenendo i bambini di granito al seno.
Non modificabili, ha detto, come gli esseri umani.

Ho rinunciato a loro, ha detto.
Ma non ho mai perso il mio gusto per i viaggi circolari.
Correggimi se sbaglio.

Sopra le nostre teste erano iniziati i fiori di ciliegio
a sciogliersi nel cielo notturno, o forse stelle che andavano alla deriva,
andando alla deriva e cadendo a pezzi, e dove atterrati
si sarebbero formati nuovi mondi.

Subito dopo sono tornata nella mia città natale
e mi sono ricongiunta al mio ex amante.
Eppure sempre più spesso la mia mente tornava a quanto accaduto,
studiandolo da tutte le prospettive, ogni anno più intensamente convinta,
nonostante l’assenza di prove, che contenesse qualche segreto.
Alla fine ho concluso che qualunque messaggio potesse esserci
non era contenuto nel discorso – così,
me ne resi conto, mi parlava mia madre,
toni aspri, silenzi che mi mettono in guardia e mi rimproverano –

e mi sembrava non solo di essere tornata dal mio amante
ma di tornare ora al Giardino della Contessa
dove i ciliegi stavano ancora fiorendo
come un pellegrino in cerca di espiazione e perdono,

quindi ho pensato che a un certo punto ci sarebbe stata
una porta con un pomello scintillante,
ma quando sarebbe successo e dove non avevo idea.

(©traduzione di Marcello Comitini)

Trofeo


DigitalArt di Marcello Comitini

In basso alla montagna un bosco.

Si è smarrita una donna
tra parole e aromi
sull’inguine di un uomo.
Il sesso eretto tra le sue mani
mentre l’ira
gli dilania l’anima: l’ha uccisa.

L’ombra che amava
adesso è cenere d’embrione.
L’incubo: farla a pezzi
e il disperato bisogno
di distruggere. Smontarla.

Come la preda il cacciatore.
Trofeo alla parete della stanza
più confortevole del cuore:
il capo senza sangue.

Gli occhi sbarrati brillano.
Nel vetro delle pupille
si specchia la montagna e il bosco
dove il suo corpo giace.

Lui si guarda le mani
strette a pugno come nodi di sangue.

Ride. La risata suona fredda.
Urlo di rabbia.

Rosa d’inverno

Foto di Marcello Comitini

Come una luna che sorge rossa
e luminosa sul lontano sciabordio del mare
sei fiorita adesso
che l’autunno spegne i suoi aromi malinconici,
e sottomette la tristezza dell’uomo
alla fredda stagione dell’inverno.
Ritagliata nell’aria mi porgi
il tuo piccolo pugno di petali
colorati di rosa arricciati
di luci e di ombre,
e lo proietti nell’impalpabile vuoto
della mia esistenza di anni e di vicende
e dei miei pochi pensieri sul nulla.
Sospesa sotto il grigio del cielo
resisti allo scuotere del vento
sul ramo adorno ormai
di foglie gialle che specchiano
la gloria inattesa del sole
dietro le nuvole dell’orizzonte.
Oscilli, ti chiedi tentennando se esisti
se la tua bellezza è frutto di un sogno,
o solo apparenza di mie antiche memorie infantili.
Nasci nel piccolo bocciolo,
un abbraccio di fuoco nel verde morente delle foglie.
Hai compagne accanto? Nessuna.
Ti è vicina soltanto la memoria di quelle
che sfiorirono in piena estate.
Ti giungono intorno impalpabili
ti fanno orgogliosa e mite,
ti chiamano verso il futuro di ombre,
ti mutano ai miei occhi in segnale debole e forte
di vita colma di primavera inattesa
che giungerà lontana quale novissimo preludio
d’ogni mia inimmaginabile avventura.
La pioggia gonfia i petali
li accende in un sogno di bellezza
di luce e di lacrime,
scioglie la tua carne alle carezze
del vento, li lascia cadere tra le mie mani,
piccola e morbida promessa della terra.
Tu inconsapevole trasformerai
la tua esistenza in un umile grumo di morte
simile al bocciolo spento.
Io
porterò sul cuore la tua bellezza
nel freddo dell’inverno
la traghetterò verso lo sfolgorìo
luminoso dell’estate.

Bolle

Piccole bolle d’ossigeno entrano
leggere nelle mie narici
come la luce del mattino
dalla bocca del pesce.
Ha attraversato muto le acque gelide
che solcano il pendio
della montagna al confine di alberi
fioriti di ricordi.
Il loro profumo m’inebria.
Sono il bambino
che mentre sogna di volare
sente scorrere una mano sulle palpebre
e le vene dilatarsi in immagini mai viste.
Gioia e dolore si accendono e si spengono
come lucciole nei miei pensieri.
Mi si apre dinnanzi una campagna
verde e luminosa
come un giorno di primavera.
Nell’erba si annidano
volti irriconoscibili e pietre
che affiorano su cui poggiare
i passi. Ma il piede inciampa e calpesta
un sogno.
L’ossigeno gorgoglia nella bolla e nelle vene.
Gli alberi fioriti di ricordi abbandonano i rami,
si spogliano. Rimane una foglia.
La osservo. È una piccola bolla
che si libra come una farfalla.

Louise Glück , Teoria della memoria (5)

Ardashīr I re dei re iraniani

Molto, molto tempo fa, prima che diventassi un artista tormentata, afflitta dal desiderio ma incapace di formare legami duraturi, molto prima, ero un glorioso sovrano che univa tutto un paese diviso – così mi è stato detto dall’indovina che ha esaminato il palmo della mia mano. Grandi cose, ha detto, sono davanti a te, o forse dietro di te; è difficile esserne sicuri. Eppure, ha aggiunto, qual è la differenza? In questo momento sei una bambina che si tiene per mano con un’indovina. Tutto il resto è ipotesi e sogno.

(© traduzione di Marcello Comitini)