Sospensione dell’alba

Edwars Hopper, Morning in a city


Le finestre dei palazzi all’alba
hanno i colori colmi
d’assenza delle stelle.
Le città non hanno passi
che le calpestano il volto
né voci
che gonfiano le sue vene
non mani
che le imbrattano gli occhi
né ferri
che le trapassano le viscere.
Nelle sue tane di acque e di pietre
dormono cuccioli innamorati
nella sospensione casta dell’alba
e lupi solitari smarriti
nel sonno grigio e muto.
Il vento dei cunicoli
carezza corpi avvinghiati
al calore d’altri corpi
mani che carezzano altre mani
lingue
che s’insinuano tra le labbra
e sui ventri
scorrono le acque dell’amore.
Le rauche felicità delle gole
attutiscono
il clamore del disumano
che assorda
quando sorge il sole.

Danza delle stagioni

Danza delle stagioni

Ogni anno dico addio all’inverno
quando stacco dalla parete
la spina della stufetta
nello spazio segreto del bagno
che ha scaldato le nudità del mio corpo
nel tentativo di ricomporre
nello specchio appannato
le mie identità.

Ogni anno accolgo la primavera
lasciando gli abiti sporchi
mostrando il mio corpo alla Dea
che mi guarda con la coda dell’ occhio
e mani che battono sul tamburo
sempre più vuoto della mia esistenza.

Ogni anno accolgo l’estate
sventolando fazzoletti nell’aria bruciata
come bandiere cui il naufrago affida
la speranza d’essere avvistato
nel mare deserto che risuona di voci lontane
– striduli gabbiani che girano in alto
sui cadaveri degli annegati.

Ogni anno accolgo l’autunno
tingendo di un rosso ombroso i desideri ,
che vedo scivolare ai miei piedi
calpestati da passi ciechi.
Cade anche il mio cuore maturo
come un frutto che nessuno raccoglie.

Ogni anno accolgo l’inverno
con le sue cime innevate di morte.
Mi chiudo in bagno
e ritrovo negli abiti sporchi
il calore della stufetta
che scalda le ossa dei miei pensieri.
Fingo che non siano tristi
anche se leggo sui giornali notizie
di un mondo che afferra se stesso
come un dio che si morde a sangue.

Al caldo del bagno coltivo il mio orto
sfogliando le immagini delle modelle
che annunciano la primavera.
Alle mie spalle sole pioggia vento
inesorabili invitano la morte
a compiere un altro passo
nella danza delle stagioni.

Milonga

Regina dei miei passi, astro che attendi
tra le luci timide nella penombra
fiore che sbocci tra le mie dita di ladro
con il sontuoso stupore di eterno
stelo che si flette al vento dei miei sguardi
e si fa musica con la leggerezza dei mandorli
i tuoi occhi trafiggono
le tue mani mi carezzano
i nostri corpi s’intrecciano senza toccarsi
si amano
nello sfiorarsi al ritmo del tango
che scivola tra le gambe e trasforma in nuvola
il peso dei nostri anni.
Voli nella fantasia della danza
tra le braccia di altri
e a me ritorni
rondine dalle ali bianche
infervorata e sudata
col profumo della tua pelle e labbra di fuoco.
I sogni che ubriacano il cuore
la felicità d’essere leggeri
li condividiamo come su una tavola imbandita di vini inebrianti.
Il tuo corpo volteggia come un gabbiano
sul fiume dei nostri incanti.

Ora che la musica è finita scivoli via.
T’accompagno al tavolo
tra gli amici che attendono i tuoi sorrisi.

Conserverai sul cuore il polline delle mia dita.
Io la leggerezza del tuo corpo sul mio.

Resistenza e Abbandono (Ita – Fr – Eng – Esp)

Bernini, Apollo e Dafne (partic.)

Come un pellegrino
dopo un cammino faticoso
a occhi chiusi
sfiora le piaghe di marmo
nel costato di Cristo
carezzo le tue labbra di sangue.
Tra le mie dita scarnite dal legno
del bastone di eremita
logorato dall’umidore delle caverne
in cui ho vissuto in questi anni
– tu ne soffrivi – sento
scorrere il tuo sangue mescolato al mio
e come un miracolo
il tuo costato contro il mio petto.
Termina il silenzio del mio cuore stanco
e dentro le vene inizia
il fragore del mare quando s’infrange
nel desiderio di penetrare
il languore amoroso della sabbia.
Lungo i dirupi delle scogliere
alte sul tuo ventre di spuma
volteggiano le ali del tuo sorriso
si tuffano nei fiumi delle mie vene.
Ah, come si distendono sulle onde
inarcate del mare
e come repentine s’abbandonano!

Résistance et abandon

Comme un pèlerin,
après un voyage pénible,
qui touche, les yeux fermés,
les blessures de marbre
des côtes du Christ,
je caresse tes lèvres de sang.
Entre mes doigts rongés par le bois
du bâton d’ermite
usé par l’humidité des grottes,
dans lesquelles j’ai vécu ces dernières années
– tu en as souffert – je sens
ton sang se mêler au mien
et comme un miracle
tes côtes contre ma poitrine.
Le silence de mon cœur fatigué se termine
et le rugissement de la mer
commence dans mes veines
quand elle se brise dans le désir de pénétrer
la langueur amoureuse de la plage.
Le long des rochers des falaises hautes
sur ton ventre d’écume,
les ailes de ton sourire voltigent,
plongeant dans les rivières de mes veines.
Ah, comment elles s’étirent sur les vagues
arquées de la mer
et comment elles s’abandonnent soudain!

Resistance and abandon

Like a pilgrim
after a tiring journey,
he touches with his eyes closed
the marble’s sores
in the flank of Christ,
I caress your blood’s lips.
Between my fingers corroded by the wood
of hermit’s stick
marred by the humidity of the caverns
in which I have lived in these years
– you suffered from it – I feel
your blood flow mixed with mine
and like a miracle
your flank against my chest.
The silence of my tired heart ends
and begins inside my veins
the roar of the sea when it breaks
in the desire to penetrate
the loving languor of the sand.
Along the precipices of the cliffs
high on the our belly of foam,
the wings of your smile twirl,
they dive into the rivers of my veins.
Ah, how they stretch out on the arched
waves of the sea
and how they suddenly abandon themselves! 

Resistencia y abandono

Como un peregrino,
después de un viaje extenuante
toca con los ojos cerrados,
las heridas de mármol
del costado de Cristo,
acaricio tus labios de sangre.
Entre mis dedos arruinados por la madera
del palo de ermitaño,
desgastada por la humidad de las cuevas,
en las que he vivido estos años
– sufriste de eso – siento
que tu sangre se mezcla con la mía
y como un milagro
tu costado contra mi pecho.
El silencio de mi corazón cansado termina
y el rugido del mar
comienza dentro de mis venas
cuando se rompe en el deseo de penetrar
la amorosa languidez de la playa.
A lo largo de los riscos de los acantilados en lo alto
del tu vientre de espuma,
las alas de tu sonrisa revolotean
en los ríos de mis venas.
¡Ah, cómo se extienden sobre las olas
arqueadas del mar
y como de repente se abandonan!

Due amici (Ita – Fr – Eng – Esp)

Ai piedi del mio feretro
un giorno non lontano
tra i pianti delle prefiche e i silenzi complici
dirai la verità alla mia faccia
da rabbino silenzioso
alle mie mani di Buddha
dalle dure sentenze morali.
Dirai in libertà la vita è quella ch’io vivo
non l’amara marmellata
con cui hai spalmato i sentimenti
né i ricordi che sventolavi a brandelli
sull’asta della tua memoria
molle come un giunco
nella palude nebbiosa delle tue notti.
L’amore per la vita è mio non il tuo
farcito di parole
come la merenda dello scolaro
invecchiato sui libri ingialliti dal dolore.
I miei veri compagni sono
la solitudine e l’esilio nel passato
tristi amici che mi parlano nelle notti
d’incubi e di sogni mai smarriti.
Cosa pensi adesso che nel buio non hai più parole?

Non potrò rispondere,
le mani di Buddha incrociate sul petto
hanno fermato il mio cuore.

Deux amis

Aux pieds de mon cercueil
un jour pas loin
entre les larmes des pleureuses et les silences complices
tu diras la vérité à mon visage
comme un rabbin silencieux
entre mes mains de Bouddha
et ses jugements moraux sévères.
Tu diras librement que la vie est ce que je vis
pas la confiture amère
avec laquelle tu as propagé les sentiments
ni les souvenirs que vous avez agités en lambeaux
à l’hampe de votre mémoire
doux comme un jonc
dans le marais brumeux de vos nuits.
L’amour de la vie est le mien, pas le tien
bourré de mots
comme la collation de l’écolier
vieilli sur des livres jaunis par la douleur.
Mes vrais compagnons sont
la solitude et l’exil dans le passé
tristes amis qui me parlent les nuits
de cauchemars et de rêves jamais perdus.
Que penses-tu maintenant que dans le noir tu n’as plus de mots?

Je ne pourrai pas répondre,
les mains de Bouddha croisées sur sa poitrine
ils ont arrêté mon cœur.

Two friends

At the feet of my coffin
a day not far away
between the tears of the mourners, and the accomplices silences
you will tell the truth to my face
as a silent rabbi
to my Buddha hands
with his harsh moral sentences.
You will freely say life is what I live
not the bitter jam
with which you smeared the feelings
nor the memories you waved in tatters
on the pole of your memory
soft like a rush
in the misty swamp of your nights.
The love of life is mine, not yours
stuffed with words
like the schoolboy’s snack
aged on books yellowed by pain.
My real companions are
loneliness and exile in the past
sad friends who talk to me on nights
of nightmares and dreams never lost.
What do you think now that in the dark you have no more words?

I won’t be able to answer,
Buddha’s hands crossed on his chest
they stopped my heart.

Dos amigos

A los pies de mi ataúd
un día no muy lejos
entre las lágrimas de las dolientes y los silencios cómplices
me dirás la verdad a mi cara
de rabino silencioso
a mis manos de Buda
de duros juicios morales.
Dirás libremente que la vida es lo que vivo
no la mermelada amarga
con la que manchaste los sentimientos
ni los recuerdos que agitaste en jirones
en l’asta de tu memoria
suave como un junco
en el pantano brumoso de tus noches.
El amor de la vida es mío, no tuyo
relleno de palabras
como la merienda del colegial
envejecido en libros amarillentos por el dolor.
Mis verdaderos compañeros son
soledad y exilio en el pasado
tristes amigos que me hablan de noche
de pesadillas y sueños nunca perdidos.
¿Qué piensas ahora que en la oscuridad no tienes más palabras?

No podré responder,
las manos de Buda cruzadas sobre el pecho.
me detuvieron el corazón.

Amplesso d’amore (lettura di Luigi Maria Corsanico)

Auguste Rodin, L’eterno idolo

È la notte a cullare i nostri desideri. E quando il corpo desiderato è tra le nostre braccia, abbandonato alle carezze d’ amore e ci dona le sue, la notte penetra nel nostro essere e vi affonda le sue radici.
Il lento scivolare della veste, che illumina le nostre visioni e lascia nuda l’amata come un rosa bagnata di rugiada, accompagna i gesti d’amore, fino a quello, profondamente condiviso che unisce i due corpi.
Nulla ormai può separare i due amanti, nulla può far dimenticare loro la magia della notte. Anche la luce dell’alba serberà in loro le tracce della notte.

da qui

https://letturelecturas.home.blog/2020/07/03/marcello-comitini-amplesso-damore/

Amor di cane – Amour de chien – Dog’s love – Amor de perro

Gustave-Courbet-Donna-nuda-con-cane-1861-1862rit
Gustave Courbet, Donna nuda con cane, 1861-1862

Nei tuoi occhi respiro i sapori della vita,
il calore del sole che si nasconde nel tuo seno,
l’argento della luna che ti bacia le ginocchia.
Attendo in silenzio che una tua carezza
faccia trasalire di piacere il mio corpo.
Ti vengo dietro e fiuto nell’aria
l’aroma profumato dei tuoi capelli
dei capezzoli bruni e delle tue mani
che muovono il cielo con le loro dita.
Ti lecco i piedi come due piume tiepide
appena cadute nel nido delle mie mani.
Tu mi sorridi e mi lanci una stella
nella ciotola colma dei miei desideri.

Amour de chien
Dans tes yeux, je respire les saveurs de la vie,
la chaleur du soleil qui se cache dans vos seins,
l’argent de la lune embrassant vos genoux.
J’attends en silence votre caresse
pour que mon corps sursaute de plaisir.
Je viens après vous et flaire dans l’air
l’arôme parfumé de vos cheveux
des mamelons bruns et de vos mains
qui déplacent le ciel avec leurs doigts.
Je lèche vos pieds comme deux plumes tièdes
juste tombé dans le nid de mes mains.
Tu me souris et tu me jettes une étoile
dans le bol plein de mes désirs.

Dog’s love
In your eyes I breathe the flavors of life,
the warmth of the sun that lurks in your breasts,
the silver of the moon kissing your knees.
I wait in silence for your caress
to make my body feel like pleasure.
I come after you and I snuff in the air
the scented aroma of your hair
of brown nipples and your hands
that move the sky with their fingers.
I lyse your feet like two lukewarm feathers
just fallen into the nest of my hands.
You smile at me and throw me a star
in the bowl full of my desires.

Amor de perro
En tus ojos respiro los sabores de la vida,
el calor del sol que acecha en tus pechos,
la plata de la luna besando tus rodillas.
Espero en silencio a que tu carios
haga que mi cuerpo parezca placer
Vengo después de ti y huelo en el aire
el aroma perfumado de tus cabellos,
De los pezones marrones y de tus manos
que mueven el cielo con los dedos.
Yo lamo tus pies como dos plumas tibias
simplemente cayó en el nido de mis manos.
Me sonríes y me lanzas una estrella
en el tazón lleno de mis deseos.

Chiuso – Fermé – Closed – Cerrado

Munito solo del mio Moleskine

Fresche sere d’estate.
Le finestre aperte.
Le luci accese.
La fruttiera colma.
E il tuo capo sulla mia spalla.
Questi sono i momenti più felici della giornata.

Insieme alle prime ore del mattino,
naturalmente. E quegli attimi
subito prima di pranzo.
E il pomeriggio e
le prime ore della sera.
Ma davvero adoro

queste serate estive.
Ancor più, mi sa,
di quegli altri momenti.
Il lavoro quotidiano finito.
E nessuno più che ci disturbi, adesso.
Né mai.

RAYMON CARVER, “Il momento più bello della giornata”, da Orientarsi con le stelle, Minimum Fax

I nemici

Foto di Paul Apal’kin

Con le dita affondate
nelle cavità dello specchio
ho incontrato me stesso
senza cercarmi e senza desiderio
di rivedere il mio nemico d’infanzia.
Ha sussurrato al mio orecchio
dei piaceri non goduti
dei progetti mai finiti
della vita
trascorsa inutilmente.
Con le lacrime agli occhi
ha ricordato la mia forza
seppure cresciuta con fatica
scardinarsi come porta
rugginosa sul passato
quando lo sentivo rinchiuso
nei profondi
dubbi della mia anima.

Con un sorriso amaro
mi ha costretto a confessare
che fuggivo dalle case
in cerca di una casa
che in cerca di me stesso
cercavo un amore.
Mi guardavo intorno
fuggivo dal mio orgoglio
fuggivo la pietà
donando compassione.

Ma sempre alle mie spalle
lo sentivo lagnarsi
col quel suo fiato di capra
del mio lungo belare
d’ansia e d’inquietudine.

Ora mi direi
se m’incontrassi ancora
come ti sei fatto vecchio
e sempre più ubriaco
d’oscuri incanti
nelle notti tristi e di speranze
nei giorni senza fine.

E sempre più spietato
si è fatto il tuo nemico.

Commento di Gabriella Barattia:

Questa poesia senza dubbio susciterà un senso di fastidio nei lettori che vorrebbero che Marcello si uniformasse, nel suo raccontare e raccontarsi, agli schemi più usuali, che vogliono il passato rivissuto con una punta di malinconia o di rimpianto e che bisogna proiettarsi verso il futuro e godere di quello che la vita ci può ancora dare , anche se siamo vecchi, anche se abbiamo cento anni.

Chi ha letto tutte le poesie di Marcello sa che il rimpianto non gli appartiene, il passato ha portato un così grande carico di dolore, di rinunce, di delusioni da non poter desiderare di riviverlo così come è stato.

Nella sua lucida razionalità permeata dal fatalismo, che appartiene al suo retroterra culturale, è ben conscio che tutto il suo vissuto è stato frutto di sue scelte, dolorose spesso, di rinunce ai suoi sogni, ai suoi progetti alle sue speranze . Consiglierei di leggere o rileggere ” Il volo” in “Formule dell’anima” che spiega molto bene la sua vita.

Ciascuno di noi è portatore di una storia e solo chi ne è stato protagonista è in grado di leggerla : c’è chi la legge attraverso lenti rosate, cercando di tralasciare tutto ciò che non gli è piaciuto e chi la legge con spietatezza.

Ecco Marcello la legge senza infingimenti, la guarda come cosa da lasciarsi alle spalle, ma che ha lasciato in lui tracce indelebili. Queste tracce sono il tessuto del suo scrivere, se non ci fosse tutto quel passato, non narrato, ma esperito, non ci sarebbe il Marcello poeta che noi conosciamo e che ci attrae, anche se il leggerlo può provocare dolore. Ci costringe a guardarci dentro, a vedere la nostra vita da un’ altra angolazione.

Per questo la lettura delle sue poesie non riesce a lasciarci indifferenti, suscitando sempre sentimenti: dolore, rabbia, emozione, commozione, rifiuto, perché mettendosi a nudo ci costringe a fare lo stesso. E non sempre ci piace guardarci dentro mentre ci guardiamo negli occhi.

Due parole sulla forma-poesia di Marcello. Lo ascriverei tra i poeti “classici”, non è un innovatore nella forma, non si concede sbavature lessicali o formali, non butta l’esca della novità per attirare il pubblico.

Ma se guardiamo a ciò che in generale è destinato a restare, vediamo che spesso ciò che attira il pubblico perché ha la forma della rivoluzione, in realtà si perde nel tempo e viene abbandonato. Pensiamo ai poeti futuristi, ai poeti barocchi. Guardiamo a cosa è sempre apprezzato: quello che è portatore di valori riconosciuti attraverso le generazioni.

Nella prima fase della sua poesia anche Marcello sperimentava, rompeva gli schemi. Il fatto di aver ripreso a scrivere dopo tanti anni di silenzio gli ha fatto affrontare la poesia con un’altra mentalità e un’altra visione della vita.
La rivolta nella sua poetica è rimasta, non nella forma ma nei contenuti in cui i suoi rapporti con i temi universali ( vita, amore, morte, ) sono affrontati in questa sua ottica che non concede nulla alla superficialità del vivere, ma che vede nella vita un impegno quotidiano di totale consapevolezza.

Videolettura di Luigi Maria Corsanico

L’avete letta ieri, ascotatela oggi dalla voce vibrante di vita dell’amico blogger Luigi Maria Corsanico.

Vous l’avez lu hier. Aujourd’hui vous pouvez l’ecouter de la voix vibrante de vie de l’ami bloggueur Luigi Maria Corsanico.

You read it yesterday. Today you can listen to it from the vibrant voice of life, of the blogger friend Luigi Maria Corsanico.

La leíste ayer. Hoy puedes escucharla desde la vibrante voz de vida de amigo blogger Luigi Maria Corsanico.