La luna in sogno (testo anche in francese e inglese)

Luigi_De_Luca_Saffo

Luigi De Luca, Saffo

Ho dimenticato la finestra aperta per tutta la notte.
Quando stavo per chiudere gli occhi la luna
si è distesa su di me e ho sentito l’argento gelido della sua pelle
e della sua bocca sulla mia. Mi sono addormentato profondamente.
Le sue braccia d’ombra mi stringevano con la tenerezza
di una nuvola e la sua lingua
s’insinuava tra le mie labbra con il sapore freddo della neve.
La luce come quella dei suoi occhi scappa via al grido dell’allodola.
Resta – le dico- non è l’allodola ma l’usignolo. Mentre dormivo
ho sognato e nel sogno ho capito che eri tu.

La lune en rêve
J’ai oublié la fenêtre ouverte toute la nuit.
Quand j’allais fermer les yeux la lune
s’est allongée sur moi et j’ai senti l’argent glacé de sa peau
et sa bouche sur la mienne. Je me suis endormi profondément.
Ses bras d’ombre me serraient avec la tendresse
d’un nuage et sa langue
se glissait entre mes lèvres avec le goût froid de la neige.
La lumière comme celle de ses yeux s’échappe du cri de l’alouette.
Reste – je dis – ce n’est pas l’alouette mais le rossignol. Pendant que je dormais
j’ai rêvé et dans le rêve j’ai réalisé que c’était toi.

The moon in a dream
I forgot the window open all night.
When I was about to close my eyes the moon
lay on top of me and I felt the icy silver of her skin
and his mouth on mine. I fell asleep deeply.
His arms of shadow hugged me with the tenderness
of a cloud and its tongue
it crept between my lips with the cold taste of snow.
The light like that of his eyes runs away the scream of the skylark.
Stay – I say – it is not the skylark but the nightingale. While I was sleeping
I dreamed and in the dream I realized it was you.

Annunci

omaggio di un poeta alla mia città che non deve arrendersi GENOVA

Disegni & Ritratti

Poesia di Marcello Comitini
Tiratela via dal cuore di Genova
questa lama che ha straziato le vite
di uomini e di donne che passavano sognando
di volare sopra le case come fossero nidi
da cui spalancare felici le ali.
Strappatelo via dalle pupille di Genova
l’ artiglio acuminato che ha lacerato le arterie
e ha lasciato intorno le case
cieche e deserte come un cuore privo di vita.
Le ferite ancora aperte sanguinano
e minacciano  altra morte
sotto il crollo dei pugni d ’acciaio e cemento.
Allargate le braccia per cingere il cuore di Genova
in un altro abbraccio che non provochi morte
ma faccia spalancare le finestre
per ammirare la città che risorge con stupore dal mare.
Ciao.
Marcello
il-faro
grazie Marcello

View original post

Nelle vene nelle mani nell’anima (testo anche in francese e inglese)

storno-formation-roma-in-aria

Immagine dal web

Chiuso in una stanza buia sento nelle vene
il sangue della notte e fuori
stormi di passeri che urlano
senza sapere più dove posarsi
in quali nidi rifugiarsi dove deporre
i loro fardelli colmi di vita.

Rimango come le stelle senza luce
prigioniero di sogni e d’illusioni.

Credo ancora di volare
di sperare che non sempre la vita sia un deserto
il cielo una notte di rovina.

Eppure mi dolgono le braccia
le mani e la mia anima con cui cerco di allontanarmi
da questa stanza piena d’ombre.

 

Dans les veines dans les mains dans l’âme

Fermé dans une pièce sombre je sens dans mes veines
le sang de la nuit et en dehors
des volées de moineaux qui crient
sans savoir où se poser
dans quel nid se réfugier où déposer
leurs fardeaux pleins de vie.

Je reste comme les étoiles sans lumière
prisonnier de rêves et d’illusions.
Je crois voler encore
espérer que la vie n’est pas toujours un désert
le ciel une nuit de ruine.
Pourtant j’ ai du mal à mes bras
à mes mains et à mon âme avec lesquels j’essaie de m’éloigner
de cette chambre pleine d’ombres.

 

In the veins, in the hands in the soul

Closed in a dark room I feel in my veins
the blood of the night and outside.
flocks of sparrows screaming
without knowing where to land
in which nest to take refuge where to deposit
their burdens full of life.
I stay like the stars without light
prisoner of dreams and illusions.
I still think I fly
hope that life is not always a desert
the sky a night of ruin.
Yet I have trouble with my arms
my hands and my soul with which I try to get away
from this room full of shadows.

Credere nell’amore (Croire en l’amour)

Salvator Dalì the-great-masturbator pic

Salvator Dalì, The great masturbator

Io credo in ciò che tocco e vedo con il cervello e con le mani.
Vedo una muraglia che mi sta d’innanzi
contro cui si scaglia la forza indomabile del dubbio.
Una scogliera fessurata nelle cui crepe pendono
ciuffi d’erba morta che si agita nel vento.
Alberi dalle radici immerse nella pietra
costretti a non fruttificare
come danzatori che l’attimo ha bloccato
nel flettere dei corpi come archi tesi al salto
per carpire con i rami al cielo la leggerezza delle stelle.

Illuminata appena dalla luce fievole di barche
che le scorrono ai suoi piedi cariche di sogni.
Traggono con gesti misurati nell’insensato strascico
di non lasciare nulla al caso
le reti colme un po’ d’azzurro-mare,
un po’ di sabbia e alghe
e un po’ del calore della terra misto a foglie morte.

In alto accanto agli alberi ridono come dee innalzate sugli altari
le donne dalle guance gonfie
che agli incroci hanno implorato la pietà
di non essere lapidate con sguardi e desideri
come gocce di sperma rapprese sulla pelle.

E gli uomini. Ah, gli uomini! Guardano verso l’orizzonte
con le braccia al cielo con un’andatura necessariamente dura
fingono di non sapere che le donne hanno le guance gonfie
di speranze e d’illusioni, di dolori trapassati dagli aghi della vita.
Dicono che quelle gocce rapprese sulla pelle
non sono cadute dai loro rami.
Ma dicono a ogni donna io sono la vita della tua vita
e posseggo la tua anima e il tuo corpo.

Io dico che alle donne è toccato liberarsi
strappandosi dal cuore i penosi abbandoni,
dimenticare l’amore quando ancora
vorrebbero essere amate.
Intorno c’è la forza silenziosa del mare
con la sua impassibile calma o l’ira con cui percuote
la muraglia che mi sta d’innanzi e l’erba
oscilla come fosse viva. Non esiste amore?

Con le mani nella sabbia e gli occhi agli alberi eterni.

È questo tutto ciò che tocco e vedo con il cervello e con le mani.

 

Croire en l’amour

Je crois en ce que je touche et que je vois avec mon cerveau et mes mains.
Je vois une muraille qui se tient devant moi
contre laquelle la force indomptable du doute se lance.
Une falaise fissurée dans les lézardes duquel ils pendillent
des touffes d’herbe morte agitée par le vent.
Arbres aux racines immergées dans la pierre
obligés de ne pas fructifier
comme danseurs que l’instant a bloqué
dans la flexion des corps comme des arcs bandés pour sauter
pour attraper par les branches au ciel la légèreté des étoiles.

Illuminée à peine par la lumière des bateaux
qui courent à ses pieds, pleins de rêves.
Ils dessinent avec des gestes mesurés dans le chalut insensé
de ne rien laisser au hasard
les filets remplis d’un peu de mer bleue,
un peu du sable et des algues
et une partie de la chaleur de terre mélangée à des feuilles mortes.
En haut à côté des arbres elles rient comme des déesses élevées sur les autels
femmes aux joues gonflées
qu’au carrefour ont imploré la piété
de ne pas être lapidé avec des regards et des désirs
comme des gouttes de sperme sur la peau.
Et les hommes. Ah, les hommes! Ils regardent vers l’horizon
avec les bras vers le ciel par une démarche nécessairement forcée
ils font semblant de ne pas savoir que les femmes ont les joues gonflées
des espoirs et des illusions, des douleurs percées par les aiguilles de la vie.
Ils disent que ces gouttes sur la peau
ne sont pas tombés de ses branches.
Mais ils disent à chaque femme je suis la vie de ta vie
et je possède ton âme et ton corps.
Je dis que les femmes ont dû se libérer
en déchirant du cœur les abandons douloureux,
oublier l’amour quand encore
elles aimeraient être aimés.
Autour il y a la force silencieuse de la mer
avec son calme impassible ou la colère par laquelle il frappe
la muraille qui se dresse devant moi et l’herbe
se balance comme si elle était vivant. Il n’y a pas d’amour?

Avec les mains dans le sable et les yeux sur les arbres éternels.

C’est tout ce que je touche et que je vois avec mon cerveau et mes mains.

 

Il grande silenzio

Il grande silenzio con crocifisso

Tutti insieme entriamo nella cattedrale senza vedere nulla
gli occhi accecati dalla luce fredda della facciata
scolpita in mezzo alla pianura.
Torniamo fuori e da una porta a fianco scopriamo la Certosa
come una piccola città lombarda cinta di mura, portici, colonne,
capitelli intagliati, storie di santi in terracotta, chiostri
illuminati dal bagliore delle acque che si riversano
dagli orli delle vasche.
Sotto i portici udiamo il gracidare secco delle foglie
che mulinano nel vento.

In ogni cella un Crocifisso implora al muro ruvido di calce.

E poi, silenzio.

Negli orti risvegliati dal brusio di passeri fuggiaschi
cogliamo qualche frutto stento.

Ora risuona nell’ampio refettorio il tramestio dei nostri passi
strascicati di turisti.
Sgomenti e affascinati da tanta solitudine
sfiliamo lentamente innanzi ai tavoli ammantati a festa.
I frati hanno messo in mostra
mille vasetti etichettati “Miele di San Giovanni”
“Unguento di Sant’Anna”, dodici “Ceri del Signore”
legati a fascio con un nastro azzurro.

Mi torna alla memoria quel silenzio e il Cristo al muro.

Tutto ho acquistato per risvegliare la mia fede
e farmi perdonare i miei peccati.

Monastero d’ombre, di santi senza nome e di sospiri,
di monaci che negli orti seppellivano la voglia d’esser vivi
sarei vissuto mai tra le sue mura?
Ogni sera avrei atteso
con un saio indosso e un cordone stretto attorno ai fianchi
il battere dei passi lungo i corridoi di una vita
che avanza silenziosa sotto un cielo senza luna?
Avrei pregato ad ogni alba il Cristo
di perdonare i miei peccati che nella notte
intorno al mio giaciglio
hanno versato il miele del piacere?

Monaco in preghiera in fondo al mio silenzio
scavo una nicchia nelle pareti azzurre della cella.
Lei mi attende in sogno. La depongo dolcemente
nella nicchia luminosa, ai suoi piedi accendo
ceri profumati, ammanto i suoi capelli con un velo d’ambra.
Come il serpente schiacciato dal suo piede
le avvolgo il corpo in una tunica di miele.

Mi risveglia il suono opaco di campane
e l’armonia lontana di un canto gregoriano:“Finché non giunge
morte con il capo cinto dalle tenebre ”.(*)

E i baci che le ho dato? Quelli ricevuti e le carezze?
E lo stupore della vita, i palpiti del suo corpo mentre l’abbracciavo?

Non so se è più un tormento o un sogno.

Alle nostre spalle la meraviglia della facciata gelida.
Intorno a me tutti sdraiati al sole. In un brusio di parole sussurrate
reggiamo tra le mani i souvenir come ostensori.

(*)dum veniet tenebris Mors adoperta caput (Albius Tibullus, Elegiae, I, I, 71)

Il festeggiato

Il mio omaggio a Fernando Pessoa, alla sua poetica, al suo amore, ai suoi dubbi, ai suoi tormenti. All’uomo Pessoa, alle storie senza tempo, alle nostre storie personali che si intrecciano con quelle del Poeta e con quelle senza tempo.

A Luigi Maria Corsanico, che ha letto in esclusiva questi versi, esprimo la mia profonda gratitudine per averli resi vivi con la sua voce  – che spesso si intreccia  con quella di Pessoa. È per me un onore che colui che legge le poesie dei più grandi poeti, con un gusto dell’arte, del bello e dell’armonia (gusto davvero difficile da riscontrare in altri) abbia apprezzato questi miei versi e li abbia voluti leggere a voce alta diffondendoli a tutti coloro che amano come lui la bellezza e l’armonia.

In appendice al testo della poesia. ho ritenuto opportuno qualche annotazione a chiarimento dei rimandi contenuti nei versi.

In una bottega di libri usati, manuali per chiromanti
e vecchie carte geografiche
ho acquistato le poesie di Fernando Pessoa.
Un bel volume rilegato in rosso in un’ edizione del ‘67.
Sulla custodia di cartone robusto la foto color seppia
di Fernando in camicia candida e cravatta
con indosso un cappotto, il cappello a falde, gli occhialetti
e lo sguardo perduto alla ricerca di un senso
dentro il turbinare ancora vivo dei suoi dubbi
stupito dalle grida di rivolta della sua anima.
Non appena lo tiro fuori dalla custodia
mi scivola tra le mani
il foglietto pubblicitario che l’editore ha inserito
cinquant’anni prima.
Sul frontespizio del libro c’è annotato a matita
con la grafia lenta e chiara, che solo i morti hanno,
gli auguri della moglie /30.11
col tono amaro di una stanca constatazione
senza anno.
È il festeggiato che ha fermato sulla carta
la memoria del gesto? È rimasto sorpreso
dal regalo di Ophelia? Lei che trascorre
le sue giornate a chiacchierare con le amiche
a cercare un’amante a scavare nel tempo della sua felicità.
E la mattina del compleanno ha lasciato non vista il regalo anonimo
sulla scrivania ancora sgombra del marito
che si chiuderà nel silenzio della stanza a fingere
dolore, il dolore che davvero sente,
a leggere di un poeta che si dice guardador di greggi
come le greggi che sono nei suoi pensieri.
Poi nei suoi pensieri c’è anche Ophelia che lo ucciderà senza saperlo
donandogli la voglia di vivere, togliendogli i dubbi dell’esistenza.
Che triste storia narrano gli auguri al festeggiato.
Dopo questo regalo – ne sono certo – non ci fu più il tempo
di festeggiare altri anniversari. Adesso è qui
sotto i miei occhi sulla mia scrivania tra le mie mani
dentro il mio cuore con le sue grida amare.

 

NOTE

Il 30.11 è la data in cui morì Fernando Pessoa.

La figura della moglie del festeggiato fa eco alla figura della segretaria di Pessoa, Ophélia Queiròz, con la  quale il Poeta ebbe una relazione.

Pessoa di fronte alle insistenze della ragazza interrompe la relazione, Forse perché troppo timido o forse perché ha avuto paura di restare ingabbiato in una situazione di che non gli avrebbe consentito di vivere liberamente.
Il verso “donandogli la voglia di vivere, togliendogli i dubbi dell’esistenza” intende sottolineare proprio i timori del Poeta.

Ricordo

Rondine bn e col

Foto dal web – elaborazione grafica mia

 

Hai posato solo per un attimo
la tua mano sul mio braccio
e mi è parso per un attimo
anche sul mio cuore.
Nella tua stanchezza
e nel mio pensiero
siamo solo ombre.
Nella memoria tutto si è confuso
come rondine che freme
nel cavo della mano.
Scopriamo solo il senso
di ciò che davvero siamo
ombre delle ombre.

 

Insonnia

Ombra sotto i fanali

Mia elaborazione di foto tratta dal web

 

L’ombra cammina silenziosa avanti e indietro.
I suoi passi si attardano nella luce
di piccole lune gialle e malate
sospese a illuminare
l’asfalto della strada deserta.
In mezzo alle case c’è odore di polvere e di auto.
Nessuno la vede.
È un assassino che si guarda alle spalle
o un solitario in attesa di un corpo di donna
che lo consoli con le sue carezze.
In alto il cielo è un rettangolo nero
di tela strappata e mal rattoppata
da grumi di nuvole
e dal filo tagliente dei tetti.
Tutto è confuso tra il sonno e il sogno
tra me e quell’ombra che si guarda alle spalle.
La vedo andare su e giù sotto la luce
delle lune gialle e malate con un coltello
in una mano e nell’altra il mio cuore.