Oltre il vetro

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vetro

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La Giardiniera

LA FINTA GIARDINIERA MOZART

La Giardiniera, da una foto di Laurent Guizard

Alla luce della luna sospesa sul giardino
come una lampadina pallida che illumina
la vastità fiorita di un balcone
offri le spalle nude alla rugiada della notte
e spargi dalle mani l’acqua iridescente degli dei.

Ti smarrisci inquieta tra le onde dei profumi
scruti nella penombra con lo sguardo ansioso
versi in ogni vaso quelle poche gocce
che a mala pena estinguono l’arsura.

Ti parla all’improvviso e non sai da dove
qualcosa d’armoniosamente puro
un odore tiepido di terra o di pioggia.

Cosa ti trattiene? Di cosa smani ancora?
– sussurra nel silenzio la voce che s’infrange
come una preghiera tra estasi e subbuglio –
La tua incertezza spezza l’armonia
del giardino in fiore e della luna bianca.
In te s’innestano oscuramente forti
nel disordine imperioso del dolore
il ramo della vita e le radici di un’antica gioia.
Nel buio non attendono
le poche lacrime di una pietà fugace
e la vita cerca nella luce chiara
l’incanto di corolle profumate,
accese nella notte da rituali eterni
come le stelle che schiudi dai tuoi occhi.

Mentre intorno a te fiorisce il mondo
e la mia voce che t’insegue.

Addio

Jan SaudekHungry For Your Touch, 1971

Jan Saudek, Affamato dei tuoi abbracci, 1971 

Questa giornata ha il vento che dissolve
nel turbinio di sguardi malinconici e di abbracci
i raggi del sole che sin qui hanno scaldato
la sabbia dorata dei nostri corpi insonnoliti.
Decrepita tristezza che scivola sul cuore
assieme alla parola che allontana sulle ali di una rondine
la tenerezza delle carni al tatto e all’occhio.

Resta il sorriso – ghiaccio sulle labbra inebetite –
che accompagna silenzioso la memoria.

Cavalieri d’epoca

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Immagine da wikipedia.org, Corazza

      Sarei voluto essere uno di quei cavalieri del Medioevo, chiusi in una ermetica corazza, che affrontavano la morte certi di vincerla.

     Poi la morte si presentava di fronte, aveva il volto del nemico o la spietata impenetrabilità di una visiera abbassata a proteggerne il viso.

     Partivano a testa alta offrendo il petto consapevoli che la loro vita avesse l’unico scopo di morire per qualcuno o per qualcosa, morire in giovane età senza rimpianti di ciò che non si era mai provato né conosciuto.

    Morire come tutto nella natura muore, senza meditarci sopra, senza recriminazioni e senza paura dell’incognita di un aldilà.

    Noi oggi che riteniamo il Medioevo un’epoca d’ignoranti barbarie, e ci crediamo migliori della natura, più intelligenti e preparati, abbiamo per questo paura non solo della morte ma di tutto ciò che ci circonda di cui non conosciamo a fondo le meccaniche.

    E riempiamo i vuoti della nostra conoscenza (e gli abissi della nostra ignoranza) con i fantasmi di tutto quel che vorremmo possedere. E sono fantasmi d’amore, sono speranze, sono miti che sogneremo sempre e nei quali sempre c’identificheremo..

     Così sin da piccoli ci prepariamo a lottare per amore, per la carriera, per un’esistenza gloriosa, almeno ai nostri occhi. E piangiamo e soffriamo quando si avverano o quando ci assale il timore che li abbiamo perduti per sempre. È questa una  lotta in cui è solo l’avversario ad indossare la corazza contro cui andiamo felicemente o spietatamente a cozzare.

    Più lo scontro sarà improvviso, repentino e veloce, più ci diranno simili ai cavalieri del Medioevo: coraggiosi e spavaldi. E ci piangeranno come degli eroi precocemente rapiti.

Dove sarà Guglielmina?

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foto dal web

Quando mia sorella l’invitò
ed io andai ad aprirle la porta,
entrò il sole, entrarono le stelle,
entrarono due trecce di frumento
e due occhi interminabili.

Avevo quattordici anni
ed ero orgogliosamente misterioso,
magro, chiuso e aggrottato,
funereo e cerimonioso:
vivevo con i ragni,
inumidito dal bosco,
mi conoscevano i coleotteri
e le api tricolori,
dormivo con le pernici
sommerso fra la menta.

Dunque entrò la Guglielmina
con due lampi azzurri
che mi attraversarono i capelli
e m’inchiodarono come spade
contro i muri dell’inverno.
Questo accadde a Temuco.
Là nel sud alla frontiera.

Gli anni sono passati lentamente
calpestando come pachidermi,
latrando come volpi pazze,
sono passati gli anni impuri
incompleti, laceri mortuari,
e andai di nube in nube,
di terra in terra, di ponte in ponte
mentre la pioggia alla frontiera
cadeva con il medesimo vestito.

Il mio cuore ha camminato
con scarpe tutte sue,
ha digerito le spine:
non avevo tregua dove mi trovavo:
dove rimasi mi trattennero,
dove mi uccisero caddi
e sono risorto con freschezza,
e poi e poi e poi e poi
è davvero lungo narrare le cose.

Non ho altro da aggiungere

Venni a vivere in questo mondo.

Dove sarà la Guglielmina?

Pablo Neruda, Stravagario, (traduzione marcello comitini)

Paesaggio invernale

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marcello comitini, Spiaggia d’inverno, graficart

Le rive del mare in inverno
hanno grumi neri di sangue rappreso
tra rami sbiancati dal sale
alghe bruciate e bottiglie
senza messaggi.
Sulla sabbia che guarda l’orizzonte lontano
aleggia quello stesso stupore
che sento nel freddo odore del vento.
Vaga nell’aria il tepore di un canto
che scioglie l’angoscia e guarisce
le antiche ferite del cuore.

Fantasma a forma di federa

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Egon Schiele, Donna seduta con ginocchio piegato,1917

Ieri notte sono stato le federa del tuo cuscino
per sentire il tepore delle tue guance
e dirti piano all’orecchio
amore mio amore mio

Le mie parole sono uscite dalla tua bocca
e sono tornate lentamente nel mio corpo
amore mio amore mio

Ho provato pena per me
e l’ho guardata in silenzio per l’ultima volta

Allora soli molto soli
le labbra hanno cominciato a muoversi
e si è udito un puro cristallino
silenzio

 

Òscar Hahn, Mal d’amore, Raffaelli Editore, 2017 (traduzione Gianni Darconza)

 

Fantasma en forma de funda

Anoche fui la funda de te almohada
para sentir la tibieza de tus mejillas
y decrirte despacio en el oído
amor mío amor mío

Mis palabras salieron por tu boca
y regresaron lentamente a mi cuerpo
amor mío amor mío

Tuve pena de mí
y la miré en silencio por última vez

Entonces solos muy solos
sus labios empezaron a moverse
y se oyó puro cristalino
el silencio

Òscar Hahn, Mal de amor, Ganymedes editore,1980

Il grembiule

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Edward Weston, Tina Modotti, 1921

Dietro il bancone di vetro
anche Lia ha momenti di vita
servendo i ragazzi che gli occhi
li tengono sopra il suo seno
– felice si guarda allo specchio
e quel grembiule vorrebbe bruciarlo.
E la sera c’è sempre qualcuno
che aspetta, le prende la mano
e dice che l’ama. Lia ride
e scopre il suo seno a quei baci.
Ma poi la mattina rimane da sola
in negozio a guardarsi allo specchio.

Un uomo c’è sempre là dentro
che compra – la vede, sorride, le parla
ma al seno non guarda.
Vorrebbe che uscisse con lui
qualche sera di queste
per andare assieme a vedere un bel film
o a cenare in collina.
Lia ride e si guarda allo specchio
e quel grembiule vorrebbe bruciarlo.

Sui colli la sera è più fredda
e le stelle che guardano cieche
non fanno di certo paura
come la gente che passa in città
e si ferma a svestirla con gli occhi.
Lia spera che all’uomo interessi
soltanto il suo seno e lo scopre.

Nuda sull’erba non prova più freddo.

In negozio Lia resta a guardarsi allo specchio
e il suo corpo lo vorrebbe bruciare.

da “Un ubriaco è morto”, Misuraca Editore, 1976