L’addio

treno parterit

Lucidi di pioggia i treni s’allontanano
coprono la distanza con sudari di nebbia
che s’allunga silenziosa
dietro l’ombra incerta dell’ultimo vagone.

Sui marciapiedi dicono addio ai treni
esili cipressi carichi di malinconia,
scuotono lente cime,
chinano i rami intorno al cuore.

E tu, amore, al finestrino.

Il vento scioglie il nero dei tuoi capelli
tremolii di lacrime rigano gli occhi
d’uno sguardo perso e la tua bocca
muove le labbra come ali smorte.

Ci vedremo, ti grido
con lo stridere lamentoso del gabbiano
smarrito nella nebbia.
Ci vedremo, sospiro
con la stanca certezza di un addio.

Lucidi di pioggia i treni
tra sudari di nebbia s’allontanano.
S’allunga silenziosa la distanza
dietro l’ombra incerta
dell’ultimo vagone.

da “Formule dell’anima”, Edizioni Caffè Tergeste, 2001

 

 

"È a voi che parlo" – Benjamin Fondane

Bene ha fatto Luigi, a ricordare un uomo che va al di là degli stereotipi dei massacrati di Auschwitz. Un uomo che i più non conoscono e la cui soppressione è simbolo dell’ attuale stermino oggi in atto della cultura.
Si uccidono uomini di valore, li si dimentica per ricordarsi ciò che tutti ricordano.

Letture/Lecturas

REGISTRAZIONE DEL 23 GENNAIO 2016

Benjamin Fondane
(Jasi, Moldavia, 1898 – Birkenau, Polonia, 1944)

È a voi che parlo
(B. Fondane, Le mal des fantômes, cit., Préface en prose, pp. 151-153)
voce recitante: Luigi Maria Corsanico

Horowitz plays Wagner-Liszt Isolde’s Liebestod.
Menashe Kadishman, Fallen Leaves, in mostra al museo del giudaismo di Berlino.
Gustav Klimt – La morte e la vita (1908, Vienna, collezione privata)

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Benjamin Fondane(14 novembre 1898, Iași, Romania – 2 ottobre 1944, Campo di concentramento di Auschwitz, Oświęcim, Polonia) è un uomo dalle tre anime e dalle tre identità: ebrea, rumena, francese, alle quali corrispondono i suoi tre nomi: Wechsler, Fundoianu,Fondane.
Scrittore, poeta e filosofo, saggista, drammaturgo e cineasta, i suoi scritti sono sofferti tentativi di restituire all’uomo una libertà perduta e una riflessione sul destino dello stesso. Nel 1923 si trasferisce in Francia, dove pubblicaRimbaud le voyou(1933),La Coscience malheureuse(1936),Faux…

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Poesie sul blog

Bancarella-libri
Molti pubblicano sui propri blog versi sciatti, privi di ogni valore poetico, frutto di sfoghi personali (in prevalenza sospiri d’amore, di delusioni amorose o invettive contro la società e il modo di vivere odierno) e senza che in nessuno di essi traspaia un benché minimo sforzo diretto a smussare le asperità delle parole, la grossolanità delle frasi, l’ovvietà delle immagini o del pensiero. Lo fanno perché ritengono che il valore delle poesie sia esclusivamente l’ispirazione, senza riflettere abbastanza se il contenuto risponde a canoni riconosciuti di stile e armonia, che renderebbero i contenuti condivisibili a livello artistico-letterario o almeno che seguano una direttrice ascendente, e comunque in movimento, verso il centro dell’essere umano.

È pur vero che ci sono stati nella storia della poesia autori, che hanno spezzato, con il loro modo di comporre, proprio quei canoni da me appena chiamati in causa.
Ma quanta riflessione e quanto studio hanno preceduto, e poi accompagnato, la loro capacità di stravolgere quei canoni?
E quanti di coloro, che hanno tentato quella strada, sono stati riconosciuti validi poeti? Soltanto coloro che sono riusciti a mantenere, o a ricreare, l’armonico equilibrio tra forma e contenuti, che è la sola condizione in grado di chiamare chi legge al centro di sé stesso, della propria persona e di mostrargli i legami con l’essenza del vivere.

Chiedersi cosa sia la poesia è troppo?

Certamente non è una risposta facile. Ma chi scrive dovrebbe almeno una volta tentare di rispondere. Scoprirebbe che uno degli elementi che compongono il poetare consiste nella ricerca, continua, sofferta, a volte disperata, di uno stile, e che lo stile è composto dalla personalità dello scrivente, dalla sua capacità di oggettivare la fantasia, il sentimento in parole che cantano, individuare e “sentire in sé“ argomenti che costituiscano per lo meno un annuncio dell’accadere di un qualcosa con angoscia o con gioia, lo schiudersi di un segreto d’amore divino o umano, lo sguardo muto dell’uomo che guarda il sole, la terra, la natura, l’essere umano e tutto ciò che sta intorno e dentro di sé come se ne fosse il guardiano, il custode di un segreto da diffondere a coloro che sono distratti o peggio, chiusi entro i propri limiti.

In conseguenza penso che un poeta, se bravo, non pubblica sul web e meno che mai alimenta un blog con le sue poesie.

E allora perché io faccio esattamente quello che questi scadenti fanno?

Mi pongo questa domanda perché mi credo migliore degli altri?
È una domanda a cui non so rispondere. O forse non ho il coraggio di rispondere.

Forse coloro che io giudico scadenti non lo sono? Da cosa si giudica se un poeta è bravo o meno?
Se si dimentica, o s’ignora, quanto detto in precedenza, si è tentati di giudicare dal numero dei like ricevuti.
O dal numero di commenti che i suoi lettori lasciano in calce a ogni sua poesia.
I like (come il “seguire” un blog) lo sappiamo bene si seminano a spaglio per un tacito accordo di do ut des.
E se leggiamo i commenti ci accorgiamo che parecchi si limitano ad affermare il gradimento (mai uno che esprima il contrario, e se lo esprimesse lo farebbe brutalmente, per la carente formazione culturale di lui, lettore, e altrettanto brutalmente sarebbe rimbeccato).
I commenti  più articolati si presentano sostanzialmente come una conferma del pensiero dell’autore attraverso un ampliamento in forma cronachistica di fatti o situazioni personali.

Rari, ma per fortuna esistono, quei commenti che espongono un’opinione personale sul contenuto poetico, sullo stile o semplicemente esprimendo il proprio sentire suscitato dalla lettura.

Se non ci fossero questi lettori la conclusione di questo mio ragionare sarebbe terribile: si pubblicherebbero solo versi orribili e gli autori di essi rimarrebbero nella convinzione di esprimere il bello, senza poter rendersi conto che stanno diffondendo l’ovvietà, il banale, il nulla.

Resta il pericolo che pochi acquistino le raccolte poetiche di un autore che pubblica sul blog.
E comunque il peggio si prospetta per colui che desidera ampliare il numero degli acquirenti, o per dirla in modo più umanamente accettabile, colui che avverte il bisogno di diffondere il più possibile. Si troverebbe di fronte al tremendo dovere di essere costretto ad acquistare il libro di un altro autore che pubblica sul blog ( e di cui ha in orrore i componimenti poetici) per quella consuetudine, evidenziata prima, del do ut des.

In compenso quei pochi lettori che stimano un autore, se lo hanno seguito attentamente, non temono di acquistare a scatola chiusa, perché già ne conoscono il pensiero e il modo di esprimerlo.
Sono lettori sensibili che non vogliono limitarsi ad esistere, ma desiderosi di trovare le parole adatte a dare un nome a sentimenti che altrimenti resterebbero indefinibili, a metà fra il dolore e la gioia, tristezza e felicità, amore e rancore. Ma soprattutto tra il sentimento dell’io individuale e quello di un’io anonimo sperduto tra la folla.

Sono loro che danno alla parola del Poeta il senso dell’immortalità.

 

 

 

Acqua di colonia – Eau de Cologne (FR – ENG)

Questa poesia l’ho pubblicata il 15 aprile 2019

marcellocomitini

Acqua Colonia ex GiòAcqua di colonia

Nella penombra della stanza un profumo stranamente dolce
lieve come un sospiro un lamento di piacere soffocato,
un ansimare di due bocche che si cercano
e un pensiero d’amore sale alle mie labbra.
Non credere mi fa lei sorridendomi
carezzandomi il viso chinandosi a spianare
le pieghe delle lenzuola
è l’odore di un passeggero
un clandestino che sta per scendere mentre la nave
trova rifugio tra le braccia dell’orizzonte.

Eau de Cologne (FR)

Dans la pénombre de la pièce un parfum étrangement doux
léger comme un soupir un gémissement de plaisir étouffé,
un halètement de deux bouches qui se cherchent
et une pensée d’amour monte à mes lèvres.
Ne crois pas, elle me dit en souriant
caressant mon visage, se penchant pour lisser
les plis des draps
c’est l’odeur d’un passager
un sans-papiers sur le point de descendre alors que le navire
trouve refuge dans les bras…

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MARCELLO COMITINI – IL FOLLE

Faccio precedere questo reblog dal commento di Diego Bruschi:

“Bel poeta davvero il Marcello Comitini. Poesia di grande forza espressiva. Dai movimenti del folle, dalla danza enigmatica del suo giorno si passa alla descrizione cromatica, un paesaggio urbano reso assai bene, qui ad esempio la sera della città è resa con efficacia e stile

È la città che vedo,

un affollarsi d’ombre uno sfilare di lucenti bave,

linfa frenetica che scorre nelle strade
e nella notte luccicando appare
ricca di gioie e di piacere,
senza rancori né inquietudini, senza rimorsi e senza colpe.

E poi lo squarcio, dall’oblìo della follia, reso possibile dal freddo della tramontana, e poi la chiusura, il ritorno della follìa, con un accenno nietzschiano, beffardo e potente, alla danza.

L’ottima lettura di Luigi Maria Corsanico, che valorizza, da par suo.”
Ringrazio Luigi della lettura e Diego del commento.

Letture/Lecturas

MARCELLO COMITINI – IL FOLLE
Da: Marcello Comitini
Formule dell’anima, 2011 © Edizioni Caffè Tergeste

da qui: https://marcellocomitini.wordpress.com/2019/12/23/il-folle-ita-fr/

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Max Richter – From The Art of Mirrors

Francisco Goya, Disparate pobre
(1815 – 1819)

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Gesticolo, mi sbraccio quasi danzo
lungo i muri nei viali ombrosi o in pieno sole
fermo in mezzo ai marciapiedi
che la gente percorre come un fiume.
Scruto il signore in giacca e con gli occhiali
rido alla ragazza che mi sfugge impaurita
ghigno ai bambini divertiti
strattonati dalla mamma.
Supplico a un dio che mi risponde
e al cielo e al vuoto.
A squarciagola canto il desiderio, la mia fronte bassa
il cuore rosso lunghe attese i miei rimpianti.
Canto per chi mi ascolta e per chi ne ha paura
per chi cerca l’alba e trova la tempesta.
E a volte taccio.
A volte un sudicio scalino per sedermi e…

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Nelle stanze

 

Rebecca-Litchfield 01

Foto di Rebecca Litchfield

 

Si fonde quietamente il canto all’armonia
di vetri illuminati nel tramonto.
Alle finestre trafitti dalla luce
si disciolgono in lacrime i colori.

Nella casa deserta ancora suona
la voce della tua memoria,
a ogni varco mi attende
da una stanza all’altra sparsa,
pallida luna che riecheggia il nome.

Ora nel buio lentamente incalza
con le deboli note del lamento
poi s’innalza acuta si assottiglia e roca
svanisce come rantolo d’amore.
Nelle stanze ti cerco più col cuore
che con gli occhi ciechi di malinconia.

da “Formule dell’anima”, Edizioni Caffè Tergeste, 2011

MARCELLO COMITINI – CELEBRO LA TUA MORTE, DIO

Un-ubriaco-è-morto-Copertina web

Poesia  dei miei vent’anni “Celebro la tua morte Dio”.
Con la sua voce e la sua musica, Luigi le ridona vita

Marcello Comitini, Un ubriaco è morto, Lorenzo Misuraca Editore, Palermo
riedito  da Edizioni  Caffè Tergeste Roma, 2019

 

Letture/Lecturas

MARCELLO COMITINI
CELEBRO LA TUA MORTE, DIO

da:
Un Ubriaco è morto
Lorenzo Misuraca Editore 1973
disegni di Pia Caruso

Lettura e commento musicale di:
Luigi Maria Corsanico

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Celebro la tua morte , dio
come un negro ubriaco
le cui parole dalla grande bocca
rotolano in lamenti.
Ti sei perduto come nube
e ti sei fatto ragione sentimento inconscio.
Non giova più scrutare tra le stelle
il tuo sguardo, ricercare le leggi
di un dolore inumano.
Sei terra. E ti sei fatto pietra
cemento e asfalto su cui corrono
le macchine potenze e stridono
le ruote in aderenza alle curve mortali.
Celebro la tua morte, dio
come un negro ubriaco che danza
intorno a un fuoco spento.
Il tuo bagliore è morte, paura
di una corsa che non dura in eterno
– l’uomo ha allargato con orgoglio le sue braccia
per ancorarsi al mondo e farne
la speranza.

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FERNANDO PESSOA – PALUDI

Paludi-web

Una lettura dei versi di Pessoa, ancora e come sempre, splendida e coinvolgente, dell’amico Luigi Maria Corsanico , che ringrazio con tutto il cuore per aver fatto precedere questi versi onirici e simbolici, dal mio partecipato commento.

Letture/Lecturas

Fernando Pessoa – Paludi
Pauis (23 marzo 1913)
Traduzione e nota di Marcello Comitini
Poesias. Fernando Pessoa. Lisboa: Ática, 1942
1ª publ. in Renascença. Lisboa: Fev. 1924.

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Dmitri Shostakovich – String Quartet No. 8
Borodin String Quartet

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Come si possono scandagliare sensazioni contraddittorie, a volte anche misteriose come l’uomo di guardia che, rigido nella sua posa, tiene una lancia più alta di lui? Perché più alta? Perché le paludi bramano l’anima che il poeta definisce d’oro? Perché la luna illumina quel che non dura? Come si fa a vedere un cancello lontano, attraverso una folla di alberi e sentire vicino il freddo del ferro?

Questo è il fascino dei versi che ci rapiscono e ci portano dentro l’animo di Pessoa mentre guarda se stesso e guarda la realtà immaginaria come fosse realmente fuori di lui .

Guarda al suo corpo come palude che raggela…

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MARCELLO COMITINI – STATUE

Mimmo-Jodiceweb

Ecco un’altra lettura di Luigi la cui voce sorprende sempre .

Una brevissima ma intensa discesa nel cuore delle statue, che non sanno quanto siano simili a noi, alle nostre memorie smemorate dell’artefice.

Letture/Lecturas

Marcello Comitini
STATUE ©2019

da: https://marcellocomitini.wordpress.com/2020/01/13/statue/

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Claude Debussy, Sonata for Cello and Piano in D minor
Maurice Gendron (cello)
Jean Françaix (piano)

Foto di Mimmo Jodice

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Statue distese sulla sabbia
carezzate dal mare
dal tempo e dall’incuria.
Simulacri dai volti sereni
immuni da peccato.
Alcuni con gli occhi chiusi
da pesante sonno in cui sognano
sé stessi ancora prigionieri
della pietra informe.
Altri puntati al cielo
con sguardi privi di emozioni
eppure fieri della loro consistenza
di maschere
ignare dell’artefice.
La loro carne inane e opaca
levigata dal fuoco d’innumerevoli tramonti
sembra respirare
in paziente attesa di riprendere vita.

Non sanno. Non possono sapere.

I loro occhi
scolpiti dall’artefice
hanno lo sguardo cieco della pietra.

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