Rimorso

Una mia poesia pubblicata sul blog “I miei pensieri” della cara amica lettrice e blogger Adriana Sole

I MIEI PENSIERI..........................

Rimorso

Se in una notte la tua ombra mi tornasse accanto
come l’ala bianca di un gabbiano
che porta in sé il mistero di spiagge sconosciute
tu saresti viva
con gli occhi accesi dalla voglia di scrutare
oltre i segni visibili dell’anima.
Mi guarderesti con la stessa aria torbida di sfida
scenderesti sul mio cuore con gli artigli di un rapace,
sino a ferirmi con la lama gelida
delle tue parole che anno dopo anno
hanno devastato la mia storia.
Ti chiederei se per te la vita è ancora
quel cunicolo cieco
dove chiudere gli occhi ed ascoltare i gridi
che giungono dall’abisso insondabile del tempo ;
se nascondi ancora dietro le tue risate
chiuse nel gorgogliare della gola
una vita d’enorme fatica e di dolore come un’immensa piaga
da cui sgorgavano la rabbia e la paura
d’essere preclusa a ogni via di fuga.
Quel filo che guidava la tua…

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Il folle (ITA – FR)

Otto Dix, autoritratto con famiglia 1923

Otto Dix, Autoritratto con famiglia,1927 (partic.)

Gesticolo, mi sbraccio quasi danzo
lungo i muri nei viali ombrosi o in pieno sole
fermo in mezzo ai marciapiedi
che la gente percorre come un fiume.
Scruto il signore in giacca e con gli occhiali
rido alla ragazza che mi sfugge impaurita
ghigno ai bambini divertiti
strattonati dalla mamma.
Supplico a un dio che mi risponde
e al cielo e al vuoto.
A squarciagola canto il desiderio, la mia fronte bassa
il cuore rosso lunghe attese i miei rimpianti.
Canto per chi mi ascolta e per chi ne ha paura
per chi cerca l’alba e trova la tempesta.
E a volte taccio.
A volte un sudicio scalino per sedermi e piangere.
A volte un albero in piazza per scalare una montagna.
Arrampicarmi e urlare la risata aperta
mano enorme che m’afferra
alla nuca e mi costringe a ridere.
E poi da un ramo i piedi penzoloni a brontolare
con un viso di gesso e sguardo esterrefatto.
Dal ramo non si vedono i tetti delle case.
Tutt’intorno desolati pianeti
di cemento colorato d’ocra e giallo.
È la città che vedo,
un affollarsi d’ombre uno sfilare di lucenti bave,
linfa frenetica che scorre nelle strade
e nella notte luccicando appare
ricca di gioie e di piacere,
senza rancori né inquietudini, senza rimorsi e senza colpe.
E in me un affanno inesplicato assale
e il gelo della notte mi spinge fuori dal mio insano ridere.
Freddo e inaridito cammino per i viali oscuri,
temendo che nei muri si spalanchino sospinte dal furore
innumerevoli porte
come lacrime nel terso rabbrividire delle stelle.
Qui solo il vento della tramontana
ridona vita alle memorie.
E ora vedo queste madri ritte nel vano buio delle porte
come statue scheggiate dall’oblio,
soffiare sulle ceneri dei sogni.
I vostri gesti intendo madri
che sperate svegliare i vostri figli
prima che i loro sogni si trasformino in rimpianti disperati.
E torno quel che ero, torno a gridare
“non sia per voi la vita il sordo rotolare
del nottambulo tra la veglia e il sonno”.
E torna l’alba, torna il sole a svegliare
ombre assonnate e bave luccicanti
A volte un albero in piazza per scalare una montagna.
A volte un sudicio scalino per sedersi e piangere.
Gesticolo, mi sbraccio quasi danzo.

 

Le fou

Je gesticule, je retrousse mes manches, presque je danse
le long des murs dans les avenues ombragées ou en plein soleil,
je m’arrête au milieu des trottoirs
parcourus par les gens comme une rivière.
Je regarde un monsieur avec sa veste et des lunettes
Je ris à la fille qui m’échappe effrayée
Je ricane aux enfants amusés
bousculés par leur mère.
Je supplie un dieu qui me répond
et le ciel et le vide.
A grands cris je chante le désir, mon front bas
le cœur rouge, les longues attentes, mes regrets.
Je chante pour ceux qui m’écoutent et pour ceux qui n’ont peur
pour ceux qui recherchent l’aube et trouvent la tempête.
Et parfois je me tais.
Parfois une marche sale pour m’asseoir et pleurer.
Parfois un arbre sur la place pour escalader une montagne.
Me grimper et crier le rire ouvert
main énorme qui me prend à la nuque et me force à rire.
Et puis d’une branche les pieds pendants à grogner
avec mon visage en gypse et le regard étonné.
De la branche, on ne voit pas les toits des maisons.
Tout autour planètes désolées
de ciment coloré de jaune et ocre.
C’est la ville que je vois,
une foule d’ombres un défilé de baves luisantes,
la sève frénétique qui coule dans les rues
et brillant dans la nuit elle apparaît
riche de joies et de plaisir,
sans rancune ni anxiété, sans fautes et sans remords.
Et une angoisse inexplicable m’assaille
et le froid de la nuit me pousse hors de mon rire fou.
Froid et desséché je marche dans les sombres avenues,
craignant que dans les murs elles s’ouvrent largement
poussées par la fureur innombrables portes
comme des larmes dans le frisson clair des étoiles.
Ici, seul le vent de tramontane
redonne la vie aux souvenirs.
Et maintenant je vois ces mères dressées
dans le baies sombre des portes
comme des statues ébréchées par l’oubli,
qui soufflent sur les cendres des rêves.
Vos gestes, je veux dire, mères
qui espérez réveiller vos enfants
avant que leurs rêves ne se transforment en regrets désespérés.
Et je reviens à ce que j’étais, je recommence à crier
“la vie ne soit pas pour vous le roulement sourd
du noctambule entre le réveil et le sommeil ».
Et l’aube revient, le soleil revient réveiller
les ombres endormies et les baves scintillantes
Parfois un arbre sur la place pour escalader une montagne.
Parfois, une marche crasseuse pour s’asseoir et pleurer.
Je gesticule, je retrousse mes manches, presque je danse.

Catherine Smits, La falcata dei mattini (ITA – FR)

Beata Belanszky Cold Hills

Beata Belanszky, Cold Hills

Infaticabilmente
La giornata si allunga
Si spegne
Ritorna
E in questo movimento
Che invade ogni cosa
In questo fuggire del tempo
Che ci trasforma
Le nostre cantilene puntualizzano
La falcata dei mattini
E l’inizio
Che l’infinito inscrive
Nell’inginocchiarsi
Delle acetoselle la notte

Catherine Smits, raccolta privata
(traduzione di Marcello Comitini)

 

L’enjambée des matins

Inlassablement
Le jour s’étire
S’éteint
Revient
Et dans ce mouvement
Qui recouvre toute chose
Dans cette fuite du temps
Qui nous métamorphose
Nos mélopées ponctuent
L’enjambée des matins
Et le commencement
Que l’infini inscrit
Dans l’agenouillement
Des oxalis la nuit

Catherine Smits, recueil particulier

Nulla – Marcello Comitini — Poesia in rete

Ora che hai consumato tutte le parole
come unghia spezzate su spuntoni di roccia
e il cuore gonfia a vuoto le vene del tuo sangue
mentre l’anima resta in una gabbia oscura
girati intorno e guarda più lontano
al di là dei tuoi piedi che scalciano nel vuoto.
Vedrai dispersi in un ventoso spazio
uomini in pace di aver parlato a lungo
di vittime e carnefici, d’ingiustizie atroci
dei dolori del mondo, senza aver detto nulla.

Nulla di sé o dell’uomo, nulla del dolore.

Ma forse nulla davvero andava detto.

RIEN

Maintenant que tu as gaspillé tous les mots
comme des ongles brisés sur des saillies de roche
et le cœur gonfle en vain les veines de ton sang
tandis que l’âme reste dans une cage sombre
tourne toi autour et regardes plus loin
au-delà de tes pieds, qui ruent dans le vide.
Tu verras dispersés dans un espace venteux
des hommes en paix pour avoir parlé longuement
des victimes et des bourreaux, d’injustices atroces
des douleurs du monde, sans avoir rien dit.

Rien de soi ou de l’homme, rien de la douleur.

Mais peut-être que rien ne devait vraiment être dit.

[…]

via Nulla – Marcello Comitini — Poesia in rete

 

 

Gabrielle Segal, Le tue mani (ITA – FR)

Tes mains

Guardale
Le tue mani
Sempre avide
Ma sempre vuote
Scoiattoli affamati
Dalla mancanza di memoria

Guardale
Compiere tutto
Per l’ennesima volta
Come la prima volta
Rimestare invano
Aria e vento
Alla ricerca del passato
Smarriscono il futuro

Le tue mani
Ladre abili
Povere pensatrici
Strumenti dell’eternità
E della morte

Non puoi tenerle per te

Gabrielle Segal
(traduzione di Marcello Comitini)

Tes mains
Regarde-les
Toujours avides
Mais toujours vides
Écureuils qu’affame
L’absence de mémoire

Regarde-les
Tout accomplir
Pour la centième fois
Comme première fois
Fouiller en vain
L’air et le vent
À la recherche du passé
Que toujours elles égarent devant

Tes mains
Voleuse habiles
Piètres penseuses
Instruments de l’éternité
Et de la mort

Tu ne peux les garder pour toi

Gabrielle Segal
https://segalgabrielle.home.blog/2019/11/29/ni-partir/

 

Scrivere

Egon-Schiele-Senza-titolo

Egon Schiele, Senza titolo

La vita che fugge pesa
con la tristezza di sogni
che si alimentano
di sguardi volti all’indietro.
Il corpo fatto cavo come un albero
un cratere senza fuoco,
un gelo che non è gelo.
Desideri sottomessi
al volere del tempo
alimentano le fiamme.
Illusione plasmata da parole
ebbre più del vino
per chiudere le porte del lamento.

Incrinatura della carne
nodosità delle radici.

Lo specchio (ITA – FR)

Mino Ceretti lo specchio rotto

Mino Cerretti, Lo specchio

Mi tolgo la maschera dinnanzi allo specchio
E mi vedo ragazzino com’ero
Sorridente allegro socievole.
Scheggiato e in frantumi
Anche lo specchio si toglie la maschera.
Mostra il ragazzino che ero
Timido solitario piangente
Chiuso dietro la maschera.

 

Le miroir

J’enlève le masque devant le miroir
Et je me vois le petit garçon que j’étais
Souriant joyeux sociable.
Ébréché et brisé le miroir
S’enlève également le masque.
Il montre le petit garçon que j’étais
Timide solitaire pleurant
Fermé derrière le masque.

Cassandra (videolettura)

Cassandra scatola di vetro con figura

Per narrare la vicenda, che molto ha dei nostri giorni, con un breve richiamo a un tragico passato, io ho messo il mio sentimento e le mie povere parole .
Finito lì.
Consegnate a Luigi queste parole sono diventate suono, grida, carne e sangue, pubblico che incita, impreca, invoca vendetta e vuole vedere il sangue che scorre, ma finirà per assistere a un grande dolore, che vola alto sulle teste degli spettatori.

Una voce, quella di Luigi che si trasforma in un coro di sentimenti che danno luce a volti, altrimenti immersi nel buio delle nostre coscienze.

Luigi ce lo dice, lo sottolinea, lo presenta lo offre alle nostre anime spettatrici.

Luci, musica immagini.

Tutto Luigi ha costruito con perfetta armonia per mostrarci una Cassandra nuda e bella come Elena ma soprattutto come Ifigenia , di cui condivide la sorte.

E mostrarci una Clitemnestra che vede dinnanzi ai suoi occhi di donna, dinnanzi alle sue mani macchiate di sangue, trasformarsi l’odio in amore e disperazione.

Pour raconter l’histoire, qui a tant de nos jours, avec un bref rappel d’un passé tragique, j’ai mis mes sentiments et mes mots pauvres.
Terminé mon projet.
Ces mots donnés à Luigi, sont devenus son, cris, chair et sang, public qui incite, maudit, invoque la vengeance et veut voir le sang couler, mais finira par être témoin d’une grande douleur, qui plane haut sur les têtes des spectateurs.

Une voix, celle de Luigi, qui se transforme en un chœur de sentiments qui éclaircissent les visages, autrement plongés dans les ténèbres de nos consciences.

Luigi nous le dit, le souligne et le présente à nos âmes spectatrices.

Lumières, musique, images.

Tout Luigi a construit avec une harmonie parfaite pour nous montrer une Cassandra nue et belle comme Elena mais surtout comme Iphigenia, dont elle partage le destin.

Et il nous montre une Clytemnestre qui voit, devant ses yeux une femme, devant ses mains ensanglantées, transformer la haine en amour et en désespoir.

Luigi Maria Corsanico legge, racconta, descrive con la sua voce accattivante capace di disegnare e colorare le parole che pronuncia.

Luigi Maria Corsanico legge “Osso e nudo” di Catherine Smits

Alan Ghertman

OSSO E NUDO

Mi hai detto :
Hai notato che
nella parola “Nous”
c’è “osso” e “nudo”
Comprendo meglio adesso
il terribile segreto
della nostra solitudine
l’indigenza della mia pelle
e il suono sordo
che s’insinua
pulsione del sangue
che scandisce l’assenza
non appena si diffondono
fino al silenzio
i nostri gridi di bestie
Che cercano
l’uno nell’altra
l’essenziale sostanza.

 

 

 

https://letturelecturas.home.blog/2019/11/24/catherine-smits-osso-e-nudo/ 

La finestra (ITA – FR)

René-Magritte-La-lunette-d’approche-Il-telescopio-1963

René Magritte, la lunette d’aproche

Guarda. Nel palazzo di fronte
tante finestre buie
spalancate sul vuoto delle stanze.
Una soltanto riflette il cielo
attraversato dalla fuga di nuvole bianche
e voli d’uccelli che riempiono l’azzurro
come aquiloni sfuggiti di mano:
il vento li sospinge verso lo spazio infinito.
Lei da sola resiste
al vuoto che invade queste stanze deserte,
dove prima scorrevano
la vita degli uomini
i gridi dei fanciulli, le risate delle madri.
Converte in danza la fuga delle nuvole
rende immobile l’ora che fugge
la fa ritornare con un volto nuovo
anche quando s’infiamma
del sole al tramonto.
E nell’alba s’accende di tenerezza.
Guardala. Senti
crescere intorno a te questa sua grazia
venirti incontro dare un senso
al vuoto delle nostre stanze?
La fenêtre
Regarde. Dans l’immeuble d’en face
plusieurs fenêtres sombres
grande ouvertes sur le vide des pièces.
Une seule reflète le ciel
traversé par la fuite des nuages blancs
et des vols d’oiseaux qui remplissent le bleu
comme des cerfs-volants échappés de main:
le vent les pousse vers l’espace infini.
Elle seule résiste
au vide qui envahit ces pièces désertes,
où avant ils coulaient
la vie des hommes
les cris des enfants, les éclats de rire des mères.
Elle convertit la fuite des nuages en danse
rend immobile l’heure qui fuit
la fait revenir avec un nouveau visage
même quand elle s’enflamme
du soleil couchant.
Et à l’aube, elle s’allume de tendresse.
Regarde la. Ressens-tu
grandir cette grâce autour de toi
venir te rencontrer, donner un sens
au vide de nos pièces?