Incompiuto

Mimmo Jodice Peplophoros

Fotograf. Mimmo Iodice

 

Una carezza appena della mano sui miei occhi

dalle sue labbra alle mie labbra un soffio lieve

e la vita prende corpo dalle vuote cavità del cuore.

 

Giaccio nell’alito di Dio e nel suo sguardo.

 

Non ho nessuno da stringere al mio petto

nessuno da riassorbire alla mia costola.

 

I miei capelli hanno il colore dell’erba inaridita

si sciolgono i miei piedi, tornano nel fango.

È un frutto rinsecchito la mia mano che pende

dal polso spezzato.

 

Giaccio incompiuto nell’alito di Dio

che ha distolto lo sguardo dal suo terribile errore.

Il dono

Carla Cerati Gianni berengo, Morire di classe 02,

Carla Cerati e Gianni Berengo, Morire di classe,1969

 

È questo il dono che ci offri

con le tue mani gonfie di dolore?

Nascere crescere morire.

 

Dimenticavo vivere

 – l’involucro tessuto con speranze e sogni

che noi strappiamo ad ogni istante

a volte a graffi e morsi

a volte a bocca umida e rossa

di baci o di pietà.

 

Contiene – lo sappiamo –

lucidi alcuni doni

oscuri e non graditi altri

che in ansia un po’ infantile spacchettiamo

finché troviamo quello che ci esplode dentro.

Ahi, non l’amore che desideriamo

né la felicità che si svapora

appena il vento dissipa il profumo.

Un dono che deflagra all’improvviso

prima di riuscire a dargli un nome.

 

È tutto qui il dono che ci offri?

Perché anch’io possa volare…

Michael Kenna, Study,2008rit

Michael Kenna, Study, 2008

 

Perché possa anch’io volare oltre l’oscurità delle colline

la luce si dilata dietro le montagne

traspare tenue come vetro azzurro.

La notte si condensa fra le ombre delle querce

si scioglie lentamente nella brina

scivola nelle acque ancora buie del fiume,

fugge trascinata lontano dalle onde.

 

Perché possa anch’io volare…

 

Io che resisto al vento pesante come sasso

chiuso in me stesso e nei miei desideri.

Leggero come foglia vincolata al ramo

temo di fuggire fremendo nella luce.

Io che sono tutto, ombra della notte,

carne della quercia, sangue che nel fiume

si trascina tra le onde lontano verso il mare.

 

Perché possa anch’io volare…

Io che non amo la morte.

Bataclan (fardello)

Elliott Erwitt 01

Foto di Elliott Erwitt

Sereno e inquieto il volto ho consegnato

alla rovina del tempo. Ho conservato gli occhi

come due fiori bianchi

che brillano nell’acqua e attendono

che appaia all’orizzonte l’ondeggiare pallido

del pescatore e le sue vele nel fiato della luna.

 

Oh, questa luna che ritorna, ogni notte diversa

dopo aver percorso chilometri e chilometri

delle sue immutabili fasi.

Appare luminosa sulle panchine vuote,

sui giardini fioriti nel buio

sulle finestre vuote sui portoni chiusi,

sulle schiene degli amanti.

Sulle città impietose torna

come una maschera di vetro

fragile splendente su tante inutili guerre

sui morti

ancora aggrappati ai loro assassini.

 

Torna sempre la luna

carica di sogni e di speranze d’amore

con la sua presenza muta

che non chiede e non nega

come il mio volto sereno e inquieto ormai consegnato

alla rovina del tempo,

che rovista i meandri dell’animo assordito

da informi dolori.

 

Gli occhi sperduti in un’attesa infinita.