L’airone

 

Airone

Come una nuvola bianca nella serenità del cielo
il foglio si dispiega sullo sfondo celeste.
Le mie dita danzano sulla tastiera
al ritmo lento delle parole tracciano
sillabe e ombre della mia vita.
Saltano a grandi passi da un tasto all’altro
simili all’airone che spicca il volo verso un oriente lontano,
mi staccano dall’opacità dello stagno.
Affaticato dall’ansia di volare alto
senza muovere un solo muscolo
non c’è nulla di bianco e azzurro
nel cielo dove m’innalzo.
Lampi muti tra nuvole gonfie di tante voci
raccolte in un canto e nel quadro
che ricompone pian piano visi, bocche d’amore,
labbra, corpi che s’intrecciano
e tornano a vivere
come cenere sparsa sulle parole già scritte,
hanno la forza di squassarmi il petto
con martellante memoria
di scenari vissuti
perduti e ritrovati.
Le mie dita si tendono
con delicata malinconia
alla pagina macchiata da schiere di stelle in viaggio
come le code di comete nere.
Le cercano le inseguono. Tornano sui tasti
immobili come aironi feriti.

 

 

 

 

 

Dal Paradiso (ITA – FR)

Manichini-uomo-donnaweb

Chi li attende in cima alla salita i giovani, le ragazze,
bambini e adulti, vecchi ancora
certi di un’illusoria giovinezza?
Salgono e sembra che vadano in paradiso.
In fila ordinata immobili e silenziosi
due si tengono per mano
una si gira e sorride al compagno
un gradino più in basso.
Visi attenti sguardi che vagano
sui campi sconfinati dei desideri
scintillanti come astri che accecano.
Salgono con la voglia di toccare
un’illusoria libertà, di sentirsi immersi
nella felicità del mondo.
Salgono e incrociano coloro che scendono
sulla scala mobile a fianco.
Scendono ma non credono nell’inferno. Tornano
semplicemente sulla terra.
Hanno negli occhi l’incanto
delle cose poco prima sfiorate prese in mano provate
liberi forse di lasciarle dove stanno.
Cellulari multifunzione
per fotografare, giocare,
per amare ed essere amati,
chattare, maledire e sentirsi maledetti.
Abiti eleganti pantaloni alla moda
che disegnano le forme,
gonne ariose che si stringono ai fianchi,
scarpe con tacchi che snelliscono le gambe,
camicette che avvolgono i seni
e li mostrano più nudi e orgogliosi,
maglioni per toraci di uomini veri,
pantaloni per maschi che non devono chiedere,
creme per il viso le mani la pelle
per sfamare milioni di microrganismi,
oggetti per la casa che scintillano,
mettono ordine, salvano lo spazio
abbigliamenti intimi dai colori lievi
come petali che nascondono
i sessi inesistenti dei manichini e risvegliano
il piacere d’essere spogliate, di toccare
il corpo dell’amata.
Scendono. Negli occhi il clamore dei desideri.
Tra le dita ancora
le impalpabili sensazioni, l’allegria del disordine
armonioso dei colori.

Tornano da un infernale paradiso.

.
Du paradis

Qui les attend au but de la montée, les jeunes, les filles,
les enfants et les adultes, les âgés encore
sûrs d’une jeunesse illusoire?
Ils montent et semblent aller au paradis.
En rang, alignés, immobiles et silencieux
deux se tiennent par la main
une se tourne et sourit à son copain
une marche plus en bas.
Visages attentifs, regards errants
sur les champs illimités de désirs
brillants comme des étoiles qui aveuglent.
Ils montent désirant de toucher
une liberté illusoire, de se sentir plongés
dans le bonheur du monde.
Ils montent et croisent ceux qui descendent
par l’escalier roulant à coté.
Ils descendent mais ils ne croient pas en l’enfer. Simplement
ils reviennent sur la terre.
Dans leurs yeux il y a l’enchantement
des choses qu’ils ont effleurées, prises en main, essayées,
libres peut-être de les laisser où elles sont.
Smartphones multifonctions
pour photographier, jouer,
aimer et être aimé,
bavarder, maudire et se sentir maudit.
Vêtements élégants pantalons à la mode
qui dessinent les formes,
jupes évasées qui se resserrent au niveau des hanches,
chaussures à talons amincissant les jambes,
chemisiers qui s’enveloppent autour des seins
en les montrant plus nus et fiers,
chandails pour la poitrine des vrais hommes,
pantalon pour les garçons qui n’ont pas à demander,
crèmes pour le visage, les mains, la peau,
pour nourrir des millions de micro-organismes,
articles ménagers qui scintillent,
ramènent l’ordre, économisent l’espace.
Sous-vêtements aux couleurs délicates
comme des pétales qui cachent
les sexes inexistants des mannequins et éveillent
le plaisir d’être dépouillée, de toucher
le corps de la bien-aimée.
Ils descendent. Dans les yeux, la clameur des désirs.
Entre les doigts encore
les sensations impalpables, la joie du désordre
harmonieux des couleurs.

Ils reviennent d’un paradis infernal.

 

 

La preda

Maddalena-bambina

Adesso che non t’inarca il desiderio
come un ramo teso di frutti al mio piacere,
sulla squallida branda ricoperta
di vesti abbandonate,
ansimi ad occhi chiusi
e la tua pelle d’ambra spande
profumi di muschio e d’avana.

Tra le pareti della triste stanza,
chiuso nel mio silenzio
bevo il vino amaro
nel cielo delle tue ginocchia.
Sei la fonte di baci a cui disseto il cuore,
sei la preda sacrificale che il furore
immola in una cieca caccia alla vita.
Trafitto da un dolore antico
all’impeto delle gioie cupo altaleno
sensi di fallimento e aridi rancori.

Insaziabile preda, ami
con ferocia
i miei tormenti
e cedi senza tremori né rimpianti
al mio crudele modellare gli armoniosi
misteri del tuo corpo.

Sarai preda domani d’altri uomini
ciechi di piacere, che ignoreranno
come ti acquatti stretta nella tua memoria
per sottrarre allo scempio la speranza.

Ora muta raccogli i capelli sulla nuca
e del corpo ergi la splendente grazia
della giada scolpita.
Sorridi e interroghi il mio viso.

Dischiudi come un fiore
le tue labbra di sangue,
e torni alla mia guancia. Maddalena bambina
con un bacio d’amore.

da “Formule dell’anima”, Edizioni Caffè Tergeste, 2011

Il festeggiato

Pessoa ritratto

marcellocomitini

Il mio omaggio a Fernando Pessoa, alla sua poetica, al suo amore, ai suoi dubbi, ai suoi tormenti. All’uomo Pessoa, alle storie senza tempo, alle nostre storie personali che si intrecciano con quelle del Poeta e con quelle senza tempo.

A Luigi Maria Corsanico, che ha letto in esclusiva questi versi, esprimo la mia profonda gratitudine per averli resi vivi con la sua voce  – che spesso si intreccia  con quella di Pessoa. È per me un onore che colui che legge le poesie dei più grandi poeti, con un gusto dell’arte, del bello e dell’armonia (gusto davvero difficile da riscontrare in altri) abbia apprezzato questi miei versi e li abbia voluti leggere a voce alta diffondendoli a tutti coloro che amano come lui la bellezza e l’armonia.

In appendice al testo della poesia, ho ritenuto opportuno qualche annotazione a chiarimento dei rimandi contenuti nei versi.

In una bottega di libri…

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La stanza (ITA – FR)

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Nella stanza dei tuoi sogni e delle tue solitudini
dove celebri il rito dei piaceri e del tormento
e insegni al tuo corpo le dolcezze dell’uomo,
dove spegni i desideri con lunghe carezze
che le tue mani donano al pube bagnato,
sono entrato guidato dai tuoi sorrisi incerti
dal tuo sguardo acceso di tenera paura.

Come in un sogno i seni, ciottoli odorosi
di un torrente fragrante d’acque luminose
sfioro con le mie mani, carezzo con le labbra
e aspiro come rose i tuoi capezzoli bruni.
Come in un sogno la tua profonda bocca
colma di saliva da cui bevo vino
spinge il desiderio di spezzare gli argini,
spargere i nostri corpi di lucidi cristalli
che sgorgano dalla pura sorgente genitale.
Entro nella tua vita al centro del tuo cuore
al centro delle gambe che in un gesto d’amore
apri e rinserri avide intorno ai miei fianchi.
E lentamente, mentre i nostri cuori ansanti
gustano il piacere, si diffonde la quiete
si sciolgono le braccia si allontanano i corpi
ma le pupille restano sorridenti a guardarsi
si pongono domande suggeriscono risposte.

Dalla finestra aperta entra  il tramonto
tinge di rosso i nostri corpi ci invita nell’amore,
entra il fiato sporco dei motori che passano
di auto che soffiano di moto che ruggiscono.
E bucano i nostri cuori, strappano il cervello,
spalmano sui nostri corpi la paura della morte.

Chiudi la finestra! Stringimi forte al cuore,
prima che l’ombra intorbidi i nostri desideri.
Dimmi che mi ami e che il tuo corpo sogna
di volare al centro della felicità.

da “Formule dell’anima” Edizioni Caffè Tergerste, 20211

 

La chambre

Dans la chambre de tes rêves et de tes solitudes
où tu célèbre le rituel des plaisirs et du tourment
et à ton corps enseigne les douceurs de l’homme,
où tu éteigne les désirs avec de longues caresses
que tes mains donnent à ton pubis mouillé,
je suis entré guidé par tes sourires hésitants
par ton regard éclairé d’une crainte tendre.

Comme dans un rêve tes seins, galets parfumés
d’un torrent de fragrance d’eaux lumineuses,
de mes mains je touche, de mes lèvres je caresse
et j’aspire les roses brunes de tes tétons.
Comme dans un rêve ta bouche profonde
pleine de salive dont je bois du vin,
stimule le désir de casser les berges,
de semer sur nos corps les cristaux brillants
qui jaillissent de la pure source génitale.
J’entre dans ta vie au centre de ton cœur
au centre des jambes que dans un geste d’amour
tu ouvre et serre éprises autour de mes hanches.
Et lentement, comme nos cœurs haletants
savourent le plaisir, le calme se propage
les bras s’arrachent, les corps s’éloignent
mais nos pupilles restent souriantes en se regardant
se posent des questions suggèrent des réponses.

Par la fenêtre ouverte le coucher du soleil entre
peint nos corps en rouge nous invite à l’amour,
le souffle sale des moteurs qui passent entre
de voitures qui soufflent de motos qui rugissent.
Et ils transpercent nos cœurs, déchirent le cerveau,
répandent la peur de la mort sur nos corps.

Ferme la fenêtre ! Tiens-moi fort à ton cœur
avant que l’ombre trouble nos désirs.
Dis moi que tu m’aimes et que ton corps rêve
de s’envoler au centre de la félicité.

La città

Fulvio Roiter

foto di Fulvio Roiter

Guardo con le pupille impenetrabili di un dio
questa immensa città che si risveglia
nel biancore dell’alba,
tagliata come l’occhio del serpente
dal lungo fiume che si snoda lentamente.

Nelle strade solcate dalle lame radenti della luce
angeli invisibili si annidano tra gli alberi
con le braccia tese in alto ad afferrare
le pallide crisalidi del cielo tra i palazzi.

Uomini escono ciechi da tiepidi meandri
irrespirabili d’aliti umani e scalpiccii di passi.
Con la pelle crespa di stridori di ferraglia
traversano crocicchi
con affanno s’imbucano tra i fiati
caldi di luce negli androni ingordi
di destini umani.

Non conoscono il dio che li sorveglia
che ogni giorno chiede sacrifici d’uomini,
e a sera li ributta stanchi sulle strade,
li rinsacca nella ragna dei meandri.

E dall’alto vedo formicolare la città
d’intorno al vecchio parco deserto e silenzioso
ad eccezione di quell’alba quando
tra gli alberi ancora macerati e gocciolanti
della luce lacrimosa del mattino
la gente celebra con risate e con schiamazzi
l’illusoria libertà di un giorno.

da “Formule dell’anima, 2011

Saper leggere

cesare-pavese

Chi commenterà questo video, chi scenderà tra le parole scritte da Cesare Pavese e lette da Luigi Maria Corsanico?

Pavese ha avuto la fortuna di interloquire con un operaio. Oggi potrebbe parlare soltanto a ragionieri o casalinghe che nulla sanno degli operai, o a dattilografi che ricopiano malamente parole già dette da altri. E mentre le ricopiano non si chiedono che senso hanno, perché e come sono state dette, ma soprattutto scritte.

Già Pavese diceva che poiché tutti sanno leggere, credono anche di capire e poter giudicare. Ma per poter giudicare bisogna prima studiare e penare sulle “sudate carte” e condividere, condividere fin nel profondo della coscienza, le pene, le sofferenze, le incertezze dell’umanità quella più vera e più debole.

I ragionieri non se ne abbiano a male, e neppure le casalinghe o i dattilografi, ma quando il rumore che odono tutto il giorno è quello dei locali in cui si sono chiusi (locali mentali prima che fisici),  e le pene provate sono quelle lette e viste sui telegiornali, distesi sul divano, tra una partita di coppa uefa e l’altra, mentre i bambini e la moglie o il marito, ruzzano intorno, i ragionieri, le casalinghe, i dattilografi non se ne abbiano a male se li invito a non scrivere e a non giudicare coloro che seriamente scrivono, perché se leggono non capiscono, e se giudicano esprimono sentenze che nulla hanno a che vedere con ciò che hanno inteso criticare.

Dunque Luigi, ti sono doppiamente grato per questa scelta di leggere un brano che non contiene nessun pathos, che non stimola sentimenti piagnosi, che non fa sognare al di sopra della realtà, ma incatena ciascuno al dovere dell’umiltà e dell’ascolto. Grazie! Davvero grazie!

Nulla (ITA – FR)

Alberto Mangrovia, Ferito, 26/6/2015

Alberto Mangrovia, Ferito, 26/6/2015

Ora che hai consumato tutte le parole

come unghia spezzate su spuntoni di roccia

e il cuore gonfia a vuoto le vene del tuo sangue

girati intorno e guarda in basso

al di là dei tuoi piedi che scalciano nel vuoto

gli uomini felici di non aver detto nulla.

 

Nulla di sé o del mondo, nulla del dolore.

 

Ma forse nulla davvero andava detto.

 

Rien

Maintenant que tu as gaspillé tous les mots

comme des ongles cassés sur des saillies de roche

et le cœur gonfle en vain les veines de ton sang

tandis que l’âme reste dans une cage sombre

tourne toi autour et regardes plus loin

au-delà de tes pieds, qui ruent dans le vide.

Tu verras dispersés dans un espace venteux

des hommes en paix pour avoir parlé longuement

des victimes et des bourreaux, d’injustices atroces

des douleurs du monde, sans avoir rien dit.

 

Rien de soi ou de l’homme, rien de la douleur.

 

Mais peut-être que rien ne devait vraiment être dit.

Il piacere di respirare (Le plaisir de respirer – The pleasure of breathing)

rosso pompeiano

Rosso pompeiano

Una poesia sulla libertà di un uomo solo
che dedica questi versi all’infinita e squisita
gentilezza di Pier Carlo Lava

Seduto al balcone lui
volta le spalle al sole.
Io ne vedo solo la testa
oltre il parapetto in cemento
come fosse decapitato
contro il rosso pompeiano del muro.
I suoi capelli
evocano vecchie nuvole
illuminate in un immobile cielo invernale.
I suoi occhi guardano in basso
dietro il parapetto,
forse le sue ginocchia.
Forse pensa a quand’era bambino
alle ginocchia di sua madre.
O quando teneva tra le braccia
quella donna
che gli ha piantato un coltello nel cuore
o quell’altra
che gli ha rinfacciato
di non essere nessuno
d’essere meno di una foglia
caduta sui piedi di un viandante.
Gli rimane il piacere di respirare d’esistere,
di brancolare affannato nella nebbia
dei suoi ricordi
come in un lungo viale
che porta verso l’eternità. È tutta la sua tristezza,
la sua fatidica libertà.

 

Le plaisir de respirer

Assis au balcon il
tourne le dos au soleil.
Je ne vois que sa tête
au-delà du parapet en béton
comme s’il était décapité
contre le rouge pompéien du mur.
Ses cheveux
évoquent les vieux nuages
illuminé par un vrai ciel d’hiver.
Ses yeux baissés regardent
derrière le parapet,
vers ses genoux peut-être.
Peut-être qu’il pense à quand il était enfant
aux genoux de a mère.
Ou quand il tenait sur ses genoux
cette femme
qui lui a enfoncé un couteau dans le cœur
ou l’autre
qui lui a reproché
d’être rien,
d’être moins qu’une feuille
tombée sur les pieds d’un voyageur.
Il a toujours le plaisir de respirer d’exister,
de tâtonner haletant dans le brouillard
de ses souvenirs
comme dans une longue allée
qui mène à l’éternité. C’est toute sa tristesse,
sa liberté fatidique.

 

The pleasure of breathing

Sitting on the balcony he
turns his back to the sun.
I see only the head
over the concrete parapet,
as if it were beheaded
against the Pompeian red of the wall.
His hair
evokes old clouds,
illuminated in a motionless winter sky.
His eyes look down
behind the parapet,
maybe his knees.
Maybe he thinks when he was a child,
at his mother’s knees.
Or when he held on to his knees
that woman
who planted a knife in his heart
or the other
who has reproached him
for being nobody,
being less than a leaf
fallen on the feet of a wayfarer.
He still has the pleasure of breathing, of existing,
of groping breathlessly in the fog
of his memories
as in a long avenue
that leads to eternity. It’s all his sadness,
its fateful freedom.