Nulla (ITA – FR)

Alberto Mangrovia, Ferito, 26/6/2015

Alberto Mangrovia, Ferito, 26/6/2015

Ora che hai consumato tutte le parole

come unghia spezzate su spuntoni di roccia

e il cuore gonfia a vuoto le vene del tuo sangue

girati intorno e guarda in basso

al di là dei tuoi piedi che scalciano nel vuoto

gli uomini felici di non aver detto nulla.

 

Nulla di sé o del mondo, nulla del dolore.

 

Ma forse nulla davvero andava detto.

 

Rien

Maintenant que tu as gaspillé tous les mots

comme des ongles cassés sur des saillies de roche

et le cœur gonfle en vain les veines de ton sang

tandis que l’âme reste dans une cage sombre

tourne toi autour et regardes plus loin

au-delà de tes pieds, qui ruent dans le vide.

Tu verras dispersés dans un espace venteux

des hommes en paix pour avoir parlé longuement

des victimes et des bourreaux, d’injustices atroces

des douleurs du monde, sans avoir rien dit.

 

Rien de soi ou de l’homme, rien de la douleur.

 

Mais peut-être que rien ne devait vraiment être dit.

Il piacere di respirare (Le plaisir de respirer – The pleasure of breathing)

rosso pompeiano

Rosso pompeiano

Una poesia sulla libertà di un uomo solo
che dedica questi versi all’infinita e squisita
gentilezza di Pier Carlo Lava

Seduto al balcone lui
volta le spalle al sole.
Io ne vedo solo la testa
oltre il parapetto in cemento
come fosse decapitato
contro il rosso pompeiano del muro.
I suoi capelli
evocano vecchie nuvole
illuminate in un immobile cielo invernale.
I suoi occhi guardano in basso
dietro il parapetto,
forse le sue ginocchia.
Forse pensa a quand’era bambino
alle ginocchia di sua madre.
O quando teneva tra le braccia
quella donna
che gli ha piantato un coltello nel cuore
o quell’altra
che gli ha rinfacciato
di non essere nessuno
d’essere meno di una foglia
caduta sui piedi di un viandante.
Gli rimane il piacere di respirare d’esistere,
di brancolare affannato nella nebbia
dei suoi ricordi
come in un lungo viale
che porta verso l’eternità. È tutta la sua tristezza,
la sua fatidica libertà.

 

Le plaisir de respirer

Assis au balcon il
tourne le dos au soleil.
Je ne vois que sa tête
au-delà du parapet en béton
comme s’il était décapité
contre le rouge pompéien du mur.
Ses cheveux
évoquent les vieux nuages
illuminé par un vrai ciel d’hiver.
Ses yeux baissés regardent
derrière le parapet,
vers ses genoux peut-être.
Peut-être qu’il pense à quand il était enfant
aux genoux de a mère.
Ou quand il tenait sur ses genoux
cette femme
qui lui a enfoncé un couteau dans le cœur
ou l’autre
qui lui a reproché
d’être rien,
d’être moins qu’une feuille
tombée sur les pieds d’un voyageur.
Il a toujours le plaisir de respirer d’exister,
de tâtonner haletant dans le brouillard
de ses souvenirs
comme dans une longue allée
qui mène à l’éternité. C’est toute sa tristesse,
sa liberté fatidique.

 

The pleasure of breathing

Sitting on the balcony he
turns his back to the sun.
I see only the head
over the concrete parapet,
as if it were beheaded
against the Pompeian red of the wall.
His hair
evokes old clouds,
illuminated in a motionless winter sky.
His eyes look down
behind the parapet,
maybe his knees.
Maybe he thinks when he was a child,
at his mother’s knees.
Or when he held on to his knees
that woman
who planted a knife in his heart
or the other
who has reproached him
for being nobody,
being less than a leaf
fallen on the feet of a wayfarer.
He still has the pleasure of breathing, of existing,
of groping breathlessly in the fog
of his memories
as in a long avenue
that leads to eternity. It’s all his sadness,
its fateful freedom.

La passeggiata (La promenade – The walk)

Marc-Chagall-La-Passeggiata-1917-18

Marc Chagall, La passeggiata, 1917-1918

Ho camminato lungo i sentieri
di un campo sconosciuto
illuminato dai fiori e dagli occhi di ragazze
che da lontano brillano maliziose
e danzano sotto il sole
muovendo lentamente le anche
come i fianchi di un puma.
Vorrebbero che corressi tra le loro braccia.
Mi vorrebbero toccare
per sapere con certezza
se sono vivo e so sorridere. Ma io non so sorridere.
Sorrido solo quando tengo
tra le mani il volto della donna
che la notte mi nasconde. Ma la conosco
ha lo sguardo
di una rondine smarrita
e le mani tremanti
come le ali di una tortora.
Mi sfiorano tentano al buio d’indovinare
quali pensieri ardono nel mio cuore.
Vorrebbero dire no alla notte. Ma il mio cuore?
È un sasso dietro cui mi accuccio
in attesa che dal campo si alzino
come anitre i sogni che galleggiano
sulle acque dell’eterna attesa.
Allora mi aggrapperò alle loro ali
e guarderò dall’alto il campo sconosciuto,
i fiori, le ragazze.
La donna sorridendo volerà al mio fianco.

 

La promenade

Je me suis promené dans les sentiers
d’un champ inconnu
illuminé par les fleurs et par les yeux
limpides des filles
qui brillent malicieuses de loin
et dansent sous le soleil
déplaçant lentement les hanches
comme les flancs d’un puma.
Elles voudraient que je cours dans leurs bras.
Elles aimeraient me toucher
pour savoir sans aucune doute
si je suis en vie et si je sais sourire. Mais je ne sais pas sourire.
Je souris seulement quand je tiens
dans mes mains le visage de la femme
que la nuit me cache. Mais je la connais
elle a l’air
d’une hirondelle égarée
et les mains tremblantes
comme les ailes d’une colombe.
Elles me touchent, elles essayent dans le noir de deviner
quelles pensées brûlent dans mon cœur.
Elles voudraient dire non à la nuit. Mais mon cœur?
Il est une pierre derrière laquelle je m’accroupis
en attendant que les rêves flottants
se lèvent du champ
comme des canards sur les eaux
de l’attente éternelle.
Alors, je m’accrocherai à leurs ailes
et je regarderai de haut le champ inconnu,
les fleurs, les filles.
La femme souriante volera à mes côtés.

 

The walk

I walked in the paths
of an unknown field
illuminated by the flowers and by eyes of girls
malicious who shine from afar
and dance under the sun
slowly moving the hips
like the flanks of a cougar.
They would like me to run in their arms.
They would like to touch me
to know without a doubt
if I’m alive and if I know to smile. But I do not know to smile.
I only smile when I hold
in my hands the face of the woman
hat night hides me. But I know her
she looks
like a lost swallow
and shaking hands
like the wings of a dove.
They touch me, they try to guess in the dark
what thoughts burn in my heart.
They would like to say no to the night. But my heart?
It’s a stone behind which I crouch
waiting for floating dreams to rise from the field
like ducks on the waters
of eternal waiting.
So, I will cling on their wings
and I will look down on the unknown field,
the flowers, the girls.
The smiling woman will fly by my side.

Nel fiume le nostre mani

SGURO-GABBIANO-1979

G. Sguro, Il gabbiano, 1979

Ascolta bene.
Le parole svaniscono assieme ai nostri volti
quando nascondiamo le pupille dietro il fuoco delle palpebre
apriamo le mani e lasciamo fuggire dalle dita
ferite il lento scorrere del tempo. Un fiume
invade il cielo tra gli argini di nuvole desiderando
spargere nel silenzio le nostre parole e ritrovare il loro destino
tra le braccia del mare in attesa.

Ascolta bene. Le nostre mani
immerse nell’azzurro più profondo e freddo delle acque
abbandonate come oggetti dimenticati si cercano. 
Per guidarci. Ma verso cosa? Un gabbiano vola
lentamente sulle acque in silenzio. Lo vediamo fuggire lontano.
Nel becco è l’argento di squami che si dibattono
sempre più rassegnate al loro destino.

 

 

 

Ricordo

Rondine bn e col

Foto dal web – elaborazione grafica mia

 

Hai posato solo per un attimo
la tua mano sul mio braccio
e mi è parso per un attimo
anche sul mio cuore.
Nella tua stanchezza
e nel mio pensiero
siamo solo ombre.
Nella memoria tutto si è confuso
come rondine che freme
nel cavo della mano.
Scopriamo solo il senso
di ciò che davvero siamo
ombre delle ombre.

 

Insonnia

Ombra sotto i fanali

Mia elaborazione di foto tratta dal web

 

L’ombra cammina silenziosa avanti e indietro.
I suoi passi si attardano nella luce
di piccole lune gialle e malate
sospese a illuminare
l’asfalto della strada deserta.
In mezzo alle case c’è odore di polvere e di auto.
Nessuno la vede.
È un assassino che si guarda alle spalle
o un solitario in attesa di un corpo di donna
che lo consoli con le sue carezze.
In alto il cielo è un rettangolo nero
di tela strappata e mal rattoppata
da grumi di nuvole
e dal filo tagliente dei tetti.
Tutto è confuso tra il sonno e il sogno
tra me e quell’ombra che si guarda alle spalle.
La vedo andare su e giù sotto la luce
delle lune gialle e malate con un coltello
in una mano e nell’altra il mio cuore.

 

 

L’ho fatto lentamente

Caltagironerit

Caltagirone, Scalinata Santa Maria del Monte – foto di Laura Galvagno

a Laura Galvagno

Quando sono andato via dalla mia città
l’ho fatto lentamente
portandomi dietro come un Koala ferito
tutta la famiglia,
i piccoli piangenti e la felicità di mia moglie
sognando un futuro migliore.
L’ho fatto lentamente.
Sono partito e poi tornato da solo e ripartito per non sentire
il sangue che bruciava tra i brandelli di pelle lacera.
Sono andato via e nessuno mi ha detto addio
oppure ritorna.
Non sono più tornato anche se ho continuato a passeggiare
ancora per le sue strade ed ho incontrato i volti
bruciati dalla lava e ho teso la mia mano per stringere
mani fredde che credevo di conoscere.
Come potrei tornare ora che una pelle nuova ricopre le mie ferite
e nel mio cuore non sono più capace di portare tutta la famiglia,
ora che sono solo con il ricordo della mia città,
e un nuovo amore senile si stringe al mio corpo
con le sue mani bianche che non fanno futuro.

 

 

Le Ombre

Ida Chessa Milano 11022025rit

Ida Chessa, Milano, 2015

Oh, la notte che invade strade e piazze
lacerata dai rami dorati dei fanali
sopra la quiete delle auto in sosta
ordinate in quell’unica lunga ombra
del loro starsene in fila sull’asfalto.
Dai palazzi s’illuminano gli occhi
teneri e caldi d’infinita stanchezza
e dai vetri traspaiono le ombre
che posano sui piatti il vapore rosa
delle pietanze
Parlano del giorno che si è appena concluso
fingono un’ironia che maschera tristezza.
Traspaiono dai vetri anche le speranze
degli uomini che sfiorano la fronte
serena dei bambini, quelle delle mani
che sui cuscini toccano
il tepore di labbra umide d’azzurro.
Nel fiatare muto i corpi che si cercano
allontanano la fredda angoscia del tempo,
trattengono nel buio la luce degli sguardi
come farfalle nel cielo del tramonto.

Da una finestra spalancata in alto
sulla facciata oscura del palazzo
una musica vibra, si diffonde
nelle strade deserte, attende muta
dietro i vetri delle finestre illuminate.
Un uomo silenzioso si spoglia nella stanza
danza a passi lenti davanti allo specchio
assieme alla sua ombra incatenata ai piedi.

Si spengono una ad una le finestre e i rami
dei fanali scintillano dorati.

L’uomo nudo attende in compagnia della sua ombra
le ultime ore della notte.
O per sempre!

Cerchi d’acqua

Antonio Donghi donna al caffè 1931Maria Pia Bassano

Antonio Donghi, Donna al caffè,1931

a Maria Pia Bassano (Mapi)

L’ultimo verde opaco dei tuoi occhi
L’ultima foglia legata ancora al ramo nell’ombra della stanza.
Morivi lentamente.

Hai chiuso gli occhi. Hai lasciato con un sospiro.

Sei scesa «meravigliosamente nel tuo Profondo Programmato
come un sasso lanciato nel lago. Lontana due tre vite »
Non vediamo più i tuoi cerchi nell’acqua.

È scivolato via dalle tue spalle il mantello dei sogni.
E nuda tra le acque della morte
a mani giunte ti stringi all’indifferenza del mare che ti accoglie.

Il tuo corpo galleggia tra le pieghe fredde delle lenzuola.

Non vediamo più i tuoi cerchi d’acqua.