Il festeggiato

Pessoa ritratto

marcellocomitini

Il mio omaggio a Fernando Pessoa, alla sua poetica, al suo amore, ai suoi dubbi, ai suoi tormenti. All’uomo Pessoa, alle storie senza tempo, alle nostre storie personali che si intrecciano con quelle del Poeta e con quelle senza tempo.

A Luigi Maria Corsanico, che ha letto in esclusiva questi versi, esprimo la mia profonda gratitudine per averli resi vivi con la sua voce  – che spesso si intreccia  con quella di Pessoa. È per me un onore che colui che legge le poesie dei più grandi poeti, con un gusto dell’arte, del bello e dell’armonia (gusto davvero difficile da riscontrare in altri) abbia apprezzato questi miei versi e li abbia voluti leggere a voce alta diffondendoli a tutti coloro che amano come lui la bellezza e l’armonia.

In appendice al testo della poesia, ho ritenuto opportuno qualche annotazione a chiarimento dei rimandi contenuti nei versi.

In una bottega di libri…

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La stanza (ITA – FR)

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Nella stanza dei tuoi sogni e delle tue solitudini
dove celebri il rito dei piaceri e del tormento
e insegni al tuo corpo le dolcezze dell’uomo,
dove spegni i desideri con lunghe carezze
che le tue mani donano al pube bagnato,
sono entrato guidato dai tuoi sorrisi incerti
dal tuo sguardo acceso di tenera paura.

Come in un sogno i seni, ciottoli odorosi
di un torrente fragrante d’acque luminose
sfioro con le mie mani, carezzo con le labbra
e aspiro come rose i tuoi capezzoli bruni.
Come in un sogno la tua profonda bocca
colma di saliva da cui bevo vino
spinge il desiderio di spezzare gli argini,
spargere i nostri corpi di lucidi cristalli
che sgorgano dalla pura sorgente genitale.
Entro nella tua vita al centro del tuo cuore
al centro delle gambe che in un gesto d’amore
apri e rinserri avide intorno ai miei fianchi.
E lentamente, mentre i nostri cuori ansanti
gustano il piacere, si diffonde la quiete
si sciolgono le braccia si allontanano i corpi
ma le pupille restano sorridenti a guardarsi
si pongono domande suggeriscono risposte.

Dalla finestra aperta entra  il tramonto
tinge di rosso i nostri corpi ci invita nell’amore,
entra il fiato sporco dei motori che passano
di auto che soffiano di moto che ruggiscono.
E bucano i nostri cuori, strappano il cervello,
spalmano sui nostri corpi la paura della morte.

Chiudi la finestra! Stringimi forte al cuore,
prima che l’ombra intorbidi i nostri desideri.
Dimmi che mi ami e che il tuo corpo sogna
di volare al centro della felicità.

da “Formule dell’anima” Edizioni Caffè Tergerste, 20211

 

La chambre

Dans la chambre de tes rêves et de tes solitudes
où tu célèbre le rituel des plaisirs et du tourment
et à ton corps enseigne les douceurs de l’homme,
où tu éteigne les désirs avec de longues caresses
que tes mains donnent à ton pubis mouillé,
je suis entré guidé par tes sourires hésitants
par ton regard éclairé d’une crainte tendre.

Comme dans un rêve tes seins, galets parfumés
d’un torrent de fragrance d’eaux lumineuses,
de mes mains je touche, de mes lèvres je caresse
et j’aspire les roses brunes de tes tétons.
Comme dans un rêve ta bouche profonde
pleine de salive dont je bois du vin,
stimule le désir de casser les berges,
de semer sur nos corps les cristaux brillants
qui jaillissent de la pure source génitale.
J’entre dans ta vie au centre de ton cœur
au centre des jambes que dans un geste d’amour
tu ouvre et serre éprises autour de mes hanches.
Et lentement, comme nos cœurs haletants
savourent le plaisir, le calme se propage
les bras s’arrachent, les corps s’éloignent
mais nos pupilles restent souriantes en se regardant
se posent des questions suggèrent des réponses.

Par la fenêtre ouverte le coucher du soleil entre
peint nos corps en rouge nous invite à l’amour,
le souffle sale des moteurs qui passent entre
de voitures qui soufflent de motos qui rugissent.
Et ils transpercent nos cœurs, déchirent le cerveau,
répandent la peur de la mort sur nos corps.

Ferme la fenêtre ! Tiens-moi fort à ton cœur
avant que l’ombre trouble nos désirs.
Dis moi que tu m’aimes et que ton corps rêve
de s’envoler au centre de la félicité.

La città

Fulvio Roiter

foto di Fulvio Roiter

Guardo con le pupille impenetrabili di un dio
questa immensa città che si risveglia
nel biancore dell’alba,
tagliata come l’occhio del serpente
dal lungo fiume che si snoda lentamente.

Nelle strade solcate dalle lame radenti della luce
angeli invisibili si annidano tra gli alberi
con le braccia tese in alto ad afferrare
le pallide crisalidi del cielo tra i palazzi.

Uomini escono ciechi da tiepidi meandri
irrespirabili d’aliti umani e scalpiccii di passi.
Con la pelle crespa di stridori di ferraglia
traversano crocicchi
con affanno s’imbucano tra i fiati
caldi di luce negli androni ingordi
di destini umani.

Non conoscono il dio che li sorveglia
che ogni giorno chiede sacrifici d’uomini,
e a sera li ributta stanchi sulle strade,
li rinsacca nella ragna dei meandri.

E dall’alto vedo formicolare la città
d’intorno al vecchio parco deserto e silenzioso
ad eccezione di quell’alba quando
tra gli alberi ancora macerati e gocciolanti
della luce lacrimosa del mattino
la gente celebra con risate e con schiamazzi
l’illusoria libertà di un giorno.

da “Formule dell’anima, 2011

Saper leggere

cesare-pavese

Chi commenterà questo video, chi scenderà tra le parole scritte da Cesare Pavese e lette da Luigi Maria Corsanico?

Pavese ha avuto la fortuna di interloquire con un operaio. Oggi potrebbe parlare soltanto a ragionieri o casalinghe che nulla sanno degli operai, o a dattilografi che ricopiano malamente parole già dette da altri. E mentre le ricopiano non si chiedono che senso hanno, perché e come sono state dette, ma soprattutto scritte.

Già Pavese diceva che poiché tutti sanno leggere, credono anche di capire e poter giudicare. Ma per poter giudicare bisogna prima studiare e penare sulle “sudate carte” e condividere, condividere fin nel profondo della coscienza, le pene, le sofferenze, le incertezze dell’umanità quella più vera e più debole.

I ragionieri non se ne abbiano a male, e neppure le casalinghe o i dattilografi, ma quando il rumore che odono tutto il giorno è quello dei locali in cui si sono chiusi (locali mentali prima che fisici),  e le pene provate sono quelle lette e viste sui telegiornali, distesi sul divano, tra una partita di coppa uefa e l’altra, mentre i bambini e la moglie o il marito, ruzzano intorno, i ragionieri, le casalinghe, i dattilografi non se ne abbiano a male se li invito a non scrivere e a non giudicare coloro che seriamente scrivono, perché se leggono non capiscono, e se giudicano esprimono sentenze che nulla hanno a che vedere con ciò che hanno inteso criticare.

Dunque Luigi, ti sono doppiamente grato per questa scelta di leggere un brano che non contiene nessun pathos, che non stimola sentimenti piagnosi, che non fa sognare al di sopra della realtà, ma incatena ciascuno al dovere dell’umiltà e dell’ascolto. Grazie! Davvero grazie!

Nulla (ITA – FR)

Alberto Mangrovia, Ferito, 26/6/2015

Alberto Mangrovia, Ferito, 26/6/2015

Ora che hai consumato tutte le parole

come unghia spezzate su spuntoni di roccia

e il cuore gonfia a vuoto le vene del tuo sangue

girati intorno e guarda in basso

al di là dei tuoi piedi che scalciano nel vuoto

gli uomini felici di non aver detto nulla.

 

Nulla di sé o del mondo, nulla del dolore.

 

Ma forse nulla davvero andava detto.

 

Rien

Maintenant que tu as gaspillé tous les mots

comme des ongles cassés sur des saillies de roche

et le cœur gonfle en vain les veines de ton sang

tandis que l’âme reste dans une cage sombre

tourne toi autour et regardes plus loin

au-delà de tes pieds, qui ruent dans le vide.

Tu verras dispersés dans un espace venteux

des hommes en paix pour avoir parlé longuement

des victimes et des bourreaux, d’injustices atroces

des douleurs du monde, sans avoir rien dit.

 

Rien de soi ou de l’homme, rien de la douleur.

 

Mais peut-être que rien ne devait vraiment être dit.

Il piacere di respirare (Le plaisir de respirer – The pleasure of breathing)

rosso pompeiano

Rosso pompeiano

Una poesia sulla libertà di un uomo solo
che dedica questi versi all’infinita e squisita
gentilezza di Pier Carlo Lava

Seduto al balcone lui
volta le spalle al sole.
Io ne vedo solo la testa
oltre il parapetto in cemento
come fosse decapitato
contro il rosso pompeiano del muro.
I suoi capelli
evocano vecchie nuvole
illuminate in un immobile cielo invernale.
I suoi occhi guardano in basso
dietro il parapetto,
forse le sue ginocchia.
Forse pensa a quand’era bambino
alle ginocchia di sua madre.
O quando teneva tra le braccia
quella donna
che gli ha piantato un coltello nel cuore
o quell’altra
che gli ha rinfacciato
di non essere nessuno
d’essere meno di una foglia
caduta sui piedi di un viandante.
Gli rimane il piacere di respirare d’esistere,
di brancolare affannato nella nebbia
dei suoi ricordi
come in un lungo viale
che porta verso l’eternità. È tutta la sua tristezza,
la sua fatidica libertà.

 

Le plaisir de respirer

Assis au balcon il
tourne le dos au soleil.
Je ne vois que sa tête
au-delà du parapet en béton
comme s’il était décapité
contre le rouge pompéien du mur.
Ses cheveux
évoquent les vieux nuages
illuminé par un vrai ciel d’hiver.
Ses yeux baissés regardent
derrière le parapet,
vers ses genoux peut-être.
Peut-être qu’il pense à quand il était enfant
aux genoux de a mère.
Ou quand il tenait sur ses genoux
cette femme
qui lui a enfoncé un couteau dans le cœur
ou l’autre
qui lui a reproché
d’être rien,
d’être moins qu’une feuille
tombée sur les pieds d’un voyageur.
Il a toujours le plaisir de respirer d’exister,
de tâtonner haletant dans le brouillard
de ses souvenirs
comme dans une longue allée
qui mène à l’éternité. C’est toute sa tristesse,
sa liberté fatidique.

 

The pleasure of breathing

Sitting on the balcony he
turns his back to the sun.
I see only the head
over the concrete parapet,
as if it were beheaded
against the Pompeian red of the wall.
His hair
evokes old clouds,
illuminated in a motionless winter sky.
His eyes look down
behind the parapet,
maybe his knees.
Maybe he thinks when he was a child,
at his mother’s knees.
Or when he held on to his knees
that woman
who planted a knife in his heart
or the other
who has reproached him
for being nobody,
being less than a leaf
fallen on the feet of a wayfarer.
He still has the pleasure of breathing, of existing,
of groping breathlessly in the fog
of his memories
as in a long avenue
that leads to eternity. It’s all his sadness,
its fateful freedom.

La passeggiata (La promenade – The walk)

Marc-Chagall-La-Passeggiata-1917-18

Marc Chagall, La passeggiata, 1917-1918

Ho camminato lungo i sentieri
di un campo sconosciuto
illuminato dai fiori e dagli occhi di ragazze
che da lontano brillano maliziose
e danzano sotto il sole
muovendo lentamente le anche
come i fianchi di un puma.
Vorrebbero che corressi tra le loro braccia.
Mi vorrebbero toccare
per sapere con certezza
se sono vivo e so sorridere. Ma io non so sorridere.
Sorrido solo quando tengo
tra le mani il volto della donna
che la notte mi nasconde. Ma la conosco
ha lo sguardo
di una rondine smarrita
e le mani tremanti
come le ali di una tortora.
Mi sfiorano tentano al buio d’indovinare
quali pensieri ardono nel mio cuore.
Vorrebbero dire no alla notte. Ma il mio cuore?
È un sasso dietro cui mi accuccio
in attesa che dal campo si alzino
come anitre i sogni che galleggiano
sulle acque dell’eterna attesa.
Allora mi aggrapperò alle loro ali
e guarderò dall’alto il campo sconosciuto,
i fiori, le ragazze.
La donna sorridendo volerà al mio fianco.

 

La promenade

Je me suis promené dans les sentiers
d’un champ inconnu
illuminé par les fleurs et par les yeux
limpides des filles
qui brillent malicieuses de loin
et dansent sous le soleil
déplaçant lentement les hanches
comme les flancs d’un puma.
Elles voudraient que je cours dans leurs bras.
Elles aimeraient me toucher
pour savoir sans aucune doute
si je suis en vie et si je sais sourire. Mais je ne sais pas sourire.
Je souris seulement quand je tiens
dans mes mains le visage de la femme
que la nuit me cache. Mais je la connais
elle a l’air
d’une hirondelle égarée
et les mains tremblantes
comme les ailes d’une colombe.
Elles me touchent, elles essayent dans le noir de deviner
quelles pensées brûlent dans mon cœur.
Elles voudraient dire non à la nuit. Mais mon cœur?
Il est une pierre derrière laquelle je m’accroupis
en attendant que les rêves flottants
se lèvent du champ
comme des canards sur les eaux
de l’attente éternelle.
Alors, je m’accrocherai à leurs ailes
et je regarderai de haut le champ inconnu,
les fleurs, les filles.
La femme souriante volera à mes côtés.

 

The walk

I walked in the paths
of an unknown field
illuminated by the flowers and by eyes of girls
malicious who shine from afar
and dance under the sun
slowly moving the hips
like the flanks of a cougar.
They would like me to run in their arms.
They would like to touch me
to know without a doubt
if I’m alive and if I know to smile. But I do not know to smile.
I only smile when I hold
in my hands the face of the woman
hat night hides me. But I know her
she looks
like a lost swallow
and shaking hands
like the wings of a dove.
They touch me, they try to guess in the dark
what thoughts burn in my heart.
They would like to say no to the night. But my heart?
It’s a stone behind which I crouch
waiting for floating dreams to rise from the field
like ducks on the waters
of eternal waiting.
So, I will cling on their wings
and I will look down on the unknown field,
the flowers, the girls.
The smiling woman will fly by my side.

Nel fiume le nostre mani

SGURO-GABBIANO-1979

G. Sguro, Il gabbiano, 1979

Ascolta bene.
Le parole svaniscono assieme ai nostri volti
quando nascondiamo le pupille dietro il fuoco delle palpebre
apriamo le mani e lasciamo fuggire dalle dita
ferite il lento scorrere del tempo. Un fiume
invade il cielo tra gli argini di nuvole desiderando
spargere nel silenzio le nostre parole e ritrovare il loro destino
tra le braccia del mare in attesa.

Ascolta bene. Le nostre mani
immerse nell’azzurro più profondo e freddo delle acque
abbandonate come oggetti dimenticati si cercano. 
Per guidarci. Ma verso cosa? Un gabbiano vola
lentamente sulle acque in silenzio. Lo vediamo fuggire lontano.
Nel becco è l’argento di squami che si dibattono
sempre più rassegnate al loro destino.

 

 

 

Ricordo

Rondine bn e col

Foto dal web – elaborazione grafica mia

 

Hai posato solo per un attimo
la tua mano sul mio braccio
e mi è parso per un attimo
anche sul mio cuore.
Nella tua stanchezza
e nel mio pensiero
siamo solo ombre.
Nella memoria tutto si è confuso
come rondine che freme
nel cavo della mano.
Scopriamo solo il senso
di ciò che davvero siamo
ombre delle ombre.