Le Ombre

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Ida Chessa, Milano, 2015

Oh, la notte che invade strade e piazze
lacerata dai rami dorati dei fanali
sopra la quiete delle auto in sosta
ordinate in quell’unica lunga ombra
del loro starsene in fila sull’asfalto.
Dai palazzi s’illuminano gli occhi
teneri e caldi d’infinita stanchezza
e dai vetri traspaiono le ombre
che posano sui piatti il vapore rosa
delle pietanze
Parlano del giorno che si è appena concluso
fingono un’ironia che maschera tristezza.
Traspaiono dai vetri anche le speranze
degli uomini che sfiorano la fronte
serena dei bambini, quelle delle mani
che sui cuscini toccano
il tepore di labbra umide d’azzurro.
Nel fiatare muto i corpi che si cercano
allontanano la fredda angoscia del tempo,
trattengono nel buio la luce degli sguardi
come farfalle nel cielo del tramonto.

Da una finestra spalancata in alto
sulla facciata oscura del palazzo
una musica vibra, si diffonde
nelle strade deserte, attende muta
dietro i vetri delle finestre illuminate.
Un uomo silenzioso si spoglia nella stanza
danza a passi lenti davanti allo specchio
assieme alla sua ombra incatenata ai piedi.

Si spengono una ad una le finestre e i rami
dei fanali scintillano dorati.

L’uomo nudo attende in compagnia della sua ombra
le ultime ore della notte.
O per sempre!

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Cerchi d’acqua

Antonio Donghi donna al caffè 1931Maria Pia Bassano

Antonio Donghi, Donna al caffè,1931

a Maria Pia Bassano (Mapi)

L’ultimo verde opaco dei tuoi occhi
L’ultima foglia legata ancora al ramo nell’ombra della stanza.
Morivi lentamente.

Hai chiuso gli occhi. Hai lasciato con un sospiro.

Sei scesa «meravigliosamente nel tuo Profondo Programmato
come un sasso lanciato nel lago. Lontana due tre vite »
Non vediamo più i tuoi cerchi nell’acqua.

È scivolato via dalle tue spalle il mantello dei sogni.
E nuda tra le acque della morte
a mani giunte ti stringi all’indifferenza del mare che ti accoglie.

Il tuo corpo galleggia tra le pieghe fredde delle lenzuola.

Non vediamo più i tuoi cerchi d’acqua.

 

 

Nell’ora delle rondini

Un passero sfinito
trema sopra un ramo
e l’aria si fa cupa
nell’ora delle rondini.
A occidente il cielo
è una striscia di sangue.
La terra chiude i fiori
nel morso della notte
e l’albero lascia
che le foglie cadano
– sono ancora verdi –
sul letto dei sassi
sbiancati dalla luna.
Rimangono sui rami
i frutti che si fanno
– sono ancora acerbi –
colore della terra.
Così un poeta muore
e nessuno se ne accorge.

Nel pomario

Nel pomario anka-zhuravleva

 foto di Anka Zhuravleva

Scivola lento fra i rami del pomario
rosso di mele già mature.
Gira silenzioso intorno ai tronchi
saggia l’aria impregnata di profumi
cerca le impronte di prede inconsapevoli.
Come solco di pettine separa
i lunghi steli d’erba
e morde furtivo gemme d’oleandro.
Viscido tronco senza ali o zampe
testa scolpita in una lama fredda
ma gli occhi gialli tagliati dalla luce
scrutano il cuore dei viventi.

Mentre la luna in una notte chiara
tesse tra le foglie brevi sogni d’ombra
sorridono gli occhi silenziosi del serpente
come dietro una maschera d’argento.
Una ragazza distesa in mezzo al prato
nuda tra l’eterno e il tempo
alza le braccia:
« Intorno alle mie spalle le farfalle
scuotono ali colorate
al rosso fuoco delle mele.
Piccoli pesci quando scendo al fiume
inargentati mi carezzano le gambe.
I miei capelli odorano di bosco,
la mia pelle è giunco che fiorisce
e miele che si scioglie tra le labbra.

Ma nessun uomo m’ha sfiorato i fianchi.

Per me solleva la tua testa di diamante,
saetta con la lingua il tuo veleno,
portami quella mela la più alta
sopra il ramo più alto che rosseggia.

Poggiala sul mio ventre e che il tuo amore
sciolga il mio desiderio dal peccato. »

Il compleanno del vecchio mondo

dalla finestra00rit

Dalla finestra, graficart marcello comitini

Attratto dal fragore della pioggia come una risata
esplosa all’improvviso a festeggiare il mondo
vedo dal mio balcone aperto tra le nuvole
luci lontane di candele nella notte.
Brillano festose alle finestre come gli occhi
di uomini e di donne
che hanno rivolto i visi a quegli schermi
su cui scorrono ardenti di colori e suoni
i loro sogni (i sogni
che soltanto hanno sognato).

Sono le lunghe ore sbiadite d’ogni giorno
che si accalcano lattiginose alle finestre.
Malferme come gli ubriachi scuotono le luci,
illuminando a festa il compleanno
del vecchio mondo che balbetta fuori dagli schermi.

Intanto nel silenzio della pioggia ch’è cessata
il cielo è diventato buio, inebetente e vuoto.

Resta nel fremito dell’aria ancora umida di pioggia
quasi un suono fragoroso di risata.

 

 

Eclissi

Eclissi

Foto NASA

Improvvisamente perfida la notte sparge
la sua luce fredda intorno al sole e rovescia il giorno
come acqua in fondo all’oscurità di un pozzo.
Cos’è accaduto al cuore che ha perduto la sua voce?
E i tamburi scuotono nel buio lunghe aste vuote di bandiere?
Le nuvole impaurite hanno sgombrato il cielo
verso uno spazio senza limiti in un azzurro inesistente.
Perché c’è questa crudeltà di non vedere nulla
non sentire più il calore di chi ci sta accanto.
Brillano solo gli occhi e tutto ciò che vedi non è che solitudine.

Un tempo interminabile.

La notte ci ha lasciato il suo pugnale freddo dentro il cuore.

– – – – – – – – – – – – –

Poesia dedicata a MaryAnn Ward di San Jose (USA)

 

My beating heart (Il mio cuore palpitante)

My beating heart

Foto tratta dal Web da me elaborata graficamente

Ho indossato un paio di guanti neri
ho afferrato il coltello della luna
e con un cerchio al petto ho estratto il mio cuore.
Era rosso
palpitava come un piccolo animale
e tremava di paura.
Dove hai messo l’amore, gli ho chiesto,
quell’amore intimidito dai tuoi forti battiti.

Ha smesso di pulsare.
E tra le dita mi è rimasto il sapore delle lacrime.

 

 

 

 

Al chiuso

Al chiuso Edmund Kesting,Tanz Dore Hoyer, Dresden, 1926

Edmund Kesting, Tanz Dore Hoyer, 1926

Come luce soffusa nella stanza
la mia memoria imprime sulle pareti bianche
l’ombra armoniosa del tuo corpo come l’ala mite di colomba
e come il grido dolce della luna nascosta tra le nubi.
Il corpo che stringevo tra le braccia
in fondo a un campo rosso di papaveri e nel profumo
di gladioli celesti
ora è soltanto l’ombra che danza nel chiuso di pareti spoglie.

 

 

 

 

 

Scarti

scarti

Le pagine strappate da un quaderno a righe
d’uno sbiadito azzurro e le parole slavate
da lacrime ormai gialle
ho lasciato volare via dalle mie dita
sciolte dalla zavorra del passato.

Le mie mani non tremavano, lasciavano cadere
le foto in disordine di foglie,
e i volti sorridenti
si spegnevano spargendosi per terra.

Lasciando scivolare la sciarpa ancora avvolta
al risvolto consunto
della giacca logorata dagli anni di lavoro
pensavo ad un addio?

Mai mi sono chiesto perché lasciare andare
i resti di una vita
gelosa e irrequieta che adesso giace silenziosa
tra gli scarti come obolo per l’uomo
che ogni giorno teme l’arrivo della sera.

Quale risposta posso darmi
se scalcio via con la punta delle scarpe
ogni amara certezza
che tutto ciò che dura mi sgomenta?