Senza ali

Senza ali

Un platano cinereo e lunghi rami spogli

come candelabri su un altare saccheggiato

imprigionano i giorni invernali

e le notti cupe – dico – di nuvole e di gelo.

Aspetterò la pioggia.

Guardo il cielo d’una luce segreta grigionera

e torco tra le mani un ramoscello

strappato dal feroce brontolio del vento.

Un ragazzino danza sulla neve

con un grande fiore bianco in mano

una rosa centifoglie forse o una gardenia

e l’innalza all’infinito sciame delle stelle.

Occhi che ci spiano nel buio

fluttuano minacciosi tra le nuvole.

Uomo o ragazzo – bisbigliano tra loro

con il linguaggio palpitante delle stelle.

Sorrido stanco dell’attesa.

Mi si spezza con fragore tra le dita il ramo.

Il ragazzino senza ali – o forse non le ho viste –

è svanito tra le nuvole e le stelle

ha lasciato sulla neve dolorose orme.

Ed inizia la pioggia a cadere con violenza

tra gli scrosci applaudenti del vento.

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L’orologio

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Mentre gira (elaborazione grafica m.c.)

Oggi sono ancora purtroppo nella fase del “non ho nulla da dire”. Però posso confessare che la fine dell’inverno non mi tirerà su il morale perché per fortuna il tempo ha su di me un’influenza minima.  Se mai si potesse stabilire una percentuale per valutare il peso del tempo atmosferico sui miei stati d’animo, sarebbe del 10%. Il restante 90% è invece terreno incontrastato di quel tempo che passa scandendo i colpi sonori e cupi dei secondi, quei piccoli scatti ansiosi e astiosi che trascinano al giro le altre lancette. A volte mi vedo proprio in punta alla lancetta dei secondi, immobile come un marinaio che scruta in piedi il mare da una banchina deserta, eppure soggetto a uno straziante viaggio di trasformazione. Sempre lì, in punta a quella esile lancetta, mi distendo piatto ogni qualvolta quella più robusta dei minuti mi scavalca e chino il capo rassegnato quando vedo giungere a sovrastarmi quella opulenta e pensierosa delle ore con il suo incedere subdolo, come di colei che non passa mai e invece corre fino a esaurirsi all’improvviso quando la spinta che le dona vita viene a cessare.  È questo il sottile piacere di vivere. Le piccole aste dell’orologio iniziano a scorrere sin dal primo istante di vita, prima le piccole, poi quelle dei minuti e infine quelle delle ore per scandire attimi, minuti, ore, giorni, settimane, mesi, anni. Perciò ogni giorno mi affretto a dare carica al pendolo che all’ingresso attende chi entra in casa mia. Per dire a tutti: benvenuti, siamo qui, siamo ancora vivi.

L’ombra

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Fan Ho – Approasching Shadow – 1954

 

La notte poggia la sua ombra sulle labbra

mi si distende a fianco per sentire il corpo

i muscoli la pelle

l’umido tepore del mio ventre.

Con le  mani chiuse al caldo di lenzuola

la carezzo a lungo come nuvola bianca

nel crepuscolo dell’alba.

 

Gracili pensieri dell’amore  si risvegliano nel buio.

 

Prima che fugga via. Prima che torni il giorno.

Prima che per tre volte

con lo sguardo rivolto all’orizzonte

negherò giurando d’essere stato amato.