Senza Trama

Senza Trama presentato dalla scrittrice Lilith Hendrix sul suo sito che trovate

qui

Un grazie a tutti coloro che lo hanno acquistato e un grazie anticipato a chi lo acquisterà. Sino ad adesso non se n’è pentito nessuno.

Cinquecento

Questo annuncio di wordpress è di qualche settimana addietro. Oggi in realtà sono cinquecentodiciotto inserimenti, cinquecentodiciotto volte in cui avete deciso di leggere l’articolo da me pubblicato.

Pubblico, voi lo sapete:
– Poesie mie
– Poesie d’altri (famosi e sconosciuti)
– Poesie da me tradotte e amate
– Video letti con passione da Luigi Maria Corsanico
– Qualche brano di prosa
– Qualche appunto crudele su chi scrive poesie orride
– Qualche pensiero sull’arte dello scrivere.

Era l’anno 2015 quando ho pubblicato su questo blog la prima poesia dal titolo

IL SILENZIO

che ha ricevuto 12 Like da lettori che allora non conoscevo.

(Chi volesse leggerla questo è il link.

https://marcellocomitini.wordpress.com/2015/06/03/ciao-mondo/ )

A questi 12 (come gli apostoli !) devo infinita riconoscenza come il pulcino che esce dal guscio e non dimentica mai ciò che ha visto per la prima volta.

Qualcuno ha chiuso il blog, qualcuno si è allontanato (spesso con rabbia), qualcuno mi ha seguito in silenzio e continua ancora a seguirmi.

Adesso siete 1.097 follower che mi avete onorato di 4.214 commenti, a fronte dei quali ho risposto con 3.026 commenti.

Vi seguo tutti con attenzione, spesso commentando quando l’articolo è particolarmente ben scritto.

So bene che i commenti dati portano like al proprio blog, ma io non riesco mai a commentare con frasi generiche né riesco a commentare se ciò che leggo mi appare come sfogo personale.

Amo chi scrive bene, con intelligenza, con passione, rispettando la sete di conoscenza dell’altro, scrivendo di argomenti comuni al genere umano e da questo condivisibili.

E proprio per non arrogarmi il diritto di giudicare, commento solo ciò che rientra nei miei canoni estetici e contenutistici.

Ciò non vuol dire che io non apprezzi i commenti generici che ricevo, ma confesso che apprezzo particolarmente chi commenta i miei articoli con espressioni suggerite da canoni molto vicini ai miei.

Due città

Lungo i viali ancora deserti
la fiamma dell’alba ha spinto
i brandelli del manto notturno
tra le foglie e gli uccelli
pigolanti sugli alberi.
L’ultima stella è un diamante
che brilla nel roseo incarnato dell’aurora.
Svelata dall’aria limpida
la bellezza splendente di Roma
riluce di cupole templi duomi
e del suo cuore che dorme
nella serenità dei giardini.
In tanta quiete provvisoria
il fiume scorre
verso la libertà silenziosa
della dimenticanza.
Il mio cuore immobile così prossimo al nulla
è prigioniero di questa serenità fuggente.
Tra immagini e rimpianti
guarda la città datami in sorte
che di me com’ero non parla,
la sogna alta sulle rocce
tra le nebbie della malinconia
del mare profondo e azzurro
che risuona nella mia memoria.

Da lui ancora in erba prendevo il largo.

Per giungere dove?
Oh mia imperitura inesperienza…

La torre

Una volta ero come un grande edificio
dal corpo severo e popolato.
Dominavo su tutta la città
dove si riparavano gli sbandati
famiglie diverse di operai
contadini e sfruttati.
Il mio corpo adesso è crollato
come una torre dell’undici settembre.
Il cuore malato di libertà illusorie
è esploso e le ceneri del passato
sparse lungo le strade della mia vita.
Sulle scale delle stazioni
dove sono scesi e saliti tutti i miei sogni
in compagnia della miseria di quelle persone
hanno bloccato ogni via di salvezza.
Sugli angoli rosicchiati dai dubbi
i soccorsi giunti con prevedibile ritardo
hanno sgomberatole macerie ancora fumanti.
Ora c’è una larga spianata
dove sanguinano tanti amori
come papaveri falciati vivi per sbaglio.

Al bar dei tempi andati

Manet e la sua compagna seduti al bar Caffè Tergeste

Poesia in forma di prosa

Sotto i portici della piazza assolata i passanti distolgono gli occhi dalle vetrine, guardano nell’azzurro bruciato dal sole il volo bianco dei gabbiani, ascoltano il soffio lontano del mare che sbatte contro le mura vecchie, ne sentono il profumo, indugiano riprendono pensosi a guardare dentro le vetrine tazze senza manici e piattini di fine porcellana.
Sull’altro lato della piazza, a riparo dalla ferocia del sole, si sporge in avanti sulla bottega, mezzo bar mezzo osteria degli anni non assai lontani della nostra giovinezza , un tendone lacerato in più parti dal sudiciume piovuto dall’aria.
Tra i tavolini grigi dalle lunghe gambe, ubriachi con il capo sul petto, baldracche in attesa che scendano le tenebre e neri che girano a offrire accendini ai fratelli bianchi.
Seduti ci guardiamo negli occhi pensiamo agli anni indimenticabili in cui ci baciavamo di soppiatto agli ubriachi e alle baldracche, e sognavamo di baciarci nudi a letto.
Contro ogni immaginazione adesso beviamo a sorsi lenti sino al fondo dei bicchieri il succo dei nostri anni velenosi attenti a ricucire i sogni e le ferite.
Da sotto i portici c’incanta la malinconica di note scandite da un sassofono lontano.
Una colomba gira in tondo su sé stessa sul davanzale della loggia alle mie spalle spezza con singhiozzi il suo verso gutturale.
Tremano le tue labbra. Un velo sottile d’angoscia avvolge i nostri volti con la sua acqua silenziosa.
Cerco nei ricordi la dolcezza antica vorrei dirti al diavolo il passato.
Con dita incerte alzi il bicchiere per un triste brindisi.
Passeri giungono timidi e affamati sotto l’ombra della tenda rubano le briciole cadute ai nostri piedi.
Sul tuo grembo le lacrime piovute dall’azzurro disperato dei tuoi occhi.
Con le tue mani tra le mie ti dico ti voglio bene dimentica tutto il male.
Con la mano alla fronte ti ripari gli occhi dal riverbero della piazza. Guardi dal fondo della tua lontananza la colomba ad di là delle mie spalle che gira ancora in tondo.

La parte migliore di me (Ita – Fr – Eng- Esp)

DE CHIRICO, La Vucciria

La parte migliore di me
penzola dal gancio
la faccia pulita la dignità
e l’orgoglio
d’essere me stesso
mentre il cuore ancora pulsa
e le mie viscere
borbottano rauche
gli ultimi versi.
I ciechi passando riflettono
sul come
mi hanno ignorato
hanno squartato il dolore
scrutando
nella muta distesa delle macerie.
Come in fondo a un vicolo
gatti sazi di un banchetto
hanno scartato i resti
quasi fossero il superfluo
dell’altro lato della vita.


La meilleure partie

La meilleure partie de moi
se balance du crochet
le visage propre la dignité
et la fierté
d’être moi-même
pendant que le cœur bat encore
et mes entrailles rauques
marmonnent mes derniers vers.
Les aveugles passent et réfléchissent
sur la façon dont
ils m’ont ignoré,
ont éventré la douleur,
scrutant
l’étendue silencieuse des décombres.
Comme au bout d’une ruelle
des chats rassasiés lors d’un banquet
ont écarté les restes
comme s’elles étaient le superflus
de l’autre côté de la vie.

The best part

The best part of me
hangs from the hook
the clean face, the dignity
and the pride
of being myself
while the heart still beats
and my bowels hoarse mutter
the last verses .
The blinds pass by and reflect
on how
they ignored me,
they quartered the pain
peering into the silent expanse of the rubble.
As at the end of an alley
sated cats at a banquet
have discarded the remains
as if they were the superfluous
of the other side of life.

La mejor parte

La mejor parte de mí
cuelga del gancho
la cara limpia la dignidad
y el orgullo
de ser yo mismo
mientras el corazón aún late
y mis entrañas
se quejan los últimos versos
on voz ronca.
Los ciegos pasan y reflexionan
sobre cómo
me ignoraron
cortaron el dolor y escudriñaron
la silenciosa extensión de escombros.
Como al final de un callejón,
los gatos saciados en un banquete
han descartado los restos,
como si fueran el superfluos
del otro lado de la vida.

La musica

Edward Boubat, Rèmi ecoutant la mer

La musica zampilla limpida
dalla pietra sacra dell’essere
scende s’innalza con sussurri e fremiti
lungo i fianchi grevi della memoria.
Svela
senza passare per gli occhi
l’esatta geografia delle parole
le libera nell’ascolto
ne fa pura essenza
le inietta nell’azzurro vena dopo vena.
Come etere profondo
si spande lungo il corpo
lo dissolve nei margini fugaci
tra tempo e eternità.
Offre in dono alla mente
i turbamenti dell’anima,
i colori che sgorgano
tra buio e ricadute
di un canto ripetuto a bocca chiusa.
Svela
dove si accumulano
le ombre della mortalità
come fa il vento senza
che la carne si sfaldi
tra le dita del tempo.

Vaga nello spazio
si lacera a richiami non umani
di paure e di incubi
si riforma in luminosa essenza.
Si fa lieve
come nuvola nell’aria.
Svanisce.

Torna a illuminarci, lei consolatrice.
Lei pensoso incanto.

Gabrielle Segal – Poème blanc (FR – ITA)

Immagine ed elaborazione grafica Marcello Comitini

Poesia bianca

È semplice svanire
Quando la scelta del silenzio
È fatta malgrado me
Così semplice sentirlo scorrere
Come sangue fuori dalle vene
Caldo ma raggela la carne
Così semplice svanire
Sotto il lenzuolo della malinconia
Dove insonnolita sto senza trovare sonno
Così semplice lasciare che il silenzio parli a posto mio
La sua voce pallida e diafana
Come io stessa sono divenuta
Risuona senza diffondersi
Ogni cosa mormora
Compresa la luce
Ogni cosa urla
Persino la penombra.

Gabrielle Segal
(traduzione di Marcello Comitini)

Poème blanc

Il est si simple de disparaître
Quand le choix du silence
Se fait malgré moi
Si simple de le sentir couler
Comme sang hors des artères
Chaud mais glaçant la chair
Si simple de disparaître
Sous le drap de la mélancolie
D’y somnoler sans trouver le sommeil
Si simple de laisser le silence parler à ma place
Sa voix pâle et diaphane
Comme moi-même suis devenue
Résonne sans que cela s’ébruite
Toute chose murmure
Y compris la lumière
Tout chose hurle
Y compris la pénombre

Gabrielle Segal