Paesaggio invernale

spiaggia d'inverno 03bnt

marcello comitini, Spiaggia d’inverno, graficart

Le rive del mare in inverno
hanno grumi neri di sangue rappreso
tra rami sbiancati dal sale
alghe bruciate e bottiglie
senza messaggi.
Sulla sabbia che guarda l’orizzonte lontano
aleggia quello stesso stupore
che sento nel freddo odore del vento.
Vaga nell’aria il tepore di un canto
che scioglie l’angoscia e guarisce
le antiche ferite del cuore.

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Fantasma a forma di federa

Egon Schiele Seatd Woman 1917

Egon Schiele, Donna seduta con ginocchio piegato,1917

Ieri notte sono stato le federa del tuo cuscino
per sentire il tepore delle tue guance
e dirti piano all’orecchio
amore mio amore mio

Le mie parole sono uscite dalla tua bocca
e sono tornate lentamente nel mio corpo
amore mio amore mio

Ho provato pena per me
e l’ho guardata in silenzio per l’ultima volta

Allora soli molto soli
le labbra hanno cominciato a muoversi
e si è udito un puro cristallino
silenzio

 

Òscar Hahn, Mal d’amore, Raffaelli Editore, 2017 (traduzione Gianni Darconza)

 

Fantasma en forma de funda

Anoche fui la funda de te almohada
para sentir la tibieza de tus mejillas
y decrirte despacio en el oído
amor mío amor mío

Mis palabras salieron por tu boca
y regresaron lentamente a mi cuerpo
amor mío amor mío

Tuve pena de mí
y la miré en silencio por última vez

Entonces solos muy solos
sus labios empezaron a moverse
y se oyó puro cristalino
el silencio

Òscar Hahn, Mal de amor, Ganymedes editore,1980

Il grembiule

Edward_Weston_tinamodottimi1921

Edward Weston, Tina Modotti, 1921

Dietro il bancone di vetro
anche Lia ha momenti di vita
servendo i ragazzi che gli occhi
li tengono sopra il suo seno
– felice si guarda allo specchio
e quel grembiule vorrebbe bruciarlo.
E la sera c’è sempre qualcuno
che aspetta, le prende la mano
e dice che l’ama. Lia ride
e scopre il suo seno a quei baci.
Ma poi la mattina rimane da sola
in negozio a guardarsi allo specchio.

Un uomo c’è sempre là dentro
che compra – la vede, sorride, le parla
ma al seno non guarda.
Vorrebbe che uscisse con lui
qualche sera di queste
per andare assieme a vedere un bel film
o a cenare in collina.
Lia ride e si guarda allo specchio
e quel grembiule vorrebbe bruciarlo.

Sui colli la sera è più fredda
e le stelle che guardano cieche
non fanno di certo paura
come la gente che passa in città
e si ferma a svestirla con gli occhi.
Lia spera che all’uomo interessi
soltanto il suo seno e lo scopre.

Nuda sull’erba non prova più freddo.

In negozio Lia resta a guardarsi allo specchio
e il suo corpo lo vorrebbe bruciare.

da “Un ubriaco è morto”, Misuraca Editore, 1976

Le mani nel vuoto

le mani

Quando andiamo indietro con la nostra memoria, spesso troviamo che ci mancano tante di quelle cose e persone che enumerarle richiederebbe una vita. Ed è per questo che caparbiamente la vita continua e i ricordi divengono l’anima di ciò che ci manca. Ci sentiamo circondati da tutte queste anime che a volte ci fanno sentire in compagnia. I giorni del Natale contribuiscono a risvegliare intorno a noi la loro presenza. Ma quando le nostre mani si avventurano nel vuoto a cercare altre mani da toccare, da stringere come quando eravamo bambini, allora la solitudine ci sospinge un’altra volta indietro verso quella strada che abbiamo sin qui percorso. Ma la troviamo spoglia di tutti coloro che abbiamo amato, come tanti sogni  caduti giù dai rami del nostro albero dei desideri.  Allora ci aggrappiamo a coloro che sentiamo vicini anche senza conoscerli.

Ma le mani nel vuoto…

Buon Natale, Amici.  Forse nel vuoto riusciamo reciprocamente a sentire il calore di un fiato.

Cristo è smontato dal Suo Legno nudo

Ancora una splendida lettura di Luigi Maria Corsanico. Non finiremo mai di ascoltarlo e ringraziarlo per questi suoi doni, eccezionali per la loro bellezza. 

 

Cristo è smontato
dal Suo Legno nudo
quest’anno
ed è scappato in un posto dove
non c’erano alberi di Natale senza radici
con appesi dolcetti e fragili stelle
Cristo è smontato
dal Suo Legno nudo
quest’anno
ed è scappato in un posto dove
non c’erano alberi di Natale dorati
nè alberi di Natale di lustrini
nè alberi di Natale di stagnola
nè alberi di Natale di plastica rosa
nè alberi di Natale d’oro
nè alberi di Natale neri
nè alberi di Natale blu cobalto
con appese candele elettriche
e circondati da trenini elettrici di stagno
e da stucchevoli parenti sapientoni
Cristo è smontato
dal Suo Legno nudo
quest’anno
ed è scappato in un posto dove
non c’erano zone di competenza
di intrepidi venditori di Bibbie
con cadillac bicolori
e dove nessun presepe da grande magazzino
completo di bambino in plastica nella mangiatoia
arrivava come pacco postale
al bambino per raccomandata
e dove in tv non si trasmettevano i Re Magi
che lodano il whisky Lord Calvert
Cristo è smontato
dal Suo Legno nudo
quest’anno
ed è scappato in un posto dove
nessuno sconosciuto ciccione maniaco-del-dare-la-mano
con un vestito rosso di flanella
e la barba bianca finta
se ne andava in giro spacciandosi
per una specie di santo del Polo Nord
che attraversa il deserto fino a Betlemme
nella Pennsylvania
su una slitta Volkswagen
trainata da gioviali renne degli Adirondack
dai nomi tedeschi
e che porta sacchi di Umili Doni
da Saks della Fifth Avenue
per l’immaginato Cristo bambino di tutti quanti
Cristo è smontato
dal Suo Legno nudo
quest’anno
ed è scappato in un posto dove
non c’erano cantori alla Bing Crosby
che mugolavano di uno stanco Natale
e dove nessun angelo di Radio City
pattinava senza ali sul ghiaccio
attraverso un paese invernale delle meraviglie
fino a un paradiso alla jinglebell
ogni giorno alle 8 e mezza
con matinèe della Messa di Mezzanotte
Cristo è smontato
dal suo Legno Nudo
quest’anno
e piano piano s’è infilato di nuovo via
in un anonimo ventre di Maria
dove nella più tenebrosa notte
dell’anonima anima di tutti quanti
Egli di nuovo attende
un’inimmaginabile
e impossibilmente
Immacolata Riconcezione
in assoluto il più folle
dei Secondi Avventi.

Lawrence Ferlinghetti, New York, 24 marzo 1919

Venezia

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Silvia Caimi, Il salto, 2010

Vorrei che fosse nero quell’azzurro del cielo
e le nuvole bianche uno scintillio di stelle
gli alberi avvolti in un velo di nebbia
come donne celate dalla fede nell’uomo.
Vorrei che il mare fosse dentro le strade
a bagnare i palazzi e dagli androni uscissero
cariche di luci gondole silenziose,
che gli uomini viaggiassero lenti sulle acque
accese di smeraldo ai bagliori delle lampade
e sulla grande piazza sentissero il profumo
della solitudine.

Vorrei che tu accanto ponessi la tua ombra
come un angelo uscito da grotte sommerse
e mi offrissi il tuo viso di donna svelata
in quest’alba in cui il mondo
è una Venezia languida
e le colombe volano su un mare inesistente.

Piume al vento

“Poi farò di un sogno
il miele di un sorriso che quieta.”
Bastano questi versi per fare poesia.
Brava Chiara.

chiaramarinoni

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Foto personale.

Attento che sia giorno
che il vento quieti
il mio andare
chissà, forse
lontano o vicino
l’andare: nella direzione
giusta sul filo di perle o
nei carruggi di sabbia
prima della marea
tra infradito, focacce e
ricordi. Ricordi?
Un gioco di carte
a scambio di lacrima
chiudo la mano: è solo
il vento che scricchiola.
Lo so, che verrà
perciò attendo
in una mano ho la sabbia
nell’ altra le domande e i perché
Poi farò di un sogno
il miele di un sorriso che quieta.

Chiara

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L’ultima cartolina (postale & sonora)

Henri Matisse, Interieur, bocal de poissons rouges, 1914

Traduco e pubblico un post del simpatico blogger francese

https://carnetsparesseux.wordpress.com/2017/12/10/la-derniere-carte-postale/

Una simpatica lettera che contiene qualche domanda inquietante.

I pesci sarebbero muti ma questo pensa, riflette e scrive.

$ $ $ 

Ci sono giorni in cui il Natale arriva in anticipo: ho ricevuto questa settimana la registrazione di un testo scritto due anni fa (due anni? – due anni!). Riguardava una brocca, un viaggio e un pesce rosso, Bubulle. La registrazione, (fatta da Mike [in francese *] con acqua, vetro e aria) si ASCOLTA cliccando QUI (in maiuscolo in modo che a nessuno sia possibile evitare di cliccare). Si ascolta molto meglio con gli occhi chiusi, ma per coloro che volessero leggere ecco [la traduzione *] del testo originale :

Bubulle,

Quando troverai questa cartolina, sarò partito.
So cosa stai pensando : “una cartolina per annunciare una partenza? “; tu sai che non sono bravo a sostenere discussioni accese. E poi, avresti preferito che affiggessi manifesti?
Ti ho parlato spesso dei miei sogni di viaggio, anche se – com’è tua abitudine – tu non ricordi. Quindi, sì, ho preso questa decisione da solo; avrei forse dovuto indire un referendum?
Parto. Un vero viaggio, non una passeggiata in un parco a tema: fare un giro tra scogli di finta pietra e un relitto di plastica a me non basta più.
Non posso credere che il mondo si riduca a questo.
Dunque parto. Ogni colpo di pinna mi promette nuove sorprese. Voglio avvicinarmi ai limiti del mondo conosciuto, toccare i confini e vedere più da vicino queste visioni fugaci che sfilano davanti ai nostri occhi miopi, come filtrati dal vetro deformante di un grande vaso che li racchiuderebbe tutti. Questa sciarpa appoggiata sulla spalliera di una sedia, presto sostituita da un libro dal titolo terrificante – Lo sfruttamento razionale della pescicoltura domestica – così lungo che a malapena lo si riesce a decifrare, è felicemente fugato dalla vista serena delle infradito che si rilassano sul tappeto … ; e infine, quelle grandi ombre pallide e sfocate che si protendono verso di noi prima di ogni pioggia di daphnie disseccate- queste cose che s’intravedono appena e subito spariscono, esistono?
È forse la nostra sola volontà che crea il mondo? Se è così, cosa accade a queste visioni quando guardiamo altrove? Queste fantasmagorie sono più che schiuma dei nostri sogni? E se sono dei fantasmi, in che aldilà scompaiono quando non li vediamo più?
Questo è quello che voglio scoprire.
Forse tornerò, soprattutto se, come si sente dire, la nostra brocca è tonda come una bolla. Ma non prometto di portare souvenir. Come farei, d’altra parte, quando ogni secondo che passa – ogni battito di pinna – cancella dalla nostra povera memoria di pesce rosso ogni minimo frammento di ricordo?
firmato: Bubble
ps: quando trovi questa cartolina, capirai che, in effetti, è destinata a me: la scrivo affinché mi ricordi al ritorno perché sono partito.
B.
[*] nota del traduttore.
Illustrazione: Henri Matisse, interno, brocca per pesci rossi, 1914 (particolare). Parigi, Centro Pompidou. Foto di Sharon Mollerus (CC per 2.0)

Rimorso

Evgen Bavcar

foto di Evgen Bavcar

Se in una notte la tua ombra mi tornasse accanto
come l’ala bianca di un gabbiano
che porta in sé il mistero di spiagge sconosciute
tu saresti viva
con gli occhi accesi dalla voglia di scrutare
oltre i segni visibili dell’anima.
Mi guarderesti con la stessa aria torbida di sfida
scenderesti sul mio cuore con gli artigli di un rapace,
sino a ferirmi con la lama gelida
delle tue parole che anno dopo anno
hanno devastato la mia storia.
Ti chiederei se per te la vita è ancora
quel cunicolo cieco
dove chiudere gli occhi ed ascoltare i gridi
che giungono dall’abisso insondabile del tempo ;
se nascondi ancora dietro le tue risate
chiuse nel gorgogliare della gola
una vita d’enorme fatica e di dolore come un’immensa piaga
da cui sgorgavano la rabbia e la paura
d’essere preclusa a ogni via di fuga.
Quel filo che guidava la tua vita negli oscuri labirinti si è spezzato
ti ha liberata dai rimorsi
e ora torneresti a torturare le mie notti
con le immagini illusorie della tua vita inesistente.

Anche solo a ricordarti…

Riaverti accanto sarebbe peggio del morire.