Ritratto di signora

ritratto-di-signora

Hai indossato i tacchi alti ravviati
i capelli lisciate le pieghe
della tua gonna lungo i fianchi.
Sei pronta.
Tieni in mano le chiavi dell’auto.
Pronta
per andare incontro al nuovo giorno
lasciare
in silenzio queste stanze.
Apri la porta.
Di sfuggita guardi nello specchio
la tua immagine.
Ti arresti sorpresa
nel vedere sul tuo volto
svaniti gli anni dell’adolescenza.
Sei sempre tu
o un’altra ha preso posto nel tuo corpo?
Il tuo respiro si fa lento e debole.
Dove sono
gli anni quando i tuoi seni si offrivano
alle carezze del tuo primo amore
come seta sulla seta?
Torni a chiudere la porta.
Non riesci più ad uscire. Sogni
un uomo che ancora ti dichiari
che sei bella guardandoti
che ti dica
che la vita da domani
sarà diversa più vera
di certi romanzi
dove la realtà
è travolgente e sa donare
ai gesti di ogni giorno
il profumo malinconico dei ricordi.

Adesso senti dentro il petto come un dolore.
Nella tua memoria
il pezzo mancante tra l’adolescenza e questo dolore.

 

 

Annunci

Nel giardino blu, di Barbara Auzou

Niala les arbres bleus

Niala, Les arbres bleus

Abbiamo messo nelle nostre tasche
la perla corrotta
delle stagioni e quella del senso della festa
rovinata dall’abuso,
dal falso spessore
e dai clamori inauditi
lanciati verso l’idolo di un’ora
pronta a donarti una vita perfetta.
Noi non avevamo un idolo ma una vita intera
per circondare le pietre con una particolare tenerezza
e fissare come ci piace
con i nostri occhi i boccioli schiusi
del fiore sfuggito al sistema indifferente.
Il nostro giardino blu è uno di quelli in cui seminiamo
la contemplazione silenziosa e il canto dei nostri uccelli
risuona da un ramo all’altro
senza mai sbattere contro le strettoie della domenica
e le sue liti familiari.
Il nostro giardino improvvisato promette il dono
di frutti rotondi grondanti ancora delle loro acque
e li posiamo sui palmi della luna gemella
che apparecchia il suo letto nell’ombelicale dei nostri sogni
tra la fragola, la menta e il prezzemolo.
Succede che attraversiamo di notte
le bianche nonne della nostra infanzia
e le guardiamo riprendere il loro ballo
felici.
Oh Martha, Louise e Jeanne,
il tiglio dispettoso penetra ancora attraverso la finestra
per rubare la madeleine delle vostre tisane.

Barbara Auzou

 

NOTRE JARDIN BLEU

Nous avons rangé dans nos poches
la perle corrompue
des saisons et celle du sens de la fête
versée dans l’abus,
la fausse épaisseur
et les clameurs inouïes
lancées vers l’idole d’une heure
promptes à vous faire une vie parfaite.
Nous n’avions pas d’idole mais toute une vie
pour entourer les pierres d’une tendresse particulière
et accrocher comme on aime
nos yeux aux boutons ouverts
de la fleur rescapée de l’indifférent système.
Notre jardin bleu est de ceux où l’on sème
la contemplation muette et le chant de nos oiseaux
résonne de branche en branche
sans se cogner jamais aux couloirs du dimanche
et à ses familiales querelles.
Notre jardin de fortune promet le cadeau
de fruits ronds frissonnant encore de leurs eaux
et nous les déposons aux paumes de la lune jumelle
qui couche son lit à l’ombilical de nos rêves
entre la fraise, la menthe, et le persil.
Il arrive qu’on y croise la nuit
les blanches grand-mères de nos enfances
et on les regarde reprendre leur danse
ravies.
ô Marthe, Louise et Jeanne,
le tilleul frondeur pénètre encore par la fenêtre
pour chaparder la madeleine de vos tisanes.

Barbara Auzou

https://alaindenefleditniala.wordpress.com/2018/09/23/notre-jardin-bleu-3/

Essere albero | Être arbre |Being tree

francesco De Mitri_languore_della_vita

Roberto De Mitri, Languore della vita

Ogni mattina balzo ugualmente fuori dal letto
e percorro la strada casa lavoro. Ogni mattina vedo
negli stessi luoghi le stesse persone gli stessi alberi
con rami possenti e foglie
che il vento spesso strapazza come piume di uccelli.
Mi attendo che almeno gli alberi si stacchino da terra e si rifugino
dentro le nuvole profumate come i giardini di Kolymbetra.
Ma alzano solo il capo restano avvinti al suolo
rinunciano al movimento per resistere
alla furia del vento. Così grandi e puri
fanno fremere la natura quando fioriscono.
La loro sorte non è simile alla nostra? Viviamo
negli stessi luoghi dove una legge ci ha collocati, incapaci
di strapparci dalle nostre radici. C’è chi spalanca le braccia
e affida al vento il proprio futuro e chi sta chino e si chiude
entro il recinto dei propri ricordi.

Però ciascuno sa bene quanto atroce e acre sia
dentro di sé l’essere albero e farlo fiorire.

Être arbre

Chaque matin, je saute également hors du lit
et je marche sur le chemin travail maison. Chaque matin je vois
à la même place les mêmes personnes les mêmes arbres
avec des branches puissantes et des feuilles
que le vent souvent maltraite comme des plumes d’oiseaux.
Je pense qu’au moins les arbres vont quitter le sol et se réfugier
à l’intérieur des nuages parfumés comme les jardins de Kolymbetra.
Mais ils ne lèvent que la tête restent ancrés au sol
en abandonnant le mouvement pour résister
à la fureur du vent. Si grands et purs
ils font trembler la nature quand ils fleurissent.
Leur destin n’est pas similaire au nôtre? Nous vivons
aux mêmes endroits où une loi nous a placés, incapables
nous arracher de nos racines. Il y a ceux qui ouvrent les bras
et confient son avenir au vent et qui se penchent et se ferment
dans l’enceinte de leurs souvenirs.

Mais chacun sait à quel point il est atroce et aigre
être l’arbre qui est en lui-même et le faire fleurir.

 

Being tree

Every morning equally I jump out of bed
and I walk the road home work. Every morning I see
in the same places the same people the same trees
with mighty branches and leaves
that the wind often mistreat like bird feathers.
I expect that at least the trees will come off the ground and take refuge
inside the perfumed clouds like the gardens of Kolymbetra.
But they raise only the head remain ancored to the ground
they give up the movement to resist
to the fury of the wind. So big and pure
they make nature tremble when they bloom.
Their fate is not similar to ours? We live
in the same places where a law has placed us, incapable
to tear ourselves from our roots. There are those who open their arms
and entrusts its future to the wind and who is bent and closes
within the enclosure of their memories.

But everyone knows how atrocious and strong it is
to be the tree that is inside of itself and make it flourish.

Tra terra e cielo

bambini-anni-70

Sul mare in uno spazio infinito
i gridi dei gabbiani ci turbano.
Tra le case che dormono i gridi degli uccelli
escono dalle ombre
come l’invocazione di fronte a un dolore inaccettabile.
Gridano anche i bambini nei loro giochi
senza sapere per cosa gridano.
E noi che gridiamo? Come uccelli in gabbia
piangiamo impotenti
e il nostro pianto non turba gli dei.

La luna in sogno (testo anche in francese e inglese)

Luigi_De_Luca_Saffo

Luigi De Luca, Saffo

Ho dimenticato la finestra aperta per tutta la notte.
Quando stavo per chiudere gli occhi la luna
si è distesa su di me e ho sentito l’argento gelido della sua pelle
e della sua bocca sulla mia. Mi sono addormentato profondamente.
Le sue braccia d’ombra mi stringevano con la tenerezza
di una nuvola e la sua lingua
s’insinuava tra le mie labbra con il sapore freddo della neve.
La luce come quella dei suoi occhi scappa via al grido dell’allodola.
Resta – le dico- non è l’allodola ma l’usignolo. Mentre dormivo
ho sognato e nel sogno ho capito che eri tu.

La lune en rêve
J’ai oublié la fenêtre ouverte toute la nuit.
Quand j’allais fermer les yeux la lune
s’est allongée sur moi et j’ai senti l’argent glacé de sa peau
et sa bouche sur la mienne. Je me suis endormi profondément.
Ses bras d’ombre me serraient avec la tendresse
d’un nuage et sa langue
se glissait entre mes lèvres avec le goût froid de la neige.
La lumière comme celle de ses yeux s’échappe du cri de l’alouette.
Reste – je dis – ce n’est pas l’alouette mais le rossignol. Pendant que je dormais
j’ai rêvé et dans le rêve j’ai réalisé que c’était toi.

The moon in a dream
I forgot the window open all night.
When I was about to close my eyes the moon
lay on top of me and I felt the icy silver of her skin
and his mouth on mine. I fell asleep deeply.
His arms of shadow hugged me with the tenderness
of a cloud and its tongue
it crept between my lips with the cold taste of snow.
The light like that of his eyes runs away the scream of the skylark.
Stay – I say – it is not the skylark but the nightingale. While I was sleeping
I dreamed and in the dream I realized it was you.

omaggio di un poeta alla mia città che non deve arrendersi GENOVA

Disegni & Ritratti

Poesia di Marcello Comitini
Tiratela via dal cuore di Genova
questa lama che ha straziato le vite
di uomini e di donne che passavano sognando
di volare sopra le case come fossero nidi
da cui spalancare felici le ali.
Strappatelo via dalle pupille di Genova
l’ artiglio acuminato che ha lacerato le arterie
e ha lasciato intorno le case
cieche e deserte come un cuore privo di vita.
Le ferite ancora aperte sanguinano
e minacciano  altra morte
sotto il crollo dei pugni d ’acciaio e cemento.
Allargate le braccia per cingere il cuore di Genova
in un altro abbraccio che non provochi morte
ma faccia spalancare le finestre
per ammirare la città che risorge con stupore dal mare.
Ciao.
Marcello
il-faro
grazie Marcello

View original post

Nelle vene nelle mani nell’anima (testo anche in francese e inglese)

storno-formation-roma-in-aria

Immagine dal web

Chiuso in una stanza buia sento nelle vene
il sangue della notte e fuori
stormi di passeri che urlano
senza sapere più dove posarsi
in quali nidi rifugiarsi dove deporre
i loro fardelli colmi di vita.

Rimango come le stelle senza luce
prigioniero di sogni e d’illusioni.

Credo ancora di volare
di sperare che non sempre la vita sia un deserto
il cielo una notte di rovina.

Eppure mi dolgono le braccia
le mani e la mia anima con cui cerco di allontanarmi
da questa stanza piena d’ombre.

 

Dans les veines dans les mains dans l’âme

Fermé dans une pièce sombre je sens dans mes veines
le sang de la nuit et en dehors
des volées de moineaux qui crient
sans savoir où se poser
dans quel nid se réfugier où déposer
leurs fardeaux pleins de vie.

Je reste comme les étoiles sans lumière
prisonnier de rêves et d’illusions.
Je crois voler encore
espérer que la vie n’est pas toujours un désert
le ciel une nuit de ruine.
Pourtant j’ ai du mal à mes bras
à mes mains et à mon âme avec lesquels j’essaie de m’éloigner
de cette chambre pleine d’ombres.

 

In the veins, in the hands in the soul

Closed in a dark room I feel in my veins
the blood of the night and outside.
flocks of sparrows screaming
without knowing where to land
in which nest to take refuge where to deposit
their burdens full of life.
I stay like the stars without light
prisoner of dreams and illusions.
I still think I fly
hope that life is not always a desert
the sky a night of ruin.
Yet I have trouble with my arms
my hands and my soul with which I try to get away
from this room full of shadows.

Credere nell’amore (Croire en l’amour)

Salvator Dalì the-great-masturbator pic

Salvator Dalì, The great masturbator

Io credo in ciò che tocco e vedo con il cervello e con le mani.
Vedo una muraglia che mi sta d’innanzi
contro cui si scaglia la forza indomabile del dubbio.
Una scogliera fessurata nelle cui crepe pendono
ciuffi d’erba morta che si agita nel vento.
Alberi dalle radici immerse nella pietra
costretti a non fruttificare
come danzatori che l’attimo ha bloccato
nel flettere dei corpi come archi tesi al salto
per carpire con i rami al cielo la leggerezza delle stelle.

Illuminata appena dalla luce fievole di barche
che le scorrono ai suoi piedi cariche di sogni.
Traggono con gesti misurati nell’insensato strascico
di non lasciare nulla al caso
le reti colme un po’ d’azzurro-mare,
un po’ di sabbia e alghe
e un po’ del calore della terra misto a foglie morte.

In alto accanto agli alberi ridono come dee innalzate sugli altari
le donne dalle guance gonfie
che agli incroci hanno implorato la pietà
di non essere lapidate con sguardi e desideri
come gocce di sperma rapprese sulla pelle.

E gli uomini. Ah, gli uomini! Guardano verso l’orizzonte
con le braccia al cielo con un’andatura necessariamente dura
fingono di non sapere che le donne hanno le guance gonfie
di speranze e d’illusioni, di dolori trapassati dagli aghi della vita.
Dicono che quelle gocce rapprese sulla pelle
non sono cadute dai loro rami.
Ma dicono a ogni donna io sono la vita della tua vita
e posseggo la tua anima e il tuo corpo.

Io dico che alle donne è toccato liberarsi
strappandosi dal cuore i penosi abbandoni,
dimenticare l’amore quando ancora
vorrebbero essere amate.
Intorno c’è la forza silenziosa del mare
con la sua impassibile calma o l’ira con cui percuote
la muraglia che mi sta d’innanzi e l’erba
oscilla come fosse viva. Non esiste amore?

Con le mani nella sabbia e gli occhi agli alberi eterni.

È questo tutto ciò che tocco e vedo con il cervello e con le mani.

 

Croire en l’amour

Je crois en ce que je touche et que je vois avec mon cerveau et mes mains.
Je vois une muraille qui se tient devant moi
contre laquelle la force indomptable du doute se lance.
Une falaise fissurée dans les lézardes duquel ils pendillent
des touffes d’herbe morte agitée par le vent.
Arbres aux racines immergées dans la pierre
obligés de ne pas fructifier
comme danseurs que l’instant a bloqué
dans la flexion des corps comme des arcs bandés pour sauter
pour attraper par les branches au ciel la légèreté des étoiles.

Illuminée à peine par la lumière des bateaux
qui courent à ses pieds, pleins de rêves.
Ils dessinent avec des gestes mesurés dans le chalut insensé
de ne rien laisser au hasard
les filets remplis d’un peu de mer bleue,
un peu du sable et des algues
et une partie de la chaleur de terre mélangée à des feuilles mortes.
En haut à côté des arbres elles rient comme des déesses élevées sur les autels
femmes aux joues gonflées
qu’au carrefour ont imploré la piété
de ne pas être lapidé avec des regards et des désirs
comme des gouttes de sperme sur la peau.
Et les hommes. Ah, les hommes! Ils regardent vers l’horizon
avec les bras vers le ciel par une démarche nécessairement forcée
ils font semblant de ne pas savoir que les femmes ont les joues gonflées
des espoirs et des illusions, des douleurs percées par les aiguilles de la vie.
Ils disent que ces gouttes sur la peau
ne sont pas tombés de ses branches.
Mais ils disent à chaque femme je suis la vie de ta vie
et je possède ton âme et ton corps.
Je dis que les femmes ont dû se libérer
en déchirant du cœur les abandons douloureux,
oublier l’amour quand encore
elles aimeraient être aimés.
Autour il y a la force silencieuse de la mer
avec son calme impassible ou la colère par laquelle il frappe
la muraille qui se dresse devant moi et l’herbe
se balance comme si elle était vivant. Il n’y a pas d’amour?

Avec les mains dans le sable et les yeux sur les arbres éternels.

C’est tout ce que je touche et que je vois avec mon cerveau et mes mains.

 

Il grande silenzio

Il grande silenzio con crocifisso

Accecati dalla luce fredda che scolpisce la facciata
entriamo nella cattedrale tutti insieme. Non vediamo nulla.
Usciamo. Da una porta a fianco scopriamo la Certosa
come una piccola città lombarda dalle mura alte, portici, colonne,
capitelli intagliati, storie di santi in terracotta, chiostri
illuminati dal bagliore delle acque che si riversano
dagli orli delle vasche.
Sotto i portici udiamo il gracidare secco delle foglie
che mulinano nel vento.

In ogni cella un Crocifisso implora al muro ruvido di calce.

E poi, silenzio.

Negli orti risvegliati dal brusio di passeri fuggiaschi
cogliamo qualche frutto stento.

Ora risuona nell’ampio refettorio il tramestio dei nostri passi
strascicati di turisti.
Sgomenti e affascinati da tanta solitudine
sfiliamo lentamente innanzi ai tavoli ammantati a festa.
I frati hanno messo in mostra
mille vasetti etichettati “Miele di San Giovanni”
“Unguento di Sant’Anna”, dodici “Ceri del Signore”
legati a fascio con un nastro azzurro.

Mi torna alla memoria quel silenzio e il Cristo al muro.

Tutto ho acquistato per risvegliare la mia fede
e farmi perdonare i miei peccati.

Monastero d’ombre, di santi senza nome e di sospiri,
di monaci che negli orti seppellivano la voglia d’esser vivi
sarei vissuto mai tra le sue mura?
Ogni sera avrei atteso
con un saio indosso e un cordone stretto attorno ai fianchi
il battere dei passi lungo i corridoi di una vita
che avanza silenziosa sotto un cielo senza luna?
Avrei pregato ad ogni alba il Cristo
di perdonare i miei peccati che nella notte
intorno al mio giaciglio
hanno versato il miele del piacere?

Monaco in preghiera in fondo al mio silenzio
scavo una nicchia nelle pareti azzurre della cella.
Lei mi attende in sogno. La depongo dolcemente
nella nicchia luminosa, ai suoi piedi accendo
ceri profumati, ammanto i suoi capelli con un velo d’ambra.
Come il serpente schiacciato dal suo piede
le avvolgo il corpo in una tunica di miele.

Mi risveglia il suono opaco di campane
e l’armonia lontana di un canto gregoriano:“Finché non giunge
morte con il capo cinto dalle tenebre ”.(*)

E i baci che le ho dato? Quelli ricevuti e le carezze?
E lo stupore della vita, i palpiti del suo corpo mentre l’abbracciavo?

Non so se è più un tormento o un sogno.

Alle nostre spalle la meraviglia della facciata gelida.
Intorno a me tutti sdraiati al sole. In un brusio di parole sussurrate
reggiamo tra le mani i souvenir come ostensori.

(*)dum veniet tenebris Mors adoperta caput (Albius Tibullus, Elegiae, I, I, 71)