La finestra (ITA – FR)

René-Magritte-La-lunette-d’approche-Il-telescopio-1963

René Magritte, la lunette d’aproche

Guarda. Nel palazzo di fronte
tante finestre buie
spalancate sul vuoto delle stanze.
Una soltanto riflette il cielo
attraversato dalla fuga di nuvole bianche
e voli d’uccelli che riempiono l’azzurro
come aquiloni sfuggiti di mano:
il vento li sospinge verso lo spazio infinito.
Lei da sola resiste
al vuoto che invade queste stanze deserte,
dove prima scorrevano
la vita degli uomini
i gridi dei fanciulli, le risate delle madri.
Converte in danza la fuga delle nuvole
rende immobile l’ora che fugge
la fa ritornare con un volto nuovo
anche quando s’infiamma
del sole al tramonto.
E nell’alba s’accende di tenerezza.
Guardala. Senti
crescere intorno a te questa sua grazia
venirti incontro dare un senso
al vuoto delle nostre stanze?
La fenêtre
Regarde. Dans l’immeuble d’en face
plusieurs fenêtres sombres
grande ouvertes sur le vide des pièces.
Une seule reflète le ciel
traversé par la fuite des nuages blancs
et des vols d’oiseaux qui remplissent le bleu
comme des cerfs-volants échappés de main:
le vent les pousse vers l’espace infini.
Elle seule résiste
au vide qui envahit ces pièces désertes,
où avant ils coulaient
la vie des hommes
les cris des enfants, les éclats de rire des mères.
Elle convertit la fuite des nuages en danse
rend immobile l’heure qui fuit
la fait revenir avec un nouveau visage
même quand elle s’enflamme
du soleil couchant.
Et à l’aube, elle s’allume de tendresse.
Regarde la. Ressens-tu
grandir cette grâce autour de toi
venir te rencontrer, donner un sens
au vide de nos pièces?

Mariantonietta Sorrentino dedica il video “L’inventario” a Catherine Smits

Marie-Cristine Thiercelin

Mariantonietta Sorrentino, con animo creativo, tesse  in immagini fortemente evocative i versi di “L’inventario” di Catherine Smits.

Un vivo ringraziamento mio e dell’autrice della poesia al lavoro e all’estro artistico di  Mariantonietta .

Catherine Smits, L’inventaire

Catherine x l'inventaire

Catherine Lccat, Ecorce de snowgum, 2018

Un giorno
stenderò l’inventario
di questa vita
rimestata con labbra carnose
Ci sarà
sulla pelle dei miei ricordi
l’abbraccio dei nostri fervori turgidi
l’incisione giugulare dell’urlo
Questo accrescimento di noi stessi
che unisce
gli orli insanguinati
della nostra finitudine

Catherine Smits, Raccolta privata.
(Traduzione Marcello Comitini)

 

Un jour
je dresserai l’inventaire
de cette vie
brassée à pleines lèvres
Il y aura
sur la peau de mes souvenirs
l’étreinte de nos ferveurs turgides
l’incision jugulaire du cri
Cet accroissement de nous-mêmes
qui ligature
les lisières sanglantes
de notre finitude

Catherine Smits, Recueil privè.

 

Le parole e i versi (ITA – FR)

record 02

So bene che a ciascuno di voi singolarmente non importa nulla perché nulla cambia ma io voglio ugualmente ringraziarvi per ogni vostro “mi piace”.

Essi trasformano ogni mio verso in parole vostre penetrate nel cuore di ognuno.

Parole le mie a volte buie che diventano luce in voi.

E ringrazio coloro che esprimono in altre lingue la propria esistenza e mi offrono i loro versi che io travaso nella mia lingua.

Insieme ai miei sgorgano come linfa da una sorgente che si tramuta in fiume, trascinando l’essenza dell’essere sino al vasto mare dell’umano.

 

In particolare ringrazio

Luigi Maria Corsanico
che aggiunge alla linfa delle parole la linfa del fiato che dona la vita,

Catherine Smits,
che alle parole in cerca della “essentielle substance” unisce il suo amore al mio.

Ringrazio

Daniela de “ Il canto delle muse”
che esprime in versi il suo sguardo sul mondo intorno a lei,

Barbara Auzou,
che tramuta in versi ogni moto d’amore del suo animo,

Anna di Marronbleu,
che in pochi versi racchiude i colori della vita

e infine

Grabrielle Segal,
che scuote il nostro essere alla ricerca di una dimensione.

 

Les mots et les vers

Je sais très bien que chacun de vous s’en fiche, car rien ne change, mais je tiens à vous remercier pour chacun de vos “’J’aime”.

Ils transforment chacun de mes vers en vos propres mots pénétrés dans le cœur de chacun de nous.

Des mots, les miens parfois sombres qui deviennent lumière en vous.

Et je remercie ceux qui expriment leur existence dans d’autres langues et m’offrent leurs vers que je modèle dans ma langue.

Avec les miens, ils coulent comme la sève d’une source qui se transforme en une rivière, entraînant l’essence de l’être dans la vaste mer de l’humaine.
Je remercie surtout

Luigi Maria Corsanico
qui ajoute à la sève des mots la sève de son haleine qui donne la vie,

Catherine Smits
qui, à ses mots à la recherche d’une « essentielle substance », elle joint son amour au mien.

 

Je remercie encore
Daniela de “Il canto delle muse”
qui exprime en vers, son regard sur le monde qui l’entoure

Barbara Auzou,
qui transforme chaque mouvement d’amour de son âme en vers,

Anne di Marronbleu,
qui dans quelques vers contient tous les couleurs de la vie

et enfin

Grabrielle Segal,
qui secoue notre être à la recherche d’une dimension.

I colori dell’autunno (ITA – FR)

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Foto di Marcello Comitini

A ma Catherine

In lontananza gli alberi
hanno i colori morbidi dell’autunno
come i capelli rosso tiziano della mia amata
Le colline malinconiche profumano
d’un verde tenue
tra sfumature gialle e rosse.
In alto il cielo
è quello di una notte stellata.
La luna è un diamante
incastonato nel velluto nero.
Amo questi colori dal sapore del miele
e i profumi dell’autunno
che rendono dolce il paesaggio.

Sì, li amo. Ma più di ogni cosa amo
la luce azzurra della stella incastonata
del cielo caldo e rosa della mia amata.
Un lapislazzulo che brilla al centro
del suo ombelico.
Quando si siede fiera e bella sul mio corpo
come un’amazzone in preda al vento
e il rosso dei suoi capelli incendia le mie vene
m’inebriano i profumi delle colline
e la luce del lapislazzulo mi bacia
nel tepore vellutato della notte.
Les couleurs de l’automne

Les arbres lointains
ont les couleurs douces de l’automne
comme le roux Titien des cheveux de mon amoureuse.
Les collines mélancoliques sentent
de vert pâle
entre les nuances jaunes et rouges.
Au-dessus le ciel
est celui d’une nuit étoilée.
La lune est un diamant serti dans le velours noir.
J’aime ces couleurs au saveur du miel
et les parfums de l’automne
qui rendent la douceur du paysage.

Oui, je les aime. Mais plus de tout j’aime
la lumière bleu de l’étoile sertie
dans le ciel chaud et rose de mon amoureuse.
Un lapis qui brille au centre
de son nombril.
Quand elle s’assoit fière et belle sur ma poitrine
comme une Amazone en proie au vent
et le rouge des ses cheveux enflamme mes veines
je m’enivre aux parfums des collines
et la lumière du lapis m’embrasse
dans la chaleur veloutée de la nuit.

Catherine Smits, Osso e Nudo (ITA – FR)

Joan Mirò, Cracheur de flammes, 1969

Joan Mirò, Cracheur de flammes, 1969

Mi hai detto :
Hai notato che
nella parola “Nous”
c’è “osso” e “nudo”
Comprendo meglio adesso
il terribile segreto
della nostra solitudine
l’indigenza della mia pelle
e il suono sordo
che s’insinua
pulsione del sangue
che scandisce l’assenza
non appena si diffondono
fino al silenzio
i nostri gridi di bestie
Che cercano
l’uno nell’altra
l’essenziale sostanza

Catherine Smits, Raccolta personale
traduzione di Marcello Comitini

 

Os et Nu

Tu m’as dit:
As-tu remarqué
que dans le mot “Nous”
il y a “os” et “nu”?
Je comprends mieux maintenant
le terrible secret
de notre solitude
l’indigence de ma peau
et le bruit sourd
qui s’insinue
pulsion de sang
battant le manque
dès que s’étirent
jusqu’au silence
nos cris de bêtes
Cherchant
l’une dans l’autre
l’essentielle substance

Catherine Smits, Recueil particulier

 

Catherine Smits, Non prego alcun dio (ITA – FR)

Je ne prie aucun dieu 02

Non prego alcun dio
Non imploro alcun cielo
Rendo grazie ai mattini
Che avvolgono le mie spalle
Con la sindone delle tue mani
Un rosario alla bocca
Apro il tuo chiostro
Sgrano in silenzio
I tropari delle nostre anche
E le nostre grida santificate
Mi si può anche accusare
Di sacrilegio empio
L’amore è il mio credo
Non vivo che per essere
Apostola del tuo corpo

Catherine SmitsRaccolta privata
(traduzione di Marcello Comitini)

 

Je ne prie aucun dieu

Je ne prie aucun dieu
Je n’implore aucun ciel
Je rends grâce aux matins
Qui châlent mes épaules
Du suaire de tes mains
Un rosaire à la bouche
J’ouvre ton prieuré
J’égrène en silence
Les tropaires de nos hanches
Et nos cris sanctifiés
On peut bien me traiter
De sacrilège impie
L’amour est mon credo
Je ne vis que pour être
Apôtre de ta peau

Catherine Smits, Recueil particulier

 

Le tue dita veggenti (ITA – FR)

Lee Miller con Leonora Carrigton e Max Ernst

A Catherine, ma douce muse

“15 settembre 1946.
Aspettare è un’occupazione.
È non aspettare nulla che è terribile.”
C. Pavese, Il mestiere di vivere.

Stanco del buio della terra
lottavo contro
l’inutile scorrere dei giorni
Nell’oscurità della mia stanza
temevo
che da ogni parte potessero irrompere
dolore e disincanto.
Con quel ritmo tenace
che batte in me come d’attesa
di una primavera mai assaporata
sei penetrata nel mio silenzio.
Mi hai mostrato il tuo viso
ti sei esposta ai miei sguardi
che misteriosamente penetrano
nei battiti senza fine del tuo cuore.
Sono bastati quegli istanti
per uscire dagli angoli bui di questa stanza
andare nell’infinito del tuoi occhi
volare sulle tue labbra come farfalla
che ha dimenticato la morte.
Tuffarsi nel miele del tuo corpo
bere dalle tue cosce lo spazio
di vele dispiegate ad arco
che attraversano il silenzio senza ostacoli
lo colmano di baci primaverili e sospiri
che risanano le antiche ferite.

E tu che sorridi di desiderio e piacere
tocchi con le tue dita veggenti
la dolcezza del riconoscermi
nelle carezze che ti sfiorano la pelle.
Ti stringi a me
anche nel vuoto della lontananza
calda come il tuo mancarmi.
Il tuo corpo è su di me con gli slanci
della giovinezza che torna
come un frutto maturo
sui miei rami un tempo potati.

 

Tes doigts visionnaires

Las des ténèbres du monde
je me battais contre
les glissements vaines des jours.
Dans l’obscurité de ma chambre
je craignais
que la douleur et le désenchantement
pourraient envahir de tous les côtés.
Avec le rythme tenace
battant en moi comme l’attente
d’un printemps jamais goûté
tu es entrée dans mon silence.
Tu m’as montré ton visage
en t’exposant à mon regard
qui pénètre mystérieusement
dans les battements sans fin de ton coeur.
Ces moments étaient suffisants
pour sortir des coins sombres de ma chambre
aller dans l’infini de tes yeux
voler sur tes lèvres comme un papillon
qui a oublié la mort.
Plonger dans le miel de ton corps
boire de tes cuisses l’espace
des voiles voûtées
qui traversent le silence sans obstacles
parmi les soupirs et les baisers printaniers
guérissant les vieilles blessures.

Et toi qui souris de désir et de plaisir
touches avec tes doigts visionnaires
la douceur de me reconnaître
dans les caresses effleurant ta peau.
Tu te serre à moi
même dans le vide de l’éloignement
chaud comme ton absence.
Ton corps est sur moi
avec les élans de la jeunesse qui revient
comme un fruit mûr
sur mes branches jadis élaguées.

Il senso della musica (ITA – FR)

Wayne Tindall, Cello girl

Wayne Tindall,  Cello Girl

L’armonia delle tue note
amplifica i tumulti dei ruscelli
immaginati lungo campi e sassi
dove il sangue dei poeti
è una canzone eterna.
E il movimento
è stupore che si accorda al ritmo
degli strumenti nella pienezza della vita.
Ma nel mio torace di uomo trafitto
dalle quattro unghia della gatta
che lecca sulle sue labbra
il polline dei miei sogni
stretti come prede tra i denti
la tua musica smaschera il dolore
come pioggia lava sul viso
le tracce delle mille notti insonni
in cui il cuore invoca la morte.

Le sens de la musique

L’harmonie de tes notes
amplifie les tumultes des ruisseaux
imaginés le long des champs et des cailloux
où le sang des poètes
est une chanson éternelle.
Et le mouvement
est l’étonnement qui s’accorde au rythme
des instruments dans la plénitude de la vie.
Mais dans ma poitrine d’homme percé
des quatre griffes de la chatte
qui lèche le pollen
de mes rêves sur ses lèvres
serrés comme une proie dans les dents
ta musique dévoile la douleur
comme la pluie lave sur le visage
les traces des mille nuits blanches
où le cœur invoque la mort.