Primo Levi – I sommersi e i salvati

Letture/Lecturas

27 gennaio 1945 – Tutti i giorni dell’anno, per sempre!

«Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre».

Primo Levi

da: “I sommersi e i salvati
in: “PRIMO LEVI-Se questo è un uomo; La tregua” – Einaudi, Torino 1989

Lettura di Luigi Maria Corsanico

György Ligeti : Requiem

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Ode al cane con l’uomo (Ita – Fr – Eng)- Lettura di Luigi Maria Corsanico

Nando

Un omaggio affettuoso al mio Nando che
da lunedì 25 gennaio 2021
insegue le farfalle sui verdi prati delle nuvole.

“Mi somigli a un cane
con quello sguardo adolescente
arso di rabbia e di paura
quando torci gli occhi
per non guardarmi in faccia”
– mio padre mi diceva –.
Un cane – continuava
quando mi vedeva sordo
ai suoi giudizi –
che sconosce il suo padrone.”
Così ho amato i cani.
I cani dallo sguardo triste, i cani
dalle orecchie tese in segno d’attenzione
i cani abbandonati
quello che alle carezze sporge il muso
chiude gli occhi e piega le sue orecchie
facendoti felice
quello che intimidito
a capo chino la coda tra le gambe
chiede una carezza
quello che chiede cibo
saltellando intorno
e quello che lo strappa
col morso inferocito dalla fame.

Ma un piccolo bastardo di colore fulvo
è il prediletto
come tutti i cani che non hanno storia.
Felice d’avere per compagno un uomo
s’immagina un leone
fiero di non essere cresciuto.
E la mattina andiamo
uomo e cane uniti
nell’unico animale con sei zampe
con la testa in aria e il muso sull’asfalto
a passi lenti e lunghi
svelti e corti
guardandomi intorno
puntando in aria
a fiutare il mondo.

Un cane col suo uomo avrebbe voglia
di scappare e correndo ritornare
saltargli incontro
fuggire in mezzo ai prati
sentire la rugiada in punta al naso
inseguire le farfalle
tendere le orecchie
ai latrati lontani.

Ma camminiamo per le strade
inaridite dall’asfalto
uomo e cane silenziosi
nella luce dell’alba che disegna sui palazzi
rosse schegge di sole appena sorto
oltre le sbarre di vuoti condomini
e chiuso nei giardini accende
fiori sparsi
nell’umido sentore della terra.
E intanto lui attento insegue i suoi pensieri
sulle tracce smarrite di prede inesistenti
ed io dimenticandomi il futuro
coniugo il passato col presente
strozzato nelle gole delle strade.
E la città ci stringe il suo guinzaglio al collo
e ci sorveglia
con il suo sguardo armato
di triste disappunto.

Français

Ode au chien avec l’homme

“Tu ressembles à un chien
avec ce regard d’adolescent
brûlé de rage et de peur
quand tu tord tes yeux
pour ne pas me regarder en face.
– mon père me disait -.
Un chien – il continuait
quand il m’a vu sourd
à ses jugements –
qui ne connait pas son maître. “
Donc j’ai aimé les chiens.
Chiens avec un regard triste, les chiens
aux oreilles tendues en signe d’attention
les chiens abandonnés
le chien qui avance son museau aux caresses
qui ferme les yeux et plie les oreilles
et vous rend heureux
qui est intimidé
avec la tête inclinée entre les jambes
en demandant une caresse
qui demande de la nourriture
en sautant autour
et qui arrache la nourriture
avec la morsure enragé par la faim.

Mais un petit bâtard fauve
est mon favori.
Comme tous les chiens qui n’ont pas d’histoire
Il est heureux d’avoir un homme en tant que compagnon
Il s’immagine d’etre un lion
fier de ne pas avoir grandi.
Et le matin, allons-y
homme et chien unis
dans le seul animal à six pattes
avec sa tête en l’air et son visage sur l’asphalte
en étapes lentes et longues
rapide et court
en reniflant le monde.

Un chien avec son homme voudrait
s’enfuir et en courant revenir
pour lui sauter dessus
s’échapper au milieu des prés
sentir la rosée au bout du nez
chasser les papillons
dresser ses oreilles
à les aboiements lointains.

Mais nous marchons dans les rues
homme et chien silencieux
à la lumière de l’aube qui dessine sur les bâtiments
les éclats rouges du soleil qui vient de se lever
au-delà des clôtures des jardin vides
et surs les pelouses il s’illumine
de fleurs éparpillées
dans le parfume humide de la terre.
Et entre tant il est attentif en poursuivant ses pensées
sur les traces perdues de proies inexistantes
j’oublie le futur
je conjugue le passé avec le présent
étranglé dans les gorges des rues.
Et la ville tient sa laisse autour de nos cous
et nous regarde
avec ses yeux armés
de triste déception.

English

Ode to the dog with the man

My father told me
“You look like a dog
with this teenage look
burned with rage and fear
when you twist your eyes
for not looking at me in the face -.
A dog – he continued
when he saw me deaf
to his judgments –
who does not know his master. “
So I liked dogs.
Dogs with a sad look, dogs
ears stretched as a sign of attention
abandoned dogs
the dog that protrudes the snout at the caresses
who closes his eyes and bends his ears
and makes you happy
who is intimidated
with the head tilted between the legs
who asks for a caress
who asks for food
by jumping around
and who is tearing the food
with the bite enraged by hunger.

But a little tawny bastard
is my favourite.
Like all dogs that have no history
happy to have a man as a companion
he imagine himself to be a lion
proud not to have grown up.
And in the morning, let’s go
man and dog united
in the only animal with six legs
with his head in the air and his face on the asphalt
in slow and long steps
fast and short
sniffing the world.

A dog with his man would like
run away and run back
to jump on him
escape in the middle of meadows
smell the dew at the end of the nose
to chase butterflies
to raise one’s ears
to distant barking.

But we are walking on the streets
man and dog silent
in the light of the dawn that draws on the buildings
the red bursts of the sun that has just risen
beyond the bars of empty gardens
and on the lawns it lights up
of scattered flowers
in the moist perfume of the earth.
And while he attentively pursues his thoughts
on the lost tracks of non-existent prey
I forget future
I conjugate past with present
strangled in the gorges of the streets.
And the city holds its leash around our necks
and she looks at us
with his armed gaze
of sad disappointment.

Lamento del compagno onnipotente (Ita – Fr – Eng- Esp)- Ripubblicazione

Nando

Il 25/01/2021 è morto il mio cagnetto, il mio compagno d’intere giornate, l’amico che mi guardava dritto negli occhi in attesa di un mio cenno per andare alla scoperta del mondo. Sto esagerando? Immaginate Dio, che dopo aver creato il cane, rimanga a guardarlo nei suoi primi movimenti, nei suoi istintivi modi di esprimersi e ne rimanga soddisfatto perché non poteva farlo meglio. Ecco io non l’ho creato, ma l’ho visto nascere e crescere. Io sono entrato in lui e lui è entrato in me.

Lamento del compagno onnipotente

Passeggiavamo come reclusi
lungo giardini inaccessibili
e corridoi assediati dalle case. Solo muri
e me che ti tenevo al guinzaglio.

I miei occhi sognavano prati e sentieri
fioriti sino all’orizzonte.
O eri tu che mi portavi lontano
dagli angoli più oscuri dei miei pensieri?

Polvere e fango lungo le strade,
schegge insidiose di bottiglie
barattoli vuoti, cagnette che ti facevano
scodinzolare e illuminare gli occhi.
A ogni angolo caldo di svanite essenze
t’inebriavano segni invisibili
di compagni. O rivali,
ma erano fremiti minacciosi e scalci irati.
Il tuo mantello fulvo sfolgorava
negli angoli più oscuri
e le donne guardavano affascinate
il tuo muso affusolato e lo sguardo
tenero e fiero
che addolciva i loro sogni.

Mi sollevavi dalla mia angustia umana
con l’ardente innocenza del bambino
alla scoperta del mondo.

E io – compagno che credevi onnipotente – vegliavo
che nulla turbasse lo spazio incalcolabile
tra i tuoi sogni e i muri.

Acuta era la tua voglia di fuggire
sentire la rugiada in punta al naso
tornare e scaldarti tra le mie braccia.

Ma il cielo batteva le strade
con le sue lunghe dita di pioggia
e le tue corte e esili zampe nel fango
erano il mio pensiero.

Con un sorriso correndo senza voltarti
hai pianto a lungo e sei scappato
sui prati fioriti delle nuvole .

Il grigio della città ha reso buia la nostra strada.
Dove sei fuggito?

O sono io – compagno impotente –
senza il coraggio di stringerti tra le braccia?

I tuoi occhi si spegnevano
e la bocca immobile schiudeva i denti
in un malinconico sorriso. Io
fuggito lontano.

Lungo il nostro itinerario – torna l’aculeo
della mia angustia – cammino
ancora in compagnia della tua immagine
sospesa nella mia memoria come un piccolo sole
a consolare il cuore.

Le 25/01/2021 mon petit chien Nando est décédé, compagnon des toutes mes journées, l’ami qui me regardait droit dans les yeux attendant mon signe pour partir découvrir le monde. J’exagère ? Imaginez Dieu qu’après avoir créé le chien, il le regarde dans ses premiers mouvements, dans ses manières instinctives de s’exprimer et qu’il est satisfait parce qu’il ne pouvait pas faire mieux. Voila, je ne l’ai pas créé, mais je l’ai vu naître et grandir. Je suis entré en lui et il est entré en moi.


Plainte du compagnon omnipotent

Nous nous promenaient comme des reclus
le long de jardins inaccessibles
et des couloirs assiégés par des maisons. Juste des murs
et moi qui te tient en laisse.

Mes yeux rêvaient des prairies et des sentiers
fleuries jusqu’à l’horizon.
Ou c’est toi qui m’emmenais
loin des coins les plus sombres de mes pensées?

Poussière et boue dans les routes,
éclats insidieux de bouteilles
boîtes vides, petites chiennes qui faisaient
remuer tua queue et égayer les yeux.
À chaque coin chaleureux des essences disparues
t’enivraient tous le signes invisibles
des compagnons. Ou rivaux,
mais c’étaient de tremblements menaçants et tu ruais fâché.
Ton pelage fauve brillait
dans les coins les plus sombres
et les femmes étaient fascinées
par ton visage effilé et ton regard
fier et tendre
qui adoucissait leurs rêves.

Tu me soulageais de ma détresse humaine.
avec l’ardente innocence de l’enfant
qui découvre le monde

Et moi – compagnon que tu croyais être omnipotent – je veillais
que rien ne perturbait l’espace incalculable
entre tes rêves et les murs.

Ton désir de t’échapper était aigu
de sentir la rosée sur le bout du nez
de revenir te réchauffer dans mes bras.

Mais le ciel battait les rues
avec ses longs doigts de pluie.
Et tes petites pattes minces dans la boue,
étaient mes pensées.

Avec un sourire, en courant sans regarder en arrière
tu as pleuré longtemps et tu t’es enfui
sur les prairies fleuries des nuages.

Le gris de la ville a assombri notre rue.
Où as-tu fui?

Ou c’était moi – compagnon impuissant –
sans le courage de te tenir dans mes bras ?

Tes yeux se éteignaient
et la bouche immobile ouvrait le dents
en un sourire mélancolique. Moi
enfui.

Le long de notre itinéraire –la piqûre de ma détresse
revient – je marche toujours
en compagnie de ton image
suspendue dans ma mémoire comme un petit soleil
pour consoler mon cœur.

On 25/01/2021 my little dog died, my whole day companion, the friend who looked me straight in the eye waiting for my sign to go and discover the world. I am exaggerating? Imagine God that after creating the dog he watches him in his first movements, in his instinctive ways of expressing himself and is satisfied because he could not do it better. Here, I did not create it, but I saw it being born and growing. I entered him and he entered me.

Lament of the omnipotent companion

We walked like prisoners
along inaccessible gardens
and corridors besieged by houses. Just walls
and I, who kept you on a leash.

My eyes dreamed of meadows and paths
bloomed up to the horizon.
Or it was you who took me away
from the darkest corners of my thoughts?

Dust and mud along the streets
insidious shards of bottles
empty cans, little dogs that made you
beat the tail and brighten the eyes.
At every warm corners of vanished essences
invisible signs intoxicated you
of companions. Or rivals,
but they were thrills menacing, and angry kicks.
In the darkest corners
your fawn coat shone
like a little sun in the gray of the streets
and the women seemed fascinated
by your tapered muzzle and gaze
proud and tender
that sweetened their dreams.

You relieved me of my human anguish
with the blazing innocence of the child
discovering the world

And I – companion who you thought almighty – watched over
do not let anything disturb the incalculable space
between your dreams and the walls.

Sharp was your desire to escape
feel the dew on the tip of the nose
come back and warm you in my arms.

But the sky beat the streets
with its long fingers of rain.
and your short slender legs in the mud
they were my thoughts..

With a smile, running without looking back
you cried for a long time and ran away
on the flowery meadows of the clouds.

The gray of the city made our street dark.
Where have you fled?

Or was it me – impotent companion –
without the courage to hold you in my arms?

Your eyes have gone out
and the still mouth opened in a smile? I
field away.

Along our route – the sting is back
of my anguish – I still walk in company
of your image
suspended in my memory like a small sun
to console the heart.

El 25/01/2021 murió mi perrito, mi compañero de todo el día, el amigo que me miraba a los ojos esperando mi señal para ir a descubrir el mundo. estoy exagerando? Imagínate a Dios que, después de crear al perro, lo observa en sus primeros movimientos, en sus formas instintivas de expresarse y se satisface porque no pudo hacerlo mejor. Aquí no lo creé yo, pero lo vi nacer y crecer. Entré en él y él entró en mí.

Lamento del omnipotente compañero

Caminábamos como presos
a lo largo de jardines inaccesibles
y calles asediados por casas. Solo paredes
y yo manteniéndote atado en corto.

Mis ojos soñaban los prados y caminos
floreció hasta el horizonte.
O fuiste tu quien me llevo
desde los rincones más oscuros de mis pensamientos?

Polvo y barro por la calles
astillas insidiosas de botellas
latas vacías, perritos que te hicieron
batir la cola y alegrar los ojos.
En cada rincon calido de esencias desaparecidas
Signos invisibles te embriagaban
de compañeros O rivales,
pero eran temblores amenazantes y pateaste enojado.
Tu pelajo leonado brillaba
en los rincones mas oscuros
y las mujeres parecían fascinadas
tu hocido afilado y tu mirada
tierno y orgulloso
que endulzaban sus sueños.

Me sacaste de mi angustia humana
con la ardiente inocencia del niño
que descubre el mundo.

Y yo – compañero que creías omnipotente – cuidaba
que nada perturbe el incalculable espacio
entre tus sueños y las paredes.

Agudo era tu deseo de escapar
sentir el rocío en la punta de la nariz
Volver y te calentar en mis brazos.

Pero el cielo golpea las calles
con sus largos dedos de lluvia
y tus cortas y delgadas patitas en el barro
eran mis pensamientos.

Con una sonrisa, corriendo sin mirar atrás
lloraste mucho tiempo y te escapaste
sobre los prados floridos de las nubes.

El gris de la ciudad ha caído en nuestro camino.
¿A donde has huido?

¿O era yo – compañero impotente –
sine el coraje de tenerte en mis brazos?

Tus ojos se apagaron
y la boca quieta abrió los dientes
en una sonrisa melancólica. Me escapado.

A lo largo de nuestro itinerario – regresa el aguijón
de mi angustia –camino
todavía en compañía de tu imagen
suspendida en mi memoria como un pequeño sol
para consolar el corazón.

– – Agenda ironique de janvier – – Un Ange (Fr – Ita)

À la demande de Lyssa, d’écrire en occasion de son Agenda ironique j’ai accepté de composer ce petit poème en respectant la consigne de commencer par « Tandis que les autres demeuraient silencieux, il se mit à aller et venir, fouillant dans tous les tiroirs », incorporant les mots « étendre / galet / ange / sicaire / céphéide / se revancher / revif » et y glisser cette phrase-phare capturée
« Je m’attache très facilement »

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Tandis que les autres demeuraient silencieux,
il se mit à aller et venir
fouillant dans tous les tiroirs.
Il a trouvé ce message que j’avais écrit
pour mon amoureuse :

«Un ange sicaire de Dieu
est descendu parmi les cailloux
qui forment le rivage du fleuve
lent de ma vie.
Il a étendu ses ailes
a donné naissance à la femme que j’aime.
Semblable à Eve
allongée nue sous les pommes rouges
elle attend les caresses du soleil couchant.
Ses lèvres ouvrent dans le sourire
les étoiles céphéides de ses dents
ils brillent comme des coups d’ailes lumineuses
parmi les feuilles de son corps-arbre.
Je lui dis : tes beautés m’éblouissent
mes yeux ne voient que toi
et je ne sais plus qui je suis, quel chemin prendre
pour accéder à ton corps.
La chambre dans laquelle tu dors
c’est une île lumineuse qui garde
ta nudité comme un étui.
Pour me rapprocher d’elle,
je me transforme en soleil couchant. Tu attends
qu’il se couche sur toi pour l’étreindre
contre ton ventre. Et quand il
te pénètre avec le fleur de son corps
tu es comme l’ange sicaire de Dieu
qui donne le revif même aux morts. »

Quand il est arrivé à la fin de la lecture
l’ange s’est regardé au tour
et a brisa son épée et la jeta à terre.
Avant de disparaître il a dit :
« Je m’attache très facilement »

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Un Angelo

Mentre gli altri rimanevano silenziosi
lui ha iniziato ad andare avanti e indietro
rovistando in tutti i cassetti.
Ha trovato il messaggio da me scritto
per la mia amata:

«Un angelo sicario di Dio
È sceso tra ciottoli che fanno da sponda
al fiume lento della mia vita.
Ha steso le sue ali
ha dato vita alla donna che amo.
Simile a Eva distesa nuda sotto i pomi rossi
attende le carezze del sole al tramonto.
Le sue labbra schiudono nel sorriso
le stelle cefeide dei suoi denti
brillano come colpi d’ala luminosi
tra le foglie del suo corpo-albero.
Le dico la tua bellezza mi abbaglia
i miei occhi vedono te soltanto
e io non so più chi sono, quale strada percorrere
per giungere al tuo corpo.
La stanza in cui dormi
è un’isola luminosa che custodisce
la tua nudità.
Per avvicinarmi a lei mi trasformo
in sole al tramonto. Tu attendi
che si corichi su di te per stringerlo
contro il tuo ventre. E quando lui
ti penetra con il fiore del suo corpo
sei come l’angelo sicario di Dio
che fa rivivere anche i morti.»

Quando è giunto alla fine della lettura
l’angelo si è guardato intorno
ha spezzato la sua spada
e l’ha gettata a terra.
Prima di sparire ha detto :
« mi affeziono con troppa facilità »

Risveglio (Ita – Fr – Eng – Esp)

DigitalArt di Marcello Comitini

A C.S.

Gli occhi arrossati di sonno bevo
tazze di caffè che si trasformano
in onde brune di sangue.
Il nero fermenta nelle mie vene
accende le mie giornate si mischia
al vino ambrato dell’alba.
Nella bufera del cuore appare
la nuvola luminosa del tuo corpo e le tue labbra
il sole che la illumina.
Aguzzo la vista. La bufera si dirada.
La nuvola si colma di rose trabocca di latte.
Dal tuo sorriso bevo il succo della vita
che si fa sangue limpido nelle mie vene.


Réveil

Les yeux rougis par le sommeil je bois
des tasses de café qui se transforment
en vagues brunes de sang.
Le noir fermente dans mes veines
illumine mes journées se mêle
au vin ambré de l’aube.
Dans la tempête du cœur apparaît
le nuage lumineux de ton corps et tes lèvres
le soleil qui l’illumine.
J’aiguise ma vue. La tempête se dissipe.
Le nuage se remplit de roses, déborde de lait.
De ton sourire je bois le jus de la vie
qui devient du sang limpide dans mes veines.


Awakening

Eyes red from sleep, I drink
cups of coffee that turn
into brown waves of blood.
Black ferments in my veins,
illuminates my days, mingles
with the amber wine of dawn.
In the storm of the heart appears
the luminous cloud of your body, and your lips
the sun that illuminates it.
I sharpen my sight. The storm dissipates.
The cloud fills with roses, overflows with milk.
From your smile I drink the juice of life
that becomes limpid blood in my veins.


Despertar

Ojos rojos por el sueño bebo
tazas de café que transforman
en oscuras olas de sangre.
El negro, fermenta en mis venas
ilumina mis días, mezclas
con el vino ambarino del alba.
En la tormenta del corazón aparece
la nube luminosa de tu cuerpo y tus labios
el sol que la ilumina.
Agudizo mi vista. La tormenta se despeja.
La nube se llena de rosas y rebosa de leche.
De tu sonrisa bebo el jugo de la vida
que se vuelve en sangre límpido en mis venas.

Lazzaro (Ita – Fr – Eng – Esp)

Van Gogh, La resurrezione di Lazzaro,1890

Sei nuovamente fra noi
morti prima della tua resurrezione
che ti chiedono come hai vissuto – sì
vissuto – tra tafani e vermi
nel buio dell’incoscienza
se hai vagato come un uccello
in cieli liquidi e sconosciuti
se scricchiolava la sabbia davanti ai tuoi passi
se la notte era velluto verde
se una luce brillava di angeli azzurri
o di folgori nelle tempeste
se ripensavi alla tua vita passata
o se tutto era spento come la vita di un sasso.
Il tuo corpo lo ha preso in mano Cristo
e l’ha rilanciato nel fiume turbolento della vita.
Ora che sei nuovamente fra noi
ondeggi nel ribollio sordo del sangue,
nel vuoto della mente
che cerca di suturare la ferita della morte
nell’urgenza della carne
che torna a desiderare e soffre.
Se chiudi gli occhi senti
il sapore della nuova vita e l’aspro
futuro di una nuova morte.
Non hai paura di tornare tra le sue braccia?
Braccia! O il nulla da cui
sei stato appena liberato?


Lazare

Tu es de nouveau parmi nous,
morts avant ta résurrection
qui te demandent comment tu as vécu – oui
vécu – parmi les taons et les vers
dans l’obscurité de l’inconscience
si tu errais comme un oiseau
dans des cieux liquides et inconnus
si le sable craquait devant tes pas
si la nuit était de velours vert
si une lumière brillait avec des anges azurs
ou par la foudre dans les orages
si tu pensais à ta vie passée
ou si tout était aussi éteint que la vie d’une pierre.
Christ a pris en main ton corps
et l’a relancée dans le fleuve tumultueux de la vie.
Maintenant que tu es de nouveau parmi nous,
tu te balances dans le bouillonnement sourd du sang,
dans l’urgence de la chair
qui revient à désirer et souffre
d’un ciel indifférent. Si tu fermes les yeux tu sens
le goût de la vie nouvelle et l’aigreur
d’une nouvelle mort.
N’as-tu pas peur de retourner dans ses bras ?
Bras! Ou le rien dont tu es revenu ?


Lazarus

You are among us again,
died before your resurrection
who ask you how you lived – yes,
lived – among gadflies and worms
in the darkness of unconsciousness
if you wandered like a bird
in liquid and unknown skies
if the sand creaked in front of your steps
if the night was green velvet
if a light shone with azure angels
or for lightning in storms
if you thought about your past life
or if everything was as douse as the life of a stone.
Your body took it in hand Christ
and he launched it back into the turbulent river of life.
Now that you are among us again
you sway in the dull bubbling of blood,
in the urgency of the flesh
who returns to desire and suffers
of an indifferent sky. If you close your eyes you feel
the taste of new life and the sourness
of a new death.
Aren’t you afraid to go back into his arms?
Arms! Or the nothing you came back from?


Lázaro

Otra vez estás entre nosotros,
muertos antes de tu resurrección.
que te preguntan cómo vivías -sí,
vivías- entre tábanos y gusanos
en la oscuridad de la inconsciencia
si vagaras como un pájaro
en cielos líquidos y desconocidos
si la arena crujía frente a tus pasos
si la noche fuera terciopelo verde
si una luz brillara con angeles azules
o relámpagos en las tormentas
si pensaras en tu vida pasada
o si todo fuera tan aburrido como la vida de una piedra.
Tu cuerpo lo tomó en la mano, Cristo
y lo lanzó de nuevo al río turbulento de la vida.
Ahora que estás de nuevo entre nosotros
te balanceas en el burbujeo sordo de la sangre,
en la urgencia de la carne
que vuelve al deseo y sufre
de un cielo indiferente. Si cierras los ojos sientes
el sabor de la vida nueva y la acidez
de una nueva muerte.
¿No tienes miedo de volver a sus brazos?
¡Brazos! ¿O la nada de la que volviste?

Un uomo solo (Ita – Fr – Eng – Esp)

Luigi Russolo, Autoritratto

Calore della notte nell’aria esangue.
Le stelle stanno
sulle mie spalle d’uomo.
Un quieto fiume di malinconie
scorre
lungo gli argini della memoria.
Mi fermo in una strada buia
davanti alle vetrine.
Nei riflessi vitrei dei loro occhi
vedo i miei occhi.
Come se gridassero addio.
Riprendo il mio passo di vita docile.


Un homme seul

Chaleur de la nuit dans l’air exsangue.
Les étoiles pèsent
sur mes épaules d’home
Un fleuve tranquille de mélancolies
coule
le long des remblais de la mémoire.
Je m’arrête devant les vitrines
d’une rue sombre.
Dans les reflets vitreux de leurs yeux
je vois mes yeux.
Comme s’ils criaient adieu.
Je reprends ma démarche de vie docile.


Lonely man

Heat of the night in the bloodless air.
The stars weigh
on my shoulders of man.
A quiet river of melancholies
flows
along the embankments of memory.
I stop in front of the windows
of a dark street.
In the glassy reflections of their eyes
I see my eyes.
As if they were shouting adieu.
I resume my step of docile life.


Un hombre solo

Calor de la noche en el aire sin sangre.
pesan las estrellas
sobre mis hombros de hombre
Un río tranquilo de melancolía
fluye
por los orillas de la memoria.
Me detengo frente a las ventanas
de una calle oscura.
En los reflejos vidriosos de sus ojos
Veo mis ojos.
Como si gritaran adiós.
Reanudo mi paso de vida dócil

La stanza e l’albero (Ita – Fr – Eng – Esp)

Pierre Mornet

A C. S.

Nei giorni in cui mi parlavi
portavi il vento fra i miei capelli,
sulle mie labbra
il tuo viso le mani i tuoi seni
il latte divino del tuo sorriso
i fiori che sbocciano soltanto a primavera
l’acqua luminosa che sgorga dalla tua fonte intima
e la tua voce
che adesso si fa sempre più lontana.
Dicevi dipingo l’estate, i suoi colori
i miei sogni e le parole che ami.
Le ho conservate in un cassetto,
le sveglio dal loro torpore
per fartene dono. Ma non sciuparle
con i tuoi occhi colmi di lacrime.
Abbiamo arato un campo, ci siamo distesi sul prato
all’ombra del mio dolore, caldo come la tua pelle.
Era illuminato dai lampi che giungevano
dal profondo del nostro desiderio. Era la stanza
d’amore che ci liberava
dal tempo e dallo spazio. La tua gioia
penetrava nella mia anima il mio corpo
penetrava nel tuo calice. Avevi il sole
sino in fondo alla gola.
Ora tu sei sotto la volta del dolore e io non posso
tergere il tuo pianto nella stanza
che una quercia scossa dal vento dell’oblio
ha invaso senza guardarti
dove il tuo cuore è solo e ti aggiri
nell’oscurità dell’albero ascoltando i silenzi
che ti tormentano
in questi giorni di nuvole nere.
Vorrei almeno soffiare via quelle nuvole.
Ma la distanza tra me e loro è infinita
e il mio fiato cade sul prato inaridito.

La chambre et l’arbre

Les jours où tu me parlais
tu portais le vent dans mes cheveux,
sur mes lèvres
ton visage tes mains tes seins
le lait divin de ton sourire
les fleurs qui ne fleurissent qu’au printemps
l’eau lumineuse qui jaillit de ta source intime
et ta voix
qui s’éloigne de plus en plus.
Tu disais je peigne l’été, ses couleurs
mes rêves et les mots que tu aimes.
Je les ai gardés dans un tiroir,
je les ai réveillés de leur torpeur
pour te les donner. Mais ne les abîme pas
avec tes yeux remplis de larmes.
Nous avons labouré un champ, nous nous sommes allongés sur la pelouse
à l’ombre de ma douleur, chaude comme ta peau.
Elle a été illuminée par les éclats qui venaient
du fond de notre désir. C’était les chambres
où l’amour nous a libéré
du temps et de l’espace. Où ta joie
pénétrait mon âme, mon corps
pénétrait dans ton calice. Tu avais le soleil
jusqu’au fond de la gorge.
Maintenant tu es sous la voûte de la douleur
et je ne peux pas essuyer tes pleures
dans la pièce qu’un chêne a envahi sans te regarder
secoué par le vent de l’oubli
où ton cœur est seul et tu erres
écoutant dans l’obscurité de l’arbre les silences
qui te tourmentent
en ces jours de nuages noirs.
J’aimerais au moins souffler ces nuages.
Mais la distance entre eux et moi est infinie
et mon souffle tombe sur la pelouse flétrie.


The room and the tree

In the days you spoke to me
you carried the wind in my hair,
on my lips
your face your hands your breasts
the luminous water of your smile
the flowers that bloom only in spring
the divine milk that gushed from your intimate fountain
and your voice
which now gets further and further away.
You said I paint summer, its colors
my dreams and the words you love.
I kept them in a drawer,
I wake them from their torpor
to give them to you. But don’t waste them
with your eyes full of tears.
We plowed a field, we stretched out on the lawn
in the shadow of my pain, warm as your skin.
It was illuminated by the brightness that came
from the depths of our desire. It was the room
of love that freed us
from time and space. Your joy
penetrated my soul my body
penetrated in your cup. You had the sun
all the way down to the throat.
Now you are under the vault of pain and I cannot
wipe your cry in the room
than an oak shaken by the wind of oblivion
invaded without looking at you
where your heart is alone and you wander around
listening in the darkness of the tree to the silences
that torment you
in these days of black clouds.
I’d like to at least blow those clouds away.
But the distance between them and me is infinite
and my breath falls on the barren withered.


La habitación y el árbol

En los días que me hablaste
llevaste el viento en mi pelo,
en mis labios
tu cara tus manos tus pechos
el agua luminosa de tu sonrisa
las flores que florecen solo en primavera
la leche divina que brotó de tu fuente íntima
y tu voz
que ahora se aleja cada vez más.
Dijiste yo pinto el verano, sus colores
mis sueños y las palabras que amas.
Las guardé en un cajón,
las despierto de su letargo
para dártelo. pero no los desperdicies
con los ojos llenos de lágrimas.
Aramos un campo, nos tumbamos en el césped
a la sombra de mi dolor, tibio como tu piel.
Estaba iluminado por el relámpago que vino
desde lo más profundo de nuestro deseo.
Era la habitacióndel amor que nos liberó
desde el tiempo y el espacio. Tu alegría
ha penetrado mi alma mi cuerpo
penetrado en tu copa. Tuviste el sol
todo el camino hasta la garganta.
Ahora estás bajo la bóveda del dolor y yo no puedo
limpia tu llanto en la habitación
que un roble sacudido por el viento del olvido
invadió sin mirarte
donde tu corazón está solo y deambulas
en la oscuridad del árboles cuchando los silencios
que te atormentan
en estos días de nubes negras.
Me gustaría al menos soplar esas nubes lejos.
Pero la distancia entre ellas y yo es infinita
Y mi aliento cae sobre el césped marchito.

I treni (Ita – Fr – Eng – Esp)

DigitalArt di Marcello Comitini


Hai notato come corrono veloci i treni?
Rossi con una punta di bianco tagliente
penetrano nella carne volatile del futuro.
Hai visto come sono inutili i finestrini?
Luminosi occhi di vetro su fondali muti.
Nel loro immobile sguardo
traspaiano la campagna
gli alberi e le case si muovono all’indietro
si trasformano in nebbia del passato.
Nel lento sfumare dei contorni senti
una rapida successione di ricordi,
una brezza sottile d’immagini
che soffia e scuote i rami grigi dell’oblio.
Tornano ringiovanite le malinconie.
Le tue braccia alzate e le lacrime a fermare
il sempre più veloce
scivolare del tempo nella lontananza.


Les trains

Avez-vous remarqué à quelle vitesse les trains roulent?
Rouges avec une pointe de blanc vif
ils pénètrent la chair volatile du futur.
Avez-vous vu à quel point les fenêtres sont inutiles?
Yeux de verre lumineux sur fonds silencieux.
Dans leur regard immobile
la campagne brille à travers
les arbres et les maisons vont en arrière
se transforment en brouillard du passé.
Dans le lent mélanger des contours, on perçoit
une succession rapide de souvenirs,
une brise subtile des images
qui souffle et secoue les branches grises de l’oubli.
La mélancolie revient rajeunie.
Nos bras levés et nos larmes
pour arrêter le temps qui glisse
de plus en plus vite et s’éloigne.

The trains

Have you noticed how fast the trains run?
Reds with a hint of sharp white
they penetrate the volatile flesh of the future.
Have you seen how useless windows are?
Luminous glass eyes on silent backdrops.
In their motionless gaze
the countryside shines through
the trees and houses move backwards
turn into the fog of the past.
In the slow blurring of the contours, we hear
a quick succession of memories,
a subtle breeze of images
that blows and shakes the gray branches of oblivion.
Melancholy returns rejuvenated.
Our arms raised and tears, to stop
the time that slips faster
and faster and moves away.


Los trenes

¿Te has fijado en la velocidad de los trenes?
Rojos con un toque de blanco intenso
penetran la carne volátil del futuro.
¿Has visto lo inútiles que son las ventanas?
Ojos de cristal luminosos sobre fondos silenciosos.
En su mirada inmóvil
el campo brilla a travérs
los árboles y las casas se mueven hacia atrás
se convierten en la niebla del pasado.
En el lento desenfoque de los contornos, percibimos
una rápida sucesión de recuerdos,
una sutil brisa de imágenes
que sopla y sacude las ramas grises del olvido.
Vuelven rejuvenecidas las melancolías.
Nuestros brazos levantados y lágrimas para detener
el tiempo cada vez mas rapido
que se desliza en la distancia.

Le mie ali (Ita – Fr – Eng – Esp)

Henri Matisse, Il volo di Icaro, 1947

Sulle mie labbra la notte si posa
con un bacio freddo e oscuro.
Le sue mani di rugiada mi carezzano
e sulla pelle mi fioriscono ginepri argentei.
Dal fogliame profumato traggo le mie ali
le tingo dei colori del tramonto
e vado tra le sue braccia più in alto
delle montagne, nel loro silenzio
più vicino alle sue stelle.
Volo come l’ombra di una rondine
che non ha ritorno
via da questo mondo
via da me stesso.
Ma all’alba le mie ali si sciolgono
come foglie staccate dal ramo
nel vento che soffia scintille dorate
da ogni parte del cielo.
Scivolo piano su una scala di marmo
giù verso il fiume che mi trasporta nudo
nel mare aperto a ogni dolore.


Mes ailes

La nuit se pose sur mes lèvres
avec un baiser sombre et froid.
Ses mains de rosée me caressent
et des genévriers argentés fleurissent sur ma peau.
Du feuillage parfumé je tire mes ailes
je les peins avec les couleurs du coucher de soleil
et vais dans ses bras plus haut
des montagnes, dans leur silence
plus près de ses étoiles.
Je vole comme l’ombre d’une hirondelle
qui n’a pas de retour
loin de ce monde
loin de moi-même.
Mais à l’aube mes ailes se fondent
comme des feuilles détachées de la branche
dans le vent qui souffle des étincelles dorées
de toutes les parties du ciel.
Je glisse lentement sur un escalier de marbre
jusqu’à la rivière qui me porte nu
dans la mer ouverte à toute douleur.


My wings

The night settles on my lips
with a dark, cold kiss.
Her hands of dew caress me
and silver junipers bloom on my skin.
From the fragrant foliage I pull my wings
I paint them with the colors of the sunset
and I go in his arms higher
of the mountains, in their silence
closer to its stars.
I fly like the shadow of a swallow
that has no return
far from this world
away from myself.
But at dawn my wings melt
like leaves detached from the branch
in the wind blowing golden sparks
from all parts of the sky.
I slowly slide down a marble staircase
to the river that carries me naked
in the open sea to all pain.


Mis alas

La noche se posa en mis labios
con un beso oscuro y frío.
Sus manos hechas de rocío me acarician
y en mi piel florecen enebros plateados.
Del follaje fragante saco mis alas
Las pinto con los colores del atardecer
y sube a sus brazos más alto
de las montañas, en su silencio
más cerca de sus estrellas.
Vuelo como la sombra de una golondrina
que no tiene retorno
lejos de este mundo
lejos de mi mismo.
Pero al amanecer mis alas se derriten
como hojas desprendidas de la rama
en el viento que sopla chispas doradas
de todas partes del cielo.
Me deslizo lentamente por una escalera de mármol
al rio que me lleva desnudo
en mar abierto a todo dolor.