Pensai che l’unico modo che hanno gli oggetti per fare l’amore, era quello di rompersi insieme.

Molto bello e originale, sfiora o meglio è poesia. Hai saputo creare l’incanto di un amore non troppo felice ma pieno di nostalgia, in cui il lettore si sente coinvolto al punto da non saper scegliere se essere uno degli oggetti o il dio-uomo che li aiuta e li protegge, tanto tutti i protagonisti sono intrisi di umanità vibrante.

ANDREA GRUCCIA

Sapete quelle tazzine da tè o caffè, che si tengono chiuse nelle vetrinette degli armadi, quelle per gli ospiti. Di solito stanno lì per decenni.  Non si buttano perché ormai fanno parte della famiglia. Mi ero accorto che una di queste, quella con il bordo nero, si era innamorata di una bottiglia blu, ugualmente inutile, che avevo sul frigo. La tazzina in questione si spostava verso il vetro fumé della vetrina, con passi lenti da tazzina. E la bottiglia, una dal collo lungo, il numero tre di una collezione firmata da Dalì, era più luminosa delle altre due sorelle. Così un giorno decisi di organizzare una cena a due. Misi la tazzina e la bottiglia sul tavolo, a lume di candela, preparai del tè e una brocca di vino e le lasciai sole per tutta la notte. Il mattino, avevano bevuto tutto il vino, dormivano abbracciate al bordo del tavolo…

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Il volto del presente

George Christalis, Serenity,

George Christalis, Serenity

Penso al silenzio illuminato dalla luna

Penso alle bocche umide di baci

alle mani che carezzano il volto del presente

come una pesca non ancora colta

o la foglia fugace della felce.

 

Nel mio sguardo si perdono sciami di corolle

E i battiti che ornano il mio polso

Profumano del pianto di bambini appena nati.

Il tempo ha infranto le pareti bianche dell’attesa

Su cui scorrono i cavalli indomabili degli anni

E i sogni che divorano a brandelli

Pezzi di cielo spruzzati di fango.

 

Penso al silenzio illuminato dalla luna

Al sole che ormai dorme nella sabbia fredda

alle mani vuote nel rumore della foce

che disperde nel mare le sue acque.

Penso alle dalie appassite

alle piccole febbri nelle vene gelate.

 

————

 

Quella che segue è una mia traduzione. Se Waldproc o @Shashaselflove volessero correggerla, ne sarei felice.

I think the moonlit’s silent

I think of the mouths moist kisses

the hands that caress the face of the present

like a peach not yet matured

or the fleeting fern leaf.

 

In my eyes they are lost swarms of corolle

And the beats that adorn my wrist

Smell the crying of newborn babes.

The time has broken the white walls of waiting

On which rivers horses indomitables years

And the dreams that devour shreds

Pieces of sky sprayed with mud.

 

I think the silent moonlit

The sun that now sleeps in the cold sand

the empty noise in the mouth

dispersing into the sea’s waters.

I think the withered dahlias

small fevers in the veins frost.

L’altrove della luna

André Kertséz_senza titolo_1979

André Kertész, Senza titolo, 1979

Lievemente sfumata dalla cecità del sole,

tu figura lontana come l’alba

mi vieni incontro con la luce soave del tuo corpo

nell’opaco specchio del tempo

non ancora consumato dalla mia memoria.

Vicino a me il tuo viso appare

nei vetri oscuri della stanza spoglia

dove attendo la tua veste con il fruscio del volo

e il biancore inargentato della luna

ora che la notte è scesa

sulla città e le case

rade finestre accendono – la mia è rimasta buia.

Tra i riverberi miti dei sorrisi

e il rosso delle labbra che spezza il mio silenzio

chiedi l’amore di uno sguardo, una carezza in sogno.

Ma so che sei altrove e il cuore batte stanco

e di pietà per la mia pena.

Ora che sei davvero più lontana

della luna perduta nel buio del suo cielo

e la sospinge il vento, la dilania col suo aspro soffio

in figure astratte di nuvole che mai

avremmo immaginato,

tu mi sei vicina

perché così è la storia di due anime che non sanno

come incontrarsi quando nella notte

incerta ed ingannevole la luna guarda altrove.

L’uomo e il mare – Charles Baudelaire

Una poesia di Baudelaire da me tradotta in forma moderna e comprensibile.

Poesia in Rete

Foto di Hengki Koentjoro Foto di Hengki Koentjoro

XIV.

Sempre, uomo libero, amerai il mare!
È il tuo specchio il mare: ti contempli l’anima
nell’infinito volgersi delle onde
e il tuo spirito non è abisso meno amaro.

Con piacere ti tuffi in seno alla tua immagine,
l’abbracci con lo sguardo, con le braccia, e il cuore
a volte si distrae dal proprio palpitare
al rumore di quel pianto indomabile e selvaggio.

Siete discreti entrambi, entrambi tenebrosi:
inesplorato, uomo, il fondo dei tuoi abissi,
sconosciute, mare, le tue ricchezze intime,
tanto gelosamente custodite i segreti!

Eppure, ecco che da infiniti secoli
vi combattete senza pietà e rimorso,
a tal punto amate le stragi e la morte,
o lottatori eterni, o fratelli implacabili!

Charles Baudelaire

(Traduzione di Marcello Comitini)

da “Spleen e Ideale”, in “I fiori del male”

***

XIV. L’homme et la mer

Homme libre, toujours tu chériras la mer!
La mer est ton miroir…

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Alberi e bambini

Alberi

David Hockney (1937) – Alberi

Gli alberi e i bambini sognano

il tempo della fuga

temono che la vita non abbia un volto lieto

conoscono lo sguardo

profondo della morte.

Temono questo gli alberi

torcendo le radici nella terra

alzando verso il cielo i rami

come fosse l’ultimo giorno.

Temono i bambini che la lampada accesa

illumini di ombre la stanza della notte

che non torni il domani luminoso come oggi.

Gli alberi e i bambini sognano

ali di gabbiani e di aquile

che vengano a posarsi sui rami o sulle braccia

e li facciano volare lontano dalle ombre

gli alberi senza scorza né radici

e i bambini cullati tra le bianche

braccia degli alberi.