La lama del tempo

POMERIGGIO-CON-IL-TORO salvatore fiume1958

Salvatore Fiume, Pomeriggio con il toro, 1958

La casa di campagna dalle mille finestre spalancate

come occhi misteriosi sulla mia memoria

scintilla nell’alba d’una fredda primavera tra le colline e il mare.

Le stanze vuote si riempiono nella notte

dei muggiti dei tori da macello

che salgono dal buio delle stalle come i lamenti di ciclopi ciechi.

Con i martelli sordi degli zoccoli battono contro le mie tempie

calpestano il sonno che custodisce i volti amati e delle sconosciute

che m’incrociano giorno dopo giorno con i loro sguardi.

Lungo il cortile sfilano angosciati

raschiano il selciato con il ferro rugginoso dei ricordi

e nello sguardo che trema di paura una lacrima brilla

consapevole che nulla di me e di loro andrà perduto.

Sanguinando vedo con gli occhi misteriosi della casa

seppellire i morti nell’autunno e senza sosta scendere la pioggia

sulle ombre della mia memoria.

Dall’ultimo angolo al sole del cortile

colgo di soppiatto qualche fiore

lo depongo in silenzio sul selciato

fuggo come un colpevole dalla casa deserta.

Una macchia passa lontana dai miei occhi

come una nuvola senza carne né sangue

che disegna il pallore della mia fanciullezza.

Varco la soglia degli innumerevoli casali

comparsi nel tempo come bocche colorate

per tutta la campagna.

Nell’ostile tremore della mia memoria

ritrovo l’angolo assolato del cortile

non i fiori deposti sul selciato

né i visi seppelliti all’ombra della quercia

credendo di sottrarli alla lama del tempo.

 

 

 

 

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Ho Paura (poesia di Pablo Neruda- traduzione di Marcello Comitini)

pablo-neruda-francobollorev

Ho paura. La sera è grigia e la tristezza

del cielo si spalanca come la bocca di un morto.

Il mio cuore piange il pianto d’una principessa

dimenticata in fondo a un palazzo deserto.

 

Ho paura – E mi sento così stanco e piccolo

che di sera rifletto senza pensare a lei.

(Nella mia testa malata forse non ci sta un sogno

come nel cielo non ci sta una stella.)

 

Ma nei miei occhi c’è una domanda

e c’è un grido nella mia bocca che la mia bocca non urla.

Non v’è alcun orecchio sulla terra che ascolti la mia triste denuncia

abbandonata nel mezzo della terra infinita!

 

Muore l’universo in una calma agonia

senza la festa del sole o del crepuscolo verde.

Agonizza Saturno come una mia condanna,

la Terra è un frutto nero che il cielo morde

 

E per la buia vastità del vuoto vanno cieche

le nuvole della sera come barche perdute

 che nascondono stelle spezzate nelle loro stive.

 

E la morte del mondo cade sulla mia vita .

 

Tengo miedo. La tarde es gris y la tristeza

del cielo se abre como una boca de muerto.

Tiene mi corazón un llanto de princesa

olvidada en el fondo de un palacio desierto.

 

TENGO MIEDO

Tengo miedo -Y me siento tan cansado y pequeño

que reflojo la tarde sin meditar en ella.

(En mi cabeza enferma no ha de caber un sueño

así como en el cielo no ha cabido una estrella.)

 

Sin embargo en mis ojos una pregunta existe

y hay un grito en mi boca que mi boca no grita.

¡No hay oído en la tierra que oiga mi queja triste

abandonada en medio de la tierra infinita!

 

Se muere el universo de una calma agonía

sin la fiesta del Sol o el crepúsculo verde.

Agoniza Saturno como una pena mía,

la Tierra es una fruta negra que el cielo muerde.

 

Y por la vastedad del vacío van ciegas

las nubes de la tarde, como barcas perdidas

que escondieran estrellas rotas en sus bodegas.

 

Y la muerte del mundo cae sobre mi vida.

 

Il seme

seme

Germogli, elaborazione grafica di m.c,

Da quali nascosti

solchi della mente

saliranno le mie parole

se non ho avventure

da narrare

se ho vissuto solo

nel silenzio

se l’amore mi ha lasciato

tanto

ancora da sperare.

 

Parlerò alla luna

quando nella notte bagna

il tempo  dei ricordi.

E nel tramonto al sole

quando brucia le speranze.

 

Conservo dentro il cuore

il profumo di tanti fiori.

e tra le labbra stringo

il gelo di tante nevi.

 

La mia anima è un seme

nella terra del  mio corpo.

 

Portami la musica al corpo

Questa poesia di Alexandra blogger di intempestivoviandante fa delle parole musica e della musica gesti. Trasforma i gesti in amore e penetra nel sangue e nella carne. Leggerla è un lungo brivido.

intempestivoviandante's Blog

Portami la musica al corpo,
raccontami i silenzi nelle dita,
un lento adagio, la carne nelle note;
con spinosa tenerezza scioglimi
di pioggia calda sulla schiena,
parlami dell’acqua, di come lentamente
prende la forma d’ogni spiraglio
imbevendo la mia terra a poco a poco
per poi travolgerla, cingerla d’alte onde
un vortice tra cavalcata e danza,
a ritmo di flamenco.
Mi guarderai tremarti tra le braccia?
Come la cetra dell’aedo mi risuona
nelle vene il tuo sorriso in volo.
Ti sento come l’aria che rabbrividisce appena,
mentre la sera si dischiude, ancora spettinata.
Sogno le improvvisazioni jazz delle tue mani
mille volte viste e mai avute addosso,
luce di fiume oscuro, luna crepitante,
la pelle in cerca di respiro, il ventre nudo
che accoglie l’universo e s’inebria
del fiore primordiale della vita,
un magnifico blues sui petali caduti
del mio inutile pudore.
Attraversami, dolce straniero,
come attraversa il fiume il…

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