“Ligne des eaux” traduit en italien par Marcello Comitini.

LIGNE DES EUAUX

On observe doucement la montée de la lumière
La bouche ouverte sur un appel qui reste muet
Comme au premier séjour
Une carré d’oiseaux côté mer
Sur un coin de ciel déchiré
Observe l’auréole orange que laisse la pensée
Quelque chose contient et dépasse l’existence
Les yeux fous de l’amour se balancent
Sur la ligne des eaux
Absolument

Barbara Auzou

e la mia traduzione:

Lire dit-elle

(Un grand Merci Marcello )

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La linea delle acque
Osserviamo con dolcezza l’ascensione della luce 
A bocca aperta in un grido che rimane silenzioso
Come al primo giorno
In un angolo strappato di cielo
Uno stormo di uccelli guarda verso il mare
L’alone arancione che il pensiero lascia
Qualcosa che racchiude e va oltre l’esistenza
Gli occhi folli d’amore si lasciano cullare 
Sulla linea delle acque
Assolutamente

Barbara Auzou.

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Un sasso nero

Emauele dello strologo, senza titolo un sasso nero

Foto Emanuele dello Strologo, 2012

Spesso mi dico con un sorriso segreto
eccomi al mondo
sotto un cielo pesante e un sole nascosto
sapendo bene
che vivere è altro.
E sotto lo sguardo di un albero spoglio
con gli artigli piantati nell’alto
biancastro del cielo sento
il fiato del mondo scendermi intorno.

Come fosse un sasso il mio corpo
un sasso nero
che la neve scansa mi dico
eccomi al mondo
che non sa proprio che fare
dei miei occhi impietriti dei passi che muovo
cercando un sentiero in tanta neve intorno.
Mi dico la neve
rabbrividisce i germogli
toglie dai rami la linfa stende la veste
a ricoprire la terra d’uno stesso segno.
Nel tempo che torna indietro
di secoli i fuochi accesi al piede dell’albero
fanno chiudere gli occhi
bruciati dai fumi amari del legno.
Gli uomini sognano intorno ai bivacchi.
e nella bocca il sapore di niente
il fiato del mondo.

Se potessi creare dal mio nulla di sasso
una scaglia ad arco tagliente di luna
spartirei dai miei sogni
i sogni degli uomini
il loro ronzare di labbra che soffiano
invano sulle ceneri fredde dei loro cuori.
In quest’angolo di terra mi dico
piccolo come l’universo
il mio corpo è soltanto
un sasso nero che la neve ha scansato.

E torna nel cuore il mio sorriso segreto.

 

dalla raccolta Il fiato del mondo, 2015

Addendi – Les termes – The addends

68

Il ’68

Non siamo più quel che siamo stati.
Abbiamo giurato di dimenticare
La crudeltà e le ingiustizie del passato
La malinconia dei ricordi che ci uccidono
E la falsità delle parole che c’invitano a vivere.
Ciò che nei fatti ci vorrebbe schiavi
Abbiamo giurato di non volere, di dimenticare ogni volontà
Che si piega alla volontà di altri e le mete sognate
Che si sono sciolte sotto i nostri occhi prima
Che le nostre labbra potessero assaggiarle.
Oh i nostri padri! Hanno lottato per abbattere
I pregiudizi le discriminazioni. Ci hanno abbandonati.
Nascondendosi dietro la vergogna d’essersi contraddetti
Hanno inventato una libertà simile al vuoto
Che segue ogni sconfitta. Ci hanno lasciati
Sui bordi delle loro strade, bambini
Ancora in fasce che si guardano intorno inorriditi
Da tanta solitudine. Ci hanno consolato
Con immagini di una famiglia
Che non esiste più.
Sorridono tutti si guardano negli occhi vivono in case
Dalle pareti colore del cielo lucidato da un vento
Profumato di felicità. Noi ogni mattina
Ci tuffiamo con gli occhi dentro finestre illuminate
Da un mare di colori tempestosi racchiusi in una bolla
In compagnia d’amici immaginari
Che appaiono e spariscono come uccelli migratori.
È un nulla che ci fa felici d’una felicità violenta e triste
Che ci punta il suo dito contro il petto.
Siamo noi? Siamo la somma di addendi che non si sommano?
Siamo degli Io, ciascuno nella propria bolla,
nel proprio mare tempestoso. Crediamo d’andare meno soli
anche se quel dito ci squarcia il petto.

Les termes
Nous ne sommes plus ce que nous avons été.
Nous avons juré d’oublier
La cruauté et les injustices du passé
La mélancolie des souvenirs qui nous tuent
Et la fausseté des mots qui nous invitent à vivre.
Ce qui, en fait, voudrait que nous soyons des esclaves
Nous avons juré de ne pas vouloir, d’oublier chaque volonté
Qui se plie à la volonté des autres et les objectifs rêvés
Qui ont fondu sous nos yeux avant
Que nos lèvres puissent les goûter.
Oh nos pères! Ils ont levé les poings pour briser
Les préjugés, les discriminations. Ils nous ont abandonnés.
En se cachant derrière la honte d’être contredits
Ils ont inventé une liberté semblable au vide
Qui suit chaque défaite. Ils nous ont quitté
Aux bords de leurs rues, enfants
Toujours dans les langes qui regardent
autour d’eux horrifiés de tant de solitude. Ils nous ont consolé
Avec des images d’une famille
qui n’existe plus.
Ils sourient tous et se regardent dans ses yeux, ils vivent dans des maisons
Aux murs de la couleur du ciel ciré par un vent
Parfumé de bonheur. Nous tous les matins
Nous plongeons nos yeux dans des fenêtres illuminées
Par une mer aux couleurs orageuses enfermées dans une bulle
En compagnie d’amis imaginaires
Qui apparaissent et disparaissent comme des oiseaux migrateurs.
C’est un rien qui nous rend heureux avec un bonheur violent et triste
qui pointe son doigt contre notre poitrine.
Sommes nous? Sommes-nous la somme des terms qui ne s’additionnent pas?
Nous sommes des ego, chacun dans sa propre bulle,
dans sa propre mer orageuse. Nous croyons que nous allons moins seuls
même si ce doigt déchire notre poitrine.

The addends
We are not what we have been.
We swore to forget
The cruelty and injustice of the past
The melancholy memories that kill us
And the falseness of the words that invite us to live.
What, in fact, would want us to be slaves
We swore not to want, to forget every will
That bends to the will of others and dreamed goals
Who have melted before our eyes before
That our lips could taste them.
Oh our fathers! They raised their fists to break down
Prejudice and discrimination. They abandoned us.
Hiding behind the shame of being contradicted
They invented a freedom similar to emptiness
Who follows every defeat. They left us
At the edges of their streets, children
Still in the swaddling , who watch
around them horrified by so much loneliness. They consoled us
With pictures of a family
which no longer exists.
They all smile and look into each other’s eyes, they live in houses
With the walls of the color of the sky polished by a wind
Perfumed with happiness. We every morning
dive us with our eyes in illuminated windows
By a sea with stormy colors locked in a bubble
In the company of imaginary friends
Which appear and disappear like migratory birds.
It’s a nothing that makes us happy with a violent and sad happiness
who is pointing his finger against our chest.
Are we? Are we the sum of addends that do not add up?
We are ego, each in his own bubble,
in its own stormy sea. We believe that we are not going alone
even if this finger tears our chest.

 

 

Gioielli Rubati 25: Mariangela Ruggiu – Annalisa Rodeghiero – Alfonsina Caterino – Marcello Comitini – Mario Benedetti – Franco Bonvini – Fernando Della Posta – Irene Rapelli.

In ottima compagnia, grazie ad Almerighi.

almerighi

tu, stai bene

guarda com’è luminoso il giorno

ci sono cose sospese
in questo attimo che scivola
e lascia aspettative inconsuete

che sia tutto meglio
che non sia un peccato, l’amore,
di uomo, di donna, carezze
che non uccidano

è pensiero sacro
vedere oltre il gesto
l’Amore e l’Errore

sapere che ognuno impara
perché c’è un tempo
che i veli cadono dagli occhi

a volte è un salto
a volte è questo andare sicuri

tu, stai bene,
usa il potere che hai
cambia il mondo

ama

di Mariangela Ruggiu, qui:
https://www.facebook.com/mariangela.ruggiu?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARAVqKn1yKBvYCwKUNT-84fT7dXq2gC01y_zGiNONNW9m1ZQtxzee7fE-P259FWBFQ6NWVItbzEg-X2R&hc_ref=ARRGeKy46C_RWeYNFDScmnA85cRaaqVJ3iHlIBekHsp3DBBqDQgpfHOnDEIdG6H6ziI&fref=nf

*

L’UNICO BATTITO

Apparteniamo,
me l’ha detto stasera il suo pianto
disperato
come un bambino che si perde.
Si era persa infatti
seppure stretta nella presa dolce
del mio abbraccio inutile.
Lei cercava la sua casa piccola
l’aria di latte, i suoni noti
nelle stanze. L’unico battito
che era il suo, dentro la bolla.

Ho seguito lo scorrere lento

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Piume – Plumes – Feathers

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Piume

Nuvole fuggono negli occhi vuoti della finestra.
Sopra i rami spogli dell’albero un pettirosso
terge
le piume macchiate di sangue.
Spalanca il becco in un grido e
trema
al più lieve soffio del vento.
Il mio sguardo insegue le nuvole
in quella piccola tela lucida
riquadrata nel telaio del tempo.
L’ombra dei corpi nascosti
tra le lenzuola bianche
della malinconia. Sono ricordi
che fuggono
e la finestra si colma
dell’azzurro del cielo. Un corvo in volo
lo taglia col nero delle sue ali.

Plumes

Les nuages fuient dans les yeux vides de la fenêtre.
Un robin sur les branches nues de l’arbre
nettoie
ses plumes tachées de sang .
Il ouvre son bec dans un cri et
tremble
au moindre souffle du vent.
Mes yeux suivent les nuages
sur cette petite toile luisante
encadrée dans le métier du temps.
L’ombre des corps cachés
entre les draps blancs
de la mélancolie. Ce sont des souvenirs
qui fuient avec les nuages
et la fenêtre est remplie
du bleu du ciel. Un corbeau en vol
le coupe avec le noir de ses ailes.

Feathers

Fleeting clouds in the empty eyes of the window.
On the bare branches of the tree a robin
cleans
its feathers stained with blood.
He opens his beak in a scream and
trembles
at the slightest breath of the wind.
My eyes follow the clouds
on this shiny little canvas
framed in the frame of time.
The shadow of hidden bodies between
the white sheets
of melancholy. These are memories
who are fleeing with the clouds
and the window is filled
from the blue of the sky. A raven in flight
cuts it with the black of his wings.

Lo specchio – Le miroir – The mirror

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Lo specchio

Seduta al sole sulla soglia di un giorno bianco.
Nella tua mano il frutto aspro. Lo stringi
tra le dita. Lo mordi.
Il melograno
dalla scorza rossa e d’oro
non è come ti dicono.
Dalla luminosa ferita sgorga la mia anima.
Sento gocciare caldo il sangue sul petto
sulle mie ginocchia e le tue labbra
bevono il succo ne percepiscono il sapore
con la lingua che saetta tra i miei denti.
Ora che un lampo illumina la sera
anima e corpo stretto tra le tue braccia.
Un lampo
la felicità di un sogno! Nient’altro
che l’illusione
dello specchio che mi dorme accanto.

Le Miroir

Assise au soleil sur le seuil d’une journée blanche.
Dans votre main le fruit aigre. Vous le tenez
entre les doigts. Vous le mordez.
La grenade
à la peau rouge et dorée
n’est pas comme ils vous disent.
Mon âme jaillit de la blessure lumineuse.
Je sens dégoutter le chaud du sang sur ma poitrine
sur mes genoux et tes lèvres
boivent le jus et perçoivent son goût
avec la langue qui darde entre mes dents.
Maintenant qu’un éclaire illumine le soir
âme et corps serré dans vos bras.
Un éclaire
le bonheur d’un rêve! Rien d’autre
que l’illusion
du miroir qui dort à côté de moi.

The Mirror

Sitting in the sun on the threshold of a white day.
In your hand the sour fruit. You hold it
between the fingers. You bite it.
The orange
with red and golden skin
is not as they tell you.
My soul springs from the luminous wound.
I feel the hot dripping blood on my chest
on my knees and your lips
drink the juice and perceive its taste
with the tongue darting between my teeth.
Now that a light illuminates the evening
soul and body strait in your arms.
A lightning bolt
the happiness of a dream! Nothing else
that the illusion
from the mirror sleeping next to me.

I lunghi giorni della memoria (ITA – FR – ENG)

Edgar Caracristi interopic

Edgar Caracristi, Senza titolo, 2017 (tecnica mista su tavola)

Rispetto al “Giorno della memoria“, la pubblicazione di questa poesia è tardiva. Ma ricordare ha forse un tempo scaduto il quale non è più necessario ricordare?

In relation to the “Day of Memory“, the publication of this poem is late. But does memory have a time after which it is no longer necessary to remember?

Par rapport au “Jour de la mémoire“, la publication de ce poème est tardive. Mais la mémoire a-t-elle un temps après lequel il n’est plus nécessaire d’évoquer?

I lunghi giorni della memoria

Orrore degli occhi orrore dei corpi.
Che nessuno c’infetti.

Una pioggia arida brucia la carne
un fumo denso è ciò che rimane dell’anima.

La memoria è un pozzo nero

Galleggiano lenzuola lacere
ricoprono corpi
risorti dal fuoco dell’Africa.

The long days of memory

Horror of the eyes horror of the bodies.
That nobody infected us.

A dry rain burns the flesh
a thick smoke is what remains of the soul.

Memory is a black pit

Ragged sheets float
cover bodies
resurrected from the fire of Africa.

Les longues jours de la mémoire

Horreur des yeux horreur des corps.
Que personne ne nous infecte.

Une pluie sèche brûle la chair
une épaisse fumée est ce qui reste de l’âme.

La mémoire est un puits noir

Linceuls déchirés
couvrent les corps
ressuscités par le feu de l’Afrique.