Il viaggio (Ita – Fr – Eng – Esp)

Fortunato Depero, Treno partorito dal sole, 1924

à ma Catherine

Guarda
come vola alto quell’aereo
una macchia minuscola nel cielo
un’ombra in movimento
nelle nostre pupille.
E guarda
quella nuvola che lo inghiotte
come un moscerino
nel becco di un corvo.
Ma l’acciaio fora la nebbia
e si restituisce al sole
come un diamante sottratto alla tenebra.
E come vola lento
sulle onde quel gabbiano
che confonde le sue piume
al grigio delle nuvole.
Su quelle ali ti vedo
e in quelle nuvole mi vedo.
Vorrei dirti entra
nella nebbia delle mie braccia.
Ma viene incontro
il velo rosso del tramonto
come un ampio mantello
che mi avvolge
e mi trascina nella notte.
Da lì vedo che ti allontani per un lungo viaggio
sulle ali del gabbiano.
Ti volti a guardarmi come per un addio
ma sorridi e mi sveli
il tuo più intimo desiderio.
Il tuo sorriso è la stella luminosa della mia notte
e il tuo desiderio mi libera
dal buio della disperazione.


Le voyage

Regarde
à quelle hauteur vole cet avion
une petite tache dans le ciel
une ombre mouvante
dans nos prunelles.
Et regarde
ce nuage qui l’avale
comme un moucheron
dans le bec d’un corbeau.
Mais l’acier perce le brouillard
et se rend au soleil
comme un diamant volé à les ténèbres.
Et comment cette mouette
vole lentement
sur les vagues
confondant ses plumes
au gris des nuages.
Sur ces ailes je te vois
et je me vois dans ces nuages.
Je voudrais te dire
d’entrer dans la brume de mes bras.
Mais le rouge voile du couchant
vient à ma rencontre
comme un grand manteau
qui m’entoure
et m’entraîne dans la nuit.
De là je vois que tu t’éloignes
pour un long voyage
sur les ailes de la mouette.
Tu te tournes en me regardant
comme pour un adieu.
Mais tu souris et me révèles
ton désir le plus intime.
Ton sourire est l’étoile brillante de ma nuit
et ton désir me libère
de la sombreur du désespoir.


The trip

Look
how high does this plane fly
a speck in the sky
a moving shadow
in our eyes.
And look
this cloud that swallows it
like a gnat
in the beak of a crow.
But the steel pierces the fog
and back to the sun
like a diamond stolen from the darkness.
And how this seagull
flies slowly
on the waves
confusing its feathers
in the gray of the clouds.
On these wings I see you
and I see myself in these clouds.
I would like to tell you
to enter the mist of my arms.
But the red veil of the sunset
comes to meet me
like a large cloak
that surrounds me
and drags me into the night.
From there I see that you are moving away
for a long trip
on the wings of the seagull.
You turn around looking at me
as if to say goodbye.
But you smile and reveal to me
your most intimate desire.
Your smile is the shining star of my night
and your desire sets me free
from the darkness of desperation.


El viaje

Mira
qué alto vuela este avión
un puntito en el cielo
una sombra en movimiento
en nuestros ojos.
Y mira
esta nube que se lo traga
como un mosquito
en el pico de un cuervo.
Pero el acero desgarra la niebla
y volver al sol
como un diamante robado de la oscuridad.
Y como esta gaviota
vuela lentamente
sobre las olas
confundiendo sus plumas
en el gris de las nubes.
En estas alas te veo
y me veo en estas nubes.
Me gustaría decirte
entra en la niebla de mis brazos.
Pero el velo rojo del anochecer
viene a mi encuentro
como un gran manto
que me rodea
y me arrastra en la noche.
Desde ahí veo que te alejas
para un largo viaje
en las alas de la gaviota.
Te volteas a mirarme
como para decirme adiós.
Pero sonríes y me revelas
tu deseo más íntimo.
Tu sonrisa es la estrella brillante de mi noche
y tu deseo me libera
de la oscuridad de la desesperación.

Autoritratto di un poeta (Ita – Fr – Eng – Esp)

Autoritratto (di un poeta)

Poesia scritta il 31/01/2022
vincitrice di un concorso


Busso alla porta con la tenerezza della rondine.
Cerco l’amante che mi desidera
prima che il giorno muoia tra le sue braccia.
Nella stanza vuota la lampada è accesa.
Sul comodino lo specchio solitario splende
del suo viso in lacrime. L’ho abbandonata
quando la scorza del dolore
tratteneva il mio essere. Sin dentro me stesso
la cerco in ogni addio. La sua parola
ritorna nell’onda del mio sangue.
Tra le pareti della stanza accanto
tappezzate da mille petali
e dal profumo inebriante dei narcisi
si riuniscono familiari e amici.
Nessuno risponde. Mi attendevano.
O forse desideravano che li avvertissi?
Io sono un uccello migratore
che non si fa annunciare dalle stagioni.
Mi getto nel volo di un indicibile spazio
spalanco le mie ali da un polo all’altro
dell’immaginazione. Coloro che mi attendono
immobili nei loro giardini di statue
come zampilli da monotone fontane
non possono sapere il giorno del mio arrivo
né se sono arrivato. Ma quando m’incontrano sanno
che nel loro più intimo essere porto
la notte e lo spazio divino
dove le stelle sono la luce che respiriamo.

In questi versi io mi racconto fingendomi poeta e un po’ poesia. Quando scrivo è come accedere a una stanza, in cui la donna amata attende. È a lei che busso come tornando da una lunga assenza e a lei mi rivolgo senza essere spesso capace di comunicare compiutamente il mio stato d’animo o il mio pensiero. Trovo quindi nella stanza vuota solo briciole lacrimose. La poesia è fuggita.
Accade però che essa torni quando meno la si aspetti, non soltanto al poeta ma a coloro che si accostano ai suoi versi e a chiunque senta l’esigenza di un mondo più luminoso dove anche il dolore e la morte portano il segno della bellezza.
Ci sono due luoghi di questi versi in cui la poesia può essere attesa: il primo è la stanza, ancora profumata di narcisi che è il profumo di chi scrive poesie, dove coloro che conoscono il poeta sanno che prima o poi tornerà, l’altro è il giardino che ciascuno porta in sé ornato di statue come i loro pensieri, e dove aspettano immobili come fontane che zampillano, perché c’è sempre nel cuore di ciascuno un giardino con fontane, che attende un poeta che le canti.
Ma il più folgorante è il luogo dell’incontro inatteso che, con un verso o con un’immagine, all’improvviso trascina il lettore nel cuore della notte per rivelargli la visione dello spazio divino in cui le stelle sono la luce del respiro umano.

Autoportrait d’un poète

Je frappe à la porte avec la tendresse d’une hirondelle.
Je cherche l’amante qui me désire
avant que le jour ne meure dans ses bras.
Dans la pièce vide, la lampe est allumée.
Sur la table de chevet brille le miroir solitaire
de son visage en larmes. Je l’ai abandonné
quand l’écorce de la douleur
tenait mon être. Juste à l’intérieur de moi
je la cherche dans chaque adieu. Sa parole
revient dans la vague de mon sang.
Entre les murs de la pièce voisine
couverts de mille pétales
et du parfum enivrant des jonquilles
ma famille et les amis se réunissent.
Personne ne répond. Ils m’attendaient.
Ou peut-être voulaient-ils que je les avertisse ?
je suis un oiseau migrateur
qui n’est pas annoncé par les saisons.
Je me jette dans l’envol d’un espace indicible
Je déploie mes ailes d’un pôle à l’autre
de l’imagination. Ceux qui m’attendent
immobiles dans leurs jardins de statues
comme des jets de fontaines monotones
ne peuvent pas savoir le jour de mon arrivée
ni si je suis arrivé. Mais quand ils me rencontrent, ils savent
que dans leur être le plus intime je apport
la nuit et l’espace divin
où les étoiles sont la lumière que nous respirons.


Self-portrait of a poet

I knock on the door with the tenderness of a swallow.
I look for the lover who wants me
before the day dies in his arms.
In the empty room, the lamp is on.
On the bedside table shines the solitary mirror
of her face in tears. I abandoned her
when the zest of pain
held my being. Just inside of me
I look for her in every farewell. His word
comes back in the wave of my blood.
Between the walls of the next room
covered with a thousand petals
and the intoxicating scent of daffodils
my family and friends get together.
Nobody’s answering. They were expecting me.
Or maybe they wanted me to warn them?
I am a migratory bird
which is not announced by the seasons.
I throw myself into the flight of an unspeakable space
I spread my wings from pole to pole
of Imagination. Those who wait for me
motionless in their gardens of statues
like monotonous fountain jets
can’t know the day of my arrival
nor if I arrived. But when they meet me they know
that in their most intimate being I bring
night and divine space
where the stars are the light we breathe.


Autorretrato de un poeta

Llamo a la puerta con la ternura de una golondrina.
Busco al amante que me quiera
antes de que el día muera en sus brazos.
En la habitación vacía, la lámpara está encendida.
En la mesita de noche brilla el espejo solitario
de su rostro en lágrimas. La he abandonada
cuando la corteza del dolor
contenia mi ser. Hasta all’interior de mi
La busco en cada despedida. Su palabra
regresa en la ola de mi sangre.
Entre las paredes de la habitación de al lado
cubiertas de mil pétalos
y del aroma embriagador de los narcisos
mi familia y amigos se juntan.
Nadie está respondiendo. Me estaban esperando.
¿O tal vez querían que yo les advirtiera?
Soy un ave migratoria
que no es anunciado por las estaciones.
Me lanzo al vuelo de un espacio indecible
Extendiendo mis alas de polo a polo
de la Imaginación. Los que me esperan
inmóviles en sus jardines de estatuas
como monótonos chorros de fuente
no pueden saber el día de mi llegada
ni si llegué. Pero cuando me conocen saben
que en sus mas intimo ser traigo
la noche y espacio divino
donde las estrellas son la luz que respiramos.

Una domanda (Ita – Fr – Eng – Esp)

dipinto di Nicolò Canova

.

Fra coloro che senza saperlo mi prodigarono
gli oceani tormentati delle loro anime
con i gesti le parole e i sentimenti
da chi fui generato? Voglio sapere.
Se dal violento che moltiplicava i miei sogni
sfogliando la voce dei morti
e li conficcava come carne nella mia mente
urlando battendo i pugni
sulle spalle della mia fanciullezza.
O dal poeta che mi passò morendo
il veleno del disinganno
e il gusto acido dell’amore rifiutato.
O forse da quel giovane timido
che cercò in sua madre
le dolci forme dell’amore sensuale
e lo uccisero in suo nome.
O dal condannato che vide bruciare
come una fenice i suoi versi francesi
e m’insegnò che i saltimbanchi soltanto
vengono incoronati con l’alloro fiorito.
O dai libri che ho scritto nelle ore grevi
come occhi e viso
sulle consuetudini dell’uomo
sui declivi della vita
sulle forme inafferrabili dell’amore
e nel loro silenzio polveroso ignorano
se esisto ancora.

Voglio sapere. Ma è una domanda
a cui solo i morti possono rispondere.


Une question

Parmi ceux qui m’ont prodigué
sans le savoir les océans tourmentés
de leurs âmes, par des gestes
des paroles, des sentiments,
de qui ai-je été engendré ?Je veux savoir.
Si par le violent qui a multiplié mes rêves
feuilletant la voix des morts
et les plantait comme de la chair dans mon esprit
en criant en frappant ses poings
sur le dos de mon enfance.
Ou par le poète qui m’a donné en mourant
le poison de la désillusion
et le goût amer de l’amour rejeté.
Ou peut-être par le jeune homme timide
qui cherchait en sa mère
les douces formes de l’amour sensuel
et en son nom il a été tué.
Ou par le condamné qui a vu brûler
comme un phénix ses vers français
et m’a appris que seuls les saltimbanques
sont couronnés du laurier fleuri.
Ou par les livres que j’ai écrit
dans les heures pénibles comme des yeux
et mon visage sur les consuétudes de l’homme
sur les déclivité de la vie
sur les formes insaisissables de l’amour
mais dans leur silence poussiéreux ils ignorent
si j’existe encore.

Je veux savoir. Mais c’est une question
à laquelle seulement les morts peuvent répondre.


A question

Among those who unknowingly lavished on me
the tormented oceans of their souls,
with gestures, words, feelings from whom
was I generated? I want to know.
If from the violent that multiplied my dreams
leafing through the voice of the dead
and sticking them like the flesh in my mind
shouting, beating his fists
on the shoulders of my childhood.
Or from the poet who passed to me dying
the poison of disillusionment
and the sour taste of rejected love.
Or perhaps from the shy young man
which he sought in his mother
the sweet forms of sensual love
and in his name he was killed.
Or from the condemned man who saw burn
like a phoenix his French verses
and taught me that only the acrobats
they are crowned with the laurel in bloom.
Or from the books that in the heavy hours
I have written like eyes and face
on man’s habits
on the slopes of live
on the elusive forms of love
but in their dusty silence they ignore
if I still exist.

I want to know. But it’s a question
to which only the dead can answer.


Una pregunta

Entre los que sin saberlo me prodigaron
los océanos atormentados de sus almas
con gestos, palabras, sentimientos
¿por quién fui engendrado? Quiero saber.
Si por el violento que mltiplcó mis sueños
hojeando la voz de los muertos
y los clavaba como carne en mi mente
gritando golpeando sus puños
sobre los hombros de mi infancia.
O del poeta que muriendo me pasó
el veneno de la desilusión
y el sabor agrio del amor rechazado.
O tal vez del joven tímido
que buscó en su madre
las dulces formas del amor sensual
y en su nombre fue asesinado.
O del condenado que vio arder
como un ave fénix sus versos franceses
y me enseño que solo los acróbatas
están coronados con el laurel en flor.
O de los libros que que escribí en las horas pesadas
como mis ojos y la cara
sobre los hábitos del hombre
en las pendientes de la vida
sobre las escurridizas formas del amor
pero en sus silencio polvoriento ignoran
si sigo existiendo.

Quiero saber. Pero es una pregunta
a la que sólo los muertos pueden responder.

Panorama de la ciudad by Marcello Comitini

Ecco un’altra mia poesia su Masticadores di Juan re Crivello, che ringrazio di cuore

Masticadores

Lo que puedo ver son edificios. alineados en la distancia como grandes velas que se encienden en invierno a los fuegos rojos del atardecer o tubos de órgano apuntando al cielo de una catedral moderna bulliciosa de peregrinos. A sus pies están adornados con árboles aplastados por su altura sofocados por su vasta sombra. En batas de cemento disfrazadas de seda, acolchada y multicolor al amanecer ofrecen como rostros recién lavados las fachadas en los rayos del sol engalanado por los lentos vuelos de las gaviotas de los grises desordenados de los cuervos de los hilos curvos y negros de las golondrinas. Del cristal transparente de las ventanas se asoman a la calle hombres y mujeres que de las habitaciones, casi extraños pululan todas las mañanas se dispersan en las calles entran por las bocas de otros edificios vuelven a salir en la tarde. En la tarde, hombres y mujeres…

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Rosso (Ita- Fr – Eng- Esp)

Dipinto di Lydie Allaire

.

Ombre si nascondono
nella pelle increspata delle mie dita.
Sono rami nodosi di un cedro
solitario sulla cima di un monte
ai cui piedi si distende immobile
un paesaggio innevato
solcato dai passi
guardinghi di una lupa.
I rami del cedro si agitano
mossi da un presagio angosciante
verso l’orizzonte da cui sorge la notte
e le mie mani sono foglie
che le stagioni tormentano
senza poterle strappare via.
Eppure l’albero
mi appare nudo e senza foglie.
Dove ti nascondi lupa solitaria?
Apri la bocca riempila di terra
inietta nelle mie radici
il tuo fiato velenoso
che dolcemente
mi aiuti a chiudere occhi
e addormenti la mia linfa.
Da morto non sarò più albero
ma tornerò quel pettirosso
che una volta volava
su prati fioriti, sulla mia giovinezza
sulle mie mani
che tentavano d’afferrarlo.
Posato sulla terra
spiccherò il volo verso quel nido
dove un giorno ho visto
la gloria della luce.
Ma se quel nido
fosse solo un’illusione
della memoria preda delle stagioni
sarò il pettirosso
caduto ai piedi dell’albero
e tornerò a nutrire la terra
la tingerò di rosso
con quelle poche piume
che resteranno di me.


Rouge

Les ombres se cachent
sous la peau fêlée de mes doigts.
Ce sont les branches noueuses d’un cèdre
solitaire au sommet d’une montagne.
À ses pieds s’étend, immobile,
un paysage enneigé,
sillonné par les pas feutrés d’une louve.
Des branches s’agitent
remuées par un présage angoissant
vers l’horizon d’où s’élève la nuit
et mes mains sont des feuilles
que les saisons hantent
sans pouvoir les arracher.
Pourtant l’arbre
m’apparaît nu et sans feuilles.
Où te caches-tu louve solitaire ?
Ouvre ta bouche et remplis la de terre
injecte dans mes racines
ton haleine empoisonnée
qui doucement
m’aide à fermer les yeux
et endort ma lymphe.
Moi, mort, je ne serai plus un arbre
mais je reviendrai comme ce rouge-gorge
qui volait sur les prairies fleuries, sur ma jeunesse
sur mes mains
qui tentaient de l’attraper.
Posé au sol
je m’envolerai vers ce nid
où un jour j’ai vu
la gloire de la lumière.
Mais si ce nid
n’était qu’une illusion
de la mémoire proie des saisons
je serai le rouge-gorge
tombé au pied de l’arbre
et je reviendrai nourrir la terre
la teindrai en rouge
avec les quelques plumes
qui resteront de moi.

( ) Cette traduction de ce poème a été revue et corrigée par Catherine, que je remercie de tout cœur.

Red

The shadows hide
in the cracked skin of my fingers.
These are gnarled branches of a cedar
lonely on top of a mountain.
At her feet lies motionless
a snowy landscape
furrowed by the muffled footsteps of a she-wolf.
These are waving branches
stirred by an agonizing omen
towards the horizon from which rises the night
and my hands are leaves
that the seasons harass
without being able to wrest them.
Yet the tree
appears bare and leafless to me.
Where you hiding, lone she-wolf?
Open your mouth and fill it with dirt
inject into my roots
your poisonous breath
that gently
help me close my eyes
and sleep my lymph.
Me dead I will no longer be a tree
but I will return to be this robin
who once flew
on the flower meadows, on my youth
on my hands
who were trying to catch him.
Fallen on the ground
I will fly to this nest
where one day I saw
the glory of light.
But if this nest
was just an illusion
of memory prey to the seasons
i will be the robin
fallen under the tree
and I will return to feed the earth
dyeing it red
with the few feathers
which will remain of me.


Rojo

Las sombras se esconden
en la piel agrietada de mis dedos.
Estas son ramas nudosas de un cedro
solo en la cima de una montaña.
A sus pies yace inmóvil
un paisaje nevado
surcado por los pasos amortiguados de una loba.
Estas son ramas ondulantes
agitadas por un presagio agonizante
hacia el horizonte de donde surge la noche
y mis manos son hojas
que las estaciones acosan
sin poder arrebatarlos.
Sin embargo, el árbol
me parece desnudo y sin hojas.
¿Dónde te escondes, loba solitaria?
Abre tu boca y llénala de tierra
inyectar en mis raíces
tu aliento venenoso
que suavemente
me ayuden a cerrar los ojos
y adormecer mi linfa.
Muerto ya no seré un árbol
pero volveré a ser este petirrojo
quien una vez voló
en los prados de flores, en mi juventud
en mis manos
que intentaban atraparlo.
Caído en el suelo
volaré a este nido
donde un día vi
la gloria de la luz.
Pero si este nido
era solo una ilusion
de la memoria presa de las estaciones
seré el petirrojo
caído debajo del árbol
y volveré a alimentar la tierra
teñirla de rojo
con las pocas plumas
que quedará de mí.

Ultimo Canto (Ita – Fr – Eng – Esp)

Quadro di Ernesto García Pena

à ma Catherine

Dalla riva del lago guardo
i fianchi scabri della montagna
immagino più in basso
una improbabile tigre
tra le ombre dei pini
che si avvicina alla sponda
chinando il capo a bere
annusando le orme
di una gazzella tremante di paura.
Sull’azzurra superficie dell’ acqua
seguo il nuoto sereno di due cigni
m’incanto a guardare
l’eleganza dei loro corpi.
Penso. E attraverso
una tenue nebbia d’oro
mi rivedo in quelle acque
felice insieme a lei.
Ci bagnavamo sotto la riva
come due animali assetati
che ridevano rabbrividendo
che correvano nella schiuma assolata
e nell’azzurro del cielo.
Lei era l’agile tigre
che esce dall’acqua grondante
per compiere il rito di ozio e d’amore.
Come un gioiello sotto il sole
la sua pelle brillava tra le mie mani.
Le mie dita si perdevano felici
nei labirinti teneri del suo corpo.
In me sorgeva il canto melodioso del cigno.

Il mio ultimo canto.


Dernier chant

De la rive du lac je regarde
les flancs escarpés de la montagne.
J’imagine plus en bas,
parmi l’ombre des pins,
un tigre improbable
s’approchant du rivage
baissant la tête pour boire
reniflant les empreintes
d’une une gazelle tremblante de peur.
Sur la surface bleue de l’eau
je suis la nage paisible de deux cygnes
je m’enchante à regarder
l’élégance de leurs corps.
Je pense. Et à travers
une légère brume dorée
je me vois dans ces eaux
heureux avec elle.
Nous nous baignions sous le rivage.
comme deux animaux assoiffés
qui riaient en frissonnant
qui couraient dans l’écume ensoleillée
et dans l’azur du ciel.
Elle était l’agile tigresse
qui sort de l’eau dégoulinant,
pour accomplir le rite
de l’oisiveté et de l’amour.
Sous le soleil sa peau
brillait comme un joyau
entre mes mains.
Mes doigts étaient joyeusement perdues
dans les labyrinthes tendres
de son corps.
En moi montait le chant mélodieux du cygne.

Mon dernier chant.


Last song

From the shore of the lake I watch
the steep sides of the mountain.
I imagine further down,
between the shade of the pines,
an unlikely tiger
that approaches the shore
lowering his head to drink
sniffing the steps of a gazelle
trembling with fear.
On the blue surface of the water
I follow the peaceful swimming of two swans
I delight in watching
the elegance of their bodies.
I think. And through
a light golden mist
I see myself in these waters
happy with her.
We were swimming under the shore.
like two thirsty animals
laughing at the chills
running in the sunny foam
and in the blue of the sky.
She was the nimble tiger
that comes out dripping,
to perform the rite
of idleness and love.
Under the sun her skin shone
like a jewel in my hands.
My fingers were happily lost
in tenders labyrinths of his body.
In me rose the melodious song of the swan.

My last song.


Último canto

Desde la orilla del lago miro
las escarpadas laderas de la montaña
supongo que más abajo
entre las sombras de los pinos
un tigre improbable
acercándose a la orilla
inclinando la cabeza para beber
olfateando los pasos de una gacela
temblando de miedo.
En la superficie azul del agua
sigo el nado apacible de dos cisnes
estoy encantado de ver
la elegancia de sus cuerpos.
Pienso. Y mediante
una tenue niebla dorada
me veo en esas aguas
feliz junto a ella
Estábamos nadando bajo la orilla
como dos animales sedientos
que reirán de los escalofríos
corriendo en la espuma soleada
y en el azul del cielo.
Ella era el tigre ágil que sale chorreando
para realizar el rito
de la ociosidad y del amor.
Bajo el sol su piel brillaba
como una joya en mis manos.
Mis dedos estaban felizmente perdidos
en los tiernos laberintos
de su cuerpo
Surgió en mi el canto
melodioso del cisne.

Mi último canto.

Catherine (Ita – Fr – Eng – Esp)

Valy Husson, Légèreté


Mi ha svegliato quella mattina
una luce assolutamente nuova
che squarciava le tenebre della mia stanza.
Era uno specchio
che non avevo mai visto
e una musica mai udita prima
che nessuno strumento ha mai suonato.
Era una sorgente non il sole
da cui scaturivano colori
e desideri ardenti d’amore.
Nella mia stanza spettri di uomini
feriti dalle umiliazioni
donne asservite alla crudeltà
agitavano le acque in cui tentavo
d’annegare dormendo.
Mi era stato concesso un esile lume
per capire i dolori del mondo
per sciogliere il nodo dell’esistenza.
E a quel lume la musica accese
tutte le tonalità più affascinanti
dell’anima che si spalanca sull’universo.
Era come se non avessi mai udito,
come se fossi cieco e sordo
come se prima di allora
nulla avesse dilaniato il mio cuore.
Era una musica che mi giungeva
dalla schiuma di un mare
che bagna una spiaggia, si ritrae
e torna a baciarla
con la sua bocca bagnata di canto.
Erano il volto le labbra gli occhi
il corpo di Catherine vibrante
di dolore e desiderio.
Donava il suo corpo al fantasma
di un leone dalle ali d’oro
debole come un bambino,
dolce e pauroso come un lupo
svanito nelle acque stagnanti della città
odorosa di malinconia.
Con le lacrime mordeva la sabbia
dove palpitava il suo cuore sepolto
e la sua carne ferita da pesci nuziali
sfuggiti alla sua rete tessuta di stelle.
Ha aperto le braccia ha voluto la vicinanza
e mi ha stretto nel cerchio puro inafferrabile
nello spazio infinito del suo pensiero.
Per penetrare e placare il suo pianto le dono
la mia carne e il mio sangue.
Le mie carezze sono nuvole tenere
che scivolano sulle onde tempestose
del suo fiume calmo all’apparenza.
Sgorga da grotte profonde
si colora di rosso. È il palpito segreto
del suo sangue che scorre nelle mie vene
e io penetro in lei come fossero le sue dita
a darsi il piacere. Con dolcezza mi dice
Même en écartant grandement mes cuisses
Jamais tu ne pourras entrevoir
Ce que j’ai emprisonné de toi
Au plus profond
Ce monde dont je suis enceinte.

Ma so che au plus profond de moi
il suo amore è un vino inebriante
che versa spumoso tra le mie labbra.

Ora dorme con me come una notte stellata.
Ogni mattina ritrovo
lo specchio della mia anima.

(*) I versi in corsivo sono un breve componimento di Catherine


Catherine

Une lumière
absolument extraordinaire a percé
l’obscurité de ma chambre ce matin et m’a réveillé.
C’était un miroir
que je n’avais jamais vu
et une musique inouïe jusqu’ici,
qu’aucun instrument n’avait jamais jouée.
C’était une source, pas le soleil,
d’où coulaient des couleurs
et des désirs ardents d’amour.
Dans ma chambre des fantômes
d’hommes blessés par les humiliations,
de femmes asservies à la cruauté
remuaient les eaux dans lesquelles
je tentais de me noyer en dormant.
On m’avait accordé une mince lumière
pour comprendre les douleurs du monde,
pour dénouer le nœud de l’existence.
Et à cette lumière la musique illuminait
toutes les tonalités
les plus fascinantes de l’âme
qui s’ouvre sur l’univers.
C’était comme si je n’avais jamais entendu,
comme si j’étais aveugle et sourd,
comme si rien ne m’avait déchiré le cœur auparavant.
C’était une musique
qui me venait de l’écume d’une mer
qui lave une plage,
se retire et revient l’embrassant
de sa bouche mouillée de chants.
C’étaient le visage, les lèvres, les yeux,
le corps de Catherine vibrante
de douleur et de désir.
Elle donnait son corps au fantôme
d’un lion aux ailes d’or
faible comme un enfant, doux et craintif
comme un loup évanoui
dans les eaux stagnantes
de la ville odorante de mélancolie.
Avec ses larmes elle mordait le sable
où palpitait son cœur enfoui
et sa chair blessée par des poissons nuptiales,
échappées de son filet tissé d’étoiles.
Elle a ouvert ses bras, a voulu se rapprocher
et m’a retenu dans le pur cercle insaisissable,
dans l’espace infini de sa pensée.
Pour pénétrer et apaiser ses larmes
je lui donne ma chair et mon sang.
Mes caresses sont de tendres nuages
qui glissent sur les flots orageux
de son fleuve apparemment calme.
Il coule de grottes profondes
colorées en rouge. C’est le battement
secret de son sang
qui parcourt dans mes veines
et je la pénètre comme si c’étaient ses doigts
qui lui donnaient du plaisir. Elle me dit doucement
Même en écartant grandement mes cuisses
Jamais tu ne pourras entrevoir
Ce que j’ai emprisonné de toi
Au plus profond
Ce monde dont je suis enceinte
.
Mais je sais qu’au plus profond de moi
son amour est un vin enivrant
qui verse sa mousse entre mes lèvres.

Maintenant, elle dort avec moi comme une nuit étoilée.
Chaque matin je retrouve
le miroir de mon âme.

(*) Les lignes en italique sont un court poème de Catherine


Katherine

An absolutely extraordinary light
broke through the darkness
of my bedroom this morning and woke me up.
It was a mirror
that I had never seen
and music never heard before,
that no instrument had ever played.
It was a source, not the sun,
from which flowed colors
and ardent desires of love.
In my room the ghosts
of men wounded by humiliation,
women enslaved to cruelty
stirred the waters in which
I was trying to drown myself for sleeping.
I was granted a thin light
to understand the pains of the world,
to untie the knot of existence.
And in this light the music illuminated
all the most fascinating tones
of the soul which opens onto the universe.
It was as if I had never heard,
as if I were blind and deaf,
as if nothing had torn my heart before.
It was music
that came to me from the foam of a sea
that washes a beach, withdraws and returns
kissing her with her mouth wet with song.
They were the face, the lips, the eyes,
Katherine’s body vibrating
of pain and desire.
She gave her body to the ghost
of a lion with golden wings
weak as a child,
sweet and fearful
like a vanished wolf in stagnant waters
of the city that smells of melancholy.
With her tears she bit the sand
where his buried heart beat
and his flesh wounded by nuptial fish,
escaped from its star-woven net.
She opened her arms, wanted to get closer
and held me in the pure elusive circle,
in the infinite space of his thought.
To penetrate and soothe her tears
I give him my flesh and my blood.
My caresses are tender clouds
that glide on the stormy waves
of its seemingly calm river.
It flows from deep caves
colored red. It’s the beat
secret of his blood
that runs through my veins
and I penetrate her as if it were her fingers
that give him pleasure. She tells me softly
Even spreading my thighs wide apart
You will never be able to glimpse
What I imprisoned of you
At the deepest
This world I’m pregnant with.

But I know that deepest of me
his love is an intoxicating wine
which pours its foam between my lips.

Now she sleeps with me like a starry night.
Every morning I find
the mirror of my soul.

(*) The lines in italics are a short poem by Catherine


Catherine

Una luz absolutamente extraordinaria
esta mañana rompió la oscuridad
de mi cuarto y me despertó.
Era un espejo
que nunca habia visto
y música nunca antes escuchada,
que ningún instrumento había tocado jamás.
Era una fuente, no el sol,
de donde brotaron los colores
y ardientes deseos de amor.
En mi cuarto los fantasmas
de hombres heridos por la humillación,
mujeres esclavas de la crueldad
agitaban las aguas en las que
estaba tratando de ahogarme por dormir.
Me concedieron una luz tenue
para comprender los dolores del mundo,
para desatar el nudo de la existencia.
Y en esta luz la música iluminó
todos los tonos más fascinantes
del alma que se abre al universo.
Era como si nunca hubiera oído,
como si fuera ciego y sordo,
como si nada me hubiera desgarrado el corazón antes.
Era musica
que me venia de la espuma de un mar
que lava una playa, se retira y vuelve
besándola con la boca mojada de canción.
Eran la cara, los labios, los ojos,
el cuerpo de Catherine que vibra
de dolor y deseo.
Ella entregó su cuerpo al fantasma.
de un león con alas de oro
débil como un niño,
dulce y temeroso
como un lobo desaparecido en aguas estancadas
de la ciudad que huele a melancolía.
Con sus lágrimas mordió la arena
donde latía su corazón enterrado
y su carne herida por los peces nupciales,
escapó de su red tejida por estrellas.
Abrió los brazos, quería acercarse
y me sostuvo en el puro círculo esquivo,
en el espacio infinito de su pensamiento.
Para penetrar y calmar sus lágrimas
le doy mi carne y mi sangre.
Mis caricias son nubes tiernas
que se deslizan sobre las olas tempestuosas
de su río aparentemente tranquilo.
Fluye de cuevas profundas
de color rojo, es el ritmo
secreto de su sangre
que corre por mis venas
y la penetro como si fueran sus dedos
que le dan placer. ella me dice suavemente
Incluso separando mis muslos
Nunca podrás vislumbrar
lo que preso de ti
en lo más profundo
Este mundo del que estoy embarazada.

Pero sé que lo más profundo de mí
su amor es un vino embriagador
que vierte su espuma entre mis labios.

Ahora ella duerme conmigo como una noche estrellada.
Cada mañana encuentro
el espejo de mi alma.

(*) Las líneas en cursiva son un poema corto de Catherine

Luigi Maria Corsanico legge (Ita – Esp) – Gelosia/Celos (Ita-Esp)

Un essere geloso, uomo o donna che sia, è solo nel suo tormento. La gelosia di norma suscita rabbia o scherno o ilarità quanto lo si scopre nel cuore di un altro. Solo tu. carissimo Luigi, potevi leggere questi versi che parlano di un sentimento così intimo da renderlo quasi impossibile da condividere. La tua lettura mette in luce l’aspetto profondamente umano di chi che teme di essere tradito, di chi si sente debole di fronte a un rivale “dai frutti rossi”. Teme addirittura che il proprio amore possa essere “la radice” da cui si sviluppa il tradimento. Tutta questa tensione, solitudine, timore d’essere debole e indifeso di fronte a un altro essere in cui la sua donna o il suo uomo, possa apprezzare doti che egli o ella teme di non possedere, tutta, dicevo, hai saputo esprimere con la modulazione della tua voce, al punto di percepire in chi ti ascolta una modulazione del tuo cuore, una partecipazione che scuote. Per questo ciascuno riconosca quanta difficoltà richiede questa poesia per essere letta con toni che suscitino la condivisione. E quanta fatica per portare a termine una, sia pur breve, lettura di un testo così insidioso. Ti ringrazio di tutto cuore e ti abbraccio con affetto fraterno.🙏🤗🤗🙏
– – – – – – – – – –
Un ser celoso, hombre o mujer, está solo en su tormento. Los celos suelen despertar ira o burla o risa cuando uno los descubre en el corazón de otro. Sólo tu, querido Luigi, podrías haber leído estos versos que hablan de un sentimiento tan íntimo que es casi imposible de compartir. Tu lectura destaca el aspecto profundamente humano de quien teme ser traicionado, que se siente débil ante un rival que hasta es dueño “fruto rojo”. Incluso teme que su propio amor pueda ser la “raíz” de la que se desarrolle la traición. Toda esta tensión, soledad, miedo a ser débil e indefenso frente a otro ser, en que su mujer o su hombre, pueda apreciar dones que él o ella teme no poseer, toda, dije, has podido expresar con la modulación de tu voz, hasta el punto de ser percibito por el oyente como una modulación de tu corazón, una participación estremecedora. Por eso todos deberían reconocer cuánta dificultad requiere este poema para ser leído con tonos que susciten el compartir. Y cuánto esfuerzo para completar una, aunque breve, lectura de un texto tan insidioso. Te agradezco de todo corazón y te abrazo con afecto fraterno.🤗🤗🙏🙏

Letture/Lecturas

Marcello Comitini – Gelosia/ Celos
©marcello.comitini29/09/2022

Letture di Luigi Maria Corsanico

Edvard Munch – Sjalusi (Gelosia, 1895)

HAUSER e “I Solisti di Zagreb” – Oblivion di Astor Piazzolla.
Trascrizione per cello by Hauser.

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GELOSIA

In me ti cerco in te mi perdo
sommerso dalle acque
ferme e grigie delle distanze,
in estenuanti attese
in corridoi infiniti e mille porte
che si aprono sul vuoto.
In te mi perdo ancora quando la notte
porta misteriosa la seta morbida
dei tuoi seni alla mia bocca.
Nuvola carica di amorevole pioggia
il tuo corpo fluttua sul mio corpo.
Sospinta dal vento
si è fermata su grandi alberi
carichi di frutti rossi
li rende fertili fa sbocciare i fiori
dalle radici del mio amore.
Dov’è la nuvola? Quale vento inebriante
vuole allontanarti oltre i confini
del mio unico cielo?
In me ti cerco e ancora in te
mi perdo.
E questo perdermi…

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Gelosia (Ita – Fr – Eng – Esp)

Edvard Munch, Gelosia,1895

à ma Catherine.

In me ti cerco in te mi perdo
sommerso dalle acque
ferme e grigie delle distanze,
in estenuanti attese
in corridoi infiniti e mille porte
che si aprono sul vuoto.
In te mi perdo ancora quando la notte
porta misteriosa la seta morbida
dei tuoi seni alla mia bocca.
Nuvola carica di amorevole pioggia
il tuo corpo fluttua sul mio corpo.
Sospinta dal vento
si è fermata su grandi alberi
carichi di frutti rossi
li rende fertili fa sbocciare i fiori
dalle radici del mio amore.
Dov’è la nuvola? Quale vento inebriante
vuole allontanarti oltre i confini
del mio unico cielo?
In me ti cerco e ancora in te
mi perdo.
E questo perdermi mi è amaro
come la morte
che mi circonda con le sue braccia.


Jalousie

En moi je te cherche en toi je me perds
sombré dans les eaux
calmes et grises des distances,
dans des attentes exténuantes
dans des couloirs sans fin et mille portes
qui s’ouvrent sur le vide.
En toi je me perds encore quand la nuit
mystérieuse apporte la douce soie
de tes seins à ma bouche.
Nue chargée de pluie amoureuse
ton corps flotte sur mon corps.
Poussée par le vent elle s’est arrêtée
au-dessus de grands arbres
chargés de fruits rouges
les rend fertiles et fait germer les fleurs
des racines de mon amour.
Où est cette nue? Quel vent enivrant
veut t’emporter au-delà des confins
de mon ciel unique?
En moi je te cherche et encore en toi
je me perds.
Et ce me perdre m’est amer
comme la mort
qui m’entoure de ses bras.


Jealousy

In me I look for you in you I get lost
sunk inthe gray waters of the distances,
in exhausting expectations
in endless corridors and a thousand doors
which open onto the void.
In you I still get lost when the night
mysterious brings the soft silk
from your breasts to my mouth.
Cloud loaded with loving rain
your body floats on my body.
Pushed by the wind it stops
above the large trees
full of red fruit
it makes them fertile
and causes the flowers to sprout
from the roots of my love.
Where is the cloud? What a inebriating wind
wants to take you away
beyond the confines of my one sky?
In me I seek you and still in you I lose myself.
And losing me is bitter to me
like the death
that surrounds me with its arms.


Celos

En mi te busco en ti me pierdo
hundido enlas aguas
tranquilas y grises de las lejanías
en expectativas agotadoras
en pasillos interminables y mil puertas
que se abren al vacío.
En ti aun me pierdo cuando la noche
misteriosa trae la seda suave
de tus pechos a mi boca.
Nube cargada de lluvia amorosa
tu cuerpo flota sobre mi cuerpo.
Empujado por el viento se detiene
por encima de los grandes árboles
llenos de frutos rojos
los hace fértiles y hace brotar las flores
de las raíces de mi amor.
¿Dónde está la nube? ¿Que viento embriagante
quiere llevarte más allá
de los confines de mi único cielo ?
En mí te busco y aun en ti me pierdo.
Y perderme me es amargo
como la muerte
que me rodea con sus brazos.

Luigi Maria Corsanico legge “La città del ricordo”

Sempre infinitamente grato a Luigi per la sua profonda e commovente lettura🙏

Letture/Lecturas

Marcello Comitini
La città del ricordo
©20/09/2022

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Catania skyline in watercolor background
Pablo Romero / Professional photographer
CEV Madrid Art School of Huelva

Erik Satie, Gnossienne n.1
Ulrich Schröder, Praful – Solo Live in Amsterdam 2014

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È in fondo al senso della vita
la città dei ricordi e dei miei versi
distesa tra le braccia nere del vulcano
amata dal luminoso sorriso del mare
il ventre aperto per mostrarsi più bella.
Ma è una ferita che la squarcia
come un vitello appeso al chiodo da anni
infetta di sporcizia e mosche.
Il mio tenue ricordo è in quella strada
avida di negozi eleganti
un fascio di luce
che unisce il sole il mare e la neve
nella memoria immobile a guardarla
come un lungo cero acceso.
Risuona incurante delle chiacchiere
dei sorrisi perfidamente ammiccanti
delle signore eleganti appassite
dentro i loro abiti di…

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