Ode al cane con l’uomo (Ita – Fr – Eng)

Il mio cane Nando

Un omaggio affettuoso al mio Nando che
da lunedì 25 gennaio
insegue le farfalle sui verdi prati delle nuvole.

“Mi somigli a un cane
con quello sguardo adolescente
arso di rabbia e di paura
quando torci gli occhi
per non guardarmi in faccia”
– mio padre mi diceva –.
Un cane – continuava
quando mi vedeva sordo
ai suoi giudizi –
che sconosce il suo padrone.”
Così ho amato i cani.
I cani dallo sguardo triste, i cani
dalle orecchie tese in segno d’attenzione
i cani abbandonati
quello che alle carezze sporge il muso
chiude gli occhi e piega le sue orecchie
facendoti felice
quello che intimidito
a capo chino la coda tra le gambe
chiede una carezza
quello che chiede cibo
saltellando intorno
e quello che lo strappa
col morso inferocito dalla fame.

Ma un piccolo bastardo di colore fulvo
è il prediletto
come tutti i cani che non hanno storia.
Felice d’avere per compagno un uomo
s’immagina un leone
fiero di non essere cresciuto.
E la mattina andiamo
uomo e cane uniti
nell’unico animale con sei zampe
con la testa in aria e il muso sull’asfalto
a passi lenti e lunghi
svelti e corti
guardandomi intorno
puntando in aria
a fiutare il mondo.

Un cane col suo uomo avrebbe voglia
di scappare e correndo ritornare
saltargli incontro
fuggire in mezzo ai prati
sentire la rugiada in punta al naso
inseguire le farfalle
tendere le orecchie
ai latrati lontani.

Ma camminiamo per le strade
inaridite dall’asfalto
uomo e cane silenziosi
nella luce dell’alba che disegna sui palazzi
rosse schegge di sole appena sorto
oltre le sbarre di vuoti condomini
e chiuso nei giardini accende
fiori sparsi
nell’umido sentore della terra.
E intanto lui attento insegue i suoi pensieri
sulle tracce smarrite di prede inesistenti
ed io dimenticandomi il futuro
coniugo il passato col presente
strozzato nelle gole delle strade.
E la città ci stringe il suo guinzaglio al collo
e ci sorveglia
con il suo sguardo armato
di triste disappunto.

Français

Ode au chien avec l’homme

“Tu ressembles à un chien
avec ce regard d’adolescent
brûlé de rage et de peur
quand tu tord tes yeux
pour ne pas me regarder en face.
– mon père me disait -.
Un chien – il continuait
quand il m’a vu sourd
à ses jugements –
qui ne connait pas son maître. “
Donc j’ai aimé les chiens.
Chiens avec un regard triste, les chiens
aux oreilles tendues en signe d’attention
les chiens abandonnés
le chien qui avance son museau aux caresses
qui ferme les yeux et plie les oreilles
et vous rend heureux
qui est intimidé
avec la tête inclinée entre les jambes
en demandant une caresse
qui demande de la nourriture
en sautant autour
et qui arrache la nourriture
avec la morsure enragé par la faim.

Mais un petit bâtard fauve
est mon favori.
Comme tous les chiens qui n’ont pas d’histoire
Il est heureux d’avoir un homme en tant que compagnon
Il s’immagine d’etre un lion
fier de ne pas avoir grandi.
Et le matin, allons-y
homme et chien unis
dans le seul animal à six pattes
avec sa tête en l’air et son visage sur l’asphalte
en étapes lentes et longues
rapide et court
en reniflant le monde.

Un chien avec son homme voudrait
s’enfuir et en courant revenir
pour lui sauter dessus
s’échapper au milieu des prés
sentir la rosée au bout du nez
chasser les papillons
dresser ses oreilles
à les aboiements lointains.

Mais nous marchons dans les rues
homme et chien silencieux
à la lumière de l’aube qui dessine sur les bâtiments
les éclats rouges du soleil qui vient de se lever
au-delà des clôtures des jardin vides
et surs les pelouses il s’illumine
de fleurs éparpillées
dans le parfume humide de la terre.
Et entre tant il est attentif en poursuivant ses pensées
sur les traces perdues de proies inexistantes
j’oublie le futur
je conjugue le passé avec le présent
étranglé dans les gorges des rues.
Et la ville tient sa laisse autour de nos cous
et nous regarde
avec ses yeux armés
de triste déception.

English

Ode to the dog with the man

My father told me
“You look like a dog
with this teenage look
burned with rage and fear
when you twist your eyes
for not looking at me in the face -.
A dog – he continued
when he saw me deaf
to his judgments –
who does not know his master. “
So I liked dogs.
Dogs with a sad look, dogs
ears stretched as a sign of attention
abandoned dogs
the dog that protrudes the snout at the caresses
who closes his eyes and bends his ears
and makes you happy
who is intimidated
with the head tilted between the legs
who asks for a caress
who asks for food
by jumping around
and who is tearing the food
with the bite enraged by hunger.

But a little tawny bastard
is my favourite.
Like all dogs that have no history
happy to have a man as a companion
he imagine himself to be a lion
proud not to have grown up.
And in the morning, let’s go
man and dog united
in the only animal with six legs
with his head in the air and his face on the asphalt
in slow and long steps
fast and short
sniffing the world.

A dog with his man would like
run away and run back
to jump on him
escape in the middle of meadows
smell the dew at the end of the nose
to chase butterflies
to raise one’s ears
to distant barking.

But we are walking on the streets
man and dog silent
in the light of the dawn that draws on the buildings
the red bursts of the sun that has just risen
beyond the bars of empty gardens
and on the lawns it lights up
of scattered flowers
in the moist perfume of the earth.
And while he attentively pursues his thoughts
on the lost tracks of non-existent prey
I forget future
I conjugate past with present
strangled in the gorges of the streets.
And the city holds its leash around our necks
and she looks at us
with his armed gaze
of sad disappointment.

Louise Glück, Musica proibita (14)

Quadro di Antonio Possenti

Dopo che l’orchestra ebbe suonato per un po’, ed erano stati eseguiti l’andante, lo scherzo, il poco adagio*, e il primo flautista aveva poggiato la testa sul leggìo perché non sarebbe servito fino a domani, arrivò un passaggio che si chiamava musica proibita perché non poteva, precisò il compositore, essere suonato. E ancora deve esistere ed essere superato, un intervallo** a discrezione del direttore d’orchestra. Ma stasera, il direttore d’orchestra decide, bisogna suonarlo — ha fame di farsi un nome. Il flautista si sveglia di soprassalto. È successo qualcosa alle sue orecchie, qualcosa che non aveva mai provato prima. Il suo sonno è finito. Dove sono adesso, pensa. E poi l’ha ripetuto, come un vecchio disteso per terra invece che nel suo letto. Dove sono adesso?

Louise Glück, Faithful and Virtuous Night, Farrar, Straus and Giroux. 2014
traduzione di Marcello Comitini


* in italiano nel testo
** intervallo è detta la differenza di “altezza” tra due suoni

Processione (Ita – Fr – Eng – Esp)

Sulle mie spalle si è posato un corvo.
Gracida al mio orecchio con grida aggressive.
Un airone bianco affonda le zampe nell’acqua
col becco scandaglia in cerca di cibo.
Si guarda intorno sperduto
spalanca le ali e spicca il volo
verso una meta sconosciuta.
Anch’io levo le grida come il corvo
ma risuonano flebili lamenti.
I miei giorni passano
come devoti tristi dietro una processione.
E il Cristo in croce a braccia spalancate chiede
che la pietà si faccia avanti.
Sua madre a lutto avanza verso la croce
ondeggiando sulle spalle degli uomini.
Sui balconi le donne
con le lacrime agli occhi come fiori recisi
che sporgono da una cesta di vimini
piangono il Cristo e sua madre.
E gli uomini curvi sotto il loro peso
avanzano verso la meta là dove il corvo
con il suo grido ha interrotto il silenzio.
Tutt’intorno il mondo m’ignora..


Procession

Un corbeau s’est posé sur mes épaules.
Il croasse dans mon oreille avec des cris agressifs.
Un héron blanc plonge ses pattes dans l’eau
avec son bec, il recherche de la nourriture.
Il regarde autour de lui perdu
déploie ses ailes et prends l’envol
vers une destination inconnue.
Moi aussi j’élève mes cris comme le corbeau
mais de faibles gémissements retentissent.
Mes jours passent
comme des fidèles tristes derrière une procession.
Et le Christ sur la croix à bras ouverts demande
que la pitié se manifeste.
Sa mère en deuil s’avance vers la croix
se balançant sur les épaules des hommes.
Sur les balcons les femmes,
les larmes aux yeux comme des fleurs coupées
dépassant d’un panier en osier,
pleurent le Christ et sa mère.
Et les hommes, pliés sous leur poids,
avancent vers le but où le corbeau
avec son cri, rompit le silence.
Tout autour, le monde m’ignore.


Procession

A crow landed on my shoulders.
It croaks in my ear with aggressive screams.
A white heron dives its paws in the water
with its beak, it searches for food.
He looks around lost
it spread its wings and take flight
to an unknown destination.
Me too I raise my cries like the crow
but faint moans are heard.
My days go by
like sad faithful behind a procession.
And Christ on the cross with open arms asks
that pity manifests itself.
Her grieving mother walks to the cross
swinging on men’s shoulders.
On the balconies the women,
tears in my eyes like cut flowers,
protruding from a wicker basket,
they weep for Christ and his mother.
And the men, bent under their weight,
advance towards the goal where the raven
with his cry, broke the silence.
All around, the world ignores me.


Procesión

Un cuervo aterrizó sobre mis hombros.
Croa en mi oído con gritos agresivos.
Una garza blanca sumerge sus patas en el agua.
con su pico busca alimento.
mira a su alrededor perdido
extiende sus alas y toma vuelo
a un destino desconocido.
Yo también alzo mis gritos como el cuervo
pero se escuchan débiles gemidos.
Mis dias pasan
como fieles tristes detrás de una procesión.
Y Cristo en la cruz con los brazos abiertos pregunta
que la piedad se manifiesta.
Su madre afligida camina hacia la cruz
balanceándose sobre los hombros de los hombres.
En los balcones las mujeres,
lágrimas en mis ojos como flores cortadas,
sobresalen de una cesta de mimbre,
lloran por Cristo y su madre.
Y los hombres, doblados bajo su peso,
avanzan hacia la meta donde el cuervo
con su grito, rompió el silencio.
A alrededor, el mundo me ign

Stefanie Golisch, Belle Èpoque (Ita – Fr – Eng – Esp)

Foto dal web

Entra il nano con una capriola. La ragazza
dietro il banco porta una mela in testa. La
signora con il cagnolino non è bella e
giovane, ma pronta a tutte le eventualità.
Più tardi viene l’uomo del corvo in spalla
e subito dopo la coppia che si illumina a
vicenda. È la fiaba d’infanzia degli habitué
della Belle Èpoque, il lieto fine di storie
andate così così. Accanto alla grossa signora
guarnita di cane randagio, loro risplendono
un attimo soltanto, poi si siedono al loro
posto in questo giorno chiamato oggi

Belle Èpoque

Entre le nain avec une roulade. La fille
derrière le comptoir, porte une pomme sur sa tête. La
dame au petit chien n’est pas belle et
jeune, mais prête à toutes les éventualités.
Plus tard vient l’homme du corbeau sur son épaule
et immédiatement après le couple qui s’éclaire
l’une et l’autre. C’est le conte d’enfance des habitués
de la Belle Époque, la fin heureuse des histoires
allées comme çi comme ça. À côté de la grosse dame
garnie d’un chien errant, ils brillent
juste un instant, puis ils s’assoient à leur
place en ce jour appelé aujourd’hui

Belle Époque

Enters the dwarf with a somersault. The girl
behind the counter he carries an apple on his head. The
lady with the little dog is not beautiful and
young, but ready for all eventualities.
Later comes the crow’s man on his shoulder
and immediately after the couple that lights up
a each other. It is the childhood fairytale of habitués
of the Belle Époque, the happy ending of stories
gone so so. Next to the big lady
garnished with a stray dog, they glow
just a moment, then they sit at theirs
place on this day called today

Belle Époque

Entra el enano con un salto mortal. La chica
detrás del mostrador lleva una manzana en la cabeza. La
dama con el perro no es hermosa y
joven, pero está lista para todas las eventualidades.
Luego viene el hombre de cuervo en su hombro
e inmediatamente después de la pareja que se ilumina
unas a otras. Es el cuento de hadas de la infancia de los habitués.
de la Belle Époque, el final feliz de las historias
terminado más o menos. A lado de la grande dama
adornada con un perro callejero, brillan
solo un momento, luego se sientan en el suyo
lugar en este día llamado hoy

Stefanie Golisch, da “Vite e Destini”.
le traduzioni in francese, inglese e spagnolo sono di marcello comitini
(l’autrice non è responsabile degli eventuali errori)

les traductions en français, anglais et espagnol sont par marcello comitini
(l’auteur n’est pas responsable d’éventuelles erreurs)

the translations into french, english and spanish are by marcello comitini
(the author is not responsible for any possible errors)

las traducciones en francés, inglés y español son de marcello comitini
(el autor no se hace responsable de posibles errores)

Una goccia (Ita – FR – Eng – Esp)

Foto dal web

Una goccia
Come un cieco scruto l’universo.
Alle mie spalle una goccia
scivola dal bordo di una foglia
s’infrange come una stella
nell’oscurità di un pozzo.

Ascolto il tonfo.

Insorge dal profondo
di ere sepolte
nella memoria dell’universo.

Une goutte
Comme un aveugle, je scrute l’univers.
Derrière moi une goutte
glisse du bord d’une feuille
se brise comme une étoile
dans l’obscurité d’un puits.

J’entends le bruit sourd.

Monte des profondeurs
des âges enterrée
dans la mémoire de l’univers.

A drop
Like a blind man, I scan the universe.
Behind me a drop
slips off the edge of a leaf
breaks like a star
in the darkness of a well.

I hear the thud.

Rises from the depths
of ages buried
in the memory of the universe.

Una gota
Como un ciego, escaneo el universo.
Detrás de mi una gota
se resbala del borde de una hoja
se rompe como una estrella
en la oscuridad de un pozo.

Escucho el ruido sordo.

Se eleva de las profundidades
de edades enterradas
en la memoria del universo.

La farfalla (Ita – Fr – Eng – Esp)

Illustrazione di Maria Sibylla Merian(1660)

La farfalla

Uscire dal bozzolo dopo anni e anni
di sonno e di speranze d’essere una farfalla
che beve ai raggi del sole e si bagna
alla luce fredda della luna.
Somigliare a un fiore
sentirsi bene come un vegetale
perfettamente bene come un filo d’erba
riconciliato con il proprio corpo
radioso infine pensando
di non dover morire o morire
sperando di ritornare quando non era
quando strisciava sui fili d’erba
per sfuggire al nero della terra
che tutto riconquista e tutto macera.


Papillon

Sortir du cocon après tant d’années
de sommeil et d’espoir d’être un papillon
qui boit aux rayons du soleil et se mouille
dans la lumière froide de la lune.
Ressembler à une fleur
se sentir bien comme un végétal
parfaitement bien comme un brin d’herbe
réconcilié avec son corps
radieux pensant enfin
ne pas avoir à mourir ou mourir
dans l’espoir de revenir quand il n’était pas
quand il rampait sur les brins d’herbe
pour échapper aux ténèbres de la terre
qui reconquiert tout et macère tout.

Butterfly

Get out of the cocoon after so many years
of sleep and hopes of being a butterfly
who drinks in the rays of the sun and gets wet
in the cold light of the moon.
Look like a flower
feel good like a vegetable
perfectly well as a blade of grass
reconciled with their body
radiant finally thinking not to have to die or die
hoping to return when was not
when it crawled on the blades of grass
to escape the darkness of the earth
that everything reconquers and everything macerates.

Mariposa

Salir del capullo después de años y años
de sueño y esperanzas de ser mariposa
que bebe a los rayos del sol y se moja
a la fría luz de la luna.
Parecer una flor
siéntete bien como un vegetal
perfectamente bien como una brizna de hierba
reconciliado con su cuerpo
radiante finalmente pensando
no tener de morir o morir
esperando volver cuando no era
cuando se arrastraba sobre las briznas de hierba
para escapar de la negrura de la tierra
que todo reconquista y todo macera.

Stefanie Golisch, Fata Minore

Immagine fornita da Stefanie Golisch

Tra le cose andate storte che capitano nella
vita di tutti, lei ricordava un paio di calze di
nylon color carne che si era rotto prima della
festa, all’andata per essere precisi, mentre
attraversava il bosco saltellando su una
gamba sola. A questo punto si era tolta anche
le scarpe. Poi aveva cominciato a piovere e
l’ombrello era tutto bucato. La protagonista
di questa poesia dedicata a chi un tempo
abitava miti e fiabe, era nata bella e maldestra
e più cercava di evitare disastri, più le
cose del mondo si scagliavano contro di lei.
I bambini dei vicini di casa, affidati alle sue
cure amorevolmente distratte, cadevano
dalla finestra o in un lago profondo dal
quale non emergevano proprio più e a lei
dispiaceva e non sapendo come dirlo ai
loro genitori decise di cambiare mestiere.
Capitò in un autogrill dove le diedero il
turno di notte e una divisa con dei bottoni
d’oro nella quale si sentiva una persona
importante. Non l’avrebbe più tolta, né a
casa, né durante il sonno e presto si sarebbe
rovinata come tutte le cose amate troppo.
Ma lei era felice della targhetta con il nome,
delle frittelle che nascondeva nelle tasche
del grembiule a righe rosse e bianche e di
un tale che veniva a mezzanotte in punto
per mangiare le patatine fritte preparate da
lei al momento, guarnite con un tocco di
marmellata alla fragola. Prima o poi gli
avrebbe chiesto di baciarla in cambio di
un gelato alla vaniglia e al solo pensiero,
la sua bianca pelle si sfogava in mille
puntini rossi. Non si sarebbe offesa affatto
se a questo punto lui si fosse tirato indietro,
tanto qualcuno da baciare dopo il lavoro
l’avrebbe trovato prima o poi. La vita era
gentile e nella giusta misura imprevedibile
come quei giocattoli regali che distribuiva
insieme al menu dei bambini, a volte rotti,
a volte d’oro

Louise Glück, La spada nella roccia (13)

Galgano Guidotti , La spada nella roccia.

Il mio analista alzò brevemente lo sguardo.
Naturalmente non potevo vederlo
ma avevo imparato, nei nostri anni insieme,
a intuire questi movimenti. Come al solito,
si è rifiutato di ammettere
se avessi ragione o meno. La mia ingegnosità contro
la sua evasività: il nostro giochino.

In quei momenti, ho sentito l’analisi
affiorare: sembrava far emergere in me
un’astuta vivacità ero
incline a reprimerla. L’indifferenza
del mio analista per le mie esibizioni
era adesso immensamente rilassante. Un’intimità

era cresciuta tra noi
come una foresta intorno a un castello.

Le persiane erano chiuse. Vacillanti
barre di luce avanzavano sulla moquette.
Attraverso una piccola striscia sul davanzale della finestra,
ho visto il mondo esterno.

Per tutto questo tempo ho avuto la vertiginosa sensazione
di fluttuare sopra la mia vita. Quella vita
scorreva lontana. Ma stava
ancora scorrendo: questa era la domanda.

Fine estate: la luce stava svanendo.
Scintille sfuggite guizzarono sulle piante in vaso.

L’analisi era al suo settimo anno.
Avevo ricominciato a disegnare –
piccoli schizzi modesti, casuali
costruzioni in tre dimensioni
modellati su oggetti funzionali —

Eppure, l’analisi richiese
gran parte del mio tempo. A cosa
questo tempo fu sottratto: questa
era anche la domanda.

Mi sdraio, guardando la finestra,
lunghi intervalli di silenzio si alternano
a riflessioni un po’ svogliate
e domande retoriche –

Il mio analista, ho sentito, mi stava guardando.
Così una madre, nella mia immaginazione, fissa il suo bambino addormentato,
il perdono che precede la comprensione.

O, più probabilmente, così mio fratello deve avermi guardato –
forse il silenzio tra noi prefigurava
questo silenzio, in cui tutto ciò che rimaneva non detto
era in qualche modo condiviso. Sembrava un mistero.

Poi l’ora finì.

Scesi come ero salita;
il portiere aprì la porta.

Il clima mite della giornata persisteva.
Sopra i negozi erano state spiegate le tende a strisce
a proteggere la frutta.

Ristoranti, negozi, chioschi
con gli ultimi giornali e sigarette.
Gli interni diventavano più luminosi
mentre l’esterno diventava più scuro.

Forse i farmaci stavano funzionando?
Ad un tratto si sono accesi i lampioni.

Ho sentito, improvvisamente, la sensazione che telecamere iniziassero a riprendere;
ero consapevole del movimento intorno a me, i miei simili
guidati da un insensato feticcio per l’azione —

Quanto profondamente ho resistito a questo!
Mi sembrava superficiale e falso, o forse
parziale e falso —
Invece la verità … beh, la verità come la vedevo io
si esprimeva come immobilità.

Ho camminato un po’, fissando le vetrine delle gallerie …
i miei amici erano diventati famosi.

Potevo sentire il fiume in sottofondo,
da cui proveniva l’odore dell’oblio
intrecciato con le erbe aromatiche in vaso dei ristoranti—

Avevo deciso di unirmi a una vecchia conoscenza per cena.
Eccolo al nostro solito tavolo;
il vino fu versato; era impegnato con il cameriere,
discutendo dell’agnello.

Come al solito, durante la cena è nata una piccola discussione, apparentemente
riguardante l’estetica. C’era libertà di espressione.

Fuori, il ponte luccicava.
Le auto correvano avanti e indietro, il fiume
brillò dietro, imitando il ponte. Natura
che riflette l’arte: qualcosa di simile.
Il mio amico ha trovato l’immagine potente.

Era uno scrittore. I suoi numerosi romanzi, all’epoca,
sono stati molto lodati. Uno era molto simile a un altro.
Eppure il suo compiacimento mascherava la sofferenza
come forse la mia sofferenza mascherava la compiacenza.
Ci conoscevamo da molti anni.

Ancora una volta lo avevo accusato di pigrizia.
Ancora una volta, ha respinto la parola …

Sollevò il bicchiere e lo capovolse.
Questa è la tua purezza, ha detto,
questo è il tuo perfezionismo
Il bicchiere era vuoto; non ha lasciato segni sulla tovaglia.

Il vino mi era andato alla testa.
Tornai a casa lentamente, meditabonda, un po’ ubriaca.
Il vino mi era andato alla testa, o no
la notte stessa, la dolcezza di fine estate?

Sono i critici, ha detto,
i critici hanno le idee. Noi artisti
(includeva me): noi artisti
siamo solo bambini con i nostri giochi.

Louise Glück, Faithful and Virtuous Night, Farrar, Straus and Giroux. 2014
© traduzione di Marcello Comitini.

Luigi Maria Corsanico legge Immagine (Ita – FR – Eng – Esp)

Autoritratto con ombra
Luigi Maria Corsanico legge i miei versi

Qualcuno dagli occhi abbagliati
dall’insolita luce che dallo specchio
si riverbera nella stanza,
qualcuno che credevo svanito senza rimpianti
mi appare innanzi silenziosamente
nello spazio brunito dell’ombra
come l’argento della luna ai vetri della finestra.
L’immagine duplica se stessa
come se avesse un segreto
da svelare. Di chi?
Di me o dell’immagine
che credevo morta?
Di profilo di fronte ci somigliamo,
siamo l’ombra l’uno dell’altro,
ma lui era nato per conquistare il mondo
con una pietà priva di lacrime,
non ha abbandonato mai nessuno
ma sa svanire
come svanisce la nuvola se non la guardo.
E adesso torna a cercare nel mio passato
con il suo sguardo che attraversa la nebbia
tra i suoi occhi e l’orizzonte.
Un vuoto una solitudine
penetra il mio cuore mentre mi guardano
un silenzio una traccia di un dolore represso.
Immagine della mia immagine
o verità che rifiuto di riconoscere?

Image

Quelqu’un aux yeux éblouis
de la lumière inhabituelle que du miroir
se réverbère dans la pièce,
quelqu’un que je pensais disparu sans regrets
apparaît silencieusement devant moi
dans l’espace bruni de l’ombre
comme l’argent de la lune sur les vitres de la fenêtre.
L’image se duplique
comme s’elle avait un secret
à être révélé. De qui?
De moi ou de l’image
que je pensais morte?
De profil de face on se ressemble,
nous sommes l’ombre de l’autre,
mais il est né pour conquérir le monde
avec une pitié sans larmes,
il n’a jamais abandonné personne
mais il peut disparaître
comment le nuage disparaît si je ne le regarde pas.
Et maintenant reviens à chercher mon passé
avec son regard traversant le brouillard
entre ses yeux et l’horizon.
Un vide une solitude
pénètre mon cœur alors qu’ils me regardent
un silence une trace de douleur refoulée.
Image de mon image
ou vérité que je refuse de reconnaître?

Image

Someone with dazzled eyes
from the unusual light that reflects
in the room from the mirror,
someone I thought vanished with no regrets
appears silently before me
in the burnished space of the shadow
like the silver of the moon on the window panes.
The image duplicates itself
as if she had a secret
to be revealed. Whose?
About me or the image
that I thought dead?
In profile, in front we look alike,
we are each other’s shadow,
but he was born to conquer the world
with a piety devoid of tears,
he has never abandoned anyone
but he knows fade
how the cloud vanishes if I don’t look at it.
And he now he goes back to looking in my past
with his gaze crossing the fog
between his eyes and the horizon.
An emptiness a solitude
penetrate my heart as they look at me
a silence a trace of repressed pain.
Image of my image
or truth that I refuse to recognize?

Imagen

Alguien con ojos deslumbrados
de la luz inusual que se refleja
en el cuarto desde el espejo,
alguien que pensé desapareció sin remordimientos
aparece ante mi en silencio
en el espacio bruñido de la sombra
como la plata de la luna en los cristales de las ventanas.
La imagen se duplica
como si tuviera un secreto
para ser revelado. ¿Cuyo?
Sobre mi o la imagen de uno
que pensé muerto?
De perfil, de frente nos parecemos,
somos la sombra del otro,
pero nació para conquistar el mundo
con una piedad sin lágrimas,
nunca ha abandonado a nadie
pero puede desaparecer
cómo la nube se desvanece si no la miro.
Y ahora vuelve a investigar mi pasado
con su mirada atravesando la niebla
entre sus ojos y el horizonte.
Un vacío una soledad
Penetra mi corazón mientras me miran
un silencio una huella de dolor reprimido.
Imagen de mi imagen
o verdad, que me niego a reconocer?