Luigi Maria Corsanico legge “Grido ai futuri secoli”

Scultura sommersa di James deCaires Taylor

Luigi ha messo in “scena”, con toni ineccepibili, un’ottima interpretazione di questi versi. Ascoltando mi sono chiesto se ciò che ho scritto è poesia o riflessioni su quel dramma che ha modificato il nostro modo di considerare l’altro. Qualunque cosa io abbia scritto, Luigi l’ha trasformata in una interpretazione densa di rimandi, non solo per le parole e la voce che le esalta, ma anche per le immagini che scorrono sul video. La scelta del grigio e del bianco soffuso, ha un potere evocatorio inimmaginabile. Fa vedere con chiarezza ciò che sembra celare. E il rosso, che appare inatteso, lega tra loro le immagini accese nella mente, le parole e la voce, facendo apparire nitidi i fantasmi che brulicano nel cervello di chi ascolta (sempre che l’ascoltatore – considerati i tempi che viviamo – ci metta il cervello). Tanta è la potenza che sgorga dalla voce di Luigi.

Luigi Maria Corsanico legge “La Memoria”

DigitalArt di Marcello Comitini

Ecco un altro prezioso dono ai miei versi. Tanto generosamente elargitomi da Luigi quanto immeritato. Sono poveri versi che parlano della memoria e dei ricordi che tanto ci tormentano e ci consolano, qualunque sia il nostro stato d’animo quando vengono a trovarci.
Dovrei scrivere un commento più esaustivo, ma non sono capace di commentare i miei versi, né come estraneo né come autore – quando ne sono troppo coinvolto.
Posso sempre e soltanto ringraziare Luigi della sua affettuosa e attenta vicinanza al mio sentire, che trasmette a me e a chi lo ascolta, con il sentimento plasmato dalla sua voce.

Per coloro che volessero seguire l’attività di Luigi, ecco i link:

sul BOLG Letture / Lecturas

su Youtube Ad alta voce / En voz alta

Luigi Maria Corsanico legge “Un sasso nero” (video e testo)

La lettura di questa poesia di tanti anni ci fa riflettere sull’attuale turbinare di novità quotidiane, di mode che si alternano vorticosamente, di stili che nascono e muoiono, che c’inducono  a pensare che esistono poesie vecchie e nuove.

Ma se una poesia tocca le corde dell’anima, come ha dimostrato Luigi leggendola, traendola fuori dal passato (e non solo questa  – mi riferisco, per esempio, alla sua recente lettura del canto XXV del Paradiso di Dante – https://youtu.be/L0SP-1c5qPU) ci si accorge che nuovo e vecchio sono misure che non riguardano la poesia.

Anzi, trarre dal passato versi e leggerli con la passione con cui Luigi li legge, sottolinea la loro attualità e la necessità di donare alla nostra anima la fragranza di un pane mai raffermo.

Ciascuno così, sentendo in sé commozione o turbamento, potrà dire “sono ancora giovane, la mia anima vibra come quand’ero adolescente”.

Ma questo a patto che sappiamo allontanarci dal turbinio del quotidiano, come sa fare Luigi e come lui ci aiuta a fare.

Il mio infinito grazie a Luigi dal profondo del cuore e dell’anima.

Sul blog di Luigi

Sul Canale di Luigi

Spesso mi dico con un sorriso segreto
eccomi al mondo
sotto un cielo pesante e un sole nascosto
sapendo bene
che vivere è altro.
E sotto lo sguardo di un albero spoglio
con gli artigli piantati nell’alto
biancastro del cielo sento
il fiato del mondo scendermi intorno.

Come fosse un sasso il mio corpo
un sasso nero
che la neve scansa mi dico
eccomi al mondo
che non sa proprio che fare
dei miei occhi impietriti dei passi che muovo
cercando un sentiero in tanta neve intorno.
Mi dico la neve
rabbrividisce i germogli
toglie dai rami la linfa stende la veste
a ricoprire la terra d’uno stesso segno.
Nel tempo che torna indietro
di secoli i fuochi accesi al piede dell’albero
fanno chiudere gli occhi
bruciati dai fumi amari del legno.
Gli uomini sognano intorno ai bivacchi.
e nella bocca il sapore di niente
il fiato del mondo.

Se potessi creare dal mio nulla di sasso
una scaglia ad arco tagliente di luna
spartirei dai miei sogni
i sogni degli uomini
il loro ronzare di labbra che soffiano
invano sulle ceneri fredde dei loro cuori.
In quest’angolo di terra mi dico
piccolo come l’universo
il mio corpo è soltanto
un sasso nero che la neve ha scansato.

E torna nel cuore il mio sorriso segreto.

dalla raccolta Il fiato del mondo, 2015

Ode al cane con l’uomo (Ita – Fr – Eng)

Il mio cane Nando

Un omaggio affettuoso al mio Nando che
da lunedì 25 gennaio
insegue le farfalle sui verdi prati delle nuvole.

“Mi somigli a un cane
con quello sguardo adolescente
arso di rabbia e di paura
quando torci gli occhi
per non guardarmi in faccia”
– mio padre mi diceva –.
Un cane – continuava
quando mi vedeva sordo
ai suoi giudizi –
che sconosce il suo padrone.”
Così ho amato i cani.
I cani dallo sguardo triste, i cani
dalle orecchie tese in segno d’attenzione
i cani abbandonati
quello che alle carezze sporge il muso
chiude gli occhi e piega le sue orecchie
facendoti felice
quello che intimidito
a capo chino la coda tra le gambe
chiede una carezza
quello che chiede cibo
saltellando intorno
e quello che lo strappa
col morso inferocito dalla fame.

Ma un piccolo bastardo di colore fulvo
è il prediletto
come tutti i cani che non hanno storia.
Felice d’avere per compagno un uomo
s’immagina un leone
fiero di non essere cresciuto.
E la mattina andiamo
uomo e cane uniti
nell’unico animale con sei zampe
con la testa in aria e il muso sull’asfalto
a passi lenti e lunghi
svelti e corti
guardandomi intorno
puntando in aria
a fiutare il mondo.

Un cane col suo uomo avrebbe voglia
di scappare e correndo ritornare
saltargli incontro
fuggire in mezzo ai prati
sentire la rugiada in punta al naso
inseguire le farfalle
tendere le orecchie
ai latrati lontani.

Ma camminiamo per le strade
inaridite dall’asfalto
uomo e cane silenziosi
nella luce dell’alba che disegna sui palazzi
rosse schegge di sole appena sorto
oltre le sbarre di vuoti condomini
e chiuso nei giardini accende
fiori sparsi
nell’umido sentore della terra.
E intanto lui attento insegue i suoi pensieri
sulle tracce smarrite di prede inesistenti
ed io dimenticandomi il futuro
coniugo il passato col presente
strozzato nelle gole delle strade.
E la città ci stringe il suo guinzaglio al collo
e ci sorveglia
con il suo sguardo armato
di triste disappunto.

Français

Ode au chien avec l’homme

“Tu ressembles à un chien
avec ce regard d’adolescent
brûlé de rage et de peur
quand tu tord tes yeux
pour ne pas me regarder en face.
– mon père me disait -.
Un chien – il continuait
quand il m’a vu sourd
à ses jugements –
qui ne connait pas son maître. “
Donc j’ai aimé les chiens.
Chiens avec un regard triste, les chiens
aux oreilles tendues en signe d’attention
les chiens abandonnés
le chien qui avance son museau aux caresses
qui ferme les yeux et plie les oreilles
et vous rend heureux
qui est intimidé
avec la tête inclinée entre les jambes
en demandant une caresse
qui demande de la nourriture
en sautant autour
et qui arrache la nourriture
avec la morsure enragé par la faim.

Mais un petit bâtard fauve
est mon favori.
Comme tous les chiens qui n’ont pas d’histoire
Il est heureux d’avoir un homme en tant que compagnon
Il s’immagine d’etre un lion
fier de ne pas avoir grandi.
Et le matin, allons-y
homme et chien unis
dans le seul animal à six pattes
avec sa tête en l’air et son visage sur l’asphalte
en étapes lentes et longues
rapide et court
en reniflant le monde.

Un chien avec son homme voudrait
s’enfuir et en courant revenir
pour lui sauter dessus
s’échapper au milieu des prés
sentir la rosée au bout du nez
chasser les papillons
dresser ses oreilles
à les aboiements lointains.

Mais nous marchons dans les rues
homme et chien silencieux
à la lumière de l’aube qui dessine sur les bâtiments
les éclats rouges du soleil qui vient de se lever
au-delà des clôtures des jardin vides
et surs les pelouses il s’illumine
de fleurs éparpillées
dans le parfume humide de la terre.
Et entre tant il est attentif en poursuivant ses pensées
sur les traces perdues de proies inexistantes
j’oublie le futur
je conjugue le passé avec le présent
étranglé dans les gorges des rues.
Et la ville tient sa laisse autour de nos cous
et nous regarde
avec ses yeux armés
de triste déception.

English

Ode to the dog with the man

My father told me
“You look like a dog
with this teenage look
burned with rage and fear
when you twist your eyes
for not looking at me in the face -.
A dog – he continued
when he saw me deaf
to his judgments –
who does not know his master. “
So I liked dogs.
Dogs with a sad look, dogs
ears stretched as a sign of attention
abandoned dogs
the dog that protrudes the snout at the caresses
who closes his eyes and bends his ears
and makes you happy
who is intimidated
with the head tilted between the legs
who asks for a caress
who asks for food
by jumping around
and who is tearing the food
with the bite enraged by hunger.

But a little tawny bastard
is my favourite.
Like all dogs that have no history
happy to have a man as a companion
he imagine himself to be a lion
proud not to have grown up.
And in the morning, let’s go
man and dog united
in the only animal with six legs
with his head in the air and his face on the asphalt
in slow and long steps
fast and short
sniffing the world.

A dog with his man would like
run away and run back
to jump on him
escape in the middle of meadows
smell the dew at the end of the nose
to chase butterflies
to raise one’s ears
to distant barking.

But we are walking on the streets
man and dog silent
in the light of the dawn that draws on the buildings
the red bursts of the sun that has just risen
beyond the bars of empty gardens
and on the lawns it lights up
of scattered flowers
in the moist perfume of the earth.
And while he attentively pursues his thoughts
on the lost tracks of non-existent prey
I forget future
I conjugate past with present
strangled in the gorges of the streets.
And the city holds its leash around our necks
and she looks at us
with his armed gaze
of sad disappointment.

Luigi Maria Corsanico legge “L’airone” (ITA – FR – ESP – ENG)

Airone-spicca-volo

In questo video ascolterete i suoni della lingua italiana attraverso la lettura affascinante e partecipata del carissimo amico Luigi Maria Corsanico.
Nei testi in lingua francese, spagnola, inglese avrete la possibilità di seguire il senso della poesia.
Grazie per l’ascolto e la lettura.

FR

Dans cette vidéo, vous écouterez les sons de la langue italienne à travers la lecture fascinante et participative de mon cher ami Luigi Maria Corsanico.
Dans les textes en français, espagnol, anglais, vous aurez l’occasion de suivre le sens de la poésie.
Merci d’avoir écouté et lu.

ESP

En este video escuchará los sonidos del idioma italiano a través de la lectura fascinante y participativa del querido amigo Luigi Maria Corsanico.
En los textos en francés, español e inglés, tendrá la oportunidad de seguir el significado de la poesía.
Gracias por escuchar y leer.

ENG

In this video you will listen to the sounds of the Italian language through the fascinating and participatory reading of the my dear friend Luigi Maria Corsanico.
In the texts in French, Spanish, English, you will have the opportunity to follow the meaning of poetry.
Thanks for listening and reading.

Come una nuvola bianca nella serenità del cielo
il foglio si dispiega sullo sfondo celeste.
Le mie dita danzano sulla tastiera
al ritmo lento delle parole tracciano
sillabe e ombre della mia vita.
Saltano a grandi passi da un tasto all’altro
simili all’airone che spicca il volo verso un oriente lontano,
mi staccano dall’opacità dello stagno.
Affaticato dall’ansia di volare alto
senza muovere un solo muscolo
non c’è nulla di bianco e azzurro
nel cielo dove m’innalzo.
Lampi muti tra nuvole gonfie di tante voci
raccolte in un canto e nel quadro
che ricompone pian piano visi, bocche d’amore,
labbra, corpi che s’intrecciano
e tornano a vivere
come cenere sparsa sulle parole già scritte,
hanno la forza di squassarmi il petto
con martellante memoria
di scenari vissuti
perduti e ritrovati.
Le mie dita si tendono
con delicata malinconia
alla pagina macchiata da schiere di stelle in viaggio
come le code di comete nere.
Le cercano le inseguono. Tornano sui tasti
immobili come aironi feriti.

Le héron

Comme un nuage blanc dans la sérénité du ciel
la feuille se déplie sur le fond bleu clair.
Mes doigts dansent sur le clavier
au rythme lent des mots qui tracent
syllabes et ombres de ma vie.
Ils sautent de touche en touche
semblable au héron qui prend son envol vers un loin orient,
ils me détachent de l’opacité de l’étang.
Fatigué par l’angoisse de voler haut
sans bouger un seul muscle
il n’y a rien de blanc et de bleu
dans le ciel où je me lève.
Des éclairs silencieux dans les nuages gonflés de nombreuses voix
réunissant dans une chanson et dans l’image
qui recompose lentement les visages, les bouches d’amour,
lèvres, corps qui s’entrelacent
et reviennent à la vie
comme des cendres éparpillées sur les mots déjà écrits,
ils ont la force de secouer ma poitrine
avec leur mémoire martelant
les scénarios vécus
perdus et retrouvés.
Mes doigts se tendent
avec une mélancolie délicate
à la page tachée de rangs d’étoiles voyageant
comme la queue des comètes noires.
Ils les recherchent, ils les poursuivent.
Ils reviennent sur les touches
immobiles comme des hérons blessés.

La garza

Como una nube blanca en la serenidad del cielo.
la hoja se despliega contra el fondo azul claro.
Mis dedos bailan en el teclado
al ritmo lento de las palabras que trazan
sílabas y sombras de mi vida.
Saltan de un botón a otro
similar a la garza que vuela a un lejano oriente,
me separan de la opacidad del estanque.
Fatigado por la ansiedad de volar alto
sin mover un solo músculo
no hay nada blanco y azul
en el cielo donde me levanto
Rayos silenciosos en nubes hinchadas con muchas voces
reunidos en una canción y en la imagen
que lentamente recompone rostros, bocas de amor,
labios, cuerpos que se entrelazan
y volver a vivir
como cenizas esparcidas sobre las palabras ya escritas,
tienen la fuerza para sacudir mi pecho
con memoria palpitante
de escenarios vividos
Perdidos y encontrados.
Mis dedos se aprietan
con delicada melancolía
a la página manchada por filas de estrellas viajeras
como las colas de los cometas negros.
Los buscan, los persiguen. Vuelven a las llaves
inmóviles como garzas heridas.

The heron

Like a white cloud in the serenity of the sky
the sheet unfolds against the light blue background.
My fingers dance on the keyboard
to the slow rhythm of the words they trace
syllables and shadows of my life.
They leap from key to another
similar to the heron that takes flight to a far east,
they detach me from the opacity of the pond.
Fatigued by the anxiety of flying high
without moving a single muscle
there is nothing white and blue
in the sky where I rise.
Silent lightnings in clouds swollen with many voices
gathered in a song and in the picture
which slowly recomposes faces, mouths of love,
lips, bodies that intertwine
and come back to life
as ash scattered over the words already written,
they have the strength to shake my chest
with pounding memory
of lived scenarios
lost and found.
My fingers lean
with delicate melancholy
to the page stained by ranks of traveling stars
like the tails of black comets.
They look for them, they chase them. They return to the keys
motionless as wounded herons.

MARCELLO COMITINI – RUA GARRETT — Letture/Lecturas

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Rua Garrett ©2020di Marcello Comitini Lettura di Luigi Maria Corsanico Heitor Villa-Lobos, Prelude No. 5Nicholas Petrou immagini dal web di proprietà degli Autori ~~~~~~~~~ Rua Garrett © Marcello Comitini Seduto da solo al tavolino del barsenza ambizioni né desideritriste e quieto pensoalle sale d’attesa piene di sogni altruie le ricopio in versi sul foglio del […]

MARCELLO COMITINI – RUA GARRETT — Letture/Lecturas

Dov’è Dio anche se non esiste?

Fernando Pessoa letto da
Luigi Maria Corsanico

John-Isaacs, The Architecture of empahty

Introduzione all’ascolto di Marcello Comitini.

Immagino Pessoa che scrive con la pipa tra le labbra nella sua confortevole stanza, e mentre scrive pensa che tutto ciò che gli sta intorno non esiste. Ma è lui che lo cancella e nel cancellarlo si fa il dono del vuoto, che gli permette di vedersi nudo e indifeso e spesso offeso dalla realtà da cui si sente aggredito.
Non è la realtà che lo aggredisce ma quella condizione, spesso maledetta, che condanna tutti i poeti a vedere, con occhi esasperati dalla propria sensibilità, ogni cosa incastonata nella propria transitorietà, destinata a finire, e che nulla di ciò che li circonda è puro, di quella purezza che solo un animo sensibile desidera al di là di ogni possibile realtà.
Quando poi l’idea di Dio e della sua eternità immutabile, diventano per il poeta la chiave che spalanca la porta del sognare e del piangere, allora l’uomo-poeta si accorge del proprio bisogno più intimo di sentirsi orfano per poter accrescere il sogno di essere amato. Ma anche per ipotizzare un universo talmente immenso da contenere indistintamente tutti i propri sogni e i propri incubi, e per l’eternità smarrirvisi.
Questo prendere coscienza della propria contraddittorietà, crea una frattura – come la sente Pessoa – tra l’uomo che ogni giorno gioca con i suoi gingilli (tecnologici, hobbistici, idealistici, artistici o semplicemente affettivi – nell’ottica in cui li percepisce il poeta) e l’uomo che si accorge, anche solo per un attimo, del proprio trastullarsi, mentre è in realtà alla ricerca dell’amore e dell’essenza della vita.
Ma questo amore e questa essenza si potranno mai raggiungere?
Allora Dio, lui che avrebbe il potere di consolare permettendo il soddisfacimento dell’anelito umano, ha lo stesso potere del vento che, malinconicamente si dissolve come si dissolvono tutte le aspirazioni a cui tende l’uomo.

su Youtube

https://youtu.be/MXnqHP_wn0E

Sul Blog di Luigi Maria Corsanico

Rua Garrett

rua-garrett-01

Una delle più avvincenti letture all’unisono con le immagini del video di Luigi Maria Corsanico!!

Sono convinto che non è possibile offrire agli ascoltatori un video più affascinante di questo, sia per la  voce di Luigi  di cui ormai conosciamo e ammiriamo la profondità, sia per le immagini che vibrano di vita come la sua lettura e liberano il nostro amato Pessoa dalla gabbia di “bronzo che m’imbalsama il corpo”!! E come autore di questi versi confesso che la vita che Luigi ha  reso a Pessoa, l’ha resa anche alla mia poesia!

Il mio grazie va inoltre a Marino Pancheri , blogger di  https://etadellainnocenza.wordpress.com/
che mi suggerito di scrivere qualcosa su Rua Garrett

Seduto da solo al tavolino del bar
senza ambizioni né desideri
triste e quieto penso
alle sale d’attesa piene di sogni altrui
e le ricopio in versi sul foglio del mio pensiero.
Nelle lunghe giornate di sole seguo
il vostro passarmi accanto
come vigili mummie dai visi riarsi,
le ragazze con le labbra assetate d’amore
che ridono eternamente giovani
e i bambini vocianti che mangiano un gelato alla fragola.
Ma in fondo alla strada
è il vento lieve come una farfalla
che mi porta il profumo della natura
e un interminabile tramonto
nel susseguirsi delle stagioni.
In compagnia del silenzio sento
il lento scrosciare della pioggia sul selciato
e nella notte sotto lo sguardo muto dei lampioni
il sonno delle vetrine sbarrate dalle serrande
mi ricorda come sono stati i miei anni.
Nulla intorno mi distrae dal pensare
alle speranze ingannatrici del mio passato
ai sogni inutili di un futuro immaginato.
Il vecchio Ribeiro che mi sta di fronte
sul suo alto monumento di marmo
si compiace delle sue trovate argute
e si congeda con un sorriso ironico.
Quando il sole brilla pesante nell’azzurro
qualcuno sorridendo mi siede accanto
finge di conversare con me e mi chiede
come mai le mie parole ardono ancora
tra incanto e cupa contemplazione.
Con il braccio poggiato sul tavolino taccio
come una cosa dimenticata
che vede in sé stessa
la disperazione del nulla.
Prima di allontanarsi mi stringe la mano
sospesa tra il cuore e la mente come un airone
che porta via i sentimenti
verso un cielo dove si mescolano
illusioni e dolore.
Non posso guardarvi negli occhi
e se potessi vi guarderei senza vedervi.
E se vi vedessi quanto lontano
sarei dai vostri pensieri!
Nel bronzo che m’imbalsama il corpo
con l’immobile parvenza di vita
il mio cuore paziente
come il ragazzo che spesso ho rimpianto
palpita ancora per vendicarsi
d’averlo negato con la stessa passione
con cui si nega Dio.
Mi levo l’ampio cappello augurandovi
buon sole e la pioggia se necessaria