Terza immagine dell’avvento

natività

Natività

Ora che sei venuto al mondo cosa te ne fai
di quelle storie allegre che ti narrano
mostrandoti il biancore dei denti
come cavalli sfiniti dalla corsa.
Loro, vecchi amanti di una vita tessuta
dal tempo che si assomma al tempo,
nella speranza vana di comprendere
un corpo tremante d’amore.
Tu sei come apparso sulla soglia
assieme alla luce e alla carezza
che il mare ripete alle sue sponde.
Uno sciacquio di acque che corrodono
la sabbia o la pietra immobile
create per essere immortali.
Con occhi innamorati ti guardano.
Tu sei la speranza che unisce
il vuoto della vita alla pienezza della morte.

 

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Le mani nel vuoto

le mani

Quando andiamo indietro con la nostra memoria, spesso troviamo che ci mancano tante di quelle cose e persone che enumerarle richiederebbe una vita. Ed è per questo che caparbiamente la vita continua e i ricordi divengono l’anima di ciò che ci manca. Ci sentiamo circondati da tutte queste anime che a volte ci fanno sentire in compagnia. I giorni del Natale contribuiscono a risvegliare intorno a noi la loro presenza. Ma quando le nostre mani si avventurano nel vuoto a cercare altre mani da toccare, da stringere come quando eravamo bambini, allora la solitudine ci sospinge un’altra volta indietro verso quella strada che abbiamo sin qui percorso. Ma la troviamo spoglia di tutti coloro che abbiamo amato, come tanti sogni  caduti giù dai rami del nostro albero dei desideri.  Allora ci aggrappiamo a coloro che sentiamo vicini anche senza conoscerli.

Ma le mani nel vuoto…

Buon Natale, Amici.  Forse nel vuoto riusciamo reciprocamente a sentire il calore di un fiato.

Cristo è smontato dal Suo Legno nudo

Ancora una splendida lettura di Luigi Maria Corsanico. Non finiremo mai di ascoltarlo e ringraziarlo per questi suoi doni, eccezionali per la loro bellezza. 

 

Cristo è smontato
dal Suo Legno nudo
quest’anno
ed è scappato in un posto dove
non c’erano alberi di Natale senza radici
con appesi dolcetti e fragili stelle
Cristo è smontato
dal Suo Legno nudo
quest’anno
ed è scappato in un posto dove
non c’erano alberi di Natale dorati
nè alberi di Natale di lustrini
nè alberi di Natale di stagnola
nè alberi di Natale di plastica rosa
nè alberi di Natale d’oro
nè alberi di Natale neri
nè alberi di Natale blu cobalto
con appese candele elettriche
e circondati da trenini elettrici di stagno
e da stucchevoli parenti sapientoni
Cristo è smontato
dal Suo Legno nudo
quest’anno
ed è scappato in un posto dove
non c’erano zone di competenza
di intrepidi venditori di Bibbie
con cadillac bicolori
e dove nessun presepe da grande magazzino
completo di bambino in plastica nella mangiatoia
arrivava come pacco postale
al bambino per raccomandata
e dove in tv non si trasmettevano i Re Magi
che lodano il whisky Lord Calvert
Cristo è smontato
dal Suo Legno nudo
quest’anno
ed è scappato in un posto dove
nessuno sconosciuto ciccione maniaco-del-dare-la-mano
con un vestito rosso di flanella
e la barba bianca finta
se ne andava in giro spacciandosi
per una specie di santo del Polo Nord
che attraversa il deserto fino a Betlemme
nella Pennsylvania
su una slitta Volkswagen
trainata da gioviali renne degli Adirondack
dai nomi tedeschi
e che porta sacchi di Umili Doni
da Saks della Fifth Avenue
per l’immaginato Cristo bambino di tutti quanti
Cristo è smontato
dal Suo Legno nudo
quest’anno
ed è scappato in un posto dove
non c’erano cantori alla Bing Crosby
che mugolavano di uno stanco Natale
e dove nessun angelo di Radio City
pattinava senza ali sul ghiaccio
attraverso un paese invernale delle meraviglie
fino a un paradiso alla jinglebell
ogni giorno alle 8 e mezza
con matinèe della Messa di Mezzanotte
Cristo è smontato
dal suo Legno Nudo
quest’anno
e piano piano s’è infilato di nuovo via
in un anonimo ventre di Maria
dove nella più tenebrosa notte
dell’anonima anima di tutti quanti
Egli di nuovo attende
un’inimmaginabile
e impossibilmente
Immacolata Riconcezione
in assoluto il più folle
dei Secondi Avventi.

Lawrence Ferlinghetti, New York, 24 marzo 1919

Venezia

Silvia-Caimi-Il-salto-2010

Silvia Caimi, Il salto, 2010

Vorrei che fosse nero quell’azzurro del cielo
e le nuvole bianche uno scintillio di stelle
gli alberi avvolti in un velo di nebbia
come donne celate dalla fede nell’uomo.
Vorrei che il mare fosse dentro le strade
a bagnare i palazzi e dagli androni uscissero
cariche di luci gondole silenziose,
che gli uomini viaggiassero lenti sulle acque
accese di smeraldo ai bagliori delle lampade
e sulla grande piazza sentissero il profumo
della solitudine.

Vorrei che tu accanto ponessi la tua ombra
come un angelo uscito da grotte sommerse
e mi offrissi il tuo viso di donna svelata
in quest’alba in cui il mondo
è una Venezia languida
e le colombe volano su un mare inesistente.

Piume al vento

“Poi farò di un sogno
il miele di un sorriso che quieta.”
Bastano questi versi per fare poesia.
Brava Chiara.

chiaramarinoni

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Foto personale.

Attento che sia giorno
che il vento quieti
il mio andare
chissà, forse
lontano o vicino
l’andare: nella direzione
giusta sul filo di perle o
nei carruggi di sabbia
prima della marea
tra infradito, focacce e
ricordi. Ricordi?
Un gioco di carte
a scambio di lacrima
chiudo la mano: è solo
il vento che scricchiola.
Lo so, che verrà
perciò attendo
in una mano ho la sabbia
nell’ altra le domande e i perché
Poi farò di un sogno
il miele di un sorriso che quieta.

Chiara

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L’ultima cartolina (postale & sonora)

Henri Matisse, Interieur, bocal de poissons rouges, 1914

Traduco e pubblico un post del simpatico blogger francese

https://carnetsparesseux.wordpress.com/2017/12/10/la-derniere-carte-postale/

Una simpatica lettera che contiene qualche domanda inquietante.

I pesci sarebbero muti ma questo pensa, riflette e scrive.

$ $ $ 

Ci sono giorni in cui il Natale arriva in anticipo: ho ricevuto questa settimana la registrazione di un testo scritto due anni fa (due anni? – due anni!). Riguardava una brocca, un viaggio e un pesce rosso, Bubulle. La registrazione, (fatta da Mike [in francese *] con acqua, vetro e aria) si ASCOLTA cliccando QUI (in maiuscolo in modo che a nessuno sia possibile evitare di cliccare). Si ascolta molto meglio con gli occhi chiusi, ma per coloro che volessero leggere ecco [la traduzione *] del testo originale :

Bubulle,

Quando troverai questa cartolina, sarò partito.
So cosa stai pensando : “una cartolina per annunciare una partenza? “; tu sai che non sono bravo a sostenere discussioni accese. E poi, avresti preferito che affiggessi manifesti?
Ti ho parlato spesso dei miei sogni di viaggio, anche se – com’è tua abitudine – tu non ricordi. Quindi, sì, ho preso questa decisione da solo; avrei forse dovuto indire un referendum?
Parto. Un vero viaggio, non una passeggiata in un parco a tema: fare un giro tra scogli di finta pietra e un relitto di plastica a me non basta più.
Non posso credere che il mondo si riduca a questo.
Dunque parto. Ogni colpo di pinna mi promette nuove sorprese. Voglio avvicinarmi ai limiti del mondo conosciuto, toccare i confini e vedere più da vicino queste visioni fugaci che sfilano davanti ai nostri occhi miopi, come filtrati dal vetro deformante di un grande vaso che li racchiuderebbe tutti. Questa sciarpa appoggiata sulla spalliera di una sedia, presto sostituita da un libro dal titolo terrificante – Lo sfruttamento razionale della pescicoltura domestica – così lungo che a malapena lo si riesce a decifrare, è felicemente fugato dalla vista serena delle infradito che si rilassano sul tappeto … ; e infine, quelle grandi ombre pallide e sfocate che si protendono verso di noi prima di ogni pioggia di daphnie disseccate- queste cose che s’intravedono appena e subito spariscono, esistono?
È forse la nostra sola volontà che crea il mondo? Se è così, cosa accade a queste visioni quando guardiamo altrove? Queste fantasmagorie sono più che schiuma dei nostri sogni? E se sono dei fantasmi, in che aldilà scompaiono quando non li vediamo più?
Questo è quello che voglio scoprire.
Forse tornerò, soprattutto se, come si sente dire, la nostra brocca è tonda come una bolla. Ma non prometto di portare souvenir. Come farei, d’altra parte, quando ogni secondo che passa – ogni battito di pinna – cancella dalla nostra povera memoria di pesce rosso ogni minimo frammento di ricordo?
firmato: Bubble
ps: quando trovi questa cartolina, capirai che, in effetti, è destinata a me: la scrivo affinché mi ricordi al ritorno perché sono partito.
B.
[*] nota del traduttore.
Illustrazione: Henri Matisse, interno, brocca per pesci rossi, 1914 (particolare). Parigi, Centro Pompidou. Foto di Sharon Mollerus (CC per 2.0)

Rimorso

Evgen Bavcar

foto di Evgen Bavcar

Se in una notte la tua ombra mi tornasse accanto
come l’ala bianca di un gabbiano
che porta in sé il mistero di spiagge sconosciute
tu saresti viva
con gli occhi accesi dalla voglia di scrutare
oltre i segni visibili dell’anima.
Mi guarderesti con la stessa aria torbida di sfida
scenderesti sul mio cuore con gli artigli di un rapace,
sino a ferirmi con la lama gelida
delle tue parole che anno dopo anno
hanno devastato la mia storia.
Ti chiederei se per te la vita è ancora
quel cunicolo cieco
dove chiudere gli occhi ed ascoltare i gridi
che giungono dall’abisso insondabile del tempo ;
se nascondi ancora dietro le tue risate
chiuse nel gorgogliare della gola
una vita d’enorme fatica e di dolore come un’immensa piaga
da cui sgorgavano la rabbia e la paura
d’essere preclusa a ogni via di fuga.
Quel filo che guidava la tua vita negli oscuri labirinti si è spezzato
ti ha liberata dai rimorsi
e ora torneresti a torturare le mie notti
con le immagini illusorie della tua vita inesistente.

Anche solo a ricordarti…

Riaverti accanto sarebbe peggio del morire.

Amor di cane

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Gustave Courbet, Donna nuda con cane, 1861-1862

Nel tuo sguardo respiro i sapori della vita,
il calore del sole che si nasconde nel tuo petto,
l’argento della luna che ti bacia le ginocchia.

Attendo in silenzio la tua carezza improvvisa
che faccia trasalire di piacere il mio corpo.

Ti cammino dietro e fiuto nell’aria 
l’aroma profumato della tua schiena nuda.
Lecco i tuoi piedi come due piume tiepide
appena cadute dal nido delle mie mani.

Tu mi sorridi e mi lanci una stella
Nella ciotola colma dei miei desideri.