La mia ricerca (Ita – Fr – Eng – Esp)

digitalArt di Marcello Comitini

La mia ricerca

Un amico, che mi conosce da quando avevo venti anni, mi dice che la mia è stata ed è una vita di ricerca dell’assoluto, dalla ricerca di Dio alla ricerca della perfezione, tutti e due compiti estremi.

Mi fa anche notare che forse è più facile trovare Dio che la perfezione umana, perché io cercavo e cerco un essere umano di forma perfetta e di mente e di animo sublime; che lì stava il limite della mia ricerca, in quanto essere umano non poteva essere perfetto e, se anche lo era, si sarebbe corrotto, vuoi nel corpo vuoi nello spirito; che il senso di una lotta interiore senza fine può essere portata a compimento solo dalla morte.; che questa aspirazione “inumana” è valsa a rendere difficili quando non impossibili i miei rapporti con gli altri.

Il peggio è – conclude infine questo amico – che con la mia sensibilità, la mia intelligenza, il mio interesse per gli altri, avrei potuto dare grandi cose al mondo.

Il mio vero problema è che la ricerca della perfezione non è stata una mia scelta, non è stato un qualcosa cercato in contrapposizione a qualcos’altro, ma l’unica strada, che vedevo davanti a me, assegnata all’uomo, assegnata forse da Dio forse da quel che pensavo fosse la natura umana.

Cosa si pensa da giovani? Si pensa che l’amore si possa corrompere?

Io no, io pensavo che l’amore fosse una meta raggiungibile e non soggetta a deterioramento. Ingenuità e inesperienza, senza dubbio, ma ingenuità e inesperienza non sono cose che si scelgono. Forse altri, più consapevoli di me, adesso giudicano un errore il mio agire.

Nonostante tutto, nonostante il mio isolarmi dagli altri, nonostante i miei momenti di scoramento, ho sempre la certezza che ho dato grandi cose al mondo.

Non importa che il mondo me lo riconosca, importa che io, col mio tormentarmi indichi la strada da percorrere, se non altro come scarto da quella che ho percorso io.


Ma recherche

Un ami, qui me connaît depuis que j’ai vingt ans, me dit que ma vie a été et est une vie de recherche de l’absolu, de la recherche de Dieu à la recherche de la perfection, toutes deux tâches extrêmes.

Il me fait également remarquer qu’il est peut-être plus facile de trouver Dieu que la perfection humaine, parce que je cherchais et cherche un être humain de forme parfaite et d’esprit et d’âme sublime; que là se trouvait la limite de ma recherche, en tant qu’être humain ne pouvait pas être parfait et, s’il l’était, il serait corrompue, soit dans le corps soit dans l’esprit; que le sens d’une lutte intérieure sans fin ne peut être accomplie que par la mort ; que cette aspiration “inhumaine” a permis de rendre difficiles, voire impossibles, mes rapports avec les autres.

Le pire est – conclut enfin cet ami – qu’avec ma sensibilité, mon intelligence, mon intérêt pour les autres, j’aurais pu donner de grandes choses au monde.

Mon vrai problème est que la recherche de la perfection n’a pas été mon choix, ce n’était pas quelque chose recherché en opposition à autre chose, mais la seule voie, que je voyais devant moi, assignée à l’homme, peut-être assignée par Dieu peut-être par ce que je pensais être la nature humaine.

Que pense-t-on quand on est jeune ? On pense que l’amour peut être corrompu ?

Moi non, je pensais que l’amour était une destination accessible et non sujette à détérioration. Naïveté et inexpérience, sans doute, mais la naïveté et l’inexpérience ne sont pas des choses que l’on choisit. Peut-être que d’autres, plus conscients de moi, jugent maintenant que mon action est une erreur.

Malgré tout, malgré mon isolement des autres, malgré mes moments de découragement, j’ai toujours la certitude que j’ai donné de grandes choses au monde.

Peu importe que le monde me le reconnaisse, il importe que moi, avec mes tourments, je montre le chemin à parcourir, ne serait-ce que comme un écart par rapport à ce que j’ai parcouru.


My search

A friend, who has known me since I was twenty years old, tells me that my life has been and is a life of seeking the absolute, of seeking God in search of perfection, both extreme tasks. He also points out to me that it is perhaps easier to find God than human perfection, because I sought and seek a human being of perfect form and of sublime spirit and soul; that there was the limit of my search, as a human being could not be perfect and, if he were, he would be corrupt, either in the body or in the spirit; that the sense of an endless inner struggle can only be fulfilled through death; that this “inhuman” aspiration has made it difficult, my relationship with others.

The worst is – finally concludes this friend – that with my sensitivity, my intelligence, my interest in others, I could have given great things to the world.

My real problem is that the pursuit of perfection was not my choice, it was not something sought in opposition to something else, but the only path I saw before me assigned to man, perhaps assigned by God perhaps may-be by what I thought was human nature.

What do we think when we are young? We think that love can be corrupted?

I did not, I thought that love was an accessible destination and not subject to deterioration. Naivety and inexperience, no doubt, but naivety and inexperience are not things one chooses.

Perhaps others, more aware of me, now consider my action a mistake. Despite everything, in spite of my isolation from others, in spite of my moments of discouragement, I still have the certainty that I have given great things to the world.

No matter how much the world recognizes me, it is important that I, with my torments, show the way to go, even as a waste from what I have walked.


Mi búsqueda

Un amigo, que me conoce desde que tenía veinte años, me dice que la mía ha sido y es una vida de búsqueda de lo absoluto, desde la búsqueda de Dios hasta la búsqueda de la perfección, ambas tareas, extremas.

También me hace notar que tal vez sea más fácil encontrar a Dios que la perfección humana, porque eso yo buscaba y busco es un ser humano de forma perfecta de mente y alma sublime; que allí estaba el límite de mi búsqueda, en cuanto ser humano no podía ser perfecto y, si lo fuera, se habría corrompido, en el cuerpo o en el espíritu; que el sentido de una lucha interior sin fin solo puede ser llevada a cabo por la muerte. ; que esta aspiración “inhumana” ha servido para hacer difíciles, cuando no imposibles, mis relaciones con los demás.

Lo peor es – concluye este amigo – que con mi sensibilidad, mi inteligencia, mi interés por los demás, podría haber dado grandes cosas al mundo.

Mi verdadero problema es que la búsqueda de la perfección no fue mi elección, no fue algo buscado en contraposición a otra cosa, sino el único camino que vi ante mí asignado al hombre, asignado quizás por Dios quizás por lo que yo pensaba que era la naturaleza humana.

¿Qué piensas cuando eres joven? ¿Crees que el amor puede corromperse?

Yo no, yo pensaba que el amor era una meta alcanzable y no sujeta a deterioro. Ingenuidad e inexperiencia, sin duda, pero ingenuidad e inexperiencia no son cosas que uno elige. Quizás otros, más conscientes de mí, ahora juzgan un error mi actuar.

A pesar de todo, a pesar de mi aislamiento de los demás, a pesar de mis momentos de desaliento, siempre tengo la certeza de que he dado grandes cosas al mundo.

No importa que el mundo me lo reconozca, importa que yo, con mi tormento, señale el camino a recorrer, al menos como desviación de la que he recorrido yo.

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30 pensieri su “La mia ricerca (Ita – Fr – Eng – Esp)

  1. Quanto mi ritrovo nelle tue parole.. L’unica sottile differenza è che credo che l’amore non sia raggiungibile. L’amore è un seme perfetto che cresce e si sviluppa quando trova un ambiente accogliente come la tua anima. Come una pianta matura, quando inizia a dare i suoi frutti, alcuni cadono apparentemente sprecati, ma altri nutrono chi ha la fortuna di saperli assaggiare. Così alimentano e permettono la vita è la crescita di altri individui.
    Azzardo che la tua ricerca verso l’esterno difficilmente troverà soddisfazione. Tu invece sei perfetto ed è ciò che Dio, o chi per lui, ha pensato quando ha creato l’uomo.
    Ciò che ti rende perfetto è l’amore completo di tutte le sue sfumature, che doni costantemente come un albero di mele.
    La tua ricerca è la mia, ma io so che esisto e che esisti.
    Con immenso affetto 🌳

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    • Queste tue parole mi ricordano, carissima Milena🌹 che ti ho detto che ti amo come amo l’alba in tutte le sue diverse sfumature ogni giorno diverse. Adesso però mi fanno pensare a Ulisse che amò Calipso e dimenticò la sua povera Itaca e si sentì più re di quanto non lo fosse nella sua patria, tanto è l’incanto di quel che hai scritto.
      Ma al di là del piacere egoistico, le tue parole rivelano, dietro le metafore, pensieri profondi che suggeriscono di leggervi un’anima altrettanto profonda nella conoscenza dell’essere umano. Lo dico a chi non ti conoscesse, perché io so quanto tu sia acuta osservatrice, che scende nei meandri dei comportamenti, con un bisturi tanto tagliente quanto preciso e caritatevole nel recidere il marcio e dare spazio luce e vita a quel di genuino esiste nell’uomo.
      Con altrettanto affetto e stima.

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  2. Tu m’écourtes ma réponse, Milena, et j’en suis heureux, l’occasion est si rare de trouver de pareils mots.
    Je pense que nous sommes l’exception de la règle dans toute sa splendeur.
    Moi je ne crois pas en dieu, mais en l’amour, ce qui y ressemble sans marchands du Temple.
    L’humanisme est sacré.
    Tout s’y oppose dans la conduite humaine. C’est paradoxal, mais réel. Nous n’y pouvons rien, Juste refuser d’être corrompu et on y arrive.
    Je vous embrasse tous les deux, Milena et Marcello, aujourd’hui le brouillard va aider les bandits…

    Alain

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  3. Io ti conosco da poco, ma da quando ti conosco, ho letto i tuoi scritti e mi hai già dato moltissimo! E questo è un fatto. Ed ognuno sa quanto gli è costato percorrere la propria strada; non compete ad altri giudicarla. Al limite si può fare un’osservazione e sta ad ognuno prenderla per quella che è… solo noi sappiamo di noi cose che gli altri non possono vedere. Cercare è un buon modo per stare al mondo; e mancano, oggi, mancano le persone che cercano veramente. Anche solo per questo occorre essere grati ai veri poeti e il resto è meglio proprio non dirlo.

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    • Sì cara Elena🌹 ci conosciamo da poco, e in questo poco ci siamo scambiati pensieri che mi hanno permesso di comprendere, certamente in modo incompleto, il tuo modo di affrontare la vita che è, se mi consenti, molto simile al mio, prescindendo ovviamente dalle diverse forme con cui ciascuno di noi si esprime, e dai differenti campi verso cui rivolgiamo la nostra attenzione. Un denominatore è comune: l’essere umano. Ed hai perfettamente ragione quando affermi che mancano coloro che cercano veramente. Perché cercare vuol dire togliere il velo a tante false visioni della vita, scoprire certi aspetti scomodi che farebbero sentire la maggior parte delle persone, nuda di fronte a sé stessa e agli altri.
      A questo scoprire le falsità mira il mio modo di scrivere versi, per questo spesso amari e disincantati. Perciò ti ringrazio d’avermi detto che da essi hai tratto moltissimo. Ti ringrazio perché è la tua sensibilità che ti ha permesso di farlo. 🙏

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      • Forse è il fine comune che mi permette di trarre l’essenza di ciò che regali al mondo; e in tal senso mi sento molto fortunata. Alla fin fine, tu lo fai usando le parole, e nel contempo sai farne bellezza; perché anche nell’amarezza e nel disincanto si può trovare il bello, purché siano veri. E chi cerca la verità, produce bellezza, di quella vera; o Vita, che son la ste4ssa cosa.

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  4. Caro Fratellone, perdona se mi permetto questa osservazione (magari un approccio per altre osservazioni): allora delle due l’una: a) tu hai fatto una ricerca incredibile (dio, te stesso, l’amore, ecc…) e concludi dicendo “non importa se mi viene riconosciuto dal mondo…” e poco prima hai detto che sei sicuro comunque di aver dato parecchio e questo dovrebbe essere un ‘patrimonio esistenziale’ (e dal mio punto di vista lo è…e lo lasci in eredità a chi ti sta vicino, a chi ti conosce, a tutti quelli che ti vogliono bene); b) poi però affermi…”…importa che io, col mio tormentarmi indichi la strada da percorrere, se non altro come scarto da quella che ho percorso io”. Non è forse il tuo percorso che ha creato quel ‘patrimonio’? E quindi perché una persona non dovrebbe ‘raccoglierlo’? Sai bene, tra l’altro, che ogni percorso di vita, dove esiste un minimo di sensibilità esistenziale, è fatto anche di sofferenza…Ciao Marcello. Un grande abbraccio

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    • Ecco, caro Bruno, ciò che hai scritto alla fine del tuo commento risponde a tutte le tue domande: la sofferenza. Nella mia pochezza mi auguro che nessuno abbia a soffrire, che sia per la ricerca della verità, o semplicemente per troppa sensibilità. Ma tu mi hai posto queste domande perché mi stimi e pensi che la mia strada debba essere percorsa per cercare la verità. Ma questa verità io non l’ho trovata. Quando affermo di aver dato grandi cose al mondo è più una visione velleitaria che reale, una forma di giustificazione o, se vuoi, di nobile motivazione del mio vivere. Devo ringraziarti per quel che mi hai scritto: tipi come me hanno bisogno d’essere “accompagnati” affinché acquistino fiducia nei passi che non possono evitare di compiere. Per questo tu mi chiami fratellone ed io te ne sono grato.

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  5. Al di là delle varie importanti ricerche che fanno parte anche un pò di me e che in tante delle tue parole mi riconosco, mi fa piacere che tu abbia la consapevolezza e la certezza di avere dato grandi cose al mondo, non dimenticartene mai, personalmente non esplicitamente, ma credo di avertelo detto o se non altro fatto capire diverse volte, e la tua grand3zaa di essere uman9 lo si percepisce dalla tua letteratura, se non av3ssi mai dato niente a nessuno non saresti in grado di scrivere I versi che scrivi, che ogni qualvolta si leggono sanno trasmettere emozioni, sensazioni, stati d’animo e sanno fare riflettere nel mio caso certe volte, mi hanno aperto anche una diversa visione da quella che potevo avere io. Mio caro Marcello a me hai sempre dato tanto per i motivi che ti ho espresso per me sei diventato un punto di riferimento e per questo non smetterò mai di ringraziarti. 🥀🥀🥀😘 e un affettuoso bacino te lo meriti.

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    • Oh, Giusy🌹! L’affettuoso bacino vale quanto mille parole e le sigilla garantendone la loro autenticità, qualora qualcuno ne dubitasse. Detto questo non posso che ringraziarti per tutte le volte che i tuoi commenti, numerosi e sistematici, mi hanno fatto riflettere sul valore di ciò che scrivo. E aggiungo che pensavo a te proprio nel momento in cui scrivevo quella frase di aver dato al mondo grandi cose. Mi sono fermato un attimo e poi l’ho scritta sorridendo nel mio intimo al pensiero che tu l’avresti letta e ne avessi tratto soddisfazione. Ma tu adesso hai superato ogni mia aspettativa facendomi commuovere. Lo dico sapendo che generalmente questo stato d’animo scandalizza per la sua ingenuità o fa apparire rimbambito chi lo confessa.
      Sono davvero contento nel più intimo del mio animo, d’essere seguito da una lettrice sensibile, intelligente e sagace come te. Ti ringrazio di tutto cuore. È poco ma non posso fare o dirti altro ❤🌹🌹🌹

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  6. Buonasera Marcello, per quanto riguarda l’amore non sono d’accordo. L’amore, quello vero intendo, non ha mai fine e nemmeno si corrompe. Prendi per esempio l’amore che proviamo per i genitori o per i figli, quello resta immutato per tutta la vita.
    Quando invece parliamo dell’amore per il marito o per la moglie, spesso lo consideriamo una cosa diversa dall’amore per figli e per i genitori ma in realtà, se parliamo di sentimento puro, è la stessa cosa.
    Come scriveva Sant’Agostino: “Non può chiamarsi amore ciò che poté finire”.
    Un saluto

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  7. Buona sera Mr. Loto. Grazie della lettura e del commento. Ciò che non finisce tra genitori e figli, tra marito e moglie, è l’affetto e la stima. Se l’amore è “sentimento di viva affezione verso una persona che si manifesta come desiderio di procurare il suo bene e di ricercarne la compagnia” allora l’amore può finire, perché l’altra persona può non volere più il bene dell’altro e tanto meno la sua compagnia. L’amore è una relazione reciproca fra due persone soggette ai mutamenti della vita. Sant’Agostino parla di un amore che ha uno dei soggetti immobile, non soggetto a pressioni interne o esterne. Mi sembra che affermare che non si può chiamare amore quello che finì (al passato ovviamente) è una tautologia, che non spiega nulla, né entra a scandagliare il cuore dell’uomo.
    Ricambio il saluto.

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