Passeggiata notturna (Ita- Fr – Eng – Esp)

Passeggiata notturna – DigitalArt – Marcello Comitini

Al tramonto che spegne
nel lontano orizzonte
la brace viva del sole tra i rami
la luce fioca dei rari lampioni del parco
toglie gran parte di vita e forma
agli alberi alle statue
al fiume grigio che accompagna
il mio lento meditare.
Dalla massa oscura delle fronde
le foglie scendono tremanti
sul viale come nuvole
che sbandano nel vento.

A che fine, mi chiedo.

Ogni cosa è sola con sé stessa
muta come le pietre, i rami,
le fontane, la terra che calpesto,
il fiume che mi scorre accanto.
Ma hanno vita e volti?
Con i sussurri portati dal vento
assegniamo nomi
volti voce e vita
alle cose che sfioriamo soltanto.
Forse perché nell’intimo
pensiamo che siano
a nostra immagine e somiglianza
e ci crediamo il loro centro.

Alzando gli occhi allo spazio celeste
sentiamo che in noi perdura
la sostanza delle stelle
e immaginiamo di dominare
il coro delle loro luci.
Guardando dentro di noi
crediamo d’essere
la parte più feconda dell’universo.

A che fine, mi ripeto calpestando
l’oscura erba, se siamo come il vento
o il fiume che disperde l’acqua nell’acqua?


Balade nocturne

Au coucher du soleil dans l’horizon lointain
qui éteint les braises vives
du soleil entre les branches,
la lumière tamisée des rares réverbères du parc
affaiblit une grande part de vie et des formes
des arbres, des statues, du fleuve gris
qui accompagne ma lente méditation.
De la masse sombre des frondes,
les feuilles tremblantes descendent sur l’allée
comme des nuages poussés par le vent.

A quelle fin, je me demande.

Chaque chose est seule avec soi
muette comme les pierres, les branches,
les fontaines, la terre que je foule,
le fleuve qui coule à côté de moi.
Mais ont-ils de la vie et des visages?
Avec les murmures portés par le vent,
nous attribuons noms,
visages voix et vie aux choses
que nous effleurons seulement.
Peut-être parce que nous pensons
qu’ils sont à notre image et ressemblance
et que nous croyons
d être leur centre.
Levant les yeux vers l’espace céleste
nous ressentons qu’il persiste en nous
la substance des étoiles
et imaginons que nous dominons
le chœur de leurs lumières.
En regardant en nous-mêmes,
nous croyons d’être la partie
la plus féconde de l’univers.

A quelle fin, me répète-je
en piétinant l’herbe obscure,
si nous sommes comme le vent
ou le fleuve qui disperse l’eau dans l’eau ?

Night walk

At sunset, in the distant horizon
that extinguishes the bright embers
of the sun between the branches,
the dim light of the rare street lamps in the park
weakens a large part of life and forms
of the trees, the statues, the gray river
that accompanies my slow meditation.
From the dark mass of the fronds,
the quivering leaves descend on the riverfront
like clouds driven by the wind.

To what end, I wonder.

Each thing is alone with itself mute
like the stones, the branches, the fountains,
the earth I tread on,
the river that flows beside me.
But they have life and faces?
With the whispers carried on the wind,
we give names faces voice and life
to the things we only touch.
Maybe because we know
they are in our image and likeness
and we believe to be the center.
Looking up to celestial space
we feel that it persists in us
the substance of the stars
and we imagine that we dominate
the chorus of their lights.
Looking within ourselves,
we believe to be
the most fecund part of the universe.

To what end, I repeat to myself,
trampling the dark grass, if we are like the wind
or the river that disperses water in water?

Caminata nocturna

Al atardecer, en el horizonte lejano
que apaga los rescoldos brillantes
del sol entre las ramas,
la tenue luz de las raras farolas del parque
debilita gran parte de la vida y la forma
de los árboles,de las estatuas, del río gris
que acompaña mi lenta meditación.
De la masa oscura de las frondas,
las hojas temblorosas descienden sobre la avenida
como nubes impulsadas por el viento.

¿Con qué fin?, me pregunto.

Cada cosa está sola consigo misma muda
como las piedras, las ramas, las fuentes,
la tierra que piso, el río que corre junto a mí.
¿Pero tienen vida y rostros?
Con los susurros que lleva el viento,
damos nombres, rostros voz y vida
a las cosas que solo tocamos.
Quizás porque sabemos que son
a nuestra imagen y semejanza
y creemos ser el centro.
Mirando hacia el espacio celestial
sentimos que persiste en nosotros
la sustancia de las estrellas
y nos imaginamos que dominamos
el coro de sus luces.
Mirando dentro de nosotros mismos,
creemos ser la parte más fructífera del universo.

¿Con qué fin? me repito, pisoteando la hierba oscura,
si somos como el viento
o el río que dispersa agua en agua?

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56 pensieri su “Passeggiata notturna (Ita- Fr – Eng – Esp)

  1. Pingback: Passeggiata notturna (Ita- Fr – Eng – Esp) – Marco Delrio | mvrcodelrio.com

  2. Pingback: Passeggiata notturna (Ita- Fr – Eng – Esp) – Antonella Lallo

  3. Nessun fine, caro Marcello…e tu lo sai bene. Quel che possiamo fare, e spesso male, scivolando, inciampando, franando rovinosamente è cercare di dare un senso alla nostra storia…e fortunato chi ci riesce…UN abbraccio Fratellone…non dico nulla sulla bellezza della poesia…anche questo lo sai da te…è una meraviglia. Ciao

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    • Grazie, Bruno dell’apprezzamento e del commento, con cui non posso essere che d’accordo. A volte per consolarmi mi dico che anche colui che ha dato un senso alla sua vita, a conti fatti è solo un illuso. Poi però penso che l’uomo è fatto d’illusioni e che le illusioni sono il solo modo per credersi felici. A questo punto smetto di pensare e. ……….. scrivo. Ti abbraccio anch’io

      Piace a 1 persona

      • Un senso? Non saprei dire, caro Marcello. So che il compito della Specie è di trovare un senso, una direzione, qualcosa che possa avere almeno l’apparenza di una certa ‘solidità esistenziale’…ho cercato quel senso, l’ho cercata quella direzione, eh! Sono sicuro che mi crederai se ti confesso che ancora mi muovo a spanne, anche se a volte mi sono sentito di avere addosso un po’ di vita: il problema è come conservarla e farla diventare ‘storia’. Ciao Fratellone

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  4. Caro Bruno puoi dilungarti senza limiti dal momento che i tuoi commenti sono “densi”. Ti rispondo che personalmente non ho trovato alcuno stile di vita da indossare. E quindi suppongo che il non stile alla fin fine è anch’esso un abito. Così torniamo al discorso della imprescindibilità delle illusioni. E questo mi fa sentire sospeso fra dolore e amarezza, ed è questa la mia “storia”. Ti abbraccio.

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