Stefanie Golisch traduce Donne sole

Immagine di ” Xenia Hausner,”Wag the dog”, 2014, scelta da Stefanie

La poetessa Stefanie Golisch, già conosciuta e pubblicata sulle pagine di questo blog con alcune delle sue poesie, mi ha onorato della traduzione di quattro poesie tratte dalla mia raccolta “Donne sole”. Le poesie sono state scelte, come afferma la poetessa nel documento che mi ha donato, “assemblando quattro poesie: le prime tre sono i pensieri delle donne, la quarta parla della donna vista da fuori.”. Le poesie non hanno titolo (tranne alcune) per far prendere coscienza alla lettrice/al lettore che ogni poesia va letta come espressione di un’unica donna in cui convergono le diverse esperienze femminili.

Non illuderti – gli ho detto –
ad attenderti ci sono solo
le mie labbra i miei seni
il mio ventre.
Il tuo sole
il tuo glorioso sole delle albe
nei nostri fini settimana
si dissolvono
in due tramonti tristi – ed io
sola e fredda
nell’attesa senza fine delle tue carezze.

_________________________________________

Mach dir keine Illusionen – habe ich zu ihm gesagt –
auf dich warten nur
meine Lippen und meine Brüste
mein Bauch.
Deine Sonne
deine wunderbare Sonne der Morgenröte,
die sich an unseren Wochenenden
in zwei traurigen Sonnenuntergängen
auflöst – und ich
allein und kalt
in der unendlichen Erwartung deiner Zärtlichkeiten.
___________________________________________
___________________________________________

Ho posato
per un attimo
la mia mano
sul tuo braccio
e mi è parso
per un attimo
anche sul tuo cuore.

Nella mia stanchezza sento
che nel tuo pensiero
sono solo un’ombra.

Nel mio cuore
tutto si è confuso
come rondine che freme
nel cavo della tua mano.

Scopro adesso il senso
di ciò che davvero sei
ombra delle ombre.

_________________________________________

Einen Augenblick lang
habe ich meine Hand
auf deinen Arm gelegt
und,
so kam es mir vor,
einen Augenblick lang
auch auf dein Herz.

In meiner Müdigkeit
spüre ich, dass ich in deinen Gedanken
nur ein Schatten bin.

In meinem Herzen
herrscht Verwirrung
bin eine Schwalbe, die
in deiner Hand zittert.

Jetzt erkenne ich
den Sinn dessen, der du wirklich bist,
Schatten der Schatten.
___________________________________________
___________________________________________

Ho un’infanzia da piangere
carezze e mani da ricordare
una voce severa tra i dubbi del vivere.
Vuoti che mi stringono la gola
segni dell’esilio
che la mia anima paziente soffre.

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Ich habe eine Kindheit zu beweinen,
Zärtlichkeiten und Küsse zu erinnern,
eine strenge Stimme inmitten von Lebenszweifeln.
Eine Leere, die mir die Kehle zusammenschnürt
Zeichen der Verbannung,
die meine Seele geduldig erleidet.
___________________________________________
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Lo so. L’ho vista
altre volte seduta a quel tavolo lontano
nell’ora deserta di questo bar.
Beve il suo caffè con le braccia poggiate sulla distesa
rotonda del ripianto di marmo. Il viso rivolto
alla sedia vuota dall’altra parte del tavolo.
Il cameriere dietro il bancone
lungo e dritto come una lama
si guarda le mani doloranti rose dall’acqua.
Non le parla, non la vede neppure.
Lei non attende più nessuno, lo so.
Una voce sussurra ragazza dal fondo del cuore
e in un lampo gli anni di verde e di turchese.
Chiusa nei suoi pensieri sente
le radici del suo silenzio crescere nel ricordo
di coloro che l’amavano alla follia.
Fra pochi istanti si alzerà scomparendo
oltre i vetri del bar.

___________________________________________

Ich weiß. Ich habe sie schon öfter
an diesem Tisch sitzen sehen,
in der einsamen Stunde dieses Cafés.
Sie trinkt ihren Kaffee und stützt dabei die Arme
auf die runde Marmorplatte des Tisches. Den Blick
auf den leeren Stuhl gegenüber gerichtet.
Der Kellner hinter der Theke,
lang und aufrecht wie eine Klinge,
betrachtet seine schmerzenden Hände, Wasserrosen.
Weder spricht er mit ihr, noch nimmt er sie überhaupt wahr.
Sie wartet auf niemanden mehr, ich weiß.
Eine Stimme flüstert aus tiefster Tiefe Mädchen,
und plötzlich blitzen Jahre aus Grün und Türkis auf.
Verschlossen in ihre Gedanken spürt sie
die Wurzeln ihrer Stille in den Erinnerungen an all
jene, die sie über die Maßen geliebt hatten.
Im nächsten Augenblick wird sie aufstehen
und hinter den Fensterscheiben des Cafés verschwinden.

20 pensieri su “Stefanie Golisch traduce Donne sole

  1. parlo della quarta.
    questa poesia cucinata a meraviglia presenta ancora qualche smusso da arrotondare, ma anche qualche fiore da sbocciare non ancora fiorito. Poesia esistenzialista ha tutti i rancori presenti del tramonto umano quando si comincia a fare i conti col vissuto perché non si costruì nulla per il proprio perenne presente, la gioia delle genesi che continua, Le stagioni passano e se ne vanno, le immagini restando vive solo come fantasmi di ieri e le si ricorda, rivivendole:

    c’è un agnosia solare nel cuore
    come astro eclissato dalla Luna
    si spegne con la gente svanita
    lasciandoci nel vuoto delusi.

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    • Mi piacerebbe che mi dicessi, FilorossoArt, quale smusso da arrotondare (e perché) e quale fiore non è ancora fiorito. A volte càpita che si ha l’illusione di avere alle spalle un vissuto pieno e invece con il passar degli anni ci si accorge che quel vissuto è stato svuotato dall’indifferenza degli altri, di cui ci si sente (e lo si è) abbandonati.

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  2. Un’idea particolare quella di assembrare più poesie con un filo conduttore…il vissuto delle donne.
    La vita femminile è un vorticoso vento di vita, non tutti ssnno coglierne la difficoltà, la fatica, la gioia, l’amore…
    Tu ci riesci sempre e con delicatezza e passione.
    Complimenti a Stefanie Golisch, poetessa raffinatissima, che ha saputo riconoscere la tua anima poetica più profonda.
    Complimenti Marcello ❤

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  3. “Una voce sussurra ragazza dal fondo del cuore
    e in un lampo gli anni di verde e di turchese.”

    Tu sotto intendi, la poesia no, s’intende.
    In questa tua strofa succede la rilettura, come succedesse un inciampo, ma il lettore deve andare avanti senza interruzioni. La visione compromessa dall’inciampo lascia il lettore a palmo di mano vuoto come chi di poesia non s’intende. Quindi si smussa:

    “Una voce ragazza sussurra dal fondo del cuore” (smussato)
    “e in un lampo, eccola tra gli anni suoi verdi turchesi” (smussato)

    Il verde turchese (oggi verde petrolio) è una tinta nobile, antica, matura. Dicasi turchese la tinta mattutina (alba) per tingere cieli ed acque prima del sorgere del sole. (bruma) La Bruma poetica e sinonimo di Limbo celeste o verde opaco, luogo meditativo senza sole ove le anime sono ancora ombre in cammino nella fievole luce indistinta.

    Turchese anche detto Turco gradazione di ciano leggermente tendente al verde. Il nome deriva dal colore “dell’omonima gemma”, detta in francese turquoise, termine di Tuchia, esportatrice di tale gemma.

    “Fra pochi istanti si alzerà scomparendo oltre i vetri del bar.” (da smussare poeticamente)

    Di quella donna comparsa al bar, il suo “fiore” degli anni è turchese (giustamente osservato da te) , ma di quella straordinaria gemma tornano a fiorire i suoi anni, i più belli. La gemma turchese è opale quindi si parla di maturità femminile negli anni in cui diventa “donna” turca, opale, fumosa, limbica, severa.
    “Uscirà dal bar tra i ricordi della sua gemma perduta”

    Turchese; immagine di questo tuo gioiello poetico.

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    • Beh, FilorossoArt, ti ringrazio per aver aderito alla mia richiesta e dell’apprezzamento che anche adesso hai manifestato per i miei versi, ma le tue proposte (che a tuo intendere migliorerebbero l’andamento dei versi), ne traviserebbero il senso. L’espressione “voce ragazza” che a me richiama una canzonetta (voce bambina), è assai lontana da ciò che il verso intende: la voce è quella matura dei ricordi che sussurra alla donna la parola “ragazza”. E questa parola fa sì che “in un lampo gli anni (passati si fanno – si colorano) di verde e di turchese”. Ma non sono gioielli del passato. Essi sono gioielli falsi (aggiungerei ingannevoli), e la donna lo sa, in quanto consapevole della sua solitudine e scompare dietro quei vetri dove prima aveva sperato di trovare chi l’ammirasse. Grazie ancora dei tuoi suggerimenti ma come vedi io sono convinto che bisogna attentamente riflettere sul senso della poesia, affinché il sentimento espresso dall’autore avvolga anche il lettore. L’autore di poesie non scrive pensando al lettore, a quello che lui capirà o meno, ma cerca di esprimere al meglio (con parole e musicalità) i sentimenti che quei versi gli suggeriscono.

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  4. (stiamo disquisendo di poesia, mi piaci) Questo tuo è un principio teologico che nega il libero arbitrio. Chi vive nella fede (qualsiasi essa sia) segue una strada maestra, appunto, non sua e la insegue e persegue senza errori per paura di perdere la purezza maestra indicata dalla felicità da altrui raggiunta. In poesia, la tua è fede perseguita e quindi ordinata, chiaramente leggibile il tuo ordine monastico da raggiungere nelle tue brevi rime…

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