Un forte silenzio di Louise Glück / 6

DigitalArt di Marcello Comitini


Lascia che ti dica una cosa, disse la vecchia.
Eravamo seduti, una di fronte all’altra,
nel parco di . . . , città famosa per i suoi giocattoli in legno.

A quel tempo, ero scappata da una triste storia d’amore,
e come una sorta di penitenza o auto-punizione, lavoravo
in una fabbrica, scolpendo a mano minuscoli mani e piedi.

Il parco era la mia consolazione, soprattutto nelle ore tranquille
dopo il tramonto, spesso quando era solitario.
Ma questa sera,
quando sono entrata in quello che si chiamava il Giardino della Contessa,
ho visto che qualcuno mi aveva preceduto. Adesso che ci rifletto
sarei potuta andare oltre, ma avevo
programmato questa destinazione; tutto il giorno avevo pensato ai ciliegi
che furono piantati nella radura, il cui tempo di fioritura era quasi finito.

Ci siamo seduti in silenzio. Il crepuscolo stava calando
e con esso è arrivata una sensazione di chiuso
come nella cabina di un treno.

Quando ero giovane, ha detto,
mi piaceva camminare sul sentiero del giardino al crepuscolo
e se il sentiero era abbastanza lungo avrei visto sorgere la luna.
Questo è stato per me il grande piacere: non il sesso, non il cibo,
non il divertimento mondano.
Preferivo il sorgere della luna e a volte sentivo
nello stesso momento, le note sublimi dell’ensemble finale
delle Nozze di Figaro. Da dove viene la musica?
Non l’ho mai saputo.

Perché è questa la natura dei sentieri del giardino
d’essere circolare, ogni notte, dopo i miei vagabondaggi,
mi ritrovavo davanti alla mia porta di casa a fissarla
a malapena in grado di distinguere, nell’oscurità, la maniglia scintillante.

È stata, ha detto, una grande scoperta, anche se la mia vita reale.

Ma certe notti, ha detto, la luna era appena visibile attraverso le nuvole
e la musica non iniziava mai. Una notte di puro scoraggiamento.
E ancora la notte successiva ci riprovavo, e spesso tutto andava bene.

Non riuscivo a pensare a niente da dire. Questa storia,
così inutile mentre la scrivo,
veniva infatti interrotta a ogni fase con pause simili a trance
e intervalli prolungati, così che a questo punto la notte era iniziata.

Ah la notte capiente, la notte così desiderosa
di suscitare strane percezioni. Ho sentito
che un segreto importante
stava per essere affidato a me, come una torcia che passa
da una mano all’altra in una staffetta.

Le mie sincere scuse, ha detto.
Ti avevo scambiato per uno dei miei amici.
E indicò le statue tra le quali sedevamo,
uomini eroici, donne sante che si sacrificano
tenendo i bambini di granito al seno.
Non modificabili, ha detto, come gli esseri umani.

Ho rinunciato a loro, ha detto.
Ma non ho mai perso il mio gusto per i viaggi circolari.
Correggimi se sbaglio.

Sopra le nostre teste erano iniziati i fiori di ciliegio
a sciogliersi nel cielo notturno, o forse stelle che andavano alla deriva,
andando alla deriva e cadendo a pezzi, e dove atterrati
si sarebbero formati nuovi mondi.

Subito dopo sono tornata nella mia città natale
e mi sono ricongiunta al mio ex amante.
Eppure sempre più spesso la mia mente tornava a quanto accaduto,
studiandolo da tutte le prospettive, ogni anno più intensamente convinta,
nonostante l’assenza di prove, che contenesse qualche segreto.
Alla fine ho concluso che qualunque messaggio potesse esserci
non era contenuto nel discorso – così,
me ne resi conto, mi parlava mia madre,
toni aspri, silenzi che mi mettono in guardia e mi rimproverano –

e mi sembrava non solo di essere tornata dal mio amante
ma di tornare ora al Giardino della Contessa
dove i ciliegi stavano ancora fiorendo
come un pellegrino in cerca di espiazione e perdono,

quindi ho pensato che a un certo punto ci sarebbe stata
una porta con un pomello scintillante,
ma quando sarebbe successo e dove non avevo idea.

(©traduzione di Marcello Comitini)

10 pensieri su “Un forte silenzio di Louise Glück / 6

  1. Ce imi place mie la scrierile lui Louise Glück este felul simplu deschis chiar modest de relata poetic ce a simtit ea personal in diferite etape ale vietii personale dar cu o mare adresabilitate directa oricarui tipologii umane. Totul in poezia ei este o poveste captivanta. Ma bucurat enorm ca ea a castigat Premiul Nobel, chiar daca eu personal nu am citit-o anterior mai mult decat atat cand a fost intrebata ce va face cu banii a raspuns direct ca intentioneaza sa isi cumpere o casa mult visata. Franchetea si originalitatea ei este de-a dreptul dezarmanta pentru societatea actuala. Felicitati pentru traducere!

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  2. Caro Marcello, nello studio delle Mafie americane, venni a conoscenza dei dieci comandamenti dei mafiosi italo/americani di Chicago (corrente camorrista di Al Capone). Tutti e dieci i comandamenti ruotano sempre intorno al nono comandamento ebraico “Non desiderare la donna d’altri”. La punizione per l’adultero (o traditore) veniva e viene punito severamente. Tutto ruota intorno alla venerazione e rispetto della donna Moglie e Madre. Esempio, nell’Ndrangheta, per i fatti di sangue le suore cercarono di avvicinare le donne dei mafiosi calabresi per la conversione e vennero a sapere con amarezza che per i delitti di sangue, la giustizia è in mano alle donne. Sono loro che decidono le modalità della condanna a Morte, mentre gli uomini sono preposti ai “traffici”. Leggendo la poetessa Louise Gluck, il comandamento che ella narra ed elabora, intorno al quale ruota spesso, è il quarto comandamento “Onora il padre e la madre”. Il rispetto votivo per la Madre l’ho notato anche in altri giudei famosi, come per esempio Lenin, piuttosto che Pasolini, o Gramsci, Pirandello, Camilleri, Picasso ecc. i quali non “venerano” mai il padre ma hanno una profonda devozione per la Madre. Grazie alle loro opere è possibile notare questa venerazione religiosa per la “Madre Superiora” o “Santissima”. Louise Gluck lascia intravvedere dal suo spiraglio ancora semichiuso, (sono in attesa di altre tue traduzioni) che, questo culto materno non è una prerogativa dei soli maschi ebrei come nei mafiosi americani (e nostri), o artisti o intellettuali italiani legati alla tradizione giudea, ma come nel delta di un fiume questo si apre come il palmo di una mano in mille rivoli, notando da qualche anno a questa parte che questo culto e particolarmente presente anche nelle donne. Tutti i più famosi personaggi della cultura femminile, spettacolo e arte (mio campo) come anche nella politica, hanno questo culto viscerale. Alla morte della Madre, essa per loro è sempre presente come uno “spirito immortale” che guida le loro decisioni, anche le più ferree e spietate da prendere.
    Seguendo i loro passi e scritti, essi manifestano la presenza di una sorta di “divinità femminile” , divinità che i loro testi sacri non menzionano, probabilmente per non svelare la composizione del loro potere giuridico e religioso e temporale: regno della loro Potenza. Per la cultura maschile ebraica, la Giustizia, l’Amore e la Vendetta sono una trinità inscindibile per l’applicazione del “rispetto” divino alla Mater. e bada bene Marcello che dico Donna, non femmina, Ma Donna. La ricostruzione ambientale della poesia di Louise Gluck, se hai notato, si svolge sempre sotto una cappa spessa e tenebrosa e cupa percorsa da una ferrovia per vagoni merce , (presente in più poesie) come se il somatizzare e il diffondere la tragedia germanica del suo popolo tenga viva la memoria dell’Olocausto, presagendo che questo possa ripetersi ancora e sempre, monito per tutte le future loro generazioni se disobbedienti al volere di Mater. (comandamento). Quando i maschi parlano del Padre lo accusano sempre di essere un violento polarizzando sulla madre il culto dell’amore-rispetto e non dell’amore-amore come avviene tra i cristiani.
    Quando la Gluck fa intravvedere uno spiraglio armonioso parlando del creato celeste è sempre frettolosa, posticcia e distaccata, poi come in prossimità di un temporale, ella si annuvola di scuro e nevrotico, beatificandosi in quel Limbo. Nella tragedia consuma fino in fondo la sua poetica tragica/narrativa tra dolori rancori e passioni diventando per ciò “poetessa tragica”.

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    • Come sempre i tuoi commenti sono particolarmente argomentati, esaustivi e incisivi.
      Come sai sono uno che scrive versi e con questi ti rispondo per dirti che hai ragione sulla venerazione della figura materna. Del resto anch’io ho parlato spesso di mia madre ma anche di mio padre, che ho sempre guardato con malinconia e sdegno. E questa poesia che ti mando ne è un esempio:
      Perché ti ho abbandonato
      con il capo riverso sopra il petto
      come grumo grigio
      di nuvola che perdura
      nel cielo tempestoso della mia memoria?
      Portavi chiusi in te l’umiliazione
      di giorni carichi di sogni ormai svaniti
      di me i fremiti irrequieti della giovinezza.

      Ora che nel tuo sangue
      più non t’è rivale la mia vita,
      e sul mio viso il tempo scava i segni
      della tua esistenza antica e impenetrabile,
      provo a rispondere se tra l’umano istinto
      e il dovere di amare
      non fosse poi l’urgenza della linfa a seminare
      germogli di vita a tua insaputa.

      Uno sperma schizzato nell’ovaia
      mi ha dato la vita.

      Perciò ti ho abbandonato.
      ______________

      Spero che non ne rimarrai amareggiato!

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  3. assolutamente no, non posso essere amareggiato anche perché le cause di ciò che scrivi sono molteplici in quanto le più sono rimaste nascoste. quindi a primo acchito presenti tutta la cultura cattolica indiretta che ti si è impressa per la moltitudine che ti circonda che lascia nell’italiano un retroterra antico (bimillenaria) in cui la Mater è fattrice del corpo e dell’anima nella prole. Da qui l’appartenenza del maschio italiano al mondo femminile notato dalle donne straniere come “affetto morboso” ma da noi vissuto solo come affetto materno e pro mater. A questa cultura antica si è sovrapposta la nuova cultura scientifica che ha isolato o interrotto il processo di continuità sia genetica che atavica nei discendenti. Nell’era moderna la Mater riaffiora verso la vecchiaia , quando la compagna separatrice (partener) è deceduta o diseredata o infeconda. La lotta uxoricida tra la Mater e la Moglie divenuta di cultura femminista, sta all’origine di molte separazioni e rancori in quanto non si notano affinità contigue tra le due donne pur essendo dello stesso sesso, obbligando il maschio a ripudiarne una delle due. Per sopperire a questo modello di comportamento familiare, la condotta religiosa porta a far rispettare la donna anziana al fin che non venga abbandonata a se stessa. Da qui imporre tra le regole divine una legge che tuteli gli anziani ( comandamento n. 2 onora il padre e la madre) che per i biblici onorare sta nel pagare (onere) le spese dei genitori abbandonati, mentre nel cristianesimo quel Onore è un segno di rispetto verso l’anziano. Mentre il primo (ebreo) la madre viene detronata solo alla morte e non sempre, nel secondo (cattolico) non tiene conto del rispetto se la madre (suocera) esce dai ranghi o gangheri importunando la sposa. Nella cultura cattolica, ne il padre e nella madre (genitori) sono divinizzati al punto di onorare il loro nome, perchè il potere divino passa direttamente sul Figlio scavalcando la Mater. Quindi la Mater viene destituita al semplice ruolo della fattrice come dici tu, un Ovocita d’aggredire per far nascere se stessi. (nichilismo).

    tuo scritto:
    “Ora che nel tuo sangue / più non t’è rivale la mia vita, …”

    oppure: ecco apparire la metamorfosi scientifica che rende (da restituire) in forma diversa il concetto di Onore putativo perchè privo di comandamento quando dici dubitativo:

    “…se tra l’umano istinto e il dovere di amare
    non fosse poi l’urgenza della linfa a seminare
    germogli di vita a tua insaputa.”

    .

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    • Beh! L’interpretazione che hai fatto dei miei versi mi sembra un po’ semplicistica: avrei preferito non essere mai nato. Infatti l’ultimo verso dice “perciò ti ho abbandonato” (perché sono nato senza che nessuno lo volesse). La vita reale è più spietata di quanto si possa leggere in letteratura.

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  4. “Eli Eli lama sabactani” Rispondi perfettamente alla passione come supplizio, attribuendo la colpa della tua sofferenza ha chi ti ha dato origine, liberandotene. La differenza dei discepoli accomandati sta nell’atto finale del comandamento scelto. Li, in quel momento, si risolvono e dissolvono tutte le teoria in ombra che ci hanno governato. in vita. Se eri ebreo (come Cristo) affidavi la Mater ad un altro figlio, magari adottivo (vedi Giovanni) proprio per quel comandamento che governava il Cristo e che è diventato un modello per secoli e secoli in tutte le comunità cristiane europee. Non c’era la Pensione o vitalizio che sopperiva al comandamento “Onorare” i genitori. Poiché grazie alla pensione gli anziani sono autosufficienti, le madri si abbandonano al loro destino individuale o Sociale; e la coscienza è a posto. Se poi avevi dei rancori catastrofici censurati, la poesia tua diventa un caso di psicologia matura da sottoporre a indagine, altrimenti sei anaffettivo come tanti acculturati che attraverso il sapere si giustificano molto bene senza sentire più rimorsi di coscienza. Dicono: ” è logico”. Tornando a Gluck, ecco che nel suo narrare se stessa sotto forma di Mater altrui, come poetessa ascolta la voce da diffondere, voce proveniente da lontano, (pro-fetica) consolidando il comandamento che la governa dall’alto di fronte la sua comunità.
    Comandamento da: “comandare la mente” o “mente comandata” . Tu sei esente da quel comandamento.

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