Non scriverò più

Costance Dowling

a Cesare Pavese


22 marzo 1950 (*)

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
grandi profondi verdi come il mare
dove i miei sogni annegano.
Ostinata a fingerti cieca
non vedi la mia mano
che brancola in mezzo alle onde.
Ti ho dato il mio sguardo
ma tu immobile attendi
che le maree mi vengano contro.
Con furia le loro onde m’abbracciano,
una ad una mi lacerano, mi lasciano nudo.
Sei tu che le scagli all’improvviso
contro la mia nudità. La nudità della speranza
piegata in ginocchio davanti ai frantumi
dello specchio umiliato dal disamore.
Con gli occhi appannati
dallo stupore vedo alle mie spalle le onde
risucchiarmi nel gorgo
assieme ai dolori taciuti, a tutte le parole vane,
a tutto quello che il mio cuore chiedeva.

Ritornano la memoria e le angosce
che mi camminano accanto
come la donna con la sciarpa a colori
che le avvolge i capelli
e con in gola un sorriso
aspro di ruggine al sole.
Teneva per mano un ragazzo
vergognoso di sognare le vigne
e i boschi che oscurano
il cuore di mezza collina.
Adesso che la vita mi ha insegnato a morire
vedo nei loro occhi
tutte le cose
che dovranno accadere e dissolversi nel nulla.

27 agosto 1950 (**)

Così i miei occhi si aprivano e nasceva
una tenera intimità
con la notte e la terra
e il tuo sorriso di donna.
Tu passavi leggera come rondine o nuvole
alte sui filari delle vigne
che mi donavano frescura e stupore.
Ti ho chiamata e sei giunta
figura pallida della donna amata
col tuo passo leggero.
Vedo nei tuoi occhi brillare
piccoli e stretti coltelli
sogghigni di donna abituata a vedere
la nudità dell’uomo piegato sul proprio destino.
Mi tendi le braccia
dagli angoli oscuri di questa stanza
stringi il mio corpo
come tronco abbandonato all’ignoto.
Assaporo dalla tua bocca la carezza languida
del bacio che dona il sonno profondo
e chiude per sempre il dolore.
Nel forte dell’agosto
nella città semivuota gli occhi
si sono fatti radi e ciechi.
Mi guardano solamente
le colline al di là della pianura fumosa.

Non chiedo se gli occhi
che adesso si chiudono sono i tuoi o i miei.
Non voglio sapere.
Non farò più domande alla vita. Non scriverò più

(*) 22/03/1950 data in cui Pavese scrisse la poesia ” Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”

(**) 27/08/1950 data in cui Pavese “con la carezza languida del bacio” si è tolta la vita.

14 pensieri su “Non scriverò più

  1. Dupa ce am citit poeziile scrise de Cesare Pavese si postate de dumnevoastra, fiindca recunosc ca eu nu il stiam, am simtit nevoia sa citesc putin despre acest autor. Din pacate si-a premeditat iesirea din aceasta lume recurgand la un gest reprobabil mai ales ca la cei 42 de ani era la maturitate si sigur mai avea multe de realizat dar faptul ca nu sa simtit implinit sufleteste, dezamagit, simtindu-se lipsit de viata dar si de dorinte a fost o alegere de neimaginat. Ne-a lasat testament ultima lui poezie, un stigat de durere, neputiinta dar si de iubire neimpartasita.In general oamenii de arta au mult mai multe sensibilitati, putini sunt intelesi si sustinuti in timpul vietii dar indiferent de situatie eu personal detest sinuciderea dar le apeciez opera de arta.

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  2. é una delle mie preferite. Struggente, appassionata, traboccante di vita, di amore, di dolore, al limite della disperazione. é un accorato appello alla donna amata per cercarle di strapparle gli occhi, che poi sono i suoi o forse erano i suoi sin dagli inizi…
    scrivo questo solo percgè lo sento, non mi baso sulla storia, sull’analisi del testo in senso letterario ma a ciò che questa poesia mi trasmette da sempre. anzi, da quando ho amato. Amato veramente e poi l’amore è diventato dolore.

    Grazie Marcello!

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