I nemici

Foto di Paul Apal’kin

Con le dita affondate
nelle cavità dello specchio
ho incontrato me stesso
senza cercarmi e senza desiderio
di rivedere il mio nemico d’infanzia.
Ha sussurrato al mio orecchio
dei piaceri non goduti
dei progetti mai finiti
della vita
trascorsa inutilmente.
Con le lacrime agli occhi
ha ricordato la mia forza
seppure cresciuta con fatica
scardinarsi come porta
rugginosa sul passato
quando lo sentivo rinchiuso
nei profondi
dubbi della mia anima.

Con un sorriso amaro
mi ha costretto a confessare
che fuggivo dalle case
in cerca di una casa
che in cerca di me stesso
cercavo un amore.
Mi guardavo intorno
fuggivo dal mio orgoglio
fuggivo la pietà
donando compassione.

Ma sempre alle mie spalle
lo sentivo lagnarsi
col quel suo fiato di capra
del mio lungo belare
d’ansia e d’inquietudine.

Ora mi direi
se m’incontrassi ancora
come ti sei fatto vecchio
e sempre più ubriaco
d’oscuri incanti
nelle notti tristi e di speranze
nei giorni senza fine.

E sempre più spietato
si è fatto il tuo nemico.

Commento di Gabriella Barattia:

Questa poesia senza dubbio susciterà un senso di fastidio nei lettori che vorrebbero che Marcello si uniformasse, nel suo raccontare e raccontarsi, agli schemi più usuali, che vogliono il passato rivissuto con una punta di malinconia o di rimpianto e che bisogna proiettarsi verso il futuro e godere di quello che la vita ci può ancora dare , anche se siamo vecchi, anche se abbiamo cento anni.

Chi ha letto tutte le poesie di Marcello sa che il rimpianto non gli appartiene, il passato ha portato un così grande carico di dolore, di rinunce, di delusioni da non poter desiderare di riviverlo così come è stato.

Nella sua lucida razionalità permeata dal fatalismo, che appartiene al suo retroterra culturale, è ben conscio che tutto il suo vissuto è stato frutto di sue scelte, dolorose spesso, di rinunce ai suoi sogni, ai suoi progetti alle sue speranze . Consiglierei di leggere o rileggere ” Il volo” in “Formule dell’anima” che spiega molto bene la sua vita.

Ciascuno di noi è portatore di una storia e solo chi ne è stato protagonista è in grado di leggerla : c’è chi la legge attraverso lenti rosate, cercando di tralasciare tutto ciò che non gli è piaciuto e chi la legge con spietatezza.

Ecco Marcello la legge senza infingimenti, la guarda come cosa da lasciarsi alle spalle, ma che ha lasciato in lui tracce indelebili. Queste tracce sono il tessuto del suo scrivere, se non ci fosse tutto quel passato, non narrato, ma esperito, non ci sarebbe il Marcello poeta che noi conosciamo e che ci attrae, anche se il leggerlo può provocare dolore. Ci costringe a guardarci dentro, a vedere la nostra vita da un’ altra angolazione.

Per questo la lettura delle sue poesie non riesce a lasciarci indifferenti, suscitando sempre sentimenti: dolore, rabbia, emozione, commozione, rifiuto, perché mettendosi a nudo ci costringe a fare lo stesso. E non sempre ci piace guardarci dentro mentre ci guardiamo negli occhi.

Due parole sulla forma-poesia di Marcello. Lo ascriverei tra i poeti “classici”, non è un innovatore nella forma, non si concede sbavature lessicali o formali, non butta l’esca della novità per attirare il pubblico.

Ma se guardiamo a ciò che in generale è destinato a restare, vediamo che spesso ciò che attira il pubblico perché ha la forma della rivoluzione, in realtà si perde nel tempo e viene abbandonato. Pensiamo ai poeti futuristi, ai poeti barocchi. Guardiamo a cosa è sempre apprezzato: quello che è portatore di valori riconosciuti attraverso le generazioni.

Nella prima fase della sua poesia anche Marcello sperimentava, rompeva gli schemi. Il fatto di aver ripreso a scrivere dopo tanti anni di silenzio gli ha fatto affrontare la poesia con un’altra mentalità e un’altra visione della vita.
La rivolta nella sua poetica è rimasta, non nella forma ma nei contenuti in cui i suoi rapporti con i temi universali ( vita, amore, morte, impegno sociale) sono affrontati in questa sua ottica che non concede nulla alla superficialità del vivere, ma che vede nella vita un impegno quotidiano di totale consapevolezza.

25 pensieri su “I nemici

  1. Mi-a placut poezia, am citit si comentariul. Nu o percep a fi o poezie exclusiv trista chiar daca sunt cuvinte care accentueaza o altfel de stare ci mai degraba o stare de amaraciune datorata rememorari unor evenimente datorate faptului ca uneori poate ca aveam alte asteptari de la viata. Va felicit!

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  2. Pingback: I nemici — marcellocomitini | l'eta' della innocenza

  3. Pingback: MARCELLO COMITINI – I NEMICI – Letture/Lecturas

  4. Lo stupore continua ad afferrarmi quando ti leggo e ,ora, anche in quella ben tornita recensione che mi fa capire angoli della tua anima un pò di più.
    Domani ti rileggo a mente fresca cercando di lasciarti un commento degno.
    Grazie Marcello per questa abbondanza.

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  5. Non è mai facile guardare dentro noi stessi, ripercorrere il vissuto, le speranze, le passioni, i desideri….ma ancor più difficile è accettare che il tempo trascorso può anche non piacerci e che comunque dobbiamo accettarlo, perchè parte di noi.

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    • Guardare dentro noi stessi è un’arte che nessuno insegna. Ma la vita ci dona tante di quelle amare prove, che siamo costretti a farlo. È per questo che l’umanità ha inventato lo specchio? C’era già in natura, nell’acqua che fugge o in quella stagnante. Ma l’umanità ne ha avuto paura e ne ha costruito uno che potesse gestire. E così si guarda allo specchio senza vedere nulla che non sia in superficie. Ma questa superficie lentamente fa affiorare tutto quello di noi che non amiamo. E allora eccolo il nemico!!! Grazie infinite del tuo commento sempre puntuale nei contenuti 🌹♥️

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