Esiste un senso

 

esiste-un-senso

 

https://youtu.be/NGOXyd8EgGw

 

Esiste un senso

Scrivo su questa pagina
volando tra le nuvole della memoria.
Scivolo dalle vette più alte dei sentimenti
scendo nel più profondo del mio stesso esistere.
Le parole tracciate appaiono
con lampi di luce e scompaiono
nel grigio della malinconia. Rimane la scia
della cometa-parola, la traccia di un dolore
che sembra guarito, un amore rimarginato
una nostalgia lontana una gioia svanita
un rancore che brucia
si spegne e riprende se scavo nel petto.
Cerco il senso di questo
apparire e sparire. Ma esiste un senso?
Come il giorno che appare e muore
come la notte che scende sul mondo e svanisce
e intanto risorge sull’altro emisfero
mentre sul mio il giorno torna a morire.
Così io vado a dormire
ed altri si svegliano, e tutti insieme vigiliamo
che il mondo non dorma o dorma con un solo occhio
come un militare nella sua garitta
un cane di guardia al suo osso
gli agenti di borsa nella gabbia delle grida
i manager nei loro uffici dalle pareti perlate
cuore delle multinazionali
ansiosi e vigili come i contadini sui campi
coltivati a grano
per cacciare passeri cince pettirossi
colombe tortore corvi e tutti i parassiti
che strisciano in basso affamati
gridano come io grido su questa pagina
e volo come l’aereo
che trascina la scritta ti amo maria
t’amerò per sempre. Intanto maria
che vive nell’altro emisfero dorme. E poi l’aereo
scende toccando elegantemente la pista
con piccoli sbuffi di fumo
dall’odore di gomma bruciata
e lo striscione trascinato per terra
ha le parole a brandelli.
Nelle torri di controllo vigila – lo so –
il manager dei due emisferi
che avrebbe volentieri
lacerato le parole prima che l’aereo prendesse il volo.
Ora soddisfatto ride e cerca altro
da sorvegliare. Esiste un senso?
Non quello che cerco.

17 pensieri su “Esiste un senso

  1. Pingback: Esiste un senso — marcellocomitini | l'eta' della innocenza

  2. Caro Marcello. Facciamo finta di essere all’università, e come si dice in quel luogo: facciamo ‘accademia’, cioè si fa una simulazione. Ecco, invece ci troviamo in un teatro (simulazione), e tu, non si sa perché, hai affidato a me il compito di aprire la serata, presentandoti. Lasciamo perdere che dovrei rileggermi non so quanti testi sulla poesia, ma…alla fine, davanti al microfono direi solo questo: “Accanto a me c’è Marcello Comitini. Ora prenderà la parola…(farei una breve pausa e poi…)…la parola di un poeta. Ascoltatelo. Se capite siete fatti per la poesia, se non capite, vi sentite a disagio, vi viene in mente chissaché, va tutto bene, siete fatti per altro”.
    Eh!!!

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