Pablo Neruda, Soliloquio (ESP – ITA)

Pablo-Neruda-x-soliloquiowe

Pablo Neruda non nomina né ragionieri né casalinghe, né dattilografi CHIUSI nei loro locali (mentali più che fisici). Non li nomina ma è come se li nominasse uno per uno.
E nomina anche me.

La traduzione in italiano si trova alla  fine del testo in spagnolo.

SOLILOQUIO EN TINIEBLAS

Entiendo que ahora tal vez
estamos gravemente solos,
me propongo preguntar cosas:
nos hablaremos de hombre a hombre.

Contigo, con aquel que pasa,
con los que nacieron ayer,
con todos los que se murieron
y con los que nacerán mañana
quiero hablar sin que nadie escuche,
sin que estén susurrando siempre,
sin que se transformen las cosas
en las orejas del camino.

Bueno pues de dónde y adónde?
Por qué se te ocurrió nacer?
Sabes que la tierra es pequeña
apenas como una manzana,
como una piedrecita dura,
y que se matan los hermanos
por un puñado de polvo?

Para los muertos hay tierra!

Ya sabes o vas a saber
que el tiempo es apenas un día
y un día es una sola gota?

Cómo andarás, cómo anduviste?
Social, gregario o taciturno?
Vas a caminar adelante
de los que nacieron contigo?
O con un trabuco en la mano
vas a amenazar sus riñones?
Qué vas a hacer con tantos días
que te sobran, y sobre todo
con tantos días que te faltan?

Sabes que en las calles no hay nadie
y adentro de las casas tampoco?

Sólo hay ojos en las ventanas.
Sí no tienes dónde dormir
toca una puerta y te abrirán,
te abrirán hasta cierto punto
y verás que hace frío adentro,
que aquella casa está vacía,
y no quiere nada contigo,
no valen nada tus historias,
y si insistes con tu ternura
te muerden el perro y el gato.

Hasta luego, hasta que me olvides!

Me voy porque no tengo tiempo
de hacer más preguntas al viento.

Tengo tanta prisa que apenas
puedo caminar con decoro,
en alguna parte me esperan
para acusarme de algo, y tengo
yo que defenderme de algo:
nadie sabe de qué se trata
pero se sabe que es urgente
y si no llego está cerrado,
y cómo voy a defenderme
si toco y no me abren la puerta?

Hasta luego, hablaremos antes.
O hablamos después, no recuerdo,
o tal vez no nos hemos visto
ni podemos comunicarnos.
Tengo estas costumbres de loco,
hablo, no hay nadie y no me escucho,
me pregunto y no me respondo.

Pablo Neruda, Estravagario, Nuova Accademia, 1963

SOLILOQUIO NELLE TENEBRE

Capisco che forse ora
siamo gravemente soli,
mi propongo d’interrogare:
ci parleremo da uomo a uomo.

Con te, con colui che passa,
con quelli che nacquero ieri,
con tutti quelli che morirono
e con chi nascerà domani
voglio parlare senza che nessuno oda,
senza che stiano sempre sussurrando,
senza che si trasformino le cose
nelle orecchie della strada.

Bene, dunque, da dove e verso dove?
Perché t’è venuto in mente di nascere?
Sai che la terra è piccola
appena come una mela,
come una pietruzza dura,
e che si uccidono i fratelli,
per un pugno di polvere?

C’e terra per i morti!

Sai ormai, o lo saprai,
che il tempo è un giorno appena
e un giorno è solo una goccia?

Come camminerai, come camminasti?
Sociale, gregario o taciturno?
Camminerai davanti
a coloro che nacquero con te?
O con un trombone in mano
minaccerai le loro reni?

Che ne farai di tanti giorni
che ti restano e soprattutto
di tanti giorni che ti mancano?

Sai che nelle strade non c’è nessuno
e neppure dentro le case?
Solo vi son occhi alle finestre.
Se non hai dove dormire
bussa a una porta e ti apriranno,
ti apriranno fino a un certo punto
e vedrai che dentro fa freddo,
che quella casa è vuota,
e nulla vuol aver a che fare con te,
non valgon nulla le tue storie,
e se insisti con la tua tenerezza
il cane e il gatto ti mordono.

Arrivederci, finché mi avrai dimenticato!

Me ne vado perche non ho tempo
di fare altre domande al vento.

Ho tanta fretta che appena
posso camminare con decoro,
in qualche parte mi attendono
per accusarmi di qualcosa, e devo
difendermi da qualcosa:
nessuno sa di che si tratta,
si sa però che è urgente
e se non arrivo è chiuso,
e come mi difenderò
se busso e non aprono la porta?

Arrivederci, parleremo prima.
Oppure parleremo poi, non ricordo,
o forse non ci siamo visti mai
né possiamo comunicare tra noi.
Ho quest’abitudine da pazzo,
parlo, non c’è nessuno e non mi ascolto,
m’interrogo e non mi rispondo.

Pablo Neruda, Stravagario, Nuova Accademia, 1963

traduzione di Giuseppe Bellini.

3 pensieri su “Pablo Neruda, Soliloquio (ESP – ITA)

  1. Pingback: Pablo Neruda, Soliloquio (ESP – ITA) — marcellocomitini | l'eta' della innocenza

    • Ti capisco e capisco Neruda. Anch’io devo difendermi da qualcosa e condivido pienamente la preoccupazione (si fa per dire) di Neruda.
      nessuno sa di che si tratta,
      si sa però che è urgente
      e se non arrivo è chiuso,
      e come mi difenderò
      se busso e non aprono la porta?

      "Mi piace"

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