Saper leggere

cesare-pavese

Chi commenterà questo video, chi scenderà tra le parole scritte da Cesare Pavese e lette da Luigi Maria Corsanico?

Pavese ha avuto la fortuna di interloquire con un operaio. Oggi potrebbe parlare soltanto a ragionieri o casalinghe che nulla sanno degli operai, o a dattilografi che ricopiano malamente parole già dette da altri. E mentre le ricopiano non si chiedono che senso hanno, perché e come sono state dette, ma soprattutto scritte.

Già Pavese diceva che poiché tutti sanno leggere, credono anche di capire e poter giudicare. Ma per poter giudicare bisogna prima studiare e penare sulle “sudate carte” e condividere, condividere fin nel profondo della coscienza, le pene, le sofferenze, le incertezze dell’umanità quella più vera e più debole.

I ragionieri non se ne abbiano a male, e neppure le casalinghe o i dattilografi, ma quando il rumore che odono tutto il giorno è quello dei locali in cui si sono chiusi (locali mentali prima che fisici),  e le pene provate sono quelle lette e viste sui telegiornali, distesi sul divano, tra una partita di coppa uefa e l’altra, mentre i bambini e la moglie o il marito, ruzzano intorno, i ragionieri, le casalinghe, i dattilografi non se ne abbiano a male se li invito a non scrivere e a non giudicare coloro che seriamente scrivono, perché se leggono non capiscono, e se giudicano esprimono sentenze che nulla hanno a che vedere con ciò che hanno inteso criticare.

Dunque Luigi, ti sono doppiamente grato per questa scelta di leggere un brano che non contiene nessun pathos, che non stimola sentimenti piagnosi, che non fa sognare al di sopra della realtà, ma incatena ciascuno al dovere dell’umiltà e dell’ascolto. Grazie! Davvero grazie!

39 pensieri su “Saper leggere

  1. Grazie per l’introduzione critica, caro Marcello e, avendo letto questo breve saggio di Pavese, sai bene quanto condivida il tuo pensiero. Non si finisce mai di studiare e penare sulle “sudate carte” e più si suda, più si scopre un universo letterario infinito che ci attende, dal quale ancora imparare a riconoscere “le pene, le sofferenze, le incertezze dell’umanità quella più vera e più debole.”
    Lamento solo qui, la mancanza di commenti. Forse pochi condividono la serietà delle argomentazioni di Pavese e la genuinità delle domande di Masino.

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    • Carissimo Luigi,
      Dolorosamente devo convenire che certi individui, individui e non persone, che vivono nel loro solipsismo, sanno solo criticare, senza rendersi conto , che la loro critica nasce dal non saper leggere. E questo brano che hai letto non può essere commentato da costoro perché sanno che di fronte alle idee chiare di Pavese, non hanno la cultura, neppure quella di Masino, per poter criticare. Figuriamoci per commentare.
      A loro è dedicata l’immagine con cui ho accompagnato la pubblicazione de “La stanza”. immagine facile di pronto e condivisibile effetto, da non commentare ma da guardare a bocca aperta dal desiderio (e credo anche dall’invidia)!

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  2. Nel pomeriggio mi dedico all’ascolto di questa perla, preceduta da riflessioni da me condivise del tutto al punto che mi chiedo se sia stato un bene o un male dare ‘il pezzo di carta’ a tutti..
    A guardare gli esiti no…
    Ma forse son severa. A scuola invece di imbottire la testa dei classici dovrebbero insegnare e studiare gli stessi, a dedicarsi anima e corpo e a scrivere un rigo solo dopo anni di studi e di diottrie.
    Grazie a tutti e due per questa pregevole occasione di approfondimento.

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  3. Caro Marcello, permettimi una piccola riflessione. Ho pulito cessi e culi di anziani abbandonati, ho mangiato verdure buttate per terra nei mercati quando non avevo da mangiare. Ho studiato per come ho potuto, e ho imparato a leggere l’italiano a 19 anni dopo 2 bocciature e tre sospensioni scolastiche per motivi di condotta. Della letteratura italiana so poco e nulla, e per giunta non la amo. Ma, parlo 5 lingue, insegno letteratura inglese e francese, insegno portoghese e musica. Di Pavese non so un cavolo, non mi attira e non mi interessa.
    Faccio anche la casalinga e mi impegno nella lettura di tutto ciò che reputo un nutrimento per la mia anima e non per blasonare un curriculum culturale atto a riempirmi la bocca. Credo che chiunque abbia facoltà di leggere ed interpretare i grandi della letteratura anche seduti sul gabinetto mentre bolle il sugo e suona la radio. Questo tuo modo di argomentare piuttosto asciutto mi sorprende perché come tu ben sai, la letteratura è di tutti. Conosco operai che potrebbero sotterrarmi tanto sanno mentre io no so. Tu pecchi di garbo talvolta e per tal motivo, nonostante tu dica di stimarmi molto, io scelgo di non ti seguirti più. Ti lascio nell’illusione di saper tutto, perché dopo ciò che ho letto ho compreso che forse devi arricchirti meno di parole e più di sentimento. Buona vita.

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    • Anche se io mi sono rivolto a coloro che stanno ” chiusi nei loro locali (più mentali che fisici)” hai fatto bene a commentare chiarendo ogni possibile equivoco. E anche se ti è sfuggito il vero senso di ciò che ho scritto, apprezzo molto le tue esperienze e ti sento molto vicina.

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      • Marcello, prima di tagliare la corda, volevo che tu sapessi che – visto che metti il “mi piace” quasi a tutti i miei post – non hai minimamente considerato la poesia di Jiří Orten. Non lo conosci? Non ti piace? Eppure, tratta proprio di Poesia. Ciao

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    • Rispondo a Misteryously. Non credo che pecchi di garbo. Io non ho pulito cessi, ma conosco diversi operai e perfino parecchi detenuti o ex detenuti. I dattilografi non esistono più. I ragionieri forse sono diventati commercialisti. Non se la prendano a male? Alla faccia.
      La Poesia è una cosa seria, non lagnosa: c’è chi è più portato e chi meno, premi a parte.
      Anche io ho molte perplessità su Pavese, Misteriously, ma qualcosa che ha scritto merita veramente.
      A parte questo, copio questa tua frase: “Credo che chiunque abbia facoltà di leggere ed interpretare i grandi della letteratura anche seduti sul gabinetto mentre bolle il sugo e suona la radio.”. Sono perfettamente d’accordo. E hai fatto bene a usare il termine “facoltà”.
      Anche io mi eclisso da questo blog.

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      • Buongiorno e grazie per il commento. Non amare Pavese non significa essere non dotati di comprendonio. E classificare il background culturale di un inviduo sulla sola base di ciò che produce nel suo quotidiano per poter vivere è vergognoso. Grazie per il sostegno molto gradito.

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  4. Carissimo Luigi Maria,il rispetto per te, i montaggi e soprattutto Cesare Pavese mi obbliga a dire un paio si parole in merito..
    Innanzitutto condividono la serietà delle argomentazioni di Pavese e la genuinità delle domande di Masino. Straordinario e semplice dialettica tra loro che induce a ripetere l’ascolto proprio perchè godibilissimo e per la bontà delle argomentazioni.
    Un Maestro Pavese, nulla da eccepire.Se dovessi riportarti quale passaggio mi è più congeniale ti digito ‘
    Non credere che le parole non contano anche gli intrecci e le parole son parole…’
    Lo riascolto…

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    • Grazie, Marzia. Per emozionarsi, bisogna saper leggere. Non tutti riescono. Ma ogni autore parla a tutti. Dunque càpita che qualcuno non capisca. E se non capisce s’inalbera. Non gliene faccio un torto. Mi spiace solo che chi non capisce pretenda di aver capito. Ma questa è una naturale conseguenza.

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  5. Dico la mia sul commento di Paola.
    Dubito fortemente che chiunque ‘abbia facoltà di leggere ed interpretare i grandi della letteratura anche seduti sul gabinetto mentre bolle il sugo e suona la radio’, innanzitutto perchè l’interpretazione di un’opera richiede attenzione come si fa a dargliela se in simultanea si fa altro?
    Inoltre cosa si interpreta e (su) cosa?
    Parole al vento se ne posson dire eccome, ma tali rimangono.
    Ho iniziato a leggere Pavese a 30 anni e lo riprendo a breve perchè mi sazia.
    Non capisco questa levata di scudi, poi: se non vi interessa quanto proposto limitatevi al silenzio: nessuno vi obbliga.
    Invece incoraggio sia Marcello sia Luigi Maria a continuare fregandosene di chi li crede manichei.

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    • Allora che si faccia la stessa cosa nei blog altrui perché chi reclama spesso rispetto è il primo che non lo applica. Mi sorprendi Marzia proprio tu che mi seguivi e mi appoggiavi dedicandomi persino un video come mamma dell’anno. Sono la stessa paola Marzia, invecchiata di qualche anno ma la stessa che non solo non criticavi ma apprezzavi per la sincerità che applicavo nei miei post.

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  6. Mi spiace di averti delusa..
    E forse, sotto questa luce, comprendo la tua risposta un pò piccata. In genere qua si dice’ chi vuò rispetto n’adda purtà’ lo diceva sempre la buonanima di mia suocera.
    Innanzitutto fa che io capisca chi sei: son in WP da tanto.

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  7. A proposito del video: troppe parole per parlare delle parole. Io, che pure conosco abbastanza bene Pavese, avrei preferito leggerle, perché avrei avuto io “mio” tempo. Ora, cercherò di farlo, perché il discorso del “nostro” mi lascia molto perplessa e sto decisamente dalla parte di Masino.
    “Per emozionarsi, bisogna saper leggere. Non tutti riescono.”. [???]
    O forse non tutti ci riescono con le stesse cose, allo stesso modo? Non m’importa granché di ragionieri, casalinghe e dattilografi (cosa c’entrano? manco esistono più…), Ma io – per carità, criterio personale – quando leggo una poesia la apprezzo (non giudico nessuno) solo se il poeta riesce a convincermi, se gli/le credo. È l’unica spiegazione che sono riuscita a dare a chi mi chiese perché mi piace Sylvia Plath.

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    • Non chiedermi scusa, Bruno. Saresti il solo e saresti isolato. E poi oserei dire che non è una discussione. Mi sono reso conto che su wordpress la letteratura, quella vera, viene scambiata per una manciata di popcorn da consumare girando tra le giostre del luna park. La si butta giù senza porsi troppe domande. Se però un chicco ci richiama alla vera natura del mais, rischiando di spezzarci la dentatura, ecco che lo si sputa e si inveisce contro chi ha preparato il cartoccio. Ricambio di cuore l’abbraccione, Paolo

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      • Per favore, potresti spiegarmi cosa intendi per “letteratura vera”?
        Io leggo parecchio, e da più di quarant’anni. E sì, letteratura vera.
        Vabbè, forse questo mio ultimo commento era inutile, ma quando sento parlare di letteratura (VERA!!!), le domande me le pongo sì, eccome. E magari, se sapessi a cosa ti riferisci… no, non importa.
        Auguri cari per tutto

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