A guardia d’uno sconosciuto (ITA – FR)

Rebecca-Litchfield 

foto di Rebecca Litchfield

È l’ora esatta
l’ora della notte
senza luci né suoni.
Smemorato
mi lascia a guardia
d’uno sconosciuto
disinganno alla porta
scardinata dei miei sogni.

 

A garde d’un inconnu

C’est l’heure exacte
l’heure de la nuit
sans lumières ni sons.
Oublié
elle me laisse à garde
d’une déception inconnue
à la porte
dégondée de mes rêves.

 

da “Formule dell’anima”, Edizioni Caffè Tergeste, 2011
https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/poesia/63399/formule-dellanima/

 

Festa da ballo (ITA – FR)

ballerini-con-bacioweb

I nostri occhi si guardano
mentre danziamo abbracciati.
Sentiamo irrompere in noi
come un fiume nel sangue
il desiderio dell’altro.
Il nostro amore tace travolto
da una valanga di risate e di braccia
tese e festanti che danzano al ritmo
della notte appena arrivata.
Gioiosamente congiunti ci separano
con l’irruenza delle parole ci travolgono
gli amici intorno di affetti e ricordi.
Loro non sanno
non comprendono il fuoco
che avvampa nei nostri corpi.
Cacciatori divertiti ci catturano
inconsapevoli delle pene delle prede.
Hanno sui visi la dolcezza del presente
e l’ombra del futuro fugace negli occhi.
Tendono le mani verso i nostri sorrisi
attingono a questa fonte limpida
come cani ciechi o fanciulli stupiti
della perla che brilla nei nostri occhi
come nelle valve dischiuse dell’ostrica.
Noi li guardiamo
e riusciamo quasi a comprendere
perché non capiscono.
Ma solo questo facciamo. Allacciati
beviamo dai nostri occhi
la meraviglia d’amarci.
Fête dansante

Nos yeux se regardent
pendant que nous dansons embrassés.
Nous ressentons nous pénétrer
comme un fleuve dans le sang
le désire de l’autre.
Notre amour se tait accablé
par une avalanche de rires et de bras
tendues et acclamant la danse au rythme
de la nuit qui vient d’arriver.
Autour de nous gaiement réunis
les amis nous séparent avec la fougue des mots
ils nous submergent d’affections et souvenirs.
Ils ne savent
ni comprennent le feu
qui brûle dans nos corps.
Chasseurs amusés nous attrapent
en ignorant les souffrances des proies.
Sur leurs visages ils ont la douceur du présent
et l’ombre de l’avenir éphémère dans les yeux.
Ils tendent les mains à nos sourires
ils puisent à cette source limpide
comme des chiens aveugles ou des enfants stupéfaits
de la perle qui brille dans nos yeux
comme dans les valves entrouvertes de l’huître.
Nous les regardons
et arrivons presque à savoir
pourquoi ils ne comprennent pas.
Mais seulement cela nous faisons. Embrassés
nous buvons de nos yeux
la merveille de nous aimer.

 

 

Alla Luna (ITA – FR)

Emil-Nolde-Half-Moon-over-t

Oh, vergine silenziosa ancora
dove la mia ragione non arriva,
peregrina su sassi aguzzi
su alta sabbia e sterpi
ancora vaga di mirar queste valli
e la misera fierezza delle città
non vedo nel tuo sembiante
ombra fatua o insulsa!
Me lo dicono il fuoco che avvampa
sulle tenebre del mondo
quando sorgi o tramonti
e il tuo sorriso che tra le nuvole
appare triste e si nasconde.
Allora una pietà m’incombe
degli uomini che ti guardano
ti gustano
come terra di conquista.
Trasformano
la ragione del tuo esistere
in schiava da piegare
alle loro voglie mortali.
Negano il tuo respiro nel creato
contano le stelle una ad una
volano tra le nuvole e più felici si pensano.
Si dicono
nella loro lingua arida
immortali più di te.

 

A la lune

Oh, vierge silencieuse encore
où ma raison n’arrive pas,
pèlerine sur pierres pointues
sur haut sable et ronces
désireuse encore d’aimer ces vallées
et la misérable fierté des villes
Je ne vois pas dans ton visage
ombre futile ou fade!
ils le disent à moi le feu qui flambe
sur les ténèbres du monde
quand tu te lèves ou te couche
et ton sourire triste dans les nuages
apparait et se cache.
Puis une pitié plane sur moi
pour les hommes qui te regardent
en te goûtant
comme terre de conquête.
Ils transforment
la raison de ton existence
en esclave à soumettre
à leurs envies mortelles.
Refusant ton souffle dans la création
Ils comptent les étoiles une par une
ils volent à travers les nuages et plus heureux ils se pensent.
Ils se disent
dans leur langue sèche
immortels plus que toi.

 

NOTA
Le parole in corsivo del testo in italiano sono tratte dalla poesia di Leopardi “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”

Statue (ITA – FR)

Mimmo-Jodiceweb

Foto di Mimmo Jodice

Statue distese sulla sabbia
carezzate dal mare
dal tempo e dall’incuria.
Simulacri dai volti sereni
immuni da peccato.
Alcuni con gli occhi chiusi
da pesante sonno in cui sognano
sé stessi ancora prigionieri
della pietra informe.
Altri puntati al cielo
con sguardi privi di emozioni
eppure fieri della loro consistenza
di maschere
ignare dell’artefice.
La loro carne inane e opaca
levigata dal fuoco d’innumerevoli tramonti
sembra respirare
in paziente attesa di riprendere vita.

Non sanno. Non possono sapere.

I loro occhi
scolpiti dall’artefice
hanno lo sguardo cieco della pietra.

 

Statues

Statues allongées sur le sable
caressées par la mer
le temps et la négligence.
Simulacres aux visages sereins
exempts de péché.
Certains avec les yeux fermés
d’un sommeil lourd dans lequel ils rêvent
eux-mêmes toujours prisonniers
de la pierre informe.
D’autres braqués au ciel
avec des regards sans émotion
pourtant fiers de leur consistance
des masques
ignares de l’auteur.
Leur chair vain et opaque
lissée par le feu d’innombrables couchers de soleil
semble respirer
attendant patiemment de revenir à la vie.

Ils ne savent pas. Ils ne peuvent pas savoir.

Leurs yeux
sculptés par l’auteur
ont le regard aveugle de la pierre.

Stupore – Etonnement

Pietro-Bellottiweb

Pietro Bellotti,  Stupore

 

Quando le giornate lentamente si allungano, ne rimango stupito come se fosse un evento inatteso. O forse mi rallegra così profondamente da confonderlo con lo stupore.

Poche cose mi colpiscono a fondo.

Non lo sbocciare di un nuovo amore perché ne conosco il rapido sfiorire, la delusione che attanaglia le viscere, il dolore di una solitudine ritrovata.

E se l’amore non svanisce, è il sentimento del nuovo che si estingue e lascia sopraggiungere l’abitudine, il già visto, il già provato. E in fondo all’animo galleggia la malinconia di tutto ciò che è svanito.

Due persone anziane che amano ancora nell’altro lo splendore dello sguardo, la dolcezza dell’animo, la forza del carattere, la serenità delle scelte fatte, le tracce sui volti delle difficoltà affrontate condividendone i rischi , questo mi stupisce. Ma è solo il pensiero a stupirmi, non la visione reale, che vorrei avere la fortuna d’incontrare.

Non la nascita di un bambino che mi appare come un evento naturale, pur non disconoscendo le attese delle madri, i loro travagli e la loro gioia di vedere tra le loro braccia il gioiello tenero di una nuova vita a cui hanno dedicato tutto il corpo.

Forse la nascita mi appare naturale perché da ragazzo ho visto femmine di animali partorire e spesso le ho aiutate. Tutto negli animali avviene con naturalezza, con sottomissione almeno apparente.

Il nuovo nato, umano o animale, porta già i segni della vita che inizia a scorrere. E ogni volta mi assale l’amarezza di chiedermi verso dove.

I piccoli degli animali si avviano insieme alla loro pacata rassegnazione. Accompagnati da una speranza di felicità futura i piccoli umani s’incamminano. Verso dove? Verso quale rassegnazione?

Anche l’alba e il tramonto sono avvenimenti che mi entusiasmano per i colori che segnano rispettivamente l’allegria o il dramma insito in ogni stato di transizione.

Così mi entusiasma la perizia con cui un pittore riesce a ritrarre la realtà, molto meno il suo intervento su questo suo ritrarre, quando proietta sulla realtà la propria visione deformante : l’opera realizzata mi appare come un trattato (o semplicemente un brano ) di filosofia, un pensiero espresso attraverso forme e colori.

Allora il mio entusiasmo nasce dal modo emozionale con cui il pittore o l’artista in generale è riuscito ad esternare il suo pensiero, ad attrarre la nostra attenzione, a indurci a vedere la realtà trasformata dal suo modo di concepire il mondo.

Questo mi accade anche leggendo poesie o tutte quelle opere letterarie in cui l’autore descrive cose fatti o persone.

Mi affascina la precisione con cui le parole sono disposte: fanno sorgere nella mente del lettore le immagini o i concetti come fossero reali, tangibili.

È un travaso di pensiero simile a quello dell’alba e del tramonto. Questi traghettano la notte nel giorno e viceversa. Le parole traghettano il pensiero luminoso dell’autore nel lettore, lo trasportano in luoghi tanto immaginari quanto reali nell’intimo. E quando alziamo gli occhi dalla pagina ci guardiamo intorno, cerchiamo smarriti quei luoghi che abbiamo visitati ricolmi di emozioni, quelle persone nelle quali ci siamo identificati o che abbiamo desiderato incontrare, come un amore che ci è passato accanto o che ci ha accompagnati per il lungo tratto della nostra vita immaginaria.

Sono momenti in cui cervello e corpo lavorano insieme per volare tra le braccia fugaci della felicità.

E la considerazione che ci si pone leggendo questi miei pensieri non è forse quella che io possa essere una persona infelice? Sì.

Lo sono quando non accade quel che mi stupisce o quando più semplicemente ne sono lontano.

E tu che hai letto sin qui?
Etonnement
Lorsque les jours s’allongent lentement, je suis étonné comme s’il s’agissait d’un événement inattendu. Ou peut-être que cela me réjouit si profondément parce que je le confond avec l’étonnement.

Peu de choses me frappent profondément.

Pas le fleurir d’un nouvel amour parce que je connais sa défloraison rapide, la déception qui tenaille les entrailles, la douleur d’une solitude retrouvée.

Et si l’amour ne s’évanouit pas, c’est le sentiment du nouveau qui s’éteint et laisse survenir l’habitude, le déjà vu, le déjà essayé. Et au fond de l’âme flotte la mélancolie de tout ce qui a disparu.

Deux personnes âgées qui aiment encore dans l’autre la splendeur du regard, la douceur de l’âme, la force du caractère, la sérénité des choix opérés, les traces sur les visages des difficultés rencontrées en partageant leurs risques, cela m’étonne. Mais c’est seulement la pensée qui m’étonne, pas la vision de la réalité, que j’aimerais avoir la chance de rencontrer.

Pas la naissance d’un enfant qui m’apparaît comme un événement naturel, sans ignorer les attentes des mères, leurs travails et leur joie de voir dans leurs bras le tendre joyau d’une vie nouvelle à laquelle elles ont consacré leurs corps entiers.

Peut-être que la naissance me semble naturelle parce que, en tant que garçon, j’ai vu des femelles accoucher et je les aidais souvent. Tout chez les animaux se produit naturellement, avec une soumission au moins apparent.

Le nouveau-né, humain ou animal, porte déjà les signes de la vie qui commencent à couler. Et à chaque fois je suis assailli par l’amertume de me demander vers où.

Les petits des animaux s’acheminent ensemble avec leur calme résignation. Accompagnés d’un espoir de bonheur futur, les petits humains s’acheminent. Vers où ? Vers quelle résignation ?

Le lever et le coucher du soleil sont aussi des événements qui m’excitent pour les couleurs marquant respectivement la joie ou le drame inhérent à chaque état de transition.

De la même manière je suis enthousiasmé par l’habileté avec laquelle un peintre parvient à dépeindre la réalité, encore moins son intervention sur cette représentation, lorsqu’il projette sa vision déformante sur la réalité: l’œuvre créée m’apparaît comme un traité (ou simplement un passage) de philosophie, une pensée exprimée à travers les formes et les couleurs.

Alor mon enthousiasme nait de la manière émotionnelle avec laquelle le peintre ou l’artiste en général a réussi à extérioriser sa pensée, à attirer notre attention, à nous inciter à voir la réalité transformée par sa façon de concevoir le monde.

Cela m’arrive aussi lors de la lecture de poèmes ou de toutes les œuvres littéraires dans lesquelles l’auteur décrit des choses, des faits ou des personnes.

Je suis fasciné par la précision avec laquelle les mots sont arrangés: ils font surgir des images ou des concepts dans l’esprit du lecteur comme s’ils étaient réels, tangibles.

C’est une transmission de pensée similaire à celui du lever et du coucher du soleil. Ceux-ci amènent la nuit au jour et vice versa. Les mots amènent la pensée lumineuse de l’auteur au lecteur, le transportent dans des lieux aussi imaginaires que réels. Et lorsque nous levons nos yeux de la page, nous regardons autour de nous, perdus à la recherche de ces lieux que nous avons visités pleins d’émotions, de ces personnes à lesquelles nous nous sommes identifiés ou que nous avons désiré rencontrer, comme un amour qui est passé prés de nous ou qui nous a accompagnés pour un longue période de notre vie imaginaire.

Ce sont des moments où le cerveau et le corps travaillent ensemble pour voler dans les bras fugaces du bonheur.

Et la considération accordée à la lecture de mes pensées n’est-elle pas qu’je peux être une personne malheureuse? Oui.

Je le suis quand ce qui m’étonne n’arrive pas ou quand j’en suis tout simplement loin.

Et vous, qu’avez-vous lu jusqu’ici ?

Chi sono costoro? (ITA – FR)

Chi sono costoro

Oggi il cielo si è fatto d’un profondo blu
per consolare le donne del dicembre piovoso.
Ha lasciato soltanto una piccola nube
a non dimenticare
e un vento lieve che solleva le gonne
all’altezza dell’inguine dolcemente.
Le campagne risuonano di grilli
e di papaveri raggelati di vento e di brina.
La città sonnolenta non guarda di notte
i corvi impauriti su tetti e terrazze
fuggiti dai fuochi che schizzano al cielo.
E le strade deserte e madide
dell’antico lucore di pioggia
invocano come bocche mute
che le calpestino le auto.
Alle finestre e balconi luci silenziose
accendono e spengono i loro colori.
Nelle stanze affollate di doni e di gente
chi sono costoro che sorridenti si riconoscono
si chiamano da lontano si stringono le mani
poi si abbracciano e si baciano?
Chi?
Coloro che ogni giorno
s’ignorano.

 

Aujourd’hui, le ciel est teint d’un bleu profond
pour consoler les femmes du décembre pluvieux.
Il n’a laissé qu’un petit nuage
à ne pas oublier
et un vent léger qui soulève doucement
les jupes au niveau de l’aine .
Les campagnes résonnenet de grillons
et des coquelicots gelés par le vent et le gel.
La ville d’un air endormi ne regarde pas la nuit
les corbeaux effrayés sur les toits et les terrasses
échappés des feux élancés vers ciel.
Et les rues désertes et humides
de l’ancien éclat de la pluie
invoquent comme des bouches muettes
que les voitures les piétinent.
Aux balcons et fenêtres des lumières silencieuses
allument et éteignent leurs couleurs.
Dans des pièces bondées de cadeaux et de personnes
sont qui ceux qui se reconnaissent souriants
s’appelent de loin, se serrent la main
puis ils s’embrassent et se baisent ?
Qui?
Ceux qui tous les jours
s’ignorent.

La foglia rimasta a mezz’aria

Cranach_vecchio_eva

Charnach il vecchio. Eva

Dopo interminabili piogge
ha il tepore della primavera
questa bellissima giornata di dicembre.
Sul ramo di fronte alla mia finestra
si è posato un uccello colore delle onde
quando il mare è sconvolto dalla bufera.
Trema. Non ha becco né artigli.
Con il suo canto di angelo
sì crede capace di incantare la luna
di placare il vento, di spartire le acque
di dare vita alle pietre,
di sollevare le montagne più in alto.
Ma quando spalanca la bocca è solo un lamento
che attraversa i vetri della mia finestra.
Una giovane donna grassa e infelice
vestita di un nero più simile al grigio
passa sotto il suo ramo e si chiede
chi ascolti quel canto. Commossa gli porge
un rametto d’ulivo
inargentato come la luna.
Le foglie cadono una a una,
macchiando l’asfalto
del colore della ruggine.
L’uccello le spazza via con le ali
prende il volo verso le stelle.
Una nuvola pesante di pioggia lo avvolge
scivola sulle penne le tinge di rosso.
Il rosso gocciola sulle mani della donna
le dona il sorriso smarrito da tempo.
La donna si spoglia di fronte alla mia finestra.
I seni piccoli come due gocce di pioggia
il pube nascosto da una foglia rimasta a mezz’aria.
Il suo corpo è quello di Eva a cui la vita
ha appena donato la mela.
Mi guarda con occhi ridenti
come un’offerta a cui è impossibile non rispondere.
Ma le dico soltanto vieni.
Attingi
a mani levate la luce di questo giorno.
Colora di rosso il buio della mia mente,
il fiume dei miei desideri, la solitudine
della foglia rimasta a mezz’aria.
Lei torna a sorridere, mi viene accanto
chiude i miei occhi con le sue mani.
La foglia rimasta a mezz’aria
scopre il suo pube si ferma poi vola
verso le stelle in questa bellissima
e calda
notte di dicembre.

 

 

Mario Luzi, Epifania

Luzi-ritratto-web

Mario Luzi

                              

[…] a te che vai
persona semiviva tra due gorghi
tra passato e avvenire giunge al cuore
la freccia dell’anno… e all’improvviso
la fiamma della vita vacilla nella mente.
Luzi, Epifania.

Vedi, io vivo. Di che? Non l’infanzia e neppure il futuro
diminuiscono… Esorbitante esistenza
mi scaturisce dal cuore.
Rilke, Nona Elegia Duinese

 

Due modi di descrivere il cammino umano, due modi di definire l’epifania, tra dubbi e sofferenze.
Ma verso dove ?
Verso Dio o semplicemente, e nel vuoto, verso la morte ?
Come i tre Magi, evocati da un Luzi quarantenne, comparsi dal nulla, che dopo aver reso omaggio al bambino Gesù, “tra molto popolo”, svaniscono nel nulla?
O resistono soltanto nel ricordo caparbio della tradizione, “non più tardi di ieri, ancora oggi” ?
Sono dubbi che ciascun poeta tenta di fugare. Ma Luzi non può fare a meno di evocare la polvere, “una gran polvere”, che attanaglia l’anima.
E come lui, noi sentiamo ogni giorno quella polvere alzarsi intorno alla nostra esistenza.
E ogni giorno temiamo di non appartenere alla schiera di coloro che tendono “le mani ferme sulla fiamma”.
Le nostre mani sono ferme?
La nostra anima sa ancora stupirsi?
Riusciamo ancora a vedere tra la polvere “i fuochi in lontananza dei bivacchi”?
Nessuna risposta può giungerci dai Poeti. Solo il loro grido ci giunge.
È anche nostro?

Epifania
Notte, la notte d’ansia e di vertigine
quando nel vento a fiotti interstellare,
acre, il tempo finito sgrana i germi
del nuovo, dell’intatto, e a te che vai
persona semiviva tra due gorghi
tra passato e avvenire giunge al cuore
la freccia dell’anno… e all’improvviso
la fiamma della vita vacilla nella mente.
Chi spinge muli su per la montagna
tra le schegge di pietra e le cataste
si turba per un fremito che sente
ch’è un fremito di morte e di speranza.
In una notte come questa,
in una notte come questa l’anima,
mia compagna fedele inavvertita
nelle ore medie
nei giorni interni grigi delle annate,
levatasi fiutò la notte tumida
di semi che morivano, di grani
che scoppiavano, ravvisò stupita
i fuochi in lontananza dei bivacchi
più vividi che astri. Disse: è l’ora.
Ci mettemmo in cammino a passo rapido,
per via ci unimmo a gente strana. Ed ecco
il convoglio sulle dune dei Magi
muovere al passo dei cammelli verso
la Cuna. Ci fu una ressa di fiaccole, di voci.
Vidi gli ultimi d’una retroguardia frettolosa.
E tutto passò via tra molto popolo
e gran polvere. Gran polvere.
Chi andò, a chi recò doni
o riposa o se vigila non teme
questo vento di mutazione:
tende le mani ferme sulla fiamma,
sorride dal sicuro
d’una razza di longevi.
Non più tardi di ieri, ancora oggi.

Uno dei video più eleganti che Luigi Maria Corsanico abbia realizzato, sia per l’immagine scelta sia per averla presentata in bianco e nero in una tonalità di grigio che va via via definendo con incisività le figure.
Questo sotto il profilo della forma.
Sotto quello della sostanza, rimane questa sensazione di eleganza appena notata con la vista.
La  ricerca di un brano che celebri l’Epifania Luigi  l’ha arrestata su questa poesia, fra le centinaia scritte sull’argomento, quanto mai adatta al nostro tempo. Non un briciolo di retorica né di nostalgia per figure mitologiche – normalmente barocche nei dettagli e nelle tonalità cariche di colori – dei Re Magi e di tutto lo scenario in cui si svolge il racconto.
Luzi è sceso nel cuore della storia comune dell’uomo, del suo cammino, percosso da fremiti di “morte e di speranza”, con la sua anima compagna “fedele e inavvertita ” che si sveglia e fiuta “semi che morivano, grani che scoppiavano”, in un presagio, oggi più incalzante che mai, di un futuro sempre più incerto.
Ma nella poetica di Luzi, dove brilla la luce della grazia divina, si accende la speranza di bivacchi umani “più vividi che astri”, che aiuta a non temere questi tempi di “mutazione” a tenere” le mani ferme sulla fiamma”.
È l’invito-esortazione di un uomo agli uomini, di uomo sensibile alla fede, che tuttavia non può fare a meno di rilevare quanta polvere si solleva lungo il cammino umano, una polvere che spesso rischia di farci perdere le tacce del cammino stesso.
E infine c’è la voce di Luigi: in questo video, che si ammira come un albero snello che stende intorno rami foglie radiche sotto cui noi troviamo riparo, la sua voce non appartiene, né alla forma né, apparentemente, alla sostanza, ma è dell’albero la linfa che gli permette di distendere i suoi rami far germogliare le foglie, farlo radicare nelle nostre coscienze.
Voce quella di Luigi  che non appartiene dunque alla forma né alla sostanza, ma alimenta il loro esistere.

Ringrazio Luigi di aver incluso la mia nota in testa a questo splendido video.
Mi auguro che questo video abbia un successo di ascolti e di gradimento, come tutti quelli che sin qui Luigi ci ha donato..

Tempesta (ITA – FR)

uccello-sooto-la-pioggiaweb

Soffoca l’azzurro
spande in tutto il cielo
le sue ali grigie e nere.
Tra le braccia del vento
in ansiosa corsa tra i palazzi
la nuvola immobile fugge
nella sua infinita vastità.
Della solitudine la ricompensano
le voci esili dei passeri
che tremano nel poco chiaro
del giorno che si arrende.
Sotto di lei
nella tempesta aizzata dal vento
tra colpi obliqui di pioggia
erro
in compagnia della mia anima.
Tra parole tronche e lampi di memorie
la ferocia dell’assedio
s’intreccia
con la mia storia di uomo
non ancora assolto non ancora
cancellato.

Tempête

Elle étouffe le bleu
elle étale dans tout le ciel
ses ailes grises et noires.
Dans les bras du vent
le nuage court anxieuse parmi les bâtiments
fuit immobile
dans son immensité infinie.
De sa solitude elle est récompensée
par les voix fluettes des moineaux
qui tremblent dans le flou
du jour qui s’abandonne.
En dessous d’elle
dans la tempête que le vent agite
je vais
en compagnie de mon âme
entre les coups obliques de pluie.
Entre mots tronqués et les éclats de souvenirs
la férocité du siège
s’entrelace
avec mon histoire d’homme
pas encore acquitté pas encore
effacé.