Nulla – Marcello Comitini — Poesia in rete

Ora che hai consumato tutte le parole
come unghia spezzate su spuntoni di roccia
e il cuore gonfia a vuoto le vene del tuo sangue
mentre l’anima resta in una gabbia oscura
girati intorno e guarda più lontano
al di là dei tuoi piedi che scalciano nel vuoto.
Vedrai dispersi in un ventoso spazio
uomini in pace di aver parlato a lungo
di vittime e carnefici, d’ingiustizie atroci
dei dolori del mondo, senza aver detto nulla.

Nulla di sé o dell’uomo, nulla del dolore.

Ma forse nulla davvero andava detto.

RIEN

Maintenant que tu as gaspillé tous les mots
comme des ongles brisés sur des saillies de roche
et le cœur gonfle en vain les veines de ton sang
tandis que l’âme reste dans une cage sombre
tourne toi autour et regardes plus loin
au-delà de tes pieds, qui ruent dans le vide.
Tu verras dispersés dans un espace venteux
des hommes en paix pour avoir parlé longuement
des victimes et des bourreaux, d’injustices atroces
des douleurs du monde, sans avoir rien dit.

Rien de soi ou de l’homme, rien de la douleur.

Mais peut-être que rien ne devait vraiment être dit.

[…]

via Nulla – Marcello Comitini — Poesia in rete

 

 

Il poeta calzolaio (ITA – FR)

il calzolaio con donna viso

dal web (elaborazione grafica Marcello Comitini)

Era sempre per me un paradiso il mio quartiere
dove le strade umide e strette
erano lastricate di pietra nera
dove il sole era un’ombra tra i vecchi palazzi
e sulle soglie dei loro tuguri
le ragazze offrivano a buon mercato
le mele rosse delle loro labbra.
I cacciatori con le mani in tasca
e i fucili puntati nei calzoni
bighellonavano in cerca dell’Eva da mordere
dove si annida il germe della vita.
L’abbandonavano davanti le soglie delle loro case
come buste di plastica colme di mele guaste.
Lungo le strade umide e strette
quante imprecazioni ho udito
e ceffoni grida e fughe!
A fianco del portone di casa mia c’era la bottega
del giovane calzolaio dai baffi biondi e occhi
come onde del mare tempestoso
di schiuma e verde
che si vedeva in fondo alla strada
oltre i binari della ferrovia.
Il calzolaio amava come me
la poesia e la sua donna
il cuoio le tomaie le scarpe e un cane
grande e bianco che vigilava
come un fantasma dell’Etna.
Le dita del calzolaio erano affusolate
ben curate armoniose
come quelle di un poeta innamorato.
Inchiodavano le parole alle suole
le incollavano alle tomaie ne facevano scarpe
che calzavano come guanti.
Batteva il martello sui chiodi chiamando
la mia suonatrice d’arpa
la donna seduta in silenzio di fronte a lui.
E in sogno le offriva mazzi rossi
dei suoi versi più belli.
Il cane dormiva ai piedi della donna.
I clienti, con le scarpe sotto le ascelle
pagavano allungando i soldi
come per chiedere la carità
dicevano che il cane era di una bella razza
e guardavano con gli occhi del cane
la donna seduta di fronte al poeta.
Io passavo davanti la bottega e vedevo
una fila di scarpe da risuolare
il poeta la donna il cane e qualche puttana
con la bocca insanguinata e sulla punta delle dita
un tacco sottile e lungo come un calice spezzato.
Lui le offriva un paio di scarpe nuove e una rosa.
La donna all’improvviso rideva
mentre i ricordi le bagnavano lentamente le guance.
A tutto questo pensavo uscendo di casa.

È stato un incubo vedere un giorno il suo corpo
riverso in mezzo alla strada.
Il sangue era un mantello su cui poggiava il viso.
Non ce la faceva più a rimanere seduta – diceva il poeta.
È scappata fuori ha attraversato la strada. E accadde.
Accecata da una luce azzurra inseguiva una puttana.
La bottega è rimasta chiusa per anni.
Ho saputo che il cane era morto e il poeta
si era impiccato con una rosa tra le mani
e tra le labbra un fiore di sangue.

Le poète cordonnier

Toujours pour moi mon quartier était un paradis
où les rues humides et étroites
étaient pavées de pierre noire
où le soleil était une ombre parmi les vieux bâtiments
et sur les seuils les filles offraient à moindre coût
les pommes rouges sur leurs lèvres.
Chasseurs avec les mains dans les poches
et les fusils pointés dans leurs pantalons
ils flânaient à la recherche de l’Eve à mordre
où se niche le germe de la vie.
Ils l’abandonnaient avant les seuils de leurs maisons
comme des sacs en plastique remplis de pommes avariées.
Le long des rues humides et étroites
combien d’imprécations j’ai entendu
et gifles cries et fuites !
A côté de la porte de ma maison il y avait le magasin
du jeune cordonnier avec une moustache blonde
et les yeux comme des vagues de la mer orageuse
de mousse et verte
qu’on voyait au fond de la rue
derrière la voie ferrée.
Comme moi, le cordonnier aimait
la poésie et sa femme
le cuir les empeignes les chaussures et un chien
grand et blanc veillant
comme un fantôme de l’Etna.
Les doigts du cordonnier étaient fuselés
très soignés harmonieux
comme ceux d’un poète amoureux.
Il clouait les mots aux semelles
il les collait à les empeignes en faisant des chaussures
qui étaient de bonne coupe.
Il martelait sur les clous appelant
mon joueur de harpe
la femme assise en silence devant lui.
En rêvant, il lui offrait des bouquets rouges
de ses plus beaux vers.
Le chien dormait aux pieds de la femme.
Les clients, avec des chaussures aux aisselles
payaient en allongeant l’argent,
comme on demande la charité et ils disaient que le chien
était d’une belle race
regardant la femme assise in face au poète
avec les yeux du chien.
Je passais devant le magasin et voyais
le poète la femme le chien et des putes
avec une bouche ensanglantés et sur les buts des doigts
un talon mince et long comme un verre brisé.
Il lui offrait une nouvelle paire de chaussures et une rose.
La femme éclatait de rire
tandis que les souvenirs baignaient lentement ses joues.
Je pensai à tout cela en quittant la maison.

C’était un cauchemar voir son corps un jour
couché au milieu de la rue.
Le sang était un manteau sur lequel reposait son visage.
Elle n’en pouvait plus rester immobile – disait le poète.
Elle est sortie en courant et a traversé la rue. Et c’est arrivé.
Aveuglée par une lumière bleue poursuivant une putain.
Le magasin a été fermé depuis des années.
J’ai entendu que le chien était mort et le poète
s’était pendu avec une rose dans ses mains
et entre ses lèvres une fleur de sang.

MARCELLO COMITINI – IL POETA CALZOLAIO

Luigi ed io abbiamo parlato a lungo di questi versi. Lui si è dichiarato ignorante e mi ha ascoltato. Il suo ascolto mi hai aiutato a rivivere quegli anni, a tuffarmici nuovamente palpitanti nella mia anima.
E adesso, ascoltando questa sua lettura, mi è ancora più chiaro che quella ignoranza da lui dichiarata altro non è che delicatezza d’animo, umiltà di colui che tanto sente vibrare in sé la grandezza.
Ascoltando il modo in cui Luigi legge (non soltanto questi versi, come gli ho già scritto e detto tante volte), si percepisce fin dentro il proprio animo quanta sia la sua sensibilità che gli permette di assumere su di sé gioia e dolore, ironia e amore, tutti i fermenti dell’animo umano, quelli gioiosi e quelli dolorosi.

Un grazie infinito 🙏🙏🙏💙💙💙

Letture/Lecturas

Marcello Comitini
Il poeta calzolaio
© 2019

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Vincenzo Davico (1889-1969)
Carlo Zecchi, piano
Notturno in D major

Immagine dal web (elaborazione di Marcello Comitini)

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Il poeta calzolaio © 2019

Era sempre per me un paradiso il mio quartiere
dove le strade umide e strette
erano lastricate di pietra nera
dove il sole era un’ombra tra i vecchi palazzi
e sulle soglie dei loro tuguri
le ragazze offrivano a buon mercato
le mele rosse delle loro labbra.
I cacciatori con le mani in tasca
e i fucili puntati nei calzoni
bighellonavano in cerca dell’Eva da mordere
dove si annida il germe della vita.
L’abbandonavano davanti le soglie delle loro case
come buste di plastica colme di mele guaste.
Lungo le strade umide e strette.
quante imprecazioni ho udito
e ceffoni grida e fughe!
A fianco del portone di casa mia c’era la bottega
del giovane…

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Rimorso

Una mia poesia pubblicata sul blog “I miei pensieri” della cara amica lettrice e blogger Adriana Sole

I MIEI PENSIERI..........................

Rimorso

Se in una notte la tua ombra mi tornasse accanto
come l’ala bianca di un gabbiano
che porta in sé il mistero di spiagge sconosciute
tu saresti viva
con gli occhi accesi dalla voglia di scrutare
oltre i segni visibili dell’anima.
Mi guarderesti con la stessa aria torbida di sfida
scenderesti sul mio cuore con gli artigli di un rapace,
sino a ferirmi con la lama gelida
delle tue parole che anno dopo anno
hanno devastato la mia storia.
Ti chiederei se per te la vita è ancora
quel cunicolo cieco
dove chiudere gli occhi ed ascoltare i gridi
che giungono dall’abisso insondabile del tempo ;
se nascondi ancora dietro le tue risate
chiuse nel gorgogliare della gola
una vita d’enorme fatica e di dolore come un’immensa piaga
da cui sgorgavano la rabbia e la paura
d’essere preclusa a ogni via di fuga.
Quel filo che guidava la tua…

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Nulla (ITA – FR)

Alberto Mangrovia, Ferito, 26/6/2015

Alberto Mangrovia, Ferito, 26/6/2015

Ora che hai consumato tutte le parole

come unghia spezzate su spuntoni di roccia

e il cuore gonfia a vuoto le vene del tuo sangue

girati intorno e guarda in basso

al di là dei tuoi piedi che scalciano nel vuoto

gli uomini felici di non aver detto nulla.

 

Nulla di sé o del mondo, nulla del dolore.

 

Ma forse nulla davvero andava detto.

 

Rien

Maintenant que tu as gaspillé tous les mots

comme des ongles cassés sur des saillies de roche

et le cœur gonfle en vain les veines de ton sang

tandis que l’âme reste dans une cage sombre

tourne toi autour et regardes plus loin

au-delà de tes pieds, qui ruent dans le vide.

Tu verras dispersés dans un espace venteux

des hommes en paix pour avoir parlé longuement

des victimes et des bourreaux, d’injustices atroces

des douleurs du monde, sans avoir rien dit.

 

Rien de soi ou de l’homme, rien de la douleur.

 

Mais peut-être que rien ne devait vraiment être dit.

Catherine Smits, La falcata dei mattini (ITA – FR)

Beata Belanszky Cold Hills

Beata Belanszky, Cold Hills

Infaticabilmente
La giornata si allunga
Si spegne
Ritorna
E in questo movimento
Che invade ogni cosa
In questo fuggire del tempo
Che ci trasforma
Le nostre cantilene puntualizzano
La falcata dei mattini
E l’inizio
Che l’infinito inscrive
Nell’inginocchiarsi
Delle acetoselle la notte

Catherine Smits, raccolta privata
(traduzione di Marcello Comitini)

 

L’enjambée des matins

Inlassablement
Le jour s’étire
S’éteint
Revient
Et dans ce mouvement
Qui recouvre toute chose
Dans cette fuite du temps
Qui nous métamorphose
Nos mélopées ponctuent
L’enjambée des matins
Et le commencement
Que l’infini inscrit
Dans l’agenouillement
Des oxalis la nuit

Catherine Smits, recueil particulier

Gabrielle Segal, Le tue mani (ITA – FR)

Tes mains

Guardale
Le tue mani
Sempre avide
Ma sempre vuote
Scoiattoli affamati
Dalla mancanza di memoria

Guardale
Compiere tutto
Per l’ennesima volta
Come la prima volta
Rimestare invano
Aria e vento
Alla ricerca del passato
Smarriscono il futuro

Le tue mani
Ladre abili
Povere pensatrici
Strumenti dell’eternità
E della morte

Non puoi tenerle per te

Gabrielle Segal
(traduzione di Marcello Comitini)

Tes mains
Regarde-les
Toujours avides
Mais toujours vides
Écureuils qu’affame
L’absence de mémoire

Regarde-les
Tout accomplir
Pour la centième fois
Comme première fois
Fouiller en vain
L’air et le vent
À la recherche du passé
Que toujours elles égarent devant

Tes mains
Voleuse habiles
Piètres penseuses
Instruments de l’éternité
Et de la mort

Tu ne peux les garder pour toi

Gabrielle Segal
https://segalgabrielle.home.blog/2019/11/29/ni-partir/

 

Scrivere

Egon-Schiele-Senza-titolo

Egon Schiele, Senza titolo

La vita che fugge pesa
con la tristezza di sogni
che si alimentano
di sguardi volti all’indietro.
Il corpo fatto cavo come un albero
un cratere senza fuoco,
un gelo che non è gelo.
Desideri sottomessi
al volere del tempo
alimentano le fiamme.
Illusione plasmata da parole
ebbre più del vino
per chiudere le porte del lamento.

Incrinatura della carne
nodosità delle radici.

Lo specchio (ITA – FR)

Mino Ceretti lo specchio rotto

Mino Cerretti, Lo specchio

Mi tolgo la maschera dinnanzi allo specchio
E mi vedo ragazzino com’ero
Sorridente allegro socievole.
Scheggiato e in frantumi
Anche lo specchio si toglie la maschera.
Mostra il ragazzino che ero
Timido solitario piangente
Chiuso dietro la maschera.

 

Le miroir

J’enlève le masque devant le miroir
Et je me vois le petit garçon que j’étais
Souriant joyeux sociable.
Ébréché et brisé le miroir
S’enlève également le masque.
Il montre le petit garçon que j’étais
Timide solitaire pleurant
Fermé derrière le masque.

Luigi Maria Corsanico legge “Osso e nudo” di Catherine Smits

Alan Ghertman

OSSO E NUDO

Mi hai detto :
Hai notato che
nella parola “Nous”
c’è “osso” e “nudo”
Comprendo meglio adesso
il terribile segreto
della nostra solitudine
l’indigenza della mia pelle
e il suono sordo
che s’insinua
pulsione del sangue
che scandisce l’assenza
non appena si diffondono
fino al silenzio
i nostri gridi di bestie
Che cercano
l’uno nell’altra
l’essenziale sostanza.

 

 

 

https://letturelecturas.home.blog/2019/11/24/catherine-smits-osso-e-nudo/