Il folle (ITA – FR)

Otto Dix, autoritratto con famiglia 1923

Otto Dix, Autoritratto con famiglia,1927 (partic.)

Gesticolo, mi sbraccio quasi danzo
lungo i muri nei viali ombrosi o in pieno sole
fermo in mezzo ai marciapiedi
che la gente percorre come un fiume.
Scruto il signore in giacca e con gli occhiali
rido alla ragazza che mi sfugge impaurita
ghigno ai bambini divertiti
strattonati dalla mamma.
Supplico a un dio che mi risponde
e al cielo e al vuoto.
A squarciagola canto il desiderio, la mia fronte bassa
il cuore rosso lunghe attese i miei rimpianti.
Canto per chi mi ascolta e per chi ne ha paura
per chi cerca l’alba e trova la tempesta.
E a volte taccio.
A volte un sudicio scalino per sedermi e piangere.
A volte un albero in piazza per scalare una montagna.
Arrampicarmi e urlare la risata aperta
mano enorme che m’afferra
alla nuca e mi costringe a ridere.
E poi da un ramo i piedi penzoloni a brontolare
con un viso di gesso e sguardo esterrefatto.
Dal ramo non si vedono i tetti delle case.
Tutt’intorno desolati pianeti
di cemento colorato d’ocra e giallo.
È la città che vedo,
un affollarsi d’ombre uno sfilare di lucenti bave,
linfa frenetica che scorre nelle strade
e nella notte luccicando appare
ricca di gioie e di piacere,
senza rancori né inquietudini, senza rimorsi e senza colpe.
E in me un affanno inesplicato assale
e il gelo della notte mi spinge fuori dal mio insano ridere.
Freddo e inaridito cammino per i viali oscuri,
temendo che nei muri si spalanchino sospinte dal furore
innumerevoli porte
come lacrime nel terso rabbrividire delle stelle.
Qui solo il vento della tramontana
ridona vita alle memorie.
E ora vedo queste madri ritte nel vano buio delle porte
come statue scheggiate dall’oblio,
soffiare sulle ceneri dei sogni.
I vostri gesti intendo madri
che sperate svegliare i vostri figli
prima che i loro sogni si trasformino in rimpianti disperati.
E torno quel che ero, torno a gridare
“non sia per voi la vita il sordo rotolare
del nottambulo tra la veglia e il sonno”.
E torna l’alba, torna il sole a svegliare
ombre assonnate e bave luccicanti
A volte un albero in piazza per scalare una montagna.
A volte un sudicio scalino per sedersi e piangere.
Gesticolo, mi sbraccio quasi danzo.

 

Le fou

Je gesticule, je retrousse mes manches, presque je danse
le long des murs dans les avenues ombragées ou en plein soleil,
je m’arrête au milieu des trottoirs
parcourus par les gens comme une rivière.
Je regarde un monsieur avec sa veste et des lunettes
Je ris à la fille qui m’échappe effrayée
Je ricane aux enfants amusés
bousculés par leur mère.
Je supplie un dieu qui me répond
et le ciel et le vide.
A grands cris je chante le désir, mon front bas
le cœur rouge, les longues attentes, mes regrets.
Je chante pour ceux qui m’écoutent et pour ceux qui n’ont peur
pour ceux qui recherchent l’aube et trouvent la tempête.
Et parfois je me tais.
Parfois une marche sale pour m’asseoir et pleurer.
Parfois un arbre sur la place pour escalader une montagne.
Me grimper et crier le rire ouvert
main énorme qui me prend à la nuque et me force à rire.
Et puis d’une branche les pieds pendants à grogner
avec mon visage en gypse et le regard étonné.
De la branche, on ne voit pas les toits des maisons.
Tout autour planètes désolées
de ciment coloré de jaune et ocre.
C’est la ville que je vois,
une foule d’ombres un défilé de baves luisantes,
la sève frénétique qui coule dans les rues
et brillant dans la nuit elle apparaît
riche de joies et de plaisir,
sans rancune ni anxiété, sans fautes et sans remords.
Et une angoisse inexplicable m’assaille
et le froid de la nuit me pousse hors de mon rire fou.
Froid et desséché je marche dans les sombres avenues,
craignant que dans les murs elles s’ouvrent largement
poussées par la fureur innombrables portes
comme des larmes dans le frisson clair des étoiles.
Ici, seul le vent de tramontane
redonne la vie aux souvenirs.
Et maintenant je vois ces mères dressées
dans le baies sombre des portes
comme des statues ébréchées par l’oubli,
qui soufflent sur les cendres des rêves.
Vos gestes, je veux dire, mères
qui espérez réveiller vos enfants
avant que leurs rêves ne se transforment en regrets désespérés.
Et je reviens à ce que j’étais, je recommence à crier
“la vie ne soit pas pour vous le roulement sourd
du noctambule entre le réveil et le sommeil ».
Et l’aube revient, le soleil revient réveiller
les ombres endormies et les baves scintillantes
Parfois un arbre sur la place pour escalader une montagne.
Parfois, une marche crasseuse pour s’asseoir et pleurer.
Je gesticule, je retrousse mes manches, presque je danse.

30 pensieri su “Il folle (ITA – FR)

  1. E’ davvero stupenda, amara struggente, fa andare il pensiero un po’ ai clown, la stessa amarezza…. c’è da pensare a quante volte magari avremmo voluto fare la stessa cosa, poi la ragione…i vari condizionamenti della morale e del comportarsi l’hanno impedito. Quindi in definitiva chi è poi il folle? Una persona che veramente non ragiona, o una persona libera….
    Buona domenica Marcello.

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      • .
        …”C’è una crepa, c’è una crepa in tutto.
        È così che entra la luce”.
        — Leonard Cohen
        .
        . . . Se potessi mordere la terra intera
        e sentirne il sapore, sarei per un
        momento più felice. Ma io non
        sempre voglio essere felice …

        Ogni tanto è necessario essere
        infelici per poter essere naturali.

        Non tutti sono giorni di sole,
        e la pioggia, quando manca,
        la si invoca. Perciò prendo l’infelicità
        e la felicità naturalmente, come chi
        non si sorprende che esistano monti
        e pianure, che esistano rocce ed erba.
        L’importante è essere naturali e tranquilli,
        nella felicità e nella infelicità,
        sentire come chi guarda,
        pensare come chi cammina,
        e in punto di morte, ricordarsi che il giorno
        muore, che il tramonto è bello
        e bella è la notte che resta.

        Così è e così sia.

        – Fernando Pessoa –
        . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
        .
        . . . Si pudiera morder toda la tierra
        y sentir el sabor, estaría por un
        momento más feliz. Pero yo no
        siempre quiero ser feliz …

        A veces es necesario ser
        infeliz para ser natural.

        No todos son días soleados,
        y la lluvia, cuando falta,
        lo invocas Entonces tomo infelicidad
        y felicidad por supuesto, como quien
        no es sorprendente que existan montañas
        y llanuras, que existen rocas y hierba.
        Lo importante es ser natural y tranquilo,
        en felicidad e infelicidad,
        sentirse como el espectador
        piensa como alguien que camina,
        y en tu lecho de muerte, recuerda ese día
        muere, que la puesta de sol es hermosa
        y bella es la noche que queda.

        Así es y así sea.

        – Fernando Pessoa –
        . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
        .
        . . . If I could bite the whole earth
        and feel the taste, I’d have a
        happiest moment. But I don’t
        always want to be happy …

        Sometimes it is necessary to be
        unhappy to be natural.

        Not all of them are sunny days,
        and the rain, when it is missing,
        you invoke it. So I take unhappiness
        and happiness of course, like who
        it is not surprising that mountains exist
        and plains, that rocks and grass exist.
        The important thing is to be natural and calm,
        in happiness and unhappiness,
        feel like the beholder,
        think like someone who walks,
        and on your deathbed, remember that day
        dies, that the sunset is beautiful
        and beautiful is the night that remains.

        So it is and so be it.

        – Fernando Pessoa –
        . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

        Piace a 1 persona

  2. alcuni geni vennero considerati folli. Chi non comprende le diversità giudica con pressapochismo anche gli eccentrici che solitamente hanno un potere creativo superiore ed esprimono la loro diversità quotidianamente. Chi procede controcorrente in questa società è a rischio, poichè ci vorrebbero tutti simili, sorridenti e ottimisti, obbedienti e muti, privi di neuroni che vanno a cozzare col bisogno di consenso. Per campare in questo caos insensato ci si salva solo con un po’ di follia…continuerò a parlare con piante e sassi e converserò più volentieri con animali piuttosto che con certi “umani”, c’è più soddisfazione.

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  3. Pingback: MARCELLO COMITINI – IL FOLLE – Letture/Lecturas

  4. Pingback: MARCELLO COMITINI – IL FOLLE — Letture/Lecturas | l'eta' della innocenza

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