Le tue dita veggenti (ITA – FR)

Lee Miller con Leonora Carrigton e Max Ernst

A Catherine, ma douce muse

“15 settembre 1946.
Aspettare è un’occupazione.
È non aspettare nulla che è terribile.”
C. Pavese, Il mestiere di vivere.

Stanco del buio della terra
lottavo contro
l’inutile scorrere dei giorni
Nell’oscurità della mia stanza
temevo
che da ogni parte potessero irrompere
dolore e disincanto.
Con quel ritmo tenace
che batte in me come d’attesa
di una primavera mai assaporata
sei penetrata nel mio silenzio.
Mi hai mostrato il tuo viso
ti sei esposta ai miei sguardi
che misteriosamente penetrano
nei battiti senza fine del tuo cuore.
Sono bastati quegli istanti
per uscire dagli angoli bui di questa stanza
andare nell’infinito del tuoi occhi
volare sulle tue labbra come farfalla
che ha dimenticato la morte.
Tuffarsi nel miele del tuo corpo
bere dalle tue cosce lo spazio
di vele dispiegate ad arco
che attraversano il silenzio senza ostacoli
lo colmano di baci primaverili e sospiri
che risanano le antiche ferite.

E tu che sorridi di desiderio e piacere
tocchi con le tue dita veggenti
la dolcezza del riconoscermi
nelle carezze che ti sfiorano la pelle.
Ti stringi a me
anche nel vuoto della lontananza
calda come il tuo mancarmi.
Il tuo corpo è su di me con gli slanci
della giovinezza che torna
come un frutto maturo
sui miei rami un tempo potati.

 

Tes doigts visionnaires

Las des ténèbres du monde
je me battais contre
les glissements vaines des jours.
Dans l’obscurité de ma chambre
je craignais
que la douleur et le désenchantement
pourraient envahir de tous les côtés.
Avec le rythme tenace
battant en moi comme l’attente
d’un printemps jamais goûté
tu es entrée dans mon silence.
Tu m’as montré ton visage
en t’exposant à mon regard
qui pénètre mystérieusement
dans les battements sans fin de ton coeur.
Ces moments étaient suffisants
pour sortir des coins sombres de ma chambre
aller dans l’infini de tes yeux
voler sur tes lèvres comme un papillon
qui a oublié la mort.
Plonger dans le miel de ton corps
boire de tes cuisses l’espace
des voiles voûtées
qui traversent le silence sans obstacles
parmi les soupirs et les baisers printaniers
guérissant les vieilles blessures.

Et toi qui souris de désir et de plaisir
touches avec tes doigts visionnaires
la douceur de me reconnaître
dans les caresses effleurant ta peau.
Tu te serre à moi
même dans le vide de l’éloignement
chaud comme ton absence.
Ton corps est sur moi
avec les élans de la jeunesse qui revient
comme un fruit mûr
sur mes branches jadis élaguées.

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