Il gelsomino

Edward Hopper x Il gelsominopic

Edwad Hopper (manipolato da me)

I fine settimana estivi sono giorni
colmi di silenzio. Sono partiti
e i loro passi riempiono ancora la strada
di quell’andare avanti e indietro
per stipare la roba, e le brevi risate,
qualche sillaba gridata, gli schianti soffocati
delle portiere, le scie colorate
che si allontanano
come un film muto di altri tempi.
Ad ogni angolo il vuoto che il sole scandaglia
e nel contrasto duro tra luce e ombra
tutto muta in bianco e nero.
Rade figure camminano solitarie.
Un vecchio in canottiera
siede all’ombra di un albero, un gatto
disteso al centro della strada lecca
con dolcezza le zampe davanti. Nessun bambino
gioca, nessun latrato di cane
in lontananza. La polvere e le foglie
riarse giacciono tra muro e asfalto.
Il gelsomino acuisce il suo profumo, infuria
nei ricordi di chi è solo.

 

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34 pensieri su “Il gelsomino

    • Grazie come sempre del commento, Paolo che, come sempre, mi attrae.
      A volte qualcuno pensa che le mie poesie siano ispirate ai quadri a cui le associo. In realtà è esattamente il contrario, come in questo caso dove il dipinto di Hopper è stato da me pesantemente manipolato per “piegarlo”, pur nel rispetto del pensiero di questo grande pittore, a rendere pienamente in immagine quello che le mie parole intendono esprimere (credo d’aver detto con parole diverse, quello che tu hai espresso nel tuo commento!). Grazie sempre, Paolo!!

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      • Assolutamente. L’immagine, ch’io stesso “uso e piego” al mio intento di significare, non è che un ulteriore mezzo, un tentativo, a volte ben più di questo, col suo potere di aggiunta trasversale (nell’opera tutta di Hopper vive a mio parere un diffuso senso di “solitudine dell’individuo”, che tu hai qui in qualche modo evocato). Prima il senso e le parole che ne danno forma, profonda, personale, cangiante. Poi quel “tratto”, che può forse delimitare, ingabbiare il potere e la libertà della parola, ma anche suggerire e invogliare, impreziosire. In questo tu sei maestro, abile seminatore di indizi e suggestioni, che apprezzo.

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      • Grazie, Paolo. Identificare l’immagine come strumento per seminare indizi e suggestioni è un’idea che condivido pienamente. Ed è anche vero che bisogna scegliere quell’immagine che non limiti la libertà della parola e non mortifichi di conseguenza la libertà immaginativa del lettore.
        Ancora grazie della tua squisita attenzione al mio poetare, Paolo, e ti auguro una buona domenica.

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  1. per il caldo torrido si diradano le presenze, quelle che si notano hanno quasi un’apparenza di superstiti su cui ci si sofferma per catturare qualche particolare che diventa verso e nell’insieme poesia d vita che resiste e racconta restando in silenzio

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  2. Pingback: — IL GELSOMINO — marcellocomitini: – girosblog

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