Seminare a mano – Semer à la main – To sow by hand

Guttuso-Renato---Contadini

Renato Guttuso, Contadini, 1951 (museo  di Genova)

 

A volte mi sembra di essere uno di quei tanti campagnoli che vivono nella semplicità dei loro tuguri. Uno che non ha saputo trasformare la sua fatica in processo industriale ed è rimasto a seminare a mano gettando con gesti di una volta i semi nei solchi tracciati con tanto sudore. I suoi vicini attraversano le loro proprietà con indosso gli abiti più sgargianti e adatti a celebrare le loro capacità, le loro bravure, seduti su enormi trattori o su potenti trebbiatrici per raccogliere i prodotti dei loro meccanici lavori. O passeggiano orgogliosi al riparo delle loro serre riscaldate, dove quel ch’è germogliato è irrorato automaticamente, protetto da ogni imprevisto della natura. O suggono il latte dalle mucche con bocche automatiche cinte di labbra di gomma. E tutti intorno ad ammirarli applaudendo al loro apparire e a quel saper fare che ha trasformato un uomo in miracolo. Io rimango in disparte a guardare appoggiato alla mia vanga, molando il filo tagliente della falce, le punte aguzze del mio piccolo aratro, togliendo il fango dagli angoli più nascosti del vomere. Con gli occhi verso il cielo temendo e sperando che almeno il dio dalla zampa caprina si segga ad ascoltare i miei lamenti. Sarà ubriaco, certo. Guarderà le capre con occhio concupiscente, si gratterà in mezzo al pelo con gesti volgari come solo un ubriaco sa fare, barcollando e sghignazzando. Ma sono certo che  elogerà i miei versi, credendo che inneggino al vino e alla vita, scambiando per canto i miei pianti e per pacche sulle spalle i colpi di vanga nei solchi aridi dei miei campi. Gli dirò guarda tu che sei seguito da Menadi sfrenate come i miei versi s’insinuano tra la pieghe del cuore e crescono al buio ricoperti da una coltre di neve e quando nessuno più si ricorda di loro sbucano con teneri punte, s’arrampicano lungo i giorni e maturano rossi grappoli d’uva. Tu adesso raccoglili, spremili, calpestali con i tuoi piedi aguzzi, finché non sgorghi il dolore e bagni gli occhi dei ciechi come pioggia che rigenera la terra. Allora i miei versi mostreranno il loro vero volto illuminato dalla verità.

Semer à la main
Parfois, il me semble que je suis un de ces nombreux paysans qui vivent dans la simplicité de leurs taudis. Celui qui ne a pas su comment transformer son travail en processus industriel et est resté à semer à la main en lançant les graines avec des gestes du passé dans les sillons tracés avec tant de sueur. Ses voisins traversent leurs propriétés habillés avec des vêtements les plus criardes et appropriés pour célébrer leurs capacités, leurs compétences, assis sur d’énormes tracteurs ou sur de puissantes batteuses pour collecter les produits de leurs travaux mécaniques. Ou alors, ils marchent fièrement dans leurs serres chauffées, où ce qui a germé est arrosé automatiquement, à l’abri de tout imprévu de la nature. Ou sucent le lait des vaches avec des bouches automatiques ceintes des lèvres en caoutchouc. Et tout le monde les admire autour en applaudissant leur façon d’apparaître et le savoir-faire qui a transformé un homme en miracle. Je reste à l’écart en regardant, appuyé sur ma pelle, moulant le fil tranchant de la faux, les pointes de ma petite charrue, en enlevant la boue des coins cachés du soc. Les yeux tournés vers le ciel, craignant et espérant qu’au moins le dieu avec la patte de chèvre s’assiéra pour écouter mes plaintes. Il sera saoul, bien sûr. Il va regarder les chèvres avec un œil concupiscent, il va se gratter au milieu des poils avec des gestes vulgaires, comme seul un home ivre peut le faire, chancelant et ricanant. Mais je suis sûr qu’il louera mes versets, croyant qu’ils célèbrent le vin et la vie, en prenant mes cris pour chant et pour tapes sur les épaules les coups de pelle dans les sillons secs de mes champs. Je lui dirai regardez, vous qui êtes suivis par des ménades sans retenue, comment mes vers s’insinuent dans les plis du cœur et grandissent dans l’obscurité, recouverts d’un manteau de neige et quand personne ne se souvient d’eux, ils sortent aves ses pointes tendres, grimpent les jours et mûrissent des grappes rouges de raisins. Maintenant, récoltez-les, pressez-les, foulez-les à vos pieds aigus, jusqu’à ce que la douleur jaillisse et mouille les yeux de l’aveugle comme une pluie qui régénère la terre. Alors mes vers montreront leur vrai visage illuminé par la vérité.
To sow by hand
Sometimes I seem to be one of those many country people who live in the simplicity of their hovels. The one who did not know how to turn his work into an industrial process and remained sowing by hand throwing the seeds with gestures from the past in the furrows traced with so much sweat. Her neighbors cross their properties, dressed in the most garish and appropriate garments to celebrate their abilities, skills, sitting on huge tractors or powerful threshing machines to collect the products of their mechanical work. Or, they walk proudly in their heated greenhouses, where what has germinated is sprinkled automatically, protected from all the unexpected of nature. Or suck the milk from the cows with automatic mouths wrapped by rubber lips. And everyone admires them around applauding their appearance and the know-how that has turned a man into a miracle. I stay away watching, leaning to my shovel, sharpening the sharp wire of the scythe, the tips of my little plow, removing the mud from the hidden corners of the plow. With eyes looking to the sky fearing and hoping that at least the god with the goat’s paw will sit and listen to my complaints. He will be drunk, of course. He will be drunk, of course. He will look at the goats with a concupiscent eye, he will scratch himself in the middle of the hair of body with vulgar gestures like only a drunkard can do, staggering and laughing. But I am sure that he will praise my verses, believing that they celebrate wine and life, taking my cries for song and for pats on the shoulders the spade shots in the arid furrows of my fields. I will tell, look, you who are followed by maenads without restraint, how my verses creep into the folds of the heart and grow in the dark, covered with a cloak of snow and when no one remembers them, they go out with their tender points, climb the days and ripen red bunches of grapes. Now harvest them, squeeze them, tread them at your sharp feet until the pain gushes out and wets the blind man’s eyes like a rain that regenerates the earth. Then my verses will show their true face illuminated by the truth.

 

 

 

19 pensieri su “Seminare a mano – Semer à la main – To sow by hand

  1. le ciliegie beccate dagli uccelli o le mele trattate solo dal vento dalla pioggia e dal sole hanno un sapore e un profumo unico come tutti i prodotti naturali che la terra regala i contadini quelli veri sanno conservarla, proteggerla, amarla persone che considerano la terra come una madre ma sono sempre meno quei contadini e quando li conosci si dovrebbero tenere stretti stretti ciao Marcello un abbraccio

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