Autoritratto di una sera

 

lettore-297759

Sono le nove di sera. Ho terminato appena adesso
di cenare davanti al televisore. Ho masticato a lungo
una pastiglia di melatonina.
Tutto mi gira intorno anche le braccia e le gambe.
E i personaggi colorati della televisione
come formiche voraci in vecchi film
brulicano dentro le mie vene. Avrei dovuto deglutirla
diluendola con un sorso d’acqua? Il cuore
si strizza come un’arancia e come carta straccia
il petto mi si è accartocciato. La mente non vuole
cedere al sonno
col timore che la morte attenda taciturna
che io m’abbandoni per sfilarmi dal petto
quel filo d’aria che succhio a fatica.
Mentre tutto mi gira intorno mi sono messo a sognare.
Giuro non mi sono drogato.
Eppure.
Quello ch’era il soffitto stava
ora sotto i miei piedi e dal pavimento piovevano
senza colpirmi
i cubetti di porfido di un cielo lastricato di stelle
come le strade della mia città che non ho mai dimenticato.
Neppure dopo aver bevuto attaccato alla bottiglia
ero assalito da simili visioni. Mi assaliva invece
la tristezza di un cielo pieno di nuvole
e di un amore finito in cui affondavo con tutto me stesso.
E mi sforzavo di ricordare la mia giovinezza
i tuoi occhi colmi di luci e la seta
soffice dei tuoi seni. Noi ci amavamo
nascondendoci nel buio scrivendoci lettere
d’amore immaginandoci nudi sull’erba
ad occhi chiusi per sentire meglio sotto le dita
la pienezza dei nostri corpi.
Invece mi apparivano solo gli occhi di uomini
dimenticati lungo il bordo
dei marciapiedi e di puttane in mutande
che mi sorridevano e m’invitavano a entrare nei loro tuguri.
Una povertà sbandierata sotto gli occhi di tutti
col ghigno delle maschere che hanno perso
anche la speranza
di riscatto dall’ubbidienza e dalla miseria.
Poi lentamente tutto svanisce nel gorgo
di una lucidità ritrovata davanti alla finestra
spalancata sul freddo di questa città.
A guardare quelle strade deserte siamo rimasti
la notte io con gli occhi indolenziti e gonfi
e la vita affondata nei solchi oscuri della memoria.

54 pensieri su “Autoritratto di una sera

  1. Pingback: Autoritratto di una sera — marcellocomitini | l'eta' della innocenza

  2. versi intrisi di dolore e disagio, quasi il racconto di un incubo senza fine. spero non sia una tua condizione frequente, mi preoccuperebbe Marcello. Un abbraccio stretto!
    ( p.s. scusa se l’ho letta solo ora, ma stranamente ho dovuto cercarti perchè nel lettore non mi compari, come altri del resto, anzi, ora provo a iscrivermi nuovamente alla tua pagina, magari smuovo qualcosa…) Ciao

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    • Grazie della tua preoccupazione per me, Daniela. e grazie della tua visita. Spero che non capiti anche a me di perdere le notizie dei blog che seguo. Mi dispiacerebbe tantissimo se qualcuno si sentisse dimenticato.
      Comunque capita e bisogna metterlo in conto.Grazie dell’abbraccio che ricambio con affetto.

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      • ❤ so che non pubblichi quotidianamente, ma mi pareva strano che non leggessi nulla di tuo da diversi giorni. Auguri, non so bene per cosa, ma a qualcosa ti serviranno, non voglio pensare a nulla di serio per la tua salute,…

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      • Oh, sì, Daniela, hai proprio ragione: non pubblico quotidianamente. E quindi non mi meraviglio se coloro che stimano le mie poesie, fanno fatica a seguirmi. Grazie di cuore per gli auguri. Sono sempre graditi dalla persona che li riceve. Lo stesso sembra non possa dirsi del destino che ci sta a guardare, a volte con occhio maligno….

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  3. “La mente non vuole
    cedere al sonno
    col timore che la morte attenda taciturna
    che io m’abbandoni per sfilarmi dal petto
    quel filo d’aria che succhio a fatica….” Condividiamo anche questa resistenza al sonno, caro Marcello; la notte, il dovere del sonno, l’angoscia del nulla…riesco a sconfiggere 3 mg. di eszoplicona, mentre visioni di ombre lontane si sovrappongono nella mente, che infine cede… Grazie Marcello, versi potenti e così veri! Ti abbraccio! Luigi

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    • Carissimo Luigi, hai detto davvero bene chiamando la smania provocata dall’insonnia il dovere del sonno. E ancora dici bene parlando di visioni di ombre lontane che si sovrappongono. Gli occhi gonfi di sonno ma la mente non vuole abbandonarsi. Anzi, si appropria di tutte le ingiustizie del mondo per scuoterle come bandiere vergognose di un’umanità sconfitta. Come ci si può abbandonare al sonno se il corpo e la mente si avvalgono di questo “gioco” crudele?
      Che dire caro Luigi?

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  4. Caro Marcello perdona la mia assenza dal tuo blog . Ultimamente giro poco tra gli amici, il tempo è tiranno e anche la stanchezza non è a lui seconda. Leggerti è sempre un grande piacere. Questa poesia che reputo un capolavoro, è così vera nella sua drammaticità profonda che mi lascia sgomenta. La notte i pensieri si accavallano e il pensiero della morte è ormai in me ricorrente. Si va a letto sempre più tardi, pensando e pensare di notte non va bene mio caro. Oramai andiamo avanti sapendo bene quanto ormai si avvicini sempre più il tempo della resa. E se poi guardiamo a questo mondo così cambiato, così diverso, vuoto tutto si confonde e non s’intravede luce. Ti abbraccio caro Marcello ringraziandoti di cuore per il bello , seppur triste che ci regali sempre con il tuo scrivere. Isabella PS Buonanotte

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  5. Quanto è vero tutto ciò che hai scritto! Quanta condivisione percepisco in te. Ti capisco benissimo quando dici che il tempo non è sufficiente per fare tutto quel che vorremmo, fosse solo per far sentire la nostra presenza agli amici. I giorni sfuggono come greggi frettolosi che migrano verso territori desiderati. E anche il mondo, che diciamo cambiato, ci sfugge nel suo attuale modo di manifestarsi. Ma il mondo è sempre quello: lento, ottuso, crudele, e duplice nel suo equivoco modo di esprimersi. Più andiamo avanti con gli anni e più sveliamo le male grazie nascoste. Ti saluto con un grande abbraccio, augurandoti un buon fine settimana.

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