Tutta l’Africa vale più del tuo pianto?

Si sarebbe potuto chiamare Mario, Angelo, Giovanni o Marco il giovane poeta che in questi versi cerca di stringere tra le sua braccia la ragazza che ama.

Invece si chiama Sesto Aurelio e ci viene tramandato col nome di Properzio che richiama alla nostra mente l’arzillo portinaio di un vecchio palazzo romano.

Ma è un giovane abruzzese che visse a Roma e la cui vita non arrivò ai quarantanni.

Credi che si ricordi ancora come sei fatta
colui che dal tuo letto, l’hai visto, ha preso il mare?
Crudele, chi a una donna preferisce il denaro !
forse che tutta l’Africa vale più del tuo pianto ?

Ma tu, ingenua, credi agli dèi e alle parole vane :
mentre lui già si consuma per un altro amore.
Hai una bellezza splendida, hai le arti della casta Pallade
e la gloria di un antenato illustre,
felice la tua casa, con accanto un amico fedele.

Fedele io ti sarò: corri, fanciulla, al nostro letto !
Ed anche tu, Sole, che d’estate ardi in fuochi
più lunghi, abbrevia l’indugio della luce.
Venga presto per me la notte! Per la sua datele tempo!

Luna, sui primi abbracci soffermati più a lungo.
Molte ore passeranno prima che ceda ai miei discorsi
prima che Venere ci sospinga a dolci lotte !

Bisogna stabilire i patti, firmare i giuramenti
e scrivere le regole di un amore nuovo.
Col suo sigillo Amore conferma questi pegni :
lo testimonia la corona della notte stellata.

Dove patti chiari non avvincono un letto,
le notti solitarie non ottengono vendetta dagli dèi.
La passione scioglie i nodi che strinse :
i patti iniziali ci serbino la fede.

Dunque, chi rompe i patti giurati sugli altari,
e contamina in altri letti le nozze sacre,
provi lo stesso dolore che alberga in chi ama,
e si prepari ad essere sulla bocca di tutti,
al suo lamento notturno non s’apra la finestra :
ma sempre ami ed elemosini il frutto dell’amore.

Sesto Aurelio Properzio, Elegie, III libro, 20 (traduzione di Marcello Comitini)

 

Credis eum iam posse tuae meminisse figurae,
vidisti a lecto quem dare vela tuo?
Durus, qui lucro potuit mutare puellam !
tantine, ut lacrimes, Africa tota fuit?

At tu, stulta, deos, tu fingis inania verba :
forsitan ille alio pectus amore terat.
Est tibi forma porens, sunt castae Palladis artes,
splendidaque a docto fama refulget avo,
fortunata domus, modo sit tibi fidus amicus.

Fidus ero: in nostros curre, puella, toros !
Tu quoque, qui aestivos spatiosius exigis ignis,
Phoebe, moraturae contrahe lucis iter.
Nox mihi prima venit! primae data tempora noctis !

Longius in primo, Luna, morare toro.
Quam multae ante meis cedent sermonibus horae
dulcia quam nobis concitet arma Venus !

Foedera sunt ponenda prius signandaque iura
et scribenda mihi lex in amore novo.
Haec Amor ipse suo constringit pignora signo :
testis torta corona sidereae deae.

Namque ubi non certo vincitur foedere lectus,
non habet ultores nox vigilanda deos,
et quibus imposuit, solvit mox vincla libido:
contineant nobis omina prima fidem.

Ergo, qui pactas in foedera ruperit aras,
pollueritque nova sacra marita toro,
illi sint quicumque solent in amore dolores,
et caput argutae praebeat historiae,
nec flenti dominae patefiant nocte fenestrae :
semper amet, fructu semper amoris egens.

Sesto Aurelio Properzio, Elegiae, III libro, 20

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14 pensieri su “Tutta l’Africa vale più del tuo pianto?

  1. Meno noto di Catullo al grande pubblico , ma grande poeta dell’amore. Leggere Properzio dà l’impressione di entrare in un rapporto amoroso vero, che va al di là della costruzione letteraria. La tua traduzione lo porta nell’oggi, togliendogli l’aura dell’oggetto di studio.
    Un incontro felice tra due poeti.
    Grazie.

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