Dafne non udí voce piú bella

Apollo e Dafne

Credo che non occorra dire nulla di questa scultura.

I versi sono tratti dalla lunghissima lirica “L’oleandro” composta dal d’Annunzio nella notte del 2 agosto del 1900 e narra il mito di Dafne che fugge inseguita da Apollo.
    Mentre Dafne fugge invocando l’aiuto del padre (il dio-fiume Peneo), in lei s’insinua con dolcezza il desiderio di essere posseduta dal quel dio giovane e bello che la insegue.
    Contrariamente a quanto narrato dal mito, per d’Annunzio non è Dafne a chiedere la metamorfosi. È proprio lei che, accortasi di quel che sta accadendo al proprio corpo, invoca Apollo di liberarla, di prenderla, di strapparla via dalla terra.
    Dalla lunga lirica (che vale la pena, secondo me, leggere per intero) ho estrapolato soltanto i versi in cui il Poeta descrive l’intima titubanza di Dafne tra il desiderio di salvaguardare le propria castità e quello di cedere alle voglie del suo cuore.

III

[…]

Chiama ella il padre suo con grida vane.
“Padre, un veloce fuoco mi ghermisce!”
E corre, ed ansa, e le sue gambe lisce
crescon la furia del desio predace.

“O gran padre Penèo, perduta sono,
ché mi si rompono i ginocchi. Salva-
mi dalla brama del veloce fuoco
che ora mi giunge, ecco, ecco, ora m’abbranca!”
Ma il dolce sangue suo in altro suono,
la sua bellezza in altro suono parla.
Ed ecco ella s’arresta, chiude gli occhi
E trema e dice : ”Or ecco mi abbandono”

Una gioia s’aggiunge al suo terrore
ignota che il divin periglio affretta.
Tremante e nuda dentro la chioma ode
la vergine il tinnir della faretra,
sente la forza del perseguitore,
vede l’ardor pe’ chiusi cigli e aspetta
d’esser ghermita, e piú non chiama il padre.
Ma il dio la chiama: “Dafne, Dafne, Dafne!”
Ed ella non udí voce piú bella.

 

Gabriele d’Annunzio, da L’Oleandro, in Alcione, Einaudi, 2010

6 pensieri su “Dafne non udí voce piú bella

  1. adoro la mitologia greca ed in particolare questo mito… l’interpretazione di D’Annunzio è molto “carnale” ed interessante…

    della scultura del Bernini non occorre aggiungere nulla come giustamente dici tu… se non che dopo averla vista da ragazzina sono rimasta folgorata decidendo che mia figlia si sarebbe chiamata Daphne… e così è stato…

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  2. “…ma il dolce sangue suo in altro suono, la sua bellezza in altro suono parla…”
    questa soavità sensuale del verso dannunziano mi affascina da sempre, non riesco a staccarmi dalla sua lettura pressochè quotidiana, perchè i suoi versi hanno una musicalità quasi ammaliante, che chiama e richiama alla lettura. La sua granzezza secondo me sta proprio in questo richiamo che non perde intensità, nonostante si conoscano quasi a memoria certi passaggi…

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    • Il miglior mio commento al tuo non può che essere il mio sorriso compiaciuto per ciò che hai scritto. Tu non puoi vederlo ed è soltanto per questo che te lo scrivo. Con queste tue parole mi hai dato un piacere che è tutto da custodire, perché difficilmente si leggono commenti simili a quel che hai scritto tu.
      Spesso non si apprezza la musicalità (che in d’Annunzio è sostanza e non mera forma) perché viene ritenuta superata, come se l’armonia delle musiche classiche potessero essere ritenute superate.

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  3. ottimo paragone quello con la musica classica, da cui la moderna deriva e senza la quale non esisterebbe..non approvo la tendenza a cancellare la classicità, come se il nuovo fosse nato dal nulla, da un’idea rivoluzionaria e senza legami col passato. Ogni percorso artistico ha influenze cui ha attinto, certo non può essere un banale scopiazzamento, ma devono potersi leggere in esso gli echi dei predecessori; e dai classici c’è sempre molto da imparare, anzi, devo dire che in loro spesso avverto una modernità sconcertante…sarò io che, come dico spesso, sono nata nell’epoca sbagliata…Grazie per le tue parole Marcello e per il tuo sorriso.

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