Giuditta, vestita ammodino

Caravaggio_-_Giuditta_che_taglia_la_testa_a_Oloferne_(1598-1599)rit

Caravaggio, “Giuditta uccide Oloferne”, (1597)

Caravaggio, che di solito , nel nome del realismo, non ci risparmia neppure i dettagli più crudi, mette in scena una Giuditta che, pur essendo da giorni prigioniera nel campo del tiranno assiro, è vestita ammodino, senza un capello fuori posto. Sono le prime ore del mattino. Per tutta la sera precedente Oloferne ha allungato le mani, l’ha fatta ballare, eppure la camicetta è di un bianco smagliante, il viso sano e colorito non accenna a tracce di spossatezza, sforzo o paura. Questa Giuditta non ha nulla della fanatica elogiata dalla Bibbia, la devota disposta a morire.

La Giuditta della Bibbia colpisce Oloferne “due volte al collo”, cioè lo aggredisce da dietro in un moto di furore incontrollato. In Caravaggio invece, Giuditta impugna in tutta freddezza una ciocca di capelli, torce all’indietro la testa di Oloferne e gli recide la gola da parte a parte come si taglia una fetta di torta.
Il volto di Oloferne invece… è vero che l’agonia ammorbidisce anche i tratti più brutali, ma guardatelo bene in viso, se necessario voltando la pagina di novanta gradi, posto che non vi troviate di fronte all’originale a Palazzo Barberini. Coprite tutto il resto, fate caso soltanto a lui:
Caravaggio_-_Giuditta (particolare)
proprio attraente non lo è, lo concedo, eppure non ha nulla della bestialità di un tiranno che ha già sottomesso con le armi tutte le terre dell’Occidente. Se non sapessimo che si tratta di Oloferne si potrebbe anche scambiarlo per un martire, tenuto conto dell’umanità con la quale Caravaggio raffigura di solito i martiri, oppure…

Inaudito colpo di scena: Oloferne si trasforma in vittima e Giuditta in carnefice. “ Ah, pigra bagascia!” mi viene da dirle come Caravaggio apostrofava, nei momenti di malumore, Fillide Melandroni, la celebre cortigiana di Roma che aveva posato come Giuditta: “ stai mozzando la testa di un uomo e non distogli neppure lo sguardo.”

Giuditta è graziosa e non la si potrebbe dipingere altrimenti. È brutale e sadica, ma graziosa. La serva invece che sta nei pressi del letto è resa da Caravaggio simile a un mostro. Rifate l’esperimento. Coprite tutto tranne il viso:
Caravaggio_-_Giuditta (particolare Serva)
le orecchie spropositate che di sicuro hanno origliato dietro a chissà quante porte, il naso informe che per tutta la vita la donna ha ficcato in faccende che non la riguardavano, gli angoli della bocca piegati verso il basso da decenni d’invidia, le palle degli occhi globose e prominenti per l’agitazione. No, un vero angelo, fosse pure un angelo vendicatore, non si farebbe mai accompagnare da una vecchia bavosa che sembra un acconto sul castigo eterno.
Non c’è da stupirsi che all’epoca i devoti avanzassero serie riserve sul cristianesimo di Caravaggio: questa Giuditta è un’eroina alla quale nessun popolo vorrebbe affidare la propria salvezza, tanto meno il popolo di Dio.

(“Giuditta” liberamente tratto da Navid Kermani,  in “Lo stupore e la bellezza”, Marsilio editore, 2017)

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