Le Appese

le appese

Beatrice Borroni, Le Appese, 2010

Occhi ignoti
come foglie quiete legate a questi rami
scrutano nel buio dentro i cuori
cedono al gioco d’enumerare i loro amori.
Tenere foglie brillano
strappate dal vento ai fogli bianchi di parole.
Cinque sono cadute ai piedi
di un uomo in cerca di qualcosa
che le raccoglie e se le pone al petto
sul cuore sul ventre sulle labbra che ridono
sugli occhi che vedono oltre il suo domani.
E si allontana col suo passo fiero.

Ancora le più belle sono rimaste ai rami del tempo
appese come bacche o frutti
dell’albero che rosseggia nel settembre
o come stelle del mio oscuro cielo.
Seduto sulla soglia
con le ginocchia strette tra le braccia
un futuro sogno appare o l’ombra di un amore
mentre alle spalle suona l’eco della gioventù
che appena
il suo grido ha spento.

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