Cavalieri d’epoca

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Immagine da wikipedia.org, Corazza

      Sarei voluto essere uno di quei cavalieri del Medioevo, chiusi in una ermetica corazza, che affrontavano la morte certi di vincerla.

     Poi la morte si presentava di fronte, aveva il volto del nemico o la spietata impenetrabilità di una visiera abbassata a proteggerne il viso.

     Partivano a testa alta offrendo il petto consapevoli che la loro vita avesse l’unico scopo di morire per qualcuno o per qualcosa, morire in giovane età senza rimpianti di ciò che non si era mai provato né conosciuto.

    Morire come tutto nella natura muore, senza meditarci sopra, senza recriminazioni e senza paura dell’incognita di un aldilà.

    Noi oggi che riteniamo il Medioevo un’epoca d’ignoranti barbarie, e ci crediamo migliori della natura, più intelligenti e preparati, abbiamo per questo paura non solo della morte ma di tutto ciò che ci circonda di cui non conosciamo a fondo le meccaniche.

    E riempiamo i vuoti della nostra conoscenza (e gli abissi della nostra ignoranza) con i fantasmi di tutto quel che vorremmo possedere. E sono fantasmi d’amore, sono speranze, sono miti che sogneremo sempre e nei quali sempre c’identificheremo..

     Così sin da piccoli ci prepariamo a lottare per amore, per la carriera, per un’esistenza gloriosa, almeno ai nostri occhi. E piangiamo e soffriamo quando si avverano o quando ci assale il timore che li abbiamo perduti per sempre. È questa una  lotta in cui è solo l’avversario ad indossare la corazza contro cui andiamo felicemente o spietatamente a cozzare.

    Più lo scontro sarà improvviso, repentino e veloce, più ci diranno simili ai cavalieri del Medioevo: coraggiosi e spavaldi. E ci piangeranno come degli eroi precocemente rapiti.

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12 pensieri su “Cavalieri d’epoca

  1. a ben pensarci trovo che la differenza di base è che all’epoca immolavano il loro corpo mentre ai nostri giorni si immola l’anima, allora si moriva combattendo, oggi si muore vivendo un esistenza dedita alle proprie ambizioni

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  2. Sicuro che quei cavalieri nascosti dalle loro corazze affrontassero la morte, sicuri di vincerla? Per anni ho studiato e insegnato storia e so bene quanto il millennio medievale sia stato ricco e fecondo, non solo di scontri e battaglie. Ma non sono per niente certa che quelle corazze esterne corrispondessero sempre a una forza e a un ardimento senza dubbi.
    Certo abbiamo pochi documenti che riguardino la vita è gli stati d’animo dei singoli individui, spesso invisibili nella massa che si muoveva spavaldamente contro il nemico, brandendo i propri simboli anche religiosi.
    Erano sicuramente tempi diversi, che però io oggi ritrovo in parte negli atteggiamenti e comportamenti di tanti giovani europei e arabi, che – credendosi marginali – aderiscono ai gruppi terroristici che li mandano a morire corazzati di tritolo.
    Il titolo del tuo post nasconde un po’ di nostalgia per un’epoca lontana nel tempo, in cui la vita era spesso molto dura e priva di romanticismo.
    Oggi sono in tanti – anche se i media non ne vogliono parlare – a “combattere” con fierezza battaglie di solidarietà, a favore di chi ha bisogno non solo di pane… e tra questi ci sono schiere di giovani, invisibili alle narrazioni in corso… e quindi purtroppo anche ai nostri occhi!
    Che ne pensi? Grazie comunque per aver provocato in me una riflessione e buona giornata!

    Piace a 1 persona

    • Grazie,Yourcenar! Bello e completo il tuo commento ! Ho gradito molto che tu abbia condiviso qui il tuo pensiero e le tue osservazioni. Le ritengo corrette e che rispecchino per certi versi esattamente quel periodo di ombre e di luci che caratterizzano il Medioevo. Un periodo storico così ampio che raccoglie in sé le spinte per il progresso, le importanti scoperte geografiche la creazione di opere d’arte meravigliose e manifestazioni di assurde atrocità. Tutto questo è il Medioevo. Ed è corretto, dal punto di vista morale, che tu abbia accostato i gruppi terroristici a certe manifestazioni guerresche dell’epoca medioevale.

      Ciò a cui mi riferisco io non è il Medioevo storico ma quel che l’arte ci ha tramandato in termini figurativi e letterari, dal momento che il mio scritto non è storico ma poetico (come tutto ciò che pubblico in questo Blog).

      Lontano da me quindi l’idea di considerare il Medioevo sotto il profilo storico. L’arte (forse asservita ai padroni) ha creato in noi l’immagine di un’epoca in cui si celebravano “le donne, i cavalier, l’armi e gli amori, le cortesi e audaci imprese” (Ariosto) da una parte “l’armi pietose e il capitano” (Tasso) dall’altra parte. E se prendo in considerazione le schiere di giovani a cui ti riferisci tu, ti assicuro che anche loro (individualmente e nel loro intimo) lottano contro la morte chiusa nella sua armatura e riempiono i vuoti della conoscenza (e gli abissi dell’ ignoranza) con i fantasmi di tutto quel che vorrebbero possedere. E sono fantasmi d’amore, sono speranze, sono miti che sogneranno sempre e nei quali sempre s’identificheranno.

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