Abbagli

Abbagli

marcello comitini,  Abbagli, graficart

Cammino nel cuore della città e della notte
tra lacrime sparse in alto da Dio
più in basso disposte dal disordine umano
in file ordinate lungo le strade.

Odo una nenia interminabile e sorda
di fiumi che attendono lividi l’alba
per riversare onde metalliche
di vetri e di lampi
nel sole che abbaglia laggiù all’orizzonte.

Gli uomini seguono il tempo e il dovere
obbedendo e smarrendo la vita.

Qualcuna s’è infranta contro un ostacolo
per l’abbaglio assordante dell’ imprevisto
e l’anima priva di mete contempla
quel filo di sangue nel fiume di latta.

Vedo di giorno impenetrabili volti
che mi camminano accanto muti e abbagliati.
Anch’io cieco per loro nonostante sorrida
e loro mi abbraccino e anch’io li abbracci.

Appena sfuggiti agli sguardi svanisce
l’impossibile voglia di fondere insieme
gl’ impenetrabili uno,
l’indivisibile e rigida schiera degli uno
innumerevoli e palpitanti.

Torno a guardare nel buio delle strade
le anime forti di intenzioni e di gesta
ma penso sia solo l’inganno di un uomo
che cerca sognando compagni.

Guardarmi d’intorno con lo stesso stupore
di ieri e di sempre – mi dico –
è più naturale di quanto si possa pensare
e ogni notte lo faccio, ma temo che Dio
mi accechi di luce.

Innanzi ai miei occhi appare quel sangue
e il freddo dell’anima attraversa il mio corpo.

Senza più inganni consacro a me stesso
un universo privo di lacrime.

 

Ceneri

Vetrina antiquario

Dal web, “La vetrina dell’antiquario”

Traduco dal blog ” Ce Que Vos Yeux Vairons” di marronbleu

 

Qualcosa è cambiato,
Nella vetrina dell’antiquario,
Posato sulla ribalta d’una scrivania,
Un globo di vetro e la sua polvere,
Uno scrigno sbiadito che nasconde, santificato,
Visceri di stracci, i confetti
Di una piccola sposa, era appena ieri,
Una corona di fiori d’arancio,
Una ciocca bionda, ultimo ricciolo di uno chignon intrecciato,
Tutto è svanito nell’urna di vetro,
Sotto il nastro, sono cresciuti alcuni capelli bianchi,
Disseccata, la corona di fiori, sulla fronte emaciata
Della piccola sposa, il suo odore dolce-amaro,
L’arancio è appassito, le nozze sono entrate nel loro inverno.

 

Les cendres

Quelque chose a changé,
Dans la vitrine de l’antiquaire,
Posé sur un bonheur-du-jour,
Un globe de verre et sa poussière,
Une châsse terne, celant, sanctifiés,
Les viscères de chiffon, les dragées
D’une petite mariée, il était une fois hier,
Une couronne de fleurs d’oranger,
Une mèche blonde, dernier maillon d’un chignon tressé,
Tout a fané dans l’urne de verre,
Sous le ruban, des cheveux blancs ont poussé,
Desséchée, la ronde de fleurs, sur le front émacié
De la petite mariée, son odeur douce-amère,
L’oranger a flétri, la noce est entrée en son hiver.

Maronbleu

https://cequetesyeuxvairons.wordpress.com/2017/12/04/les-cendres-2/

 

 

 

 

 

Ritorni

Attaccapannirit

marcello comitini, In’attesa del ritorno, graficart

Ritornare al tramonto

La lunga strada nella luce rossa del tramonto
nereggia come serpe inerte intorno ai colli.
Tra i fumi sparsi dalle fabbriche
taglia la pianura,
si dirama nelle tante dita grigie
inanellate dalla luce gialla dei fanali
che la città distende come guida
al cieco desiderio di tornare.
Dietro compagni in fila con i fari accesi
e avanti ad altri che lo accecano
nell’oscurità dello specchietto,
ognuno è sigillato nell’involucro 
di vetro e di metallo luccicante di riverberi
del sole che tramonta.
Assorta nei pensieri la mente si smarrisce
al ronzare persistente del motore
nelle malinconie cantate ad alta voce
dall’azzurra bocca della radio
a cancellare l’eco di una giornata faticosa.
Ciascuno torna a casa come toccasse terra
con il viso stravolto e il cuore gonfio
di stanca gratitudine o d’infinito dolore.
Torna ad indossare l’anima e le speranze
lasciate appese nella fretta del mattino
al gancio dell’ingresso.

Ritornare all’alba

Prima che l’alba spenga la luce nelle strade
e si distenda nuda sulle facciate dei palazzi,
prima che le case nel grigio dell’asfalto
disperdano dalle bocche dei portoni i fiati
tiepidi delle madri e dei fanciulli in corsa,
prima d’andar via ciascuno lascia appeso
al gancio dell’ingresso l’anima e le speranze
come segni tangibili dell’amato ospite
che tornerà a indossarli col buio della sera.

Ciascuno si rinchiude ad ogni alba
nella sua bolla di vetro colorato.
Scoccano dalla bocca della radio amari rendiconti
di tutte le minacce che soffocano il mondo
o si diffonde molle una musica che vibra
fra le orecchie e il petto
a spargere nel sangue il veleno dei sogni.

L’auto avanza con un moto sempre uguale
lungo la strada che al di là dei vetri
serpeggia inerte in mezzo alla campagna.
Immagino il compagno che nell’auto mi precede
intuisco l’altro nell’ombra che mi segue
come occhi assonnati puntati sui miei occhi.
L’uno e l’altro segnano i confini del pensiero
i limiti entro cui giace la ragione del mio esistere.
Al di là dei vetri adesso vedo
l’ingresso del recinto e dietro ancora
l’abito e la maschera lasciati appesi a fine turno
che indosserò tra poco. Finché sarò scomparso .

 

 

 

 

Come un gatto

Théophile Alexandre Steilen il gatto nero

Thèophile Alexandre Steilen, il Gatto Nero,

Rannicchiato in una macchia
d’ombra respiro fino in fondo
con la pelle fredda
e il vuoto nella mente.

Vaga nel silenzio dell’attesa.
l’infinito pensieroso dello sguardo.

I miei occhi inseguono le stelle.

Un giorno come un gatto
nello specchio freddo dell’inverno.

Le mani strette a pugno contro il petto
immagino nel buio
una vita di fughe e di carezze