L’ultima cartolina (postale & sonora)

Henri Matisse, Interieur, bocal de poissons rouges, 1914

Traduco e pubblico un post del simpatico blogger francese

https://carnetsparesseux.wordpress.com/2017/12/10/la-derniere-carte-postale/

Una simpatica lettera che contiene qualche domanda inquietante.

I pesci sarebbero muti ma questo pensa, riflette e scrive.

$ $ $ 

Ci sono giorni in cui il Natale arriva in anticipo: ho ricevuto questa settimana la registrazione di un testo scritto due anni fa (due anni? – due anni!). Riguardava una brocca, un viaggio e un pesce rosso, Bubulle. La registrazione, (fatta da Mike [in francese *] con acqua, vetro e aria) si ASCOLTA cliccando QUI (in maiuscolo in modo che a nessuno sia possibile evitare di cliccare). Si ascolta molto meglio con gli occhi chiusi, ma per coloro che volessero leggere ecco [la traduzione *] del testo originale :

Bubulle,

Quando troverai questa cartolina, sarò partito.
So cosa stai pensando : “una cartolina per annunciare una partenza? “; tu sai che non sono bravo a sostenere discussioni accese. E poi, avresti preferito che affiggessi manifesti?
Ti ho parlato spesso dei miei sogni di viaggio, anche se – com’è tua abitudine – tu non ricordi. Quindi, sì, ho preso questa decisione da solo; avrei forse dovuto indire un referendum?
Parto. Un vero viaggio, non una passeggiata in un parco a tema: fare un giro tra scogli di finta pietra e un relitto di plastica a me non basta più.
Non posso credere che il mondo si riduca a questo.
Dunque parto. Ogni colpo di pinna mi promette nuove sorprese. Voglio avvicinarmi ai limiti del mondo conosciuto, toccare i confini e vedere più da vicino queste visioni fugaci che sfilano davanti ai nostri occhi miopi, come filtrati dal vetro deformante di un grande vaso che li racchiuderebbe tutti. Questa sciarpa appoggiata sulla spalliera di una sedia, presto sostituita da un libro dal titolo terrificante – Lo sfruttamento razionale della pescicoltura domestica – così lungo che a malapena lo si riesce a decifrare, è felicemente fugato dalla vista serena delle infradito che si rilassano sul tappeto … ; e infine, quelle grandi ombre pallide e sfocate che si protendono verso di noi prima di ogni pioggia di daphnie disseccate- queste cose che s’intravedono appena e subito spariscono, esistono?
È forse la nostra sola volontà che crea il mondo? Se è così, cosa accade a queste visioni quando guardiamo altrove? Queste fantasmagorie sono più che schiuma dei nostri sogni? E se sono dei fantasmi, in che aldilà scompaiono quando non li vediamo più?
Questo è quello che voglio scoprire.
Forse tornerò, soprattutto se, come si sente dire, la nostra brocca è tonda come una bolla. Ma non prometto di portare souvenir. Come farei, d’altra parte, quando ogni secondo che passa – ogni battito di pinna – cancella dalla nostra povera memoria di pesce rosso ogni minimo frammento di ricordo?
firmato: Bubble
ps: quando trovi questa cartolina, capirai che, in effetti, è destinata a me: la scrivo affinché mi ricordi al ritorno perché sono partito.
B.
[*] nota del traduttore.
Illustrazione: Henri Matisse, interno, brocca per pesci rossi, 1914 (particolare). Parigi, Centro Pompidou. Foto di Sharon Mollerus (CC per 2.0)

6 pensieri su “L’ultima cartolina (postale & sonora)

  1. bellissimo questo pezzo.Effettivamente credo che non sia piacevole per un pesce rosso nuotare in un francobollo d’acqua, è una prigionia coatta per non si sa bene quale reato (solo quello di vivere…!) dove spesso trova morte dimenticato come qualsiasi soprammobile che non si spolvera da tempo. Condivido la sua ribellione, il suo bisogno di conoscere altre realtà, il suo vero habitat, anche se l’uomo, suo carceriere, è riuscito ad inquinare mari e fiumi, dunque spezzando quella che è la normale catena vitale. Siamo doppiamente crudeli.

    "Mi piace"

    • Sono felice, Daniela che questo scritto ti abbia invitato a condividere questo tuo pensiero. Quando l’ho letto ci sono state due osservazioni che mi hanno colpito:
      1) il non potersi accontentare del mondo fasullo in cui vive Bubulle;
      2) il chiedersi che fine fa la realtà quando noi non la guardiamo.
      il tutto concluso con la riflessione che la lettera scritta in realtà è indirizzata a sé stesso allo scopo di ricordarsi il motivo della propria partenza.
      Un tocco d’ironia che non guasta e ci fa riflettere.
      Infine ho pensato, su suggerimento di Bubulle, che il nostro mondo è tondo come una bolla.
      Buona giornata, Daniela. Grazie

      Piace a 1 persona

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