CESARE PAVESE – VENDRÁ LA MUERTE Y TENDRÁ TUS OJOS

Aprite bene occhi orecchie e menti! Fate caso a chi suona il piano, chi legge e chi ha tradotto in cileno questi splendidi versi di Pavese. Sì, non vi state sbagliando. E se lo conoscete sapete anche che scatta belle foto!!

Ad alta voce / En voz alta

¡Adios, Ingrid, siempre estarás en nuestros corazones, descanse en paz! 💜

Cesare Pavese
Vendrá la muerte y tendrá tus ojos
Antología póstuma (1951)
Voz y piano (Sweet Revenge, Ryuichi Sakamoto): Luigi Maria Corsanico

Vendrá la muerte y tendrá tus ojos
—esta muerte que nos acompaña
de la mañana a la noche, insomne,
sorda, como un viejo remordimiento
o un vicio absurdo. Tus ojos
serán una palabra hueca,
un grito ahogado, un silencio.
Así los ves cada mañana
cuando a solas te inclinas
hacia el espejo. Oh querida esperanza,
ese día también sabremos
que eres la vida y la nada.
Para todos tiene la muerte una mirada.
Vendrá la muerte y tendrá tus ojos.
Será como dejar un vicio,
como mirar en el espejo
asomarse un rostro muerto,
como escuchar un labio cerrado.
Nos hundiremos en el remolino, mudos.

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26 pensieri su “CESARE PAVESE – VENDRÁ LA MUERTE Y TENDRÁ TUS OJOS

  1. una vita infelice e frustrata, in cambio di un’eternità senza confini.
    “Oggi consacrazione.
    Mi pregano di scrivere, di concedere la mia firma.
    L’avessi saputo a vent’anni!
    Conta qualcosa adesso?
    Di nuovo, inverno ’46, romano.
    Sono triste, inutile, come un dio.”

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      • Vuota? La vita di uno scrittore davvero valido non sarà mai vuota. Certo, l’uomo-scrittore non lo sa o fa moltissima fatica a capirlo, ma lo scrittore-uomo sa bene che dentro di lui vive l’umanità intera e ne accetta tutti i rischi conseguenti. Anzi qualche volta li cerca. La storia è piena di questi “eroi”.

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      • Pavese era un infelice, uno scrittore-bambino più che uno scrittore-uomo. non ha accettato né corso alcun rischio. non era un eroe, nemmeno con le virgolette. era un grande scrittore, e poeta, ma un uomo profondamente infelice, divorato dal proprio senso di inadeguatezza. ti ho citato “Senza pensarci due volte”, perché lì c’è l’altra versione della parte de Il mestiere di vivere dedicata alla relazione con la Pizzardo. e io credo a lei. perché chi non è scrittore è per sua natura più portato a vedere le cose per quello che sono.

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      • Ognuno ha le sue idee su eroismo e vivere la vita. Anch’io sono divorato dal mio senso di inadeguatezza, e forse anch’io nonostante l’età sono un bambino. Ma non lascerò a nessuno (come se avesse potuto, avrebbe fatto anche Pavese) il compito di chiarire gli aspetti della mia vita. Chi ama ciò che scrivo (e sono pochissimi) leggerà del mio essere solo la mia vita non quella degli altri che strumentalizzano la mia.

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      • io penso che chi scrive e fa leggere agli altri quanto scrive accetta che la propria vita e il proprio pensiero siano interpretati e sì, anche strumentalizzati. forse è stato questo l’unico piccolo eroismo di Pavese. cosa di cui per esempio non è stato capace Kafka, che aveva dato disposizione di distruggere i suoi manoscritti.

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      • Accettare di essere interpretati e strumentalizzati al fine di essere meglio compresi è una cosa. Bel altro invece è cadere tra le grinfie di chi specula sulle debolezze per uscire fuori dall’anonimato.

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      • se ti riferisci alla Pizzardo, io credo che proprio lei abbia fatto un gesto molto coraggioso, che tra l’altro spiega bene a scanso di equivoci. (a proposito di strumentalizzazioni, tu pensa a cosa Pavese ha scritto di lei, e con quali epiteti! il libricino della Pizzardo è uno scoglio contro l’oceano delle generazioni di lettori di Pavese, per i quali lei sarà sempre una poco di buono o giù di lì)

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  2. rimando alle varie critiche costruttive e alle biografie di Pavese il giudizio sullo scrittore. Il mio che sono nata nelle sue terre e ho avuto a disposizione i suoi libri sin dalla giovane età, sarebbe di parte, ma sicuramente sentito dal profondo del cuore. Il suo carattere fragile si è scontrato con incomprensioni e opportunismi che lo hanno segnato, e anche la casa editrice non gli ha attribuito il giusto merito da vivo; tutto ciò ha contribuito ad avvelenare il suo pessimo rapporto con la vita.
    Con questa versione di Verrà la morte, di cui ringrazio per primo Luigi che ne ha interpretato vocalmente l’intensità, e poi Te per averla proposta sul tuo spazio, credo che la grandezza di Pavese superi ancora una volta ogni confine e il suo animo compreso (purtroppo post mortem,) da un numero sempre maggiore di persone.

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    • Grazie di questo commento, Daniela! Te ne sono immensamente grato!!
      È terribile davvero sentire che la sensibilità (magari eccessiva, ma così era e ha avuto il merito di regalarci pagine indimenticabili d’arte) venga misurata e storpiata con il metro della mediocrità. O peggio venga strumentalizzata e distorta al solo scopo di uscire dall’ombra dell’anonimato.
      Condivido pienamente il tuo pensiero sulla grandezza di Pavese e sulla progressiva diffusione della conoscenza della sua poetica.

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    • Saggia considerazione, Marco, che condivido pienamente. Credo che del pensiero di Pavese ci giunto solo la punta più acerba dell’iceberg. Quello che avrebbe detto maturando con gli anni, quando le pulsioni vitali si sarebbero acquietate con l’età e avrebbe guardato a se stesso con distacco, non lo conosceremo mai. Quando lo leggo sento che il suo pensiero è come il magma che ribolle sotto una crosta che si sarebbe spaccata da un momento all’altro se lui non avesse posto fine alla sua vita.Ma tale era il suo temperamento che non poteva cedere al distacco.

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