Non posso farci nulla

non posso farci nulla

 

Queste parole di un uomo dal cuore debole,
sorta di macchine o giochi per soffrire di meno,
ad altri uomini dal cuore debole.
(Gesualdo Bufalino, “Dedica molti anni dopo”, dalla raccolta “L’amaro miele”

Nelle mie poesie non troverete uomini, o più genericamente cuori, che piangono i perduti amori. né uomini che amano i tassisti.

Troverete uomini sconfitti, poveri, ubriachi, prostitute, transessuali, vittime e quanto di “umano” si possa incontrare nella vita, perché la vita mi ha donato fin dalla nascita la compagnia di quel che sta alla base di tutta questa umanità: la tristezza della miseria.

Sono cresciuto in mezzo all’infelicità più profonda degli individui vittime dell’incomunicabilità di un mondo che sembra dimenticare miseria e infelicità, o che sembra ricordarsene solo quando possa generarle negli altri.

Essere cresciuto in mezzo a loro non vuol dire che io non sappia cosa sia la felicità.

La conosco, spesso la frequento, ma la vedo lontana dall’uomo, esattamente come la vedono lontana i portatori di questa  “umanità”.

Così ho imparato che per dire qualcosa di lei non posso escludere dai miei versi nessun argomento che la riguardi, convinto come sono che la poesia sta nella realtà come l’acqua sta in un fiume: bisogna metterci le mani dentro e darle una forma adatta per renderla gradevole e accettabile, ma soprattutto comprensibile.

So bene: le poesie che trattano questi argomenti in maniera esplicita non attraggono particolarmente il “popolo di lettori”, che amerebbe correre su prati verdi colmi di fiori e di speranze o farsi quattro risate a cuore aperto.

Non posso farci nulla.

Sono le mie poesie e fanno parte del mio mondo in cui vivo e sogno, di cui provo rabbia e pietà.

Lo dico senza muovermi dalla mia Galilea, perché in tanti sono venuti e sono certo che altri ne verranno, si siederanno là dove la vita offre loro un appiglio per sedersi e riflettere, e ascolteranno in silenzio lo scorrere dei miei versi come lo scorrere del proprio sangue nelle vene.

 

 

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39 pensieri su “Non posso farci nulla

  1. La vita è fatta di moltissime cose. Io non sono più giovane ma l’atarassia continua a non fare per me. D’altra parte, oggi mi è capitato di rispondere a un commento dicendo che le parole e i sogni sono rivoluzionari (come ben sanno i dittatori di tutto il mondo). Credo che anche quando si parla apparentemente di altro, o quando si usa un linguaggio poetico, scrivere sia un atto di ribellione, per quanto mi riguarda uno dei pochissimi di cui mi sento capace e di cui sono convinta fino in fondo. Poi certo, non si cambia il mondo, ma si gettano semi, si coltiva il nostro giardino, se non altro, in modo da non rassegnarsi.

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    • La rassegnazione è un atteggiamento negativo, che anch’io rifiuto, anche se obiettivamente non dovrebbe essercene la ragione. In fondo la vita, qualunque vita, animale o vegetale, finisce in un unico buco. Un buco nero di cui non conosciamo né la natura né la ragione.Eppure lottiamo, ci ribelliamo, soffriamo delle ingiustizie, speriamo in un mondo migliore come se quel buco nero non esistesse o ne avessimo compreso la funzione che abbia un senso di futuro. Certo, ribellarsi, sforzarsi perché il mondo sia più accettabile di come sia desso, un qualche risultato lo ha conseguito e conitua a conseguirlo come la Storia c’insegna. Ma resta sempre quella domanda: cui prodest?

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  2. La rassegnazione ha solo una possibile risultante: la sconfitta a priori. Laddove, al contrario, lottando ( forse) possiamo sperimentare ( seppur per un breve istante) il barlume di una vittoria. Io penso che la felicita’ esista nell’istante prima di tagliare il traguardo, quando hai la consapevolezza che stai con assoluta certezza marciando verso il tuo obiettivo e nulla, a quel punto, potra’ frapporsi tra te e lui. Ecco in quell’istante prima di tagliare e il nastro quando aspettativa e oggetto dei tuoi desideri stanno per incontrari, secondo ma la’ sta la felicita’.

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    • L’istante prima di tagliare il traguardo può offrirti sia la felicità che il piacere. E se la tua esistenza è fatta di carne e sangue, riesci a goderti più il piacere che la felicità, a sottolineare quanto sia effimera nel tempo quella felicità.
      Che poi si affronti la vita rassegnati o meno, Judith, c’è solo una sconfitta: quel buco nero pronto ad inghiottire non solo la nostra carne e il nostro sangue ma il nostro pensiero e tutto ciò che speravamo lasciare in eterno a chi verrà. In Eterno?
      Leggendo dal libro di poesie di Mario Benedetti apprendo che l’uomo, “””assediato dalla malattia ha iniziato un viaggio senza ritorno oltre i confini della parola e della memoria, in quello spazio per noi irraggiungibile tra la vita e la morte”””” che non è ovviamente la morte, ma il “””frutto dello scherzo””” del destino. E allora torno ancora a chiedermi: in quale eternità speriamo?

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  3. sentirsi compreso nella sofferenza è un attimo di felicità non perchè sei contento che ci sia qualcuno che come te soffre, ma perchè puoi sfogare la tua ribellione puoi far comprendere insieme a altri a chi si ostina a non capire che l’ipocrisia l’invidia ‘ignoranza la cattiveria è la rovina di tutti noi .la felicità è invisibile ma la puoi vedere solo se sei convinto che esista e tu ne sei convinto . scrivi bellissime poesie Marcello ed è un piacere leggerti buona giornata

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    • Gabriella, hai inserito un elemento nuovo, una visuale originalissima della felicità. È una visione che si può condividere o meno, ma davvero complimenti.
      Per quel che riguarda il piacere di leggere le mie poesie, devo sottolineare che c’è anche il piacere di ammirare i tuoi disegni. Che danno il piacere di vedere come una persona possa partecipare il senso della vita disegnando.
      Buona giornata Gabriella.

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  4. la poesia se non surreale ricalca sempre porzioni di vita, è sentimento che non può essere solo di gioia, di spensieratezza, anzi, da quando ci si rende conto del peso delle sofferenze umane, e non solo autobiografiche, è normale esprimere attraverso essa il tormento che nasce per la compassion che proviamo nei confronti di chi soffre una condizione borderline…le poesie che hanno per temi fiori e farfalle svolazzanti e colorate non rispecchiano che una minutissima parte di realtà, e non possono emozionare in eterno. Buona poesia Marcello

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  5. Ti confesso di essere convinto che “”le poesie che hanno – come tu dici – per temi fiori e farfalle svolazzanti e colorate”” non rispecchiano nulla neppure chi le ha scritte: Attraggono solo sguardi superficiali e vengono subito cancellate dalla mente.Cosa che avviene anche per le poesie che trattano argomenti solo perché attuali o di circostanza. Buona poesia anche a te, Daniela.

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  6. non volevo essere troppo cattiva nei riguardi di chi le scrive, magari convinto/a di incontrare gradimento 😉 in effetti hai detto ciò che penso anch’io, la sostanza è quella che rimane, e se non c’è, non può rimanere nulla, anche in una leggera poesia d’amore. Oltre all’augurio precedente anche quello di una bella serata Marcello

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  7. La mia famigliadi origine ha sempre accolto chi dalla vita non ha avuto che dolori, da questa immensa umanità noi abbiamo ricavato anche i prati verdi su cui sorridere, li abbiamo donati e sempre coltivati.
    La vita è come il vento, secondo da dove arriva gela o scalda, fa volare ciocche di capelli o le gela, ma sempre porta profumi che bisogna prendere al volo e farli assaporare ad altri. E perchè mai la poesia dovrebbe essere solo gioia infinita? Non è quasi mai così. Leopardi è stato sempre visto come un malinconico, ma dietro le sue poesie si cela anche la gioia della vita intesa come natura, o almeno io questo ci leggo. Le tue parole fanno ascoltare ai cuori la realtà di vite dimenticate, emarginate…e non c’è forse da assorbire da questo? C’è tanto.

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    • Grazie, Fulvia della tua testimonianza e della condivisone del tuo pensiero. E grazie anche della tua attenzione e gentilezza. Quello che dici su Leopardi è verissimo ed anch’io non ho mai sentito nei suoi versi solo la malinconia ma un’invocazione alla vita e alla natura.
      Un’amica, mia assidua lettrice, sostiene che le mie poesie non sono pessimistiche perché in esse brillano le stelle della speranza. Tu hai avvalorato questo suo pensiero, che è anche il mio, nonostante me stesso.

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  8. E’ vero che la poesia non può ridursi al fatto di parlare solo di fiori e prati verdi. Ma è pur vero anche il contrario. Parlare di tragicità nella vita, di sofferenza non può essere l’unica scelta per fare poesia. . Penso anzi che il bello debba essere giustamente valorizzato e raccontato . Tutto è vita, il bello e il brutto vanno messi sullo stesso piano. Un giusto equilibrio per raccontare in poesia ciò che la vita tanto o tanto poco ci regala. Un caro saluto Marcello. Isabella

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    • Grazie della visita Isabella. Parlare di tragicità e di sofferenza non è certamente il solo modo di fare poesia. Ma ci sono due aspetti che necessitano chiarimenti: il primo è che spesso ciò che appare trattato come tragico e sofferente è un inno alla bellezza e cela in realtà un invito a vivere esortando indirettamente il lettore a godere di ciò che la sua vita gli riserva (una sorta di quello che i Greci antichi chiamavano catarsi); il secondo è che spesso le poesie “ottimistiche” trattano gli aspetti del bello e del brutto con toni talmente superficiali che non invitano assolutamente alla bellezza e nascondono in realtà un amore per l’orrido attraverso una fuga illusoria, e fortemente individualista, dalla realtà.

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