Sorridendo a Gaza

Per non dimenticare, anche quando gli schermi dei TG non ci narrano più nulla.

 

Sorridendo abbiamo teso le braccia
verso l’uomo che ci veniva incontro
e colme di dolore le abbiamo ritirate.

Non c’erano più mani oltre i nostri polsi
né alle caviglie i piedi strappati via da schegge.

C’erano sull’asfalto i visi dei compagni
c’erano i nostri visi rigati dal loro sangue.

Dov’era la casa tavole spezzate,
dov’era il cortile polvere silenziosa.

Dov’era la scuola frammenti di lavagne,
dov’erano i banchi occhi di terrore.

Dov’era la vita c’è la smorfia di un uomo
nell’attimo che stringe il morso del dolore.
Un uomo che trasporta dentro sé la morte.

E ce n’è un altro accanto a lui che piange
che soffre e dentro di sé nutre la vita col silenzio.

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3 pensieri su “Sorridendo a Gaza

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