I gioielli

i-gioielli

Manifesto della mostra “Le corps découvert”

dedico la pubblicazione di questa poesia a Paolo, Blogger di “Un cielo vispo di stelle”.

XX.

La mia amata era nuda e indossava soltanto,
conoscendo il mio cuore, gioielli tintinnanti
dai ricchi finimenti che le donavano l’aria
vittoriosa che hanno le schiave dei Mori.

Questo mondo luccicante di metallo e di pietre
che lancia danzando un suono ironico e vivo
in estasi mi rapisce: amo sino al furore
le cose in cui il suono si mescola alla luce.

Era dunque distesa e si lasciava amare.
Dall’alto del suo divano sorrideva di gioia
al mio amore profondo e mite come il mare
che verso di lei saliva come alla sua falesia.

Gli occhi fissi su me, come tigre domata,
indolente e sognante provava diverse pose
e il candore unito alla sensualità
donava un nuovo incanto alle sue metamorfosi.

E le braccia e le gambe e le cosce e le reni,
lisce come olio sinuose come cigni,
sfilavano nei miei occhi attenti e sereni,
e il suo ventre e i suoi seni, grappoli della mia vigna,

s’avanzavano seducenti più degli Angeli del male
per turbare la quiete in cui l’anima riposava
e per costringerla a scendere dalla rocca di cristallo
dove, calma e solitaria, s’era messa a sedere.
 
Credevo di vedere, uniti in una sola immagine
le anche di Antiope e il busto di un fanciullo
così tanto i suoi fianchi esaltavano il bacino.
Sulla pelle fulva e bruna l’illusione era perfetta.
 
— E la lampada ormai rassegnata a morire,
il camino soltanto illuminava la stanza:
e quando emetteva un sospiro di fiamme
colorava di sangue l’ambra della sua pelle.

Charles Baudelaire

(Traduzione di Marcello Comitini)

da “Spleen e Ideale”, in “I fiori del male 1857-1861”, Edizioni Caffè Tergeste, Roma, 2017

XX. Les Bijoux

La très-chère était nue, et, connaissant mon cœur,
Elle n’avait gardé que ses bijoux sonores,
Dont le riche attirail lui donnait l’air vainqueur
Qu’ont dans leurs jours heureux les esclaves des Maures.

Quand il jette en dansant son bruit vif et moqueur,
Ce monde rayonnant de métal et de pierre
Me ravit en extase, et j’aime avec fureur
Les choses où le son se mêle à la lumière.

Elle était donc couchée, et se laissait aimer,
Et du haut du divan elle souriait d’aise
À mon amour profond et doux comme la mer
Qui vers elle montait comme vers sa falaise.

Les yeux fixés sur moi, comme un tigre dompté,
D’un air vague et rêveur elle essayait des poses,
Et la candeur unie à la lubricité
Donnait un charme neuf à ses métamorphoses.

Et son bras et sa jambe, et sa cuisse et ses reins,
Polis comme de l’huile, onduleux comme un cygne,
Passaient devant mes yeux clairvoyants et sereins ;
Et son ventre et ses seins, ces grappes de ma vigne,

S’avançaient plus câlins que les anges du mal,
Pour troubler le repos où mon âme était mise,
Et pour la déranger du rocher de cristal,
Où calme et solitaire elle s’était assise.

Je croyais voir unis par un nouveau dessin
Les hanches de l’Antiope au buste d’un imberbe,
Tant sa taille faisait ressortir son bassin.
Sur ce teint fauve et brun le fard était superbe !

— Et la lampe s’étant résignée à mourir,
Comme le foyer seul illuminait la chambre,
Chaque fois qu’il poussait un flamboyant soupir,
Il inondait de sang cette peau couleur d’ambre !

 

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2 pensieri su “I gioielli

  1. Bellissima. E materica, carnale. Ma con sempre con quella delicatezza e quella “purezza” nella descrizione sensoriale, alta, cerebrale, che eleva il piacere e lo rende brezza soave. Ecco è come inspirare con concentrazione e desiderio, e piacere, il profumo, il carattere di un buon vino. E’ l’estasi anticipata, prolungata attraverso quel velo sottile che è la precognizione dell’imminente piacere.
    Due versi, più di altri, mi hanno colpito in questa lettura. Perché inneggianti alla ricchezza di emozioni che passano attraverso i nostri sensi. Sinestesia: “amo sino al furore / le cose in cui il suono si mescola alla luce”. E perché descrivono il sesso (che è dono, compartecipazione, danza, celebrazione…) in tutta la sua poesia, in tutta la sua bellezza: “Dall’alto del divano sorrideva di gioia / al mio amore profondo e mite come il mare / che verso di lei saliva come alla sua falesia”.
    Grazie Marcello. Direi che questi versi stanno benissimo sulle labbra mediterranee della giovane prostituta parigina di cui Auster, grato, a distanza di diversi decenni fa memoria, e canto, e poesia. Nel suo ricordo risuona l’onda dolce, colma di desiderio e gioia, dell’eterno Baudelaire.

    Mi piace

    • Paolo, il pensiero che avresti commentato questa poesia. ha riempito l’attesa di ciò che avresti scritto a commento, di vero piacere. Intanto immaginavo la prostituta leggere questi versi con il capo poggiato sul petto di Auster e i capelli lunghi e morbidi come seta carezzargli la pelle.
      Hai detto bene parlando di sinestesia: essa raggiunge nelle poesie di Baudealire un’intensità mai così fortemente espressa da altri e dona al lettore sensazioni di carnalità in scene che, se descritte da altri, rimangono puri atti spirituali o atti semplicemente osceni. Eppure, proprio questa poesia è una di quelle citate dal pubblico ministero per far condannare Baudelaire per “offesa al comune senso del pudore”. Non c’è in realtà chi non veda come Baudelaire descriva il corpo della donna amata con le fattezze ideali e la perfezione della statua, e trasformi la sua nudità in gioiello splendente.
      Grazie del tua graditissimo commento.

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