A una passante

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Intorno mi assordava la strada con clamore.
Esile e magra, maestosa nel lutto di un dolore,
una donna che passava, con elegante mano
sollevò l’orlo della gonna vaporosa:

una gamba armoniosa, agile e scultorea.
E io, io bevevo, teso come un ossesso,
dai suoi occhi, cieli lividi, dove germina l’uragano,
la dolcezza che incanta e il piacere che uccide.

Un lampo… poi la notte! Fuggitiva bellezza,
il cui sguardo mi ha fatto rinascere all’improvviso,
mai più t’incontrerò che nell’eternità?

Altrove, troppo tardi, certo più lontano, forse mai
perché ignoro dove fuggi, e tu non sai dove vado,
tu che avrei amato, tu che lo sapevi!

Charles Baudelaire

(Traduzione di Marcello Comitini)

da “Quadri di Parigi”, in “I fiori del male 1857 -1861”,  Edizioni Caffè Tergeste, Roma, 2017

***

XCIII. À une passante

La rue assourdissante autour de moi hurlait.
Longue, mince, en grand deuil, douleur majestueuse,
Une femme passa, d’une main fastueuse
Soulevant, balançant le feston et l’ourlet;

Agile et noble, avec sa jambe de statue.
Moi, je buvais, crispé comme un extravagant,
Dans son œil, ciel livide où germe l’ouragan,
La douceur qui fascine et le plaisir qui tue.

Un éclair… puis la nuit! — Fugitive beauté
Dont le regard m’a fait soudainement renaître,
Ne te verrai-je plus que dans l’éternité?

Ailleurs, bien loin d’ici! trop tard! jamais peut-être!
Car j’ignore où tu fuis, tu ne sais où je vais,
Ô toi que j’eusse aimée, ô toi qui le savais!

Charles Baudelaire

da “Tableaux parisiens”, in “Les Fleurs du mal”, Paris, Poulet-Malassis et de Broise, 1861

 

Per chi volesse acquistare il libro, ecco il linkhttp://ilmiolibro.kataweb.it/libro/poesia/311438/les-fleurs-du-mal/

Ringrazio Titti de Luca per l’immagine e l’impaginazione.

 

9 pensieri su “A una passante

  1. Che bella! Che bello tornare a leggere – anche dopo tanto tempo, con occhi diversi – questi versi. E bravo tu nel tradurli. Questo alone di sensualità che non teme nulla, né le doglie, né il tempo, né volontà e destino. Questa resa incondizionata al desiderio e al sentimento, potenziali e quindi immensi… Mi hai fatto venire in mente una recente lettura: “Diario in inverno” di P. Auster. E’ un libro autobiografico e molto intimo, non potrebbe essere diversamente. C’è un passaggio, nell’età della formazione dello scrittore, in cui narra le sue prime esperienze sessuali. Fa queste annovera con sincera e sentita malinconia (amarcord, direi) quella con una giovane prostituta parigina (nel suo soggiorno di qualche anno nella capitale europea, in cui si dava da fare come giornalista-corrispondente-scrittore). La cosa più bella e, struggente, quasi, al ricordo, a distanza di anni, è – oltre alla bellezza e, in qualche modo, al “candore” della giovane donna – è la recita a voce alta (di lei) dei versi di Baudelaire. Me li sono immaginati stesi sul letto di una stanza (“senza più pareti”), a perdersi nell’onda dolce e profumata della loro sensualità. Delicata. La sensibilità di quella giovane donna. La bellezza di quell’attimo di condivisione e di poesia. Dopo l’amore (perché non era solo sesso). E l’intenzione, una volta tornato in patria, di prendere d’imbarcarsi di nuovo e tornare a cercarla…

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