Orme indelebili d’intrusi

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Mario Sironi, Periferia 

Dall’afrore dei tombini spalancati, dalle aiuole
dei palazzi ad angolo aride di sterpaglia,
dalle strade in discesa verso il mare
viscide d’asfalto sotto il sole,
dalle auto arroventate, dai semafori muti
che arrestano per un attimo la corsa,
suoni e colori sono andati altrove.
Forse negli avanzi delle nostre povere cose
forse nei ristagni del tempo tra i ricordi,
forse nei sogni che ancora ci consolano.

E all’alba, in tutte l’albe che precedono
le poche ore riservate alla speranza,
quando rosseggia il sole appena all’orizzonte
e nel cielo una colomba cinerina,
misero uccello di città, si libra
prima che il tempo d’ogni giorno ci costringa
all’incalzante ticchettare del plessimetro,
rapidi percorrendo le discese
irrispettosi dei segnali ci spingiamo ansiosi
sulla soglia che il mare sfigurato dal vento
graffia rabbioso disperatamente
con il sale che incrosta e che corrode
le nostre orme indelebili d’intrusi.

Pazzi a scendere sin qui. Pazzi
a sperare. Sballottati dal vento
galleggiano sul mare alla deriva
scatole, casse, armadi chiusi a chiave,
inviolabili tombe di suoni e di colori.

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2 pensieri su “Orme indelebili d’intrusi

  1. bellissimo canto mi sembra di udire il rumore del mare che come un lamento risucchia l’onda che cancella le nostre impronte in modo maniacale come se volesse rimettere tutto in ordine noi seguiamo quell’onda viva , la speranza che ci offre non è pazzia ma libertà ciao buona serata

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